Libra [Veneto] - C.s.o.a. Rivolta - Marghera (VE), 27-02-2002 Intervista

08/04/2002 di Massimiliano Cortivo

Li ascolti mentre sono sul palcoscenico e il suono ti riempie la testa. Ci parli assieme attorno ad un tavolo d'osteria e quasi non percepisci le parole. Sono i Libra, con le loro contraddizioni, la loro energia e la loro grazia. Una miscela che parte dal nome stesso, Libra, nome che sa di forza e di delicatezza.



Partiamo dal titolo dell'ultimo lavoro, "Penso a cose strane". Quali sono queste cose?
> E' questo il bello - ridacchiano - che ognuno ha le sue. Uno magari pensa al proibito, un altro allo stravagante.

Voi?
> Le cose strane per noi sono le incongruenze della vita, della società. Molto lo abbiamo imparato frequentando il Centro Sociale "Rivolta" di Marghera, venendo in contatto con realtà assolutamente lontane dalle nostre, e alle quali normalmente non pensi, non immagini neppure. Ci siamo resi conto che di cose strane, di incongruenze, ce ne sono davvero tante nel mondo.

Nel disco però non ci sono molti riferimenti al sociale
> No, è vero. I nostri testi hanno una dimensione più introspettiva, sovente più personale. Ma attenzione, non hanno niente a che vedere con la poesia, con l'aspetto lirico. Non ci piace proprio l'accostamento poesia-musica. Le nostre canzoni sono delle fotografie che cercano di mettere il più a fuoco possibile delle immagini.

Da un punto di vista musicale c'è una grande varietà di dinamiche: momenti lenti seguono a passaggi fulminei
> Il fatto che nel nostro ultimo lavoro ci siamo sovente cambiamenti di ritmo, pensiamo sia una cosa assolutamente naturale. Ognuno di noi vive di contraddizioni. Noi cerchiamo di esprimere queste contraddizioni nella musica. I brani sono come degli stati d'animo, mica abbiamo sempre gli stessi umori. E' ovvio che dopo un po' di
pacatezza venga voglia di spingere sull'acceleratore e viceversa.

Qual è stata la genesi di "Penso a cose strane"?
> Riteniamo che in questo ultimo lavoro ci sia stata un'evoluzione del suono. Aspetto, questo, fortemente voluto. Abbiamo usato tastiere, synth e curato maggiormente gli arrangiamenti. La pre-produzione poi è stata una specie di via crucis, essendoci rivolti a molti fonici. Avevamo un'idea ben precisa in testa e Geoff Turner ci ha dato una grossa mano nel metterla in pratica".

Suoni particolari, strumentazione vintage?
> Certo. Ma ci teniamo a precisare che il disco è stato fatto con sole 16 tracce.

Nel senso che con 24 sarebbe uscito un prodotto differente?
> Senza dubbio, soprattutto le voci. Ma comunque non ci lamentiamo.

Insomma, soddisfatti o no del vostro ultimo lavoro?
> Non completamente. Non è però una questione di pignoleria; il fatto è che vorremmo ottenere un amalgama e delle sonorità più compatte e più uniformi. C'è anche una questione economica alla base, inutile nasconderlo. Con i mezzi che ci possiamo permettere il lavoro comunque è riuscito bene.

Avete cambiato sovente formazione in questi anni ed è sempre stato un problema di bassista. Trovato l'equilibrio ora?
> Sì, con Alberto le cose sono migliorate, e di molto. Ma è vero, quello del bassista è sempre stato l'anello debole della nostra catena. Cercavamo un musicista secco, che avesse delle caratteristiche rock ma anche qualcosa di punk. Un bassista pulito, insomma. E non è mica stato facile trovarlo.

Sono problemi comuni a molte band quelli dei musicisti
> Anche suonare dal vivo però è un problema non indifferente. E crediamo siano in molti nella nostra stessa condizione: non è facile trovare delle date, dei luoghi dove poter esibirsi. Molti locali poi pagano con il classico rimborso spese. Per band come la nostra che puntano molto sul live, è davvero dura.

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