Cosmetic - Bellissimi dubbi e psichedelia del quotidiano: l'età adulta secondo i Cosmetic Intervista

foto di Bea Imparato - cosmetic corefoto di Bea Imparato - cosmetic core
20/02/2017 di

Lo scorso 17 febbraio è uscito “Core”, il nuovo album dei Cosmetic per To Lose La Track. Per saperne di più su questo ritorno della band riminese abbiamo intervistato Bart, che ci ha spiegato cosa si nasconde dietro il concetto di "core".



Di "Core" avete detto: “È un disco core dalle umbratili cromie e dai suoni croccanti, ne siamo molto fieri”. Che cosa volevate dire con questa frase?

Era per anticipare il tenore dell’album. Più scuro del precedente, e coi suoni più grossi e rock. È un disco molto più coeso, coerente, con un unico e chiaro nocciolo. Cattivo al punto giusto e fatto tutto con pochi semplici ingredienti.

Mi ha molto colpito questa frase: “Nel titolo del primo pezzo c'è la parola "Fine". Nel titolo dell'ultimo brano compare la parola "principio"”. È stata una scelta voluta l’utilizzo di queste due termini così significativi nel primo e nell’ultimo brano, oppure è semplicemente accaduta?
No, non c’è un vero motivo, però quando stavamo scrivendo e componendo la tracklist è successa questa cosa così “storta” ci siamo detti, “uhm, forse ci siamo, siamo sulla strada giusta”. Forse la cosa che ti dà più gusto è il pensare che spesso nella vita tu sei dispiaciuto perché vedi che è la fine di qualcosa e invece poi scopri che è l’inizio di qualcos’altro. E l'inizio di qualcosa di nuovo fa paura. Tra l’altro le canzoni sono state praticamente scritte nell’ordine in cui sono sul disco (o quasi) e sono sempre state suonate in quell’ordine lì. È proprio un unico cioccoblocco come il primo dei Ramones.



In quest’album non avete avuto paura di mostrare i vostri tumulti privati come, ad esempio, l’ansia che qualcosa possa finire, un momento particolare oppure un rapporto con una persona. E non è sempre detto che questo sia un male, dato che potrebbe rivelarsi l’occasione per un nuovo inizio.
I nostri testi sembrano girare tutti attorno a quelle tematiche, poi in realtà se vai a spulciare parlano anche di donne, violenza, social network, morte, ricerca della felicità, lavoro nero e rally clandestini (è vero, un vecchio pezzo parlava di questo). Per esempio "1986" parla del fatto che pare di vivere di nuovo gli anni ‘80. Troppo apparire e poca onestà.  Il fatto è che non siamo affatto amanti della felicità esternata a tutti i costi. Se c’è una cosa che odio sono le persone che mettono in mostra le loro presunte vite felici e piene di sorrisi, papillon, colazioni d’antan, aperitivi, benessere. Amo ostentare disagio e squallore. Forse per questo motivo che citavi tu, ma non ci giurerei. A me piace pensare che si possa essere felici col poco che si ha, anche se è squallido. Quindi perché fingere? Dimostriamoci l'altro che siamo nella stessa barca, invece di fare la gara a chi ha più mocassini.

Quando si parla dei Cosmetic non si può non parlare di crescita, di gioventù e di maturità. In “Nomoretato” cantavate «E potete continuare a dirci immaturi / che dopo i trent’anni ora vale di più», ora in “Paura del principio” si sente «Questo diventare adulti non finirà mai/ paura del principio/ Questo diventare  se stessi non finirà mai». Insomma avete finalmente fatto i conti con la maturità?
È come se in qualche modo la nostra ispirazione per fare musica pescasse da un periodo e da un immaginario che ha a che fare con questo argomento, come se avessimo fatto hard-rock forse staremmo sempre qua a menarla con i motori e le donne. Invece siamo nati con Nirvana, Sonic Youth, Polvo, Deftones, Shellac e derive varie che hanno sempre trattato temi da questo indefinito mondo dell'età incerta, bellissimi dubbi e psichedelia del quotidiano; e così la nostra identità si è andata a cementare proprio lì. Siamo cresciuti, abbiamo lavori, figli e impegni da grandi, ma dentro siamo sempre i soliti. Non ci strappiamo di certo i capelli per i programmi di cucina o per lo shopping online. Sono cose da grandi queste no?



Avete registrato tutto in analogico, come mai questa scelta?

Partiamo dal presupposto che non volevamo registrare col computer. Proprio per avere a che fare con qualcosa di più semplice a livello di approccio, e con meno possibilità di fronte, e con un calore e una storia sua. Claudio aveva già registrato "Nomoretato", e quel disco con ancora meno mezzi. Stavolta volevamo tirare fuori il meglio da quel nastro, più bassi, più impatto, più muro di suono e direi che ci siamo riusciti.

A chi vi siete affidati per l'artwork del disco?
Visto che l’artwork di "Nomoretato" è stato molto apprezzato, anche questo è stato curato da Inserirefloppino, artista sia figurativo e video che musicale (suona la batteria nei San Leo) del quale abbiamo la fortuna di essere amici da molto tempo perché siamo insieme nell’avventura Tafuzzy. Lui ha scattato le foto e le ha modificate con queste cromie scure e poi ha concepito questo logo giallo CO a capo -RE, come se la scritta cercasse di raccogliersi su se stessa al centro della copertina, che calza a pennello con il concetto di "core".

In questi ultimi anni avete cambiato etichetta, passando da La Tempesta Dischi a To Lose La Track: che cosa ha significato questo passaggio?
Abbiamo abbandonato La Tempesta dopo molti anni per il gusto della sfida di cambiare le carte in tavola, e di non replicare sempre lo stesso schema. Ringrazieremo sempre Enrico e gli altri per tutto quello che hanno fatto per noi. Anzi Enri, stanotte ti ho sognato, eravamo nella tua casa di montagna (?) e tu avevi gli Hallelujah! sia masterizzati che originali e delle compilation Billabong che avevi vinto con certi costumi che avevi comprato... eravamo felicissimi e tu eri alto.



Sul palco sarete accompagnati da Erica dei BeForest al basso (come già accaduto tre anni fa) e da Ale Straccia dei Marcavoldo alla chitarra. Cosa porteranno in più questi due nuovi innesti al trio originario?
Stiamo provando già da diversi mesi e dobbiamo ringraziare il dio del rock che ogni volta ci fa cadere in piedi e ci divertiamo tantissimo. Straccia fa delle pratiche auto fantastiche. Erica è una certezza e per fortuna era ferma coi BeForest in questo periodo. Con lei siamo amici dalla prima volta che Emily venne a suonare con noi, perché loro due giravano assieme.

Questo è anche merito del fatto che proveniate da una zona molto attiva a livello musicale.
Facciamo sicuramente parte di una zona geografica dove per diverse ragioni storiche ultimamente si sta abbastanza bene dal punto di vista del suonare e di scambio di idee e con gente e locali e realtà, siamo fortunati e lo sappiamo. Forse ha origini proprio nella riviera dei divertimenti degli anni ’60, e nella nostra apertura e capacità di accogliere. Ma in ogni caso quasi dappertutto in Italia ora stanno succedendo cose e c’è fermento. Molto di più nell’underground che nel mainstream, dove trovo molto appiattimento verso il radiofonico e pochi distorsori. Questo ha anche lati positivi, voglio dire, è meglio vedere a comandare Calcutta o Cosmo piuttosto che i dinosauri Venditti o Carboni... anche se quelli ormai li iberneranno per non far venir meno agli italiani le loro amate vacanze di Natale ‘85.

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    Il programma di Brunori SAS per Rai 3 inizia a marzo