C’è chi vive la musica come intrattenimento e chi, invece, la trasforma in un ponte tra mondi diversi. Alessio Cazzola appartiene da sempre alla seconda categoria: quella degli artisti che non si limitano a suonare, ma cercano di trasmettere qualcosa a chi hanno davanti, che siano studenti, persone fragili o spettatori dall’altra parte del globo.
Nato a Torino nel 1983, Cazzola ha costruito il suo percorso muovendosi tra didattica, educazione e palchi internazionali. "Di lavoro insegno musica, batteria e basso elettrico - racconta - creando progetti per la diffusione della musica nelle scuole, contro il bullismo e per favorire la partecipazione delle persone diversamente abili". Un impegno che negli anni gli ha permesso di costruire un rapporto profondo con la dimensione comunitaria della musica, vissuta come strumento di espressione e crescita.
Parallelamente, la sua carriera artistica lo ha trasformato in una sorta di musicista itinerante: prima la batteria nelle rock band british torinesi, poi le jam session jazz, fino alle collaborazioni con orchestre in Sud America, Perù, Caraibi e alle esibizioni sulle navi da crociera di lusso selezionate dalla Landau Music di Los Angeles e MSC. "La fantasia deve guidarmi - spiega Cazzola - perché la musica per me è un mezzo per liberare ciò che ho dentro, senza filtri".
È da questa miscela di viaggi, esperienze e catarsi che nasce il suo nuovo singolo, Fiore bianco nel deserto, pubblicato da Orangle Records. Un brano che Cazzola porta particolarmente nel cuore, presentato anche sul palco di Sanremo Rock, che "racconta la storia di un ragazzo che ha avuto una vita difficile ma che, nonostante tutto, riesce a essere felice. È un esempio di resistenza alle difficoltà, di chi non si lascia schiacciare".
Il pezzo si muove su coordinate pop rock con sfumature sperimentali, in cui il lavoro ritmico - frutto della sua formazione da batterista - sostiene un impianto melodico intenso e dal taglio motivazionale. Un equilibrio che richiama i suoi riferimenti: dai Led Zeppelin alla libertà di Frank Zappa, fino alla scrittura più emotiva di Phil Collins. "Definisco la mia musica creativa - dice - perché unisce generi diversi per esprimere emozioni al pubblico".

Il passaggio a Sanremo Rock ha rappresentato uno dei momenti più forti della sua recente attività live. "Quando sono sceso dal palco - ci racconta Cazzola - le persone mi fermavano per dirmi quanto si erano emozionate. Anche quando ero già seduto, gridavano ancora il mio nome. È stato bellissimo". Un episodio che per lui conferma il senso del suo percorso: arrivare alle persone, lasciare un segno, creare un contatto.
Oggi Cazzola vive tra Torino e Lima, continuando a scrivere, comporre e progettare nuovi lavori. Tra i suoi obiettivi ci sono festival, palchi radiofonici e televisivi italiani e internazionali. Ma resta una certezza, la stessa che ripete quasi come un mantra: "Il significato principale del mio lavoro è riuscire a condividere l’amore che sento per la musica col maggior numero di persone possibili". E con Fiore bianco nel deserto questa missione sembra trovare un nuovo capitolo: più maturo, più consapevole e, ancora una volta, profondamente umano.
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L'articolo Da Torino al resto del mondo: le tante rotte musicali di Alessio Cazzola di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-02-15 12:20:00

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