Camera 237 - Cosenza, 03-02-2009 Intervista

06/02/2009 di

Il prossimo 13 febbraio uscirà per la neonata Foolica Records, "Inspiration is not here...", il nuovo nuovo album. Registrato all'Alpha Dept. di Bologna da Francesco Donadello, il disco rappresenta una tappa importante nel percorso di maturazione del gruppo. Ester Apa incontra faccia a faccia Yandro e Marco dei Camera 237. Si parla di post-rock, di ispirazione (e di ispirazioni) e, ovviamente, della loro Cosenza.



Nel nome portate le suggestioni cinematografiche di un autore come Kubrick. Il legame fra suono e visione è ancora presente in questo secondo lavoro "Inspiration is not here"?

Yandro: Il legame con Kubrick e quel tipo di visionarietà cinematografica fa sicuramente parte della nostra attitudine musicale e ci accompagna fin dalla nostra prima composizione. Le atmosfere di questo nuovo lavoro sono decisamente meno rarefatte, più incisive, veloci; rimane però inalterato l'aspetto visionario, solo che il dettaglio su cui oggi ci siamo soffermati privilegia ambientazioni differenti rispetto alla produzione passata.

Dopo "Vectorial Maze" debutto sulla lunga distanza e lavoro interamente autoprodotto cosa è entrato a far parte della vostra Camera 237? Di cosa invece avete deciso di liberarvi?

Marco: I cambiamenti sono tanti. E' entrato a far parte del gruppo già da qualche anno un nuovo bassista, Tonie Chiodo, che ha modificato in modo preponderante l'assetto della band e determinato una svolta decisiva in quello che facciamo. Abbiamo deciso di far sentire la nostra voce (l'ingresso del cantato). Ci siamo liberati dalle ambientazioni eteree, dalla placida tranquillità, oggi siamo musicalmente più aggressivi, con un cambio di suono evidente.

Y: Dentro la Camera 237 poi confluiscono delle esperienze musicalmente importanti che hanno contribuito a portarci fin qui: quella all'Ypsigrock, il festival di Calstelbuono, che in un momento di criticità ci ha dato molto coraggio, facendoci vedere che la direzione in cui stavamo andando con i nuovi pezzi era quella giusta, e infine il Six Day Sonic Madness di Guardia Sanframondi, una manifestazione per noi formativa perchè ci ha fatto capire che era possibile reggere bene palchi notevoli, con gruppi molto più rodati rispetto a noi.

Partiamo dal titolo dell'album. L'ossimoro che utilizzate: "L'ispirazione non è qui" è un modo per esorcizzare l'uscita di questo secondo album? Come a dire: "I Camera 237 escono con un nuovo disco, se non avete voglia di ascoltarlo seriamente andate altrove"?

M: Il significato che hai dato tu è molto pregnante ma è arrivato dopo. Il titolo dell'album in realtà lo diedi io una sera mentre stavo componendo delle cose per i Camera nella mia stanza e non avevo assolutamente l'energia giusta per farlo. Scrissi così su un blog da noi utilizzato "Inspiration is not here". Gli altri la lessero, gli piacque e così decidemmo di usarla per il titolo del disco.

Y: Noi non siamo mai stati un gruppo particolarmente sarcastico, anzi a volte ci prendiamo troppo sul serio. Il fatto invece di utilizzare per un disco così ispirato per la band, un ossimoro come titolo dello stesso, ci ha fatto decisamente bene. L'idea dopo aver letto il suggerimento di Marco è stata proprio quella che hai individuato tu: "Passate oltre se non avete il tempo giusto per ascoltarci, perché in questo lavoro ci abbiamo messo l'anima e abbiamo bisogno di attenzione". E' stato liberatorio.

(Video di presentazione girato per Rockit)

Avete sempre dichiarato che le definizioni di genere, prima fra tutte quella di post-rock, non calzavano nel migliore dei modi all'idea di suono dei Camera 237. Cosa dire oggi?

Y: Il problema del post-rock non è oggettivamente un problema di genere. Il problema consiste piuttosto in quello che in molti pensano che sia il post-rock. Spesso ci è capitato, ai tempi di "Vectorial Maze", di allontanarci da questa definizione perché sentivamo intorno un'aria generale per cui le persone si aspettavano dal post-rock una soluzione preconfezionata che aveva già fatto il suo tempo. Non ci piaceva assolutamente l'idea che si accostassero ai Camera 237 come un gruppo senza possibilità d'apertura. Quando è uscito "Vectorial Maze" noi stavamo già scrivendo cose nuove. Per cui senza negare i riferimenti di quel disco, pensavamo fosse limitante racchiudere quello che facevamo in un recinto così piccolo. La direzione che già all'epoca volevamo intraprendere era maggiormente ariosa. Ci sentivamo ben altro che un gruppo di genere.

Se "Vectorial Maze" privilegiava il racconto interamente strumentale, "Inspiration is not here" affida per la prima volta alla voce di Marco la narrazione. L'apertura di questo secondo capitolo musicale si compone inoltre di strumenti finora mai utilizzati dai Camera 237: synth, pianoforte e Fender rhodes…
M: Volevamo aprirci a più suoni possibili, sperimentare. Gradualmente abbiamo aggiunto nuovi elementi, abbiamo provato a vedere l'effetto che faceva il synth nelle nostre composizioni in sala prove, volevamo fortemente introdurlo nei nuovi brani e siamo riusciti a farlo suonare come volevamo. Per quanto riguarda invece il piano o in generale le preziose collaborazioni presenti in questo lavoro: Carmelo Pipitone (già con i Marta Sui Tubi, NdR) e Giacomo Fiorenza (dello studio Alpha Dept. di Bologna, NdR) il tutto è stato veramente molto casuale. Yandro ha chiamato Carmelo che avevamo avuto la possibilità di conoscere a Cosenza e lui ha accettato calorosamente di partecipare all'album, lo stesso vale per il resto. Donadello è stato un ottimo direttore d'orchestra, noi ci siamo fatti semplicemente guidare. C'è stato inizialmente pudore invece nell'inserire la voce. Non siamo partiti con quest'idea, è arrivata nel corso degli anni come desiderio.

In generale invece come vi comportate in fase compositiva?

Y: La composizione è sempre molto elaborata. Qualcuno di noi quattro arriva con un'idea in studio che poi prende forma mentre suoniamo. A volte rimane poco della suggestione iniziale, altre volte se ne può percepire ancora una traccia. Si parte da uno scheletro e si aggiunge. Tutti hanno voce in capitolo, è un lavoro collettivo.

M: L'esperienza della scrittura è stata invece per noi nuova. Io mi sono cimentato con i testi che non presentano certamente una lettura didascalica ma sono invece prevalentemente suggestioni, il significato non è biunivoco ma aperto a visioni molteplici.

Il singolo scelto per questo album è "If you're tired don't risk": echi di psichedelia e di pinkfloydiana memoria a fare da apripista alle nuove composizioni. Qual è la direzione musicale verso cui traghetta questo brano?

Y: E' un pezzo di congiunzione fra le vecchie composizioni dei Camera 237 e quelle nuove. E' un bellissimo trampolino, una frontiera fra "Vectorial Maze" e "Inspiration is not here"; una nuova stagione musicale. E' il pezzo migliore che potesse attirare l'attenzione verso questo secondo album. Ricorda qualche atmosfera del primo disco ma guarda oltre quell'orizzonte. C'è l'onirismo delle nostre prime cose ma soprattutto la psichedelia di quelle attuali. L'acidità che prima non ci apparteneva e che invece oggi sperimentiamo. E' un suono meno trasognato non ci sono dubbi.

"Inspiration is not here" è stato registrato da Francesco Donadello all'Alpha Dept. di Bologna in presa diretta. Ci parlate di questa esperienza?

M: La scelta della presa diretta esprime continuità con quanto fatto già in "Vectorial maze". Siccome pensiamo che la nostra dimensione migliore sia il live, volevamo fotografare ancora una volta questo nostro aspetto su bobina. Abbiamo conosciuto Francesco a Cosenza, quando abbiamo diviso il palco con i Giardini di Mirò in occasione del vostro Pensiero Stupendo (la serie di party organizzata da Rockit nel 2007 per festeggiare il suo decennale, NdR). L'abbiamo poi rincontrato a Guardia Sanframondi e lì ci ha detto che era felice di registrare il nostro lavoro. E' stato come entrare negli anni 70, abbiamo lavorato in analogico con delle apparecchiature incredibili. Sono stati dieci giorni stupendi umanamente e professionalmente.

Y: L'unica nota negativa è quella di rendersi conto, lavorando a Bologna, che i tempi di gestazione di un progetto si dimezzano e non di poco.

Il percorso che vi ha portato ad approdare nelle braccia di Foolica Records non è stato semplice. Siete ancora convinti che questa forma di produzione contenga in sè un valore aggiunto?

Y: Il percorso è stato complesso. Essendo noi un gruppo che viene dal profondo Sud troviamo quotidianamente difficoltà oggettive: gli spostamenti e soprattutto gli investimenti ancora oggi non sono semplici. Arrivare all'Alpha Dept. è stato un traguardo importante e altrettanto lo è stato entrare in contatto con Foolica, un'etichetta appena nata, che si è innamorata letteralmente del nostro progetto. Hanno voglia di farci conoscere e stanno lavorando perché ci sia un ricambio generazionale in Italia nella musica indipendente, convinti come noi che alcune esperienze siano diventate statiche a abbiano bisogno di nuovi flussi. Non è stato semplice autogestire il nostro lavoro finora, in questo senso la Foolica ci sta dando la possibilità di avere maggiori contatti nel territorio nazionale. Le difficoltà che ci sono state dipendono sostanzialmente dal fatto che molte delle etichette indipendenti di prima generazione nascono per produrre band della propria città, della propria zona. Foolica fa parte della seconda generazione di etichette, fortunatamente la scelta dei gruppi da valorizzare supera oggi i confini territoriali.

Siete un gruppo che non solo nasce a Cosenza, la mia città, ma che non ha nessuna intenzione di abitare e lavorare in un luogo che sia diverso da questo. Cosa vi ha tolto musicalmente e di cosa invece vi nutre ancora questo posto?

M: Ci riteniamo dei privilegiati. Se un'etichetta di Mantova che sta a 1.200 km da Cosenza, si è accorta di noi con un semplice cd spedito, significa che ha percepito dall'esterno il fermento di questa città. Esistono almeno altri dieci, quindici gruppi validi quanto noi, bisogna solo scoperchiare la pentola. Speriamo di fare da apripista, da lente di ingrandimento per far scoprire a chi ancora non ne ha avuto la possibilità quanto di valido ci sia da queste parti.

Y: Non si investe sulla produzione, questo è il limite maggiore. Esiste una scena musicalmente feconda, delle esperienze come il Partyzan (associazione cosentina che organizza concerti di gruppi emergenti, NdR), o Radio Ciroma, che lavorano in modo capillare per far conoscere il nostro humus musicale ma c'è una decisiva carenza di strutture, prima fra tutte la struttura-etichetta. Tra le frecce al nostro arco abbiamo però la qualità. Prima di incidere impariamo a conoscerci, a conoscere il palco e ad avere qualcosa da dire. Investire su questo dovrebbe essere una garanzia.

Una tripletta infine di nomi su cui puntereste in questo 2009, tre gruppi che pensiate o sperate faranno il botto in Italia.

Y: Gli Armstrong, band fantastica con un sound freschissimo, i Miss Fraulein perché le loro nuove composizioni faranno la differenza in giro e speriamo naturalmente i Camera 237, ma questo è un augurio si intende.

Commenti (6)

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  • The Vickers 14/02/2009 ore 12:57 @thevickers

    Grandi ragazzi, bellissimo album!

  • missfrau 14/02/2009 ore 18:36 @missfrau

    Compliments giovanotti, per il disco e per il live di ieri a cs. Sempre bombe!

    Grazie per la citazione e in bocca al culo! :)

  • missfrau 14/02/2009 ore 18:39 @missfrau

    Compliments giovanotti, per il disco e per il live di ieri a cs. Sempre bombe!

    Grazie per la citazione e in bocca al culo! :)

  • carlopastorius 23/02/2009 ore 08:35 @carlopastorius

    pifferai magici.

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