Cristina Di Falco: musica come fuga, ritorno e riscrittura di sé

Dalla strada al Conservatorio, la cantautrice siracusana trasforma fragilità, memoria e radici in una musica “gentile e luminosa”.

Foto di Giacomo Vitali
Foto di Giacomo Vitali

C’è chi nella musica trova un rifugio, e chi invece la usa come un grimaldello capace di forzare serrature interiori destinate altrimenti a restare chiuse per sempre. Per Cristina Di Falco, la musica è stata lo strumento che ha incrinato la sua timidezza, permettendole di esporsi e "portare fuori" – letteralmente in strada – il suo piccolo, grande mondo interiore.

Dalle assemblee di istituto ai contest nazionali, passando per il busking trasformato in palestra emotiva prima ancora che artistica, il suo percorso è quello di chi ha imparato a stare al mondo "cantandosi addosso", trasformando fragilità in presenza scenica. Ventotto anni, siracusana, dopo un periodo lontano dai riflettori, passato a "lavorare per un paio d’anni come cameriera", oggi Cristina studia canto pop rock al Conservatorio di Parma costruendo, giorno dopo giorno, un’identità musicale che tiene insieme disciplina accademica e strada, tecnica e urgenza espressiva.

Il punto di partenza, come spesso accade, è domestico, "Ho iniziato ad approcciarmi alla musica da piccola grazie a mia mamma. Ho un ricordo nitido di noi due nel soggiorno - ci racconta - con i vecchi stereo a musicassette e DVD, mentre cantiamo le canzoni di Giorgia e Laura Pausini. Credo sia partito tutto da lì".

È solo più tardi che quella scintilla diventa una scelta consapevole. Dopo qualche esibizione tra le aule delle scuole superiori, "la musica l’ho abbracciata in modo vero e costante dai 25 anni, alla fine della laurea magistrale". Un periodo fatto sì di (sporadiche) lezioni di canto e chitarra, ma soprattutto di esperienza sul campo. Tante ore passate a suonare in strada, visto che "il busking è stato ed è tuttora la mia palestra, il mio allenamento settimanale, oltre che un modo per finanziare la mia stessa musica".

Una vera e propria scuola di vita che ha plasmato il suono di Di Falco esibizione dopo esibizione, da lei stessa definito come "gentile e luminoso", frutto di un percorso in continua evoluzione. "Le mie sonorità - ci racconta - crescono ogni giorno con me e con le mie esperienze di vita. Cerco sempre di sperimentare armonie nuove, mettendo in pratica ciò che studio al Conservatorio e facendo parlare sempre le mie emozioni, dove è racchiusa la chiave più autentica della mia verità".

Una continua ricerca dentro sé stessa, affiancata dalla stessa Di Falco a coordinate sonore in costante tensione tra passato e presente, tra il pop mainstream dagli anni ’90 a oggi, la scuola cantautorale italiana e le sue radici siciliane. "Elisa è in assoluto l’artista che più ammiro - confessa - anche se Pino Daniele è l'unico tra i tanti capace di toccare sempre la mia emotività". Oltre a lui "sento molto affini Dalla e Battisti. Vivendo in Italia e suonando in strada, ho comunque il dovere e la fortuna di studiare e approfondire tutti i cantautori, che non muoiono e si spera non moriranno mai".

Storia della musica del nostro Paese ma non solo, visto che Di Falco ama "due mondi lontani ma per me complementari" come quelli di Emma Nolde e Marco Castello mentre, tra le voci internazionali, "un amore smisurato va a Billie Eilish, a Loreen e ultima, ma non meno importante, Raye, che con il suo This Music May Contain Hope mi ha stregato e, devo dire, mi sta ispirando non poco".

Un vero e proprio puzzle di influenze che la musicista siciliana ha cercato di ricomporre in O’ Musa, il suo ultimo singolo. Un brano nato da una condizione emotiva precisa, in cui "mi sentivo ferma e statica, bloccata nel tragitto casa-lavoro". Da qui l’urgenza di evadere, di rompere la routine, di inseguire un altrove che però non è solo geografico. "O’ Musa è stato un impulso all’evasione - spiega Di Falco - una voglia di uscire dalla prigione quotidiana, prendere un treno, scappare a mare e correre sotto il sole, urlare di essere viva ma anche tornare a casa".

Cristina Di Falco - Foto di Giovanni Furlani
Cristina Di Falco - Foto di Giovanni Furlani

Ed è proprio in questo movimento, sospeso tra fuga e ritorno, che il brano trova il suo nucleo più profondo, trasformandosi in una riflessione sulla memoria, sull’eredità famigliare e sulla possibilità di riscriverla. "Spesso quando andiamo via da casa lo facciamo perché non vogliamo che la storia dei nostri genitori o parenti sia la nostra. Ma la verità è che la storia è stata scritta così fino ad oggi, e domani?". La risposta è tutta nella responsabilità individuale, nella "scelta di interrompere certi cicli di errori che hanno da sempre affranto la mia famiglia ma che con me non si ripeteranno. Perché sarò proprio io a risolverli". Così O’ Musa diventa molto più di una canzone, "un riscatto generazionale, con cui prendere in mano la propria vita e darle luce".

Un percorso di revanche che ha già avuto modo di trovare importanti riscontri anche dal vivo, come dimostra l’esperienza al premio Aniello De Vita, dove Cristina è arrivata in finale. "Sentire un proprio pezzo arrangiato per una band e esibito in un teatro - ci racconta - è un’emozione molto forte, perché quando ti confermano che stai andando nella giusta direzione è sempre un buon segno". 

E mentre il presente si muove tra studio, strada e nuovi palchi, il futuro prende forma in un progetto più ampio, ancora in costruzione. "Sto iniziando a lavorare a dei nuovi brani. Attualmente sono alla ricerca di musicisti con cui arrangiare i nuovi pezzi e iniziare a suonarli live". Brani che continuano e ricalcano la direzione intrapresa da Di Falco, che collima con un cantautorato sempre più radicato e personale, capace di assorbire influenze diverse senza perdere identità. In mezzo, sempre lei, con la sua voce che da strumento per rompere il silenzio della sua timidezza è diventata, anno dopo anno, un mezzo per raccontarsi e, forse, per riscrivere tutto da capo. 

---
L'articolo Cristina Di Falco: musica come fuga, ritorno e riscrittura di sé di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-04-26 11:57:00

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autoreavvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussioneInvia