CSI, ciò che deve accadere accade

Siamo andati a Marzabotto, dove partirà (con un instant sold out) il tour estivo della band di Ferretti e compagni, che torna sulle scene dopo 30 anni. Una nuova reunion a cui nessuno diceva di credere – "era un incubo", "i CSI sono morti a Mostar" – e che eppure era “inevitabile”

Le foto dei CSI sono di Guido Harari
Le foto dei CSI sono di Guido Harari

Dal centro di Marzabotto, se così vi va di definirlo, a Monte Sole, teatro del più vile sterminio di popolo compiuto dai nazifascisti, ci vorrà più o meno un quarto d'ora. Siamo nei pressi della Valle del Reno, quell’Appennino bolognese in cui la storia non lascia ancora il posto alla gastronomia. Qui il redivivo Consorzio Suonatori Indipendenti ha importato giornalisti musicali da tutta Italia. Convogli da Milano, da Roma, da Napoli, nella speranza decisamente mal riposta che almeno i treni arrivino in orario. Qui, lo si apprenderà pochi minuti prima della conferenza stampa, partirà il tour della nuova reunion, ennesima degli ultimi tempi, impensabile fino a pochi mesi fa. Eppure, evidentemente, inevitabile. Avverrà il 28 agosto, e in poco più di un’ora i 4mila biglietti della data del Lupo (festival dedicato all'icona partigiana locale, Mario Musolesi) sono andati polverizzati. Questo è il tempolinea che ci è dato vivere, prendiamone gli aspetti positivi.

Il primo a parlare è Stefano Senardi, discografico illuminato se ce n’è uno, che nel 1992 divenne Presidente della PolyGram e contribuì in maniera decisiva alla stagione del rock alternativo italiano, dando una fiducia illimitata e molto ben riposta a quel nucleo di artisti meravigliosamente disfunzionali che avevano da poco terminato per ineluttabili motivazioni storiografiche l’epopea dei CCCP. “Ormai abbiamo tutti 70 anni o quasi” esordisce. “Non faccio fatica a dire che i CSI e Franco Battiato sono gli artisti che hanno maggiormente dato un senso di qualità, un valore alla mia esperienza professionale. In loro ho rivisto un'energia che forse solo gli Area mi avevano dato”. È una giornata di ricordi, di aneddoti, di nostalgia. Non era più rimandabile, purtroppo. “Avevano da poco finito l’esperienza dei CCCP. Vennero da me e mi dissero che non avevano dei provini e non sapevano in che direzione andare. Mi chiesero un anticipo, cosa che mi causò non pochi problemi con i dirigenti della multinazionale che guidavo. Il loro primo disco (KO de mondo, ndr) uscì nei negozi che non avevamo ancora firmato il contratto. Hanno sempre avuto forza ricominciare, si sono chiusi in una casa alla 'fine del mondo', in Bretagna, poi in una chiesa di Alba, sono andati in Mongolia. Si sono sempre messi in discussione. Con quelle canzoni hanno legittimato tutto quello che era avvenuto nel rock italiano nei 10 anni precedenti e che sarebbe avvenuto nei 10 successivi”.

Sul palco, uno accanto all’altro, i sei membri della band. Giovanni Lindo Ferretti, voce e non portavoce del sodalizio, e Massimo Zamboni, che dai CSI fu allontanato e che fa capire a più riprese quanto dolore gli causò quell’avvenimento, e poi Giorgio Canali e Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli e Ginevra De Marco. Savonarola e i suoi compagni di una sventura tramutata in mito.

Non c’è propriamente imbarazzo nelle loro parole, ma la sensazione che spiegare perché siano tutti lì non gli venga così immediato. “Non sono i pensieri le cose essenziali, essenziale è l’accadere” esordisce Ferretti, il più loquace assieme a Maroccolo, anima musicale del progetto e “martello pneumatico” che non si è mai arreso a un trentennio in cui silenzi, incomprensioni e voci fuori controllo hanno reso faticoso ogni contatto. “Un po’ di anni fa ero convintissimo che sarei decaduto da ogni profilo pubblico. Rimaneva da fare solo un’intervista con un branco di giovinastri desiderosi di realizzare un film sul nostro viaggio in Russia, e poi basta. È successo l’esatto contrario. Non pensavo ci fosse possibilità di un nuovo tour dei CCCP, tanto meno dei CSI. Invece sono successi entrambi uno dopo l'altro. Magari moriremo pure su un palco, prego solo che nel caso avvenga con la dignità che ci contraddistingue”.

Dopo la data di Taormina che ha chiuso la "rinascita" dei CCCP – “che c’è di meglio? Suonare sull’Olimpo, ma lì possono esibirsi solo i morti”, dice Giovanni Lindo –, il frontman ha mandato un messaggio agli altri consorziati. Ora toccava a loro rimettersi in pista. Il pubblico c’era – ne abbiamo avuto la riprova a botteghini aperti da pochi minuti –, serviva la volontà di tutti. Una cena assieme e tutti avevano capito che stava già succedendo. Claudio Carboni è stato incaricato di unire i puntini, trovando una sponda nella OTR di Barbaro, la booking di Gazzè, Silvestri, Consoli e molti altri. 

Uno dopo l’altro emergono dettagli su quel che si manifesterà. Non sono tutti chiarissimi. “Ci sarà un film, affidato alla casa di produzione di Valerio Mastandrea. Avevamo pensato subito a lui, e lui ci ha contattato prima che lo facessimo noi”. Ritorna anche la Mongolia, teatro del viaggio che portò a Tabula Rasa Elettrificata, il disco più a fuoco del gruppo, capace di arrivare al primo posto in classifica (“fu un capolavoro di Senardi, che studiò nel dettaglio la miglior settimana per uscire”, dice Ferretti. Ok, in realtà c’erano gli Oasis). “A luglio faremo un preludio alla reunion al festival di Ulan Bator. Io andrò in treno, che ho bisogno dei miei tempi, Zamboni verrà in aereo. Saremo solo noi due. Il concerto integrale lo faremo nell’edizione 2027 del festival, per il trentennale di Tabula Rasa, lì si chiuderà il cerchio”.

Già, perché l’estate 2026 dei CSI inizierà solo a fine stagione per eccesso di reunion. Maroccolo è impegnato con le 17 date del quarantennale di 17 Re dei Litifiba (“e chi lo conosce sa che quel disco per lui è sacro, ci ha sempre fatto una testa così”). Da qui la scelta di suonare tra fine agosto e i primi di ottobre (qui le date), fuori dai grandi giri e dai grandi centri, ma in luoghi simbolici per la band: oltre a Marzabotto, ci sarà Alba, un altro luogo dell’anima dei CSI, la terra del partigiano Johnny, dove registrarono (in una chiesa “distorta” e sovraffollata, amplificata dal calore umano dei presenti La terra, la guerra, una questione privata).

 video frame placeholder

Il progetto è in divenire, si capisce. Un po’ caotico. Non a caso è stato scelto il titolo “In viaggio”, come un brano della band che Ferretti ha a lungo odiato. “È stata l’ltima canzone scritta per KO de mondo, per me all’epoca era insopportabile, in Bretagna, dove il disco ha preso forma, non avevo trovato la chiave per scrivere il testo di quel pezzo, semplicemente non veniva. Odiavo quelle chitarre, per me i CSI, a differenza dei CCCP, sono sempre stati anzitutto un muro di suono, era quel che amavo del gruppo, e quel pezzo mi pareva musica da Baglioni più che da Consorzio. Tre giorni prima di chiudere il disco, tornato a casa, ero a cavallo: arrivo su un crinale al tramonto e mi vengono le parole, di getto. Vado in studio e gli altri le sentono stupiti fluire come una litania. Quando saliamo sul palco e iniziamo a farla davanti al nostro pubblico, tutti ci rendiamo conto che è un pezzo meraviglioso”.

Tanto da aprire la futura scaletta – su cui non tutto è ancora deciso – del tour. “Maroccolo è stato il primo a vederla come incipit” dice Giovanni Lindo. “Io non ero ancora convinto che fosse l’apertura. Una domenica mattina, come fanno i vecchi di paese, guardo la messa in tv e sento il papa che dice 'siamo in cammino'. Se l’ha detto Maroccolo e l’ha detto pure il papa, chi sono io per oppormi? Che In viaggio sia”.

Un viaggio "comodo", come si confà ai signori di una certa età che ne hanno passate tante. “Come dice Canali viaggeremo ognuno con due macchine, per non frequentarci troppo”, scherza il cantante. In viaggio sarà pure il titolo del film che racconterà questa avventura. “E se c e un film ci deve essere una colonna, chissà che non scappi qualche inedito. Chi vivrà vedrà" dice Ferretti. "Fare nuova musica in studio? Per ora mi pare una prospettiva terribile, ma chissà che non riescano a convincermi" dice Zamboni. "Per ora" aggiunge il cantante "ci basta il fatto di esserci ritrovati e di immaginarci volentieri assieme su un palco a fare canzoni che sono state un pezzo importante della nostra vita. Non sappiamo cosa incontreremo lungo il cammino. Siamo abbastanza vecchi per non farci abbagliare dalla meraviglia, nè abbattere dalla miseria”. 

video frame placeholder

Sta arrivando sera, ci sono di uovi treni da prendere. Il memoriale del massacro tra non molto chiuderà, mettendo un altro giorno di distanza tra oggi e l’orrore. C’è tempo per un “giro di tavolo” con gli altri protagonisti di una storia unica. “Ho desiderato questa cosa così a lungo perché non mi era piaciuto come ci eravamo sciolti”, dice Maroccolo, che spiega come già dal live mitico di Mostar aveva capito che quel capitolo era finito. “A ogni occasione manifestavo agli altri la mia volontà di ritrovarci per fare qualcosa di nuovo, senza impegno. Proponevo di beccarci 15 giorni e fare musica, vedere cosa veniva fuori, se non avesse funzionato avremmo buttiamo via tutto. Per anni ho preso dei no granitici. Quando mi sono messo il cuore in pace, le cose hanno cominciato ad accadere da sole”. 

“I CSI singolarmente sono in viaggio da sempre, nessuno di noi è mai stato fermo in questi anni” chiosa Magnelli. “Fermarsi a volte arrugginisce, ma può servire anche per ripartire meglio”. La sua compagna, Ginevra Di Marco, si dice “contenta e curiosa: mi interessa rivedere quello spazio, di condivisione che si crea ogni volta che i CSI suonano. E sono felice all’idea che questi sei live avranno biglietti a un prezzo giusto: ringrazio OTR per aver fatto questa scelta importante. Nessun ticket è superiore ai 48 euro. Rimaniamo fuori dai canoni maledetti in cui oggi la musica è costretta”.

Tocca a Zamboni, una delle voci più attese. È sempre stato, a ragione, tra i più riluttanti, lui che dal gruppo era stato "allontanato" segnando di fatto l'ennesima trasformazione, quella che diede vita ai PGR. “Ho sempre pensato a questa eventualità come a un incubo. Lo era anche per la reunion dei CCCP. Eppure sono stati tre anni di impegno e lotta, e quel che abbiamo ottenuto è grandemente superiore al peso di quell’incubo. Quando con i CSI ci trovammo ed eravamo in sei, seduti a tavola, senza staff e sovrastrutture di mezzo, mi sono detto: ‘Siamo così pochi? allora forse possiamo metterci d’accordo’. È successo”.

Infine Giorgio Canali, leggenda nella leggenda. “Per tutta la vita ho cercato di staccarmi dal retaggio di CSI e PGR, con i miei progetti successivi ho cercato con tenacia di rimuovere dai miei fan quelli nostalgici di quel periodo. Quando uno mi diceva ‘ma quindi i CSI ritornano?’ io ho sempre risposto ‘col cazzo, mai’. Poi capito che c’erano tanti hater dei CSI che contavano su di me perché quella cosa non accadesse mai. Sono quelli che parlano solo della conversione di Giovanni e di Atreju. Allora ho pensato ‘sai che c e? Vaffanculo. Reunion. CSI’”.

---
L'articolo CSI, ciò che deve accadere accade di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2026-01-24 00:47:00

COMMENTI (2)

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia
  • MarnellAlmogela 2 mesi fa Rispondi

    Il miglior fornitore di servizi di recupero di criptovalute: SAFEGUARD RECOVERY EXPERT

    Credi che i broker truffaldini non ti restituiranno mai i soldi? Sono lieto di informarti che puoi sicuramente riavere indietro i tuoi soldi. Tuttavia, per questo, sarà necessaria la competenza di SAFEGUARD RECOVERY EXPERT. Dopo essere stato truffato di circa 278.000 dollari da un broker disonesto, avevo rinunciato a trarre profitto dal trading di criptovalute finché non ho scoperto SAFEGUARD RECOVERY EXPERT, un fantastico hacker del recupero che mi ha aiutato a recuperare i miei bitcoin persi. Ecco come contattarli:

    WhatsApp: +44 7426 168300
    Email: safeguardbitcoin@consultant…
    Sito web: safeguardbitcoin.wixsite.com/safeguard-bitcoin--1

  • MarnellAlmogela 2 mesi fa Rispondi

    Il miglior fornitore di servizi di recupero di criptovalute: SAFEGUARD RECOVERY EXPERT

    Credi che i broker truffaldini non ti restituiranno mai i soldi? Sono lieto di informarti che puoi sicuramente riavere indietro i tuoi soldi. Tuttavia, per questo, sarà necessaria la competenza di SAFEGUARD RECOVERY EXPERT. Dopo essere stato truffato di circa 278.000 dollari da un broker disonesto, avevo rinunciato a trarre profitto dal trading di criptovalute finché non ho scoperto SAFEGUARD RECOVERY EXPERT, un fantastico hacker del recupero che mi ha aiutato a recuperare i miei bitcoin persi. Ecco come contattarli:

    WhatsApp: +44 7426 168300
    Email: safeguardbitcoin@consultant…
    Sito web: safeguardbitcoin.wixsite.com/safeguard-bitcoin--1