Crowdfunding e polemiche: il caso Musicraiser Intervista

Foto di Andrea Butti - Giovanni Gulino presenta Musicraiser e risponde alle polemicheFoto di Andrea Butti - Giovanni Gulino presenta Musicraiser e risponde alle polemiche
21/01/2013 di

Giovanni Gulino è il cantante dei Marta sui Tubi e da qualche mese, insieme a Tania Varuni, è fondatore e responsabile di Musicraiser, piattaforma di crowdfunding musicale lanciata a ottobre 2012. Cos'è il crowdfunding? È una raccolta fondi attraverso la quale una band chiede ai suoi fan di finanziare un progetto (la produzione di un disco, di un video, di un tour...) in cambio di una ricompensa (si va dalla prevendita del cd a cene con la band a concerti esclusivi). Lo strumento è attivo da anni in tutto il mondo, mentre in Italia Musicraiser è il primo sito di questo tipo. Fin dalla nascita ha suscitato molte polemiche, basate su una equazione tutta italiana crowdfunding = elemosina, denigrando così uno strumento che all'estero viene usato per finanziare ogni tipo di progetto. Per fare chiarezza su queste polemiche e per capire come funziona Musicraiser, abbiamo contattato il fondatore Giovanni Gulino.

Quali sono i numeri di questi primi mesi di attività di Musicraiser?
Sul sito in questo momento abbiamo 84 progetti. Finora sono arrivati a termine 34 progetti, di cui circa il 60% ha raggiunto l'obiettivo che era stato fissato. Sul sito sono transitati circa 100mila euro in due mesi e mezzo e di questi oltre 80mila sono già arrivati alle band.

Come funziona il meccanismo di Musicraiser? Accettate tutti i progetti od operate una scelta?
Abbiamo una selezione molto rigida. Ci arrivano cinque o sei progetti al giorno, che valutiamo sempre con grandissima attenzione. Calcola che accettiamo e pubblichiamo circa un progetto su dieci. La maggior parte non va online perché non ci sono parametri di congruità per noi essenziali. Sia io con i Marta sui Tubi, che la mia compagna e co-fondatrice di Musicraiser Tania Varuni, da anni lavoriamo nella musica e riusciamo a capire se dietro a un progetto c'è qualcosa di vero, se una campagna può essere seria o se è solo fuffa. Posso assicurare che tutti i progetti che vanno online sono revisionati molte volte.

Che tipo di progetti vi arrivano?
La maggior parte dei progetti è per la produzione di album e video, ma anche per finanziare dei tour promozionali o per mandare la propria musica in radio all'estero. Poi progetti per realizzare festival, per creare scenografie per i live o per produrre libri, documentari e dvd, sempre a tema musicale ovviamente.

Qual è la vostra percentuale sui progetti?
Tratteniamo il 10%, ma solo se la campagna raggiunge o supera il 100% delle donazioni richieste. Se non si raggiunge il 100%, quello che è stato versato torna ai raiser: noi non guadagniamo nulla e chi ha proposto il progetto non paga nulla.

Il sito ha anche una versione inglese. Avete intenzione di puntare anche sull'estero, nonostante una concorrenza comunque forte?
Nel mondo ci sono tantissimi siti di crowdfunding generico, che raccolgono fondi per il matrimonio della figlia o per scavare pozzi in Africa, ma quelli strettamente musicali sono meno di una ventina. Saranno cinque in Europa e ci siamo solo noi in Italia. Quando abbiamo fatto il sito, ci è sembrato stupido non farlo anche in inglese e già a oggi ci sono arrivate alcune proposte anche dall'estero, dall'Argentina, dagli USA, dai paesi dell'Est e dalla Germania. Proprio nelle prossime settimane andrà online la versione in tedesco del sito. Una volta che hai un sito che funziona, non vedo perché ci si debba limitare all'Italia quando basta tradurlo.

Già quest'estate i Selton erano stati duramente criticati per il loro progetto su Indiegogo.com e in questi giorni stanno partendo alcune polemiche contro il crowdfunding. In alcuni casi si tratta di opinioni argomentate, come nel caso dell'intervento di Massimo Fiorio dei Lava Lava Love, la maggior parte delle volte, invece, ci si limita all'equazione crowdfunding = elemosina. Come rispondete?
Sapevo che avremmo creato polemiche. La cosa che possiamo dire è che le donazioni non sono a fondo perduto. A ogni donazione corrisponde una contropartita, che sia un cd, una maglietta, un libro o un dipinto. Quindi non è elemosina e nemmeno una colletta. È come comprare un disco o un biglietto di un concerto in prevendita, non cambia nulla. Questo è un versamento con destinazione d'uso: sai che quei soldi servono all'artista per realizzare un progetto. Di sicuro non ci facciamo intimidire dalle polemiche. La stessa cosa è successa con i Marta sui Tubi dieci anni fa. All'inizio la stampa e gli addetti ai lavori gridarono al miracolo, poi il nome è diventato popolare e molti hanno iniziato a sputarci merda addosso. Proprio in questi giorni di polemica stiamo avendo il boom di progetti, quindi ben vengano le polemiche. Io capisco le critiche, ma chi le fa prima dovrebbe andare a leggere le faq del sito. La funzione del crowdfunding è straordinaria. Se guardiamo solo all'Italia abbiamo una visione sfocata. A livello globale ci sono siti come Kickstarter, che hanno finanziato progetti per milioni e milioni di euro, senz'altro più di quelli che certi stati mettono a disposizione per l'arte. Gente come Beach Boys, Amanda Palmer, 10.000 Maniacs non hanno capito niente della vita? Non credo. Per un'artista con una certa notorietà, il crowdfunding porta più disponibilità finanziaria rispetto alla proposta di una major. Dipende da come sai comunicare e della qualità della musica, perché i progetti che sono andati meglio su Musicraiser sono quelli con maggiore contenuto artistico. Quelli che ci provavano tanto per provarci, non sono andati da nessuna parte.

Quindi tirate dritto davanti alle polemiche.
Da quello che ho letto, tra le tante polemiche che sono uscite, mi pare di poter dire che Federico Guglielmi è stato un po' impietoso e non ha fatto una bella figura (Guglielmi ha attaccato su Facebook il crowdfunding definendolo «patetica colletta» e «assurda e tristissima follia», NdR). Tra i tanti commenti al suo intervento, la maggior parte erano negativi nei suoi confronti. Poi mi verrebbe da dire: da che pulpito viene la predica? Non molto tempo fa anche Il Mucchio fece una raccolta fondi per sopravvivere, con tanto di countdown sul sito. Comunque sì, tiriamo dritto, anche perché noi eticamente siamo inattaccabili. E poi l'alternativa oggi qual è? Se parli di musica, in banca non ti cagano nemmeno e la musica non è contemplata nei fondi pubblici. Finanziatori privati o mecenati non ne conosco e le major sappiamo bene in che condizioni stanno da ormai quindici anni. Il crowdfunding è uno strumento, non una bandiera o un brand. È come un'automobile: se succede un incidente, la colpa non è dell'auto, ma di chi la guida. Il crowdfunding è uno strumento, dipende da come lo usi. Anche perché nessuno perde niente.

In quest'ottica, il crowdfunding potrà sostituire la discografia o avrà solo una funzione di supporto?
Secondo me le etichette sono fondamentali, sono il polmone culturale di questo paese. Soprattutto per le band ai primi dischi, è fondamentale avere un supporto di questo tipo. Circa il 30% dei progetti presentati su Musicraiser sono realizzati da etichette, altre frequentano il sito per mettere sotto contratto gli artisti e come loro fanno i promoter e le agenzie di booking. È importante che il lavoro delle etichette prosegua, ma la discografia deve cambiare, anche perché non ha senso che si chiami così quando i dischi nemmeno si vendono più. Oggi un'etichetta deve gestire l'artista a 360 gradi, non può limitarsi alla produzione di un disco. Ci vuole un lavoro mirato, magari con meno artisti, ma seguiti in modo diverso.

Di tutto il discorso crowdfunding e Musicraiser, quello che mi lascia perplesso sono progetti come la raccolta fondi per pagare un ufficio stampa o un video. Capisco fare ricorso ai fan per realizzare un disco o un progetto speciale, ma ufficio stampa e video non mi sembrano il tipo di investimento su cui debbano intervenire i fan.
Tutto deve essere parametrato. Se i Marta sui Tubi partissero con un crowdfunding per finanziarsi un ufficio stampa sarebbero giustamente criticabili, ma un debuttante ha bisogno di un ufficio stampa e non vedo nulla di strano in tutto questo. Dipende tutto da chi è il promotore del progetto: più sei conosciuto, più devi fare progetti mirati e campagne politicamente corrette. Non mi sembra invece il caso di andare a sindacare la scelta di una band al debutto che vuole fare il suo primo video o trovare un ufficio stampa.

Per chiudere, qual è il progetto più strano che avete avuto?
Te ne dico due. Il primo è quello di Soltanto, un busker che chiedeva 8000 euro per realizzare il suo primo disco. Noi eravamo molto scettici, ci sembravano troppi, ma lui ci ha assicurato di avere una grossa fanbase, che gli avrebbe garantito di raggiungere l'obiettivo. Ci siamo fidati e lui si è portato a casa 10mila euro. L'altro progetto invece è davvero allucinante: una specie di Monsters of Rock da fare in Sardegna, con nomi tipo Slash e Ozzy Osbourne e un obiettivo fissato a 500mila o un milione di euro. Li abbiamo contattati e abbiamo scoperto che non avevano mai organizzato nemmeno un concerto. Ecco l'importanza del filtro.


 

Tag: crowdfunding

Commenti (11)

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  • Faustiko Murizzi 23/01/2013 ore 14:01 @faustiko

    Cmq in questo dibattito mi sembra che a volte si stia spostando l'asticella molto più in là di quanto la mente umana si possa immaginare. Qui (http://maps.rcdc.it/archives/opinioni-sul-crowdfunding) ho persino sentito associare il concetto di "etica" alla pratica del crowdfunding. E si faceva riferimento all'etica come se si parlasse di sperpero di soldi pubblici... non so se rendo l'idea.
    Ora, premesso che io di fronte ad un video-promo come quello di Moltheni piuttosto finanzio la malavita :-), qui mi pare stia sfuggendo un concetto fondamentale: il crowdfunding è solo un'altra modalità di business, né più né meno. Per cui, a meno che i soldi che ci metto non vengano reinvestiti per comprare una partita di kalashnikov anziché - come riportato nella "carta di intenti" - un disco/video/puzzetta del gruppo XYZ, non vedo davvero preclusioni. Tra l'altro in un passaggio dell'intervista Giovanni spiega molto chiaramente che si intuisce quasi sempre quali possano essere i progetti "fuffa" da rispedire subito al mittente (vedi il caso del festival metal in Sardinia) perché di certo non fanno bene alla causa.
    Superata questa selezione, saranno poi gli acquirenti (ovvero il mercato) a valutare la bontà delle proposte e a cacciare eventualmente il grano, esattamente come succede per tutto ciò che compriamo - con la differenza che stavolta il grano lo cacci prima di "avere in mano" il prodotto finale.
    Al massimo, se proprio vogliamo fare una discussione sensata, si può dibattere se questo sia un modello di business che possa avere successo in Italia e, ancora di più, nel mondo della musica italiana.


  • Speedjackers 23/01/2013 ore 20:13 @speedjackers

    AmantePiccante piano con le bombe che Antimusica è un mezzo genio.

  • Marco Leone 14/02/2013 ore 17:11 @marco.leone.3114

    E' incredibile...già in Italia gli aiuti e le possibilità per le giovani band emergenti sono limitate, se poi pensiamo che appena salta fuori qualcosa d'innovativo, viene subito criticato, si capisce che la mentalità italiana è gravemente arretrata! La meglio cosa è ignorare chi è legato troppo al passato e continuare sulla strada dell'innovazione!

  • Valeria Viva 18/05/2018 ore 08:50 @valeriaviva51

    Commento vuoto, consideralo un mi piace!

  • Valeria Viva 18/05/2018 ore 09:11 @valeriaviva51

    ...Sto cercando di ampliare la mia ispirazione-letteraria-musicale-poeticamente teatrale, in un unico CD commerciale, ancora e in laboratorio, a giorni sarà in pista, con utile accessorio allegato in vista.

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