Dj Lugi - Cosenza, 14-04-2000 Intervista

14/05/2000 di Eliseno Sposato

Intervista donataci da Eliseno Sposato, di Radio Libera Bisignano.



Anche tu come altri hai lasciato Cosenza per dedicarti seriamente alla musica. Il risultato è un primo album e non le solite cassette per gli amici. Come hai maturato questa scelta?
A dire il vero, anche da Cosenza avevo allacciato i contatti con la scena hip hop del nord e quella romana. Mi capitava spesso di partire per incontrare gruppi di persone più nutriti che ascoltavano questo tipo di musi-ca prima che diventasse popolare. Così ho avuto modo di mantenere saldi questi contatti, e quando mi è ca-pitata fra le mani un'occasione di lavoro che prevedeva il trasferimento a Bologna, l'ho colta al volo. A dire il vero io ero emigrante già a sette anni, quando mi sono trasferito dall'Etiopia a Cosenza, e nonostante mi manchi tanto la Calabria, l'essere emigrante non mi pesa più di tanto visto che questa condizione è dentro di me sin dall'infanzia.

In ogni caso sia Cosenza e la Calabria escono prepotentemente da questo disco, sia at-traverso i testi, sia dal lavoro grafico e sia dalle collaborazioni di DJ Marcio e di tua sorella Meron.
"Ca pù" è il frutto di vent'anni d'adozione in Calabria, in esso racconto un po' la mia vita vissuta a Cosenza tra Via Panebianco e Via Popilia, passando per il collegio di Caricchio, dove ora c'è il "Gramna" (il c.s.a. di Cs n.d.i.).

Come si dice in genere, il tuo è "un disco che spacca" perché poggia su di un solido equilibrio fra i testi e le basi ritmiche funky. Un amore per questo suono che nutri da sem-pre.
E' vero. Come dico nel brano "Funky Per Funky", sono cresciuto a pane e James Brown, perché mia madre amava molto questo tipo di musica, ed io sin da piccolo ho imparato ad ascoltarla ed amarla. Così in questo brano racconto la mia storia. Tutto il disco mi ha dato grande soddisfazione nel realizzarlo. C'è tutta la mia passione per la musica lì dentro, un po' come per uno sportivo o meglio, come un appassionato di libri che entra in una biblioteca e ci rimane per ore ed ore, così è successo a me. A volte tornando a casa dal lavoro, neanche mi cambiavo; mi richiudevo nella mia stanza a realizzare le musiche per questo disco. Sono il frutto di un percorso svolto negli anni che il destino ha voluto si concretasse solo adesso. So che l'attesa è stata tanta, alimentata dai featuring che ho fatto in giro.

Un disco d'esordio che esce nel 2000, ma tu sei tutt'altro che esordiente. Se ripensiamo ai tempi della South Posse, sembrano essere trascorsi dei secoli. Come sono stati questi an-ni?
Sono stati anni pieni d'esperienze, di collaborazioni., come quelle con Neffa e Fritz da Cat. Attraverso questo scambio d'idee continuo maturato attraverso le esperienze reciproche, ho imparato a curare i dettagli, ad eliminare le cose inutili, finché non sono riuscito a capire quale fosse il metodo di lavoro più giusto per arriva-re in studio di registrazione con un lavoro di pre-produzione pulito, che poi potesse essere curato al meglio per l'uscita. Se penso che tutto questo lavoro l'ho costruito in casa con l'ausilio del solo campionatore e di un piccolo computer, non posso che essere soddisfatto. Adesso ho già maturato delle idee per delle basi nuove che mi fanno essere più esigente verso me stesso, così da dover sviluppare ulteriormente il metodo di lavoro per soddisfarmi al cento per cento. In fondo capita a tutti che riascoltando il proprio prodotto finito, si trovi qualcosa che non va e da qui lo stimolo per migliorarsi ulteriormente.

Comunque sia tu sei arrivato a codificare un tuo stile Lo "stile Lugi" è composto da un misurato uso del dialetto, da testi poco inclini ai "proclami" ma aggressivo quando serve che siano tali. Non ti poni in contrapposizione forzata verso qualcosa a qualcuno, come accade spesso nell'Hip Hop.
Questo deriva dal fatto che io mi sono avvicinato all'Hip Hop attraverso la breakdance, ed al rap come danza del lessico, come una celebrazione della musica. Quando dico "sfido me stesso attraverso un capoverso" non lo faccio a caso. Perché spingendo i miei limiti sempre più in avanti, esploro nuove strade per vedere dove riesco ad arrivare. Poi facendo parte della scena, è evidente che ti devi confrontare con gli altri. Io, al contrario di quelli che fanno dell'essere contro l'essenza della propria musica, cerco di dare il meglio di me stesso. E credo che questo basti per ottenere il rispetto delle persone più intelligenti.

"Questa è la realtà" mi sembra un brano simbolo di "Ca pù". Uno spaccato di vita co-sentina che meglio non si poteva raccontare. E' proprio così. Si tratta di una passeggiata reale tra casa mia e le strade del quartiere di Via Popilia. C'è un po' di tutto: dal rispetto che ti porta gente che per il comune sentire è "poco rispettabile" solo perché finita in prigione; i problemi vissuti negli anni scorsi da noi al sud quando erano in vigore le leggi d'emergenza e le strade erano invase dagli autoblindo e dai soldati armati. Non era certo un bel vedere, era anni bui di crisi un po' per tutti ai quali si reagiva in maniera differente.

C'è anche un riferimento al razzismo strisciante presente anche al sud, che tu denunci e che ti è capitato di subire spesso. In ogni caso le tue origini etiopi si fanno sentire nel disco dove esprimi con vigore il tuo amore per "Mamma Africa". Io porto sempre nel cuore l'Africa alla quale sono stato strappato dalla storia. Anche mio padre che era ita-liano aveva lasciato il suo paese per l'amore che nutriva verso l'Africa. A parte che per le forti radici che mi porto dentro, e quindi l'orgoglio d'essere africano, quando vai in un altro Paese, te lo ricordano gli altri, an-che in maniera negativa. Allora le reazioni possono essere diverse: o scatta l'orgoglio oppure, mentendo a te stesso t'integri. Io nonostante parli dialetto ed avendo vissuto a Cosenza, sin dall'età di cinque anni, per questo mi sento cosentino molto di più di chiunque altro, ho sempre rivendicato con fierezza le mie radici. Un po' per l'orgoglio che subentrava quando mi si ricordavano in negativo le mie radici, ma anche perché molti amici, al contrario, m'invidiavano per questo. Per questo l'Africa è stata una costante della mia vita del quale sono orgoglioso.

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