intervista

Covid Room, nemmeno il lockdown può fare scendere la scimmia di ballare

In tre settimane il "rave" su Zoom di un gruppo di ragazzi italiani è diventato affollatissimo. Perché di questi tempi ci basta sapere di condividere dei bassi per stare un po' meglio
11/04/2020 09:40
di Claudia Mazziotta

Siamo tutti a casa, ma è pur sempre sabato sera e qualcuno ha organizzato una festa. Sempre più gente comincia ad arrivare: c’è chi, dalla scrivania della sua camera o dal giardino di casa, sorseggia birra o vino; qualcuno già balla, qualcuno sorride, qualcuno guarda soltanto dallo schermo del suo computer. La musica è una figata pazzesca e la festa è appena cominciata nella Covid Room.

Questo progetto, nato in Italia e che ha attirato l’attenzione internazionale negli ultimi giorni, oltre a coinvolgere sempre più gente, consiste nello spingere più in là il concetto di live streaming, fino a farlo diventare una specie – prendete la definizione con delle gigantesche pinze – di "rave in quarantena". Sui profili di Covid Room sono indicate le date degli eventi musicali, e chi vi prenderà parte. Il prossimo è previsto per sabato 11 aprile. 

Andrea è uno degli organizzatori di Covid Room. Con lui c’è un team di giovanissimi, legati dalla passione per la musica e l’arte: Daniele, Pierangelo, Fabiola, Lucia, Giulia, Irina e Aliis. Molti di loro si sono conosciuti durante la vita all'università. “Sapevo subito chi tirare in mezzo quando ho visto che la cosa stava cominciando ad avere bisogno di più di un cervello”, ci racconta Andrea.

 
 
 
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Ma partiamo dalle basi: cosa è Covid Room e da dove nasce l’idea?

Covid Room è un movimento di espressione, di sfogo, di condivisione artistica. È un luogo di incontro e di “assembramento da remoto”, come ci piace definirlo. Covid Room nasce da un’idea molto semplice: volevo fare festa. Ho sempre organizzato un disastro di feste in casa, da quando ho ricordi. Se qualche ex studente di Ferrara dovesse leggere, forse ricorda ancora quelle che io e Daniele organizzavamo in “Saraceno 101”. Posso capire che una festa in casa, detta così, non abbia un grande appeal, ma posso assicurare che uscivano fuori delle belle situazioni. Ci mettevamo davvero il cuore, e non era mai una festa in casa qualunque. Dunque, dicevo, stavo organizzando una festa nell’appartamento dove attualmente vivo a Roma…poi il DPCM ha fatto da guastafeste e allora io e il mio coinquilino Pierangelo ci siamo detti “Sai cosa? La facciamo online la festa”. 

Ha preso subito piede?

Covid Room, come detto, è nata per scherzo. Ma in una sola settimana la pagina IG si è riempita di una cosa come 1000 followers e considera che nella pagina non avevamo condiviso contenuti. Non c’era niente, né una foto né una storia, niente di niente, solo un’immagine profilo e una storia che avevo registrato con il mio profilo privato, dove avevo scritto una bozza di manifesto che ha cominciato a rimbalzare di profilo in profilo.

Covid Room è un party a tutti gli effetti, tra l’altro con una line-up bella ricca di DJ. Come si partecipa all’evento? 

Covid Room si appoggia a Zoom Meetings (per il video) e a Mixlr (per l’audio). Per partecipare bisogna cliccare sul link che si trova in ogni evento, bit.ly/How_To_Covid_Room. Qui si trovano le istruzioni di base e i tre link per partecipare: uno per partecipare alla videoconferenza Zoom e due link di Mixlr.com (un sito di streaming audio per la musica). I due link per l’audio devono essere lasciati aperti nel browser per tutta la durata dell’evento perchè i DJ si intercambiano tra le due tab, trasmettendo prima da uno e poi dall’altro link. 

 Una grafica di Covid RoomUna grafica di Covid Room

Questo può rendere il tutto un po’ tricky, infatti capita spesso che un nuovo utente entri e scriva in chat “hey, ma l’audio?”.

Fortunatamente, però, si è creata una forte community e i partecipanti stessi inviano prontamente i link per l’audio stream. È vero, non è il massimo, ma il compromesso sarebbe stato avere una qualità audio bassissima. E se vai in un club con le casse sfondate te ne vai dopo 10 minuti.

Avete capito chi sono gli ascoltatori/partecipanti dell’evento? Succedono cose strane durante la serata?

(ride) Abbiamo avuto di tutto fino a ora, però credo che piano piano si stia definendo un target, anche se siamo sempre molto eterogenei. Ho visto persino qualche signorotto partecipare con la moglie, mentre sghignazzavano e se la “ballucchiavano” con la testa. La cosa difficile è far capire che c’è una progressione in crescendo, da quando inizia l’evento, alle 17, fino a quando finisce, alle 3-4 di notte. Passiamo dalla world music, dall’hip-hop, la tech-house, passando per l’IDM, l’elettronica, performance audiovisive, fino a chiudere con house, techno, dark techno, prog e industrial. La gente nel primo evento (di ormai 3 settimane fa) non sapeva bene cosa aspettarsi e come reagire. Già dal secondo evento, però, abbiamo visto che le persone stavano entrando nell’ordine delle idee. Allora si vestono in modo strano, ballano e sono sempre più partecipi. 

Una community, insomma.

Sì. E la cosa davvero figa è che la communità che si sta creando è internazionale e super unita. Abbiamo già le nostre mascotte e all’inizio di ogni evento la gente comincia a riconoscersi e a dirsi quanto sia bello rivedersi tutti di nuovo per fare festa. C’è chi lascia il pc acceso per tutta la durata dell’evento, cioè per 12 ore, e nel frattempo cucina, dipinge, balla, beve, chatta. Fanno un po’ di tutto, ma tutti in compagnia e con la stessa musica. 

 
 
 
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Credete sia un controsenso che la musica da ballare si ascolti in una stanza, magari in cuffia, in maniera individuale?

Può anche esserlo, certo, ma è l’unico modo che abbiamo per ascoltare un po’ di musica dal vivo e ballare assieme in questo momento. Se non lo facciamo assieme io lo faccio comunque da solo in camera e a questo punto preferisco farlo sapendo che non sono solo. Un po’ come quando da sbronzo guardi la luna e ti chiedi chi dall’altra parte del mondo la stia guardando assieme a te. Ecco, in Covid Room lo sai, e ti puoi pure conoscere.

Cosa vi aspettavate da questo “esperimento”? Qual è lo scopo che vuole raggiungere Covid Room, a patto che non l’abbia già raggiunto?

Lo scopo alla radice di Covid Room l’abbiamo già raggiunto, credo. Continuiamo a ricevere un sacco di supporto da tantissime persone che ci scrivono dicendo che abbiamo dato una svolta al loro isolamento forzato e che non vedono l’ora di ballare di nuovo. Molti ci dicono che Covid Room è la cosa più bella successa durante la quarantena e ci spingono tutti a non fermarci qui. Ed è quello che faremo, non fermarci. Stiamo già pensando a come tradurre Covid Room nel mondo reale senza perdere la nostra identità, creando eventi ed esposizioni ibride al limite del reale e del virtuale, ma in spazi fisici, magari puntando di più sull’arte. 

Una grafica di Covid RoomUna grafica di Covid Room

Spiegaci meglio. 

Covid Room vuole essere anche uno spazio espositivo per artisti visual. Abbiamo un museo virtuale creato da c/a, un duo made in UK che ha fatto una performance nel nostro primo evento e che ora ospita la nostra prima esposizione virtuale. Lo potete vedere qui: cslasha.com/metaplexconstructLe idee ci sono e sono molto ambiziose, però manca la materia prima, ahimè. Stiamo già provando ad entrare in contatto con alcuni sponsor per capire se possiamo effettivamente riuscire a realizzare quello che abbiamo in testa.

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L'articolo Covid Room, nemmeno il lockdown può fare scendere la scimmia di ballare di Claudia Mazziotta è apparso su Rockit.it il 11/04/2020 09:40

Tag: RestiamoACasa

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