Dal confine nasce un'altra musica: i Rental0012 raccontano Trieste

I Rental0012 raccontano a KING OF PROVINCIA una Trieste multiculturale e di confine, dove il bilinguismo, la scena indipendente e l'identità del territorio hanno dato forma a un progetto che guarda oltre ogni barriera.

Trieste è una città di confine, dove culture, lingue e identità convivono ogni giorno. È proprio da questa complessità che nasce il percorso dei Rental0012, una band cresciuta nella minoranza slovena triestina che ha trasformato le proprie radici in un elemento centrale della propria musica. Tra le difficoltà di fare emergere una scena indipendente lontano dai grandi centri, il valore della collaborazione e la volontà di costruire un linguaggio capace di unire tradizione e contemporaneità, il gruppo racconta come la provincia possa diventare un punto di forza e non un limite. Un viaggio che parte da Trieste, ma guarda ben oltre ogni confine.

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Dove siete cresciuti? Descrivetelo in tre righe.

Siamo nati e cresciuti a Trieste, una città di confine dove convivono lingue, culture e sensibilità diverse. Apparteniamo alla minoranza slovena triestina, un'identità che vive naturalmente tra Est e Ovest. Trieste ha un fascino unico, sospeso tra l'eredità asburgica e il Mediterraneo, e racchiude molte anime.

Tre cose per cui è famosa la vostra città?


La Bora, il carattere ruvido dei triestini e il confine.

Dal punto di vista musicale e artistico, che contesto avete trovato? Come si è evoluto nel tempo?


Trieste è storicamente una città di cultura e letteratura, legata a figure come Svevo, Joyce, Saba e Basaglia. Dal punto di vista musicale, però, la sua posizione geografica la rende piuttosto isolata rispetto al resto d'Italia, mentre mantiene uno sguardo privilegiato verso l'Europa orientale.

Per la nostra generazione la difficoltà principale è la mancanza di spazi e strutture dedicate alla musica alternativa: le etichette sono poche, così come i locali. Eppure esiste una scena viva, coesa e in continua crescita, con realtà come Katana Koala Kiwi, Kalpa, Falesia, Caspio e Ribaltavapori che stanno contribuendo a darle sempre più forza.

C'è qualcuno sul territorio che vi ha ispirato?


La scena triestina è il nostro primo punto di riferimento. I musicisti con cui condividiamo il percorso sono una fonte continua di stimoli e supporto.

Guardiamo con grande ammirazione anche a ciò che è stato il Grande Complotto nella vicina Pordenone e alle istituzioni culturali slovene, che negli anni hanno accolto con entusiasmo la nostra musica e le nostre idee.

Ricordate il primo live della vostra vita? E il locale del cuore?


Il primo concerto è stato un'esibizione piuttosto imbarazzante a un contest musicale di Cervignano, in Friuli. Avevamo sedici anni, un album già pronto, ma nessuna esperienza dal vivo.

In cosa è più difficile, e in cosa più facile, essere una band emergente in provincia?

La difficoltà principale è l'isolamento: creare contatti e costruire una rete con il resto della scena nazionale richiede molta più fatica. D'altra parte, proprio questa dimensione ci ha permesso di costruire un rapporto autentico con la nostra città e con il pubblico locale. In provincia la competizione è meno feroce: o si collabora, o si rischia di scomparire.

C'è qualcosa della discografia di oggi che non accettate?


Le criticità sono molte. La digitalizzazione ha trasformato la musica in un prodotto sempre più veloce da consumare e sempre meno capace di valorizzare il lavoro degli artisti. Le piattaforme di streaming sono sistemi opachi che garantiscono pochissima tutela economica a chi crea musica, mentre l'artista viene spesso trattato come un contenuto usa e getta.

Noi continuiamo invece a credere nel valore del live: nessuna piattaforma potrà mai sostituire l'incontro tra musicisti e pubblico.

Ci sarebbero poi molti altri temi, come la condizione delle donne nell'industria musicale, soprattutto quando non rispondono agli stereotipi richiesti dal mercato, ma ci fermiamo qui.

Come nasce il progetto Rental0012?


Rental0012 prende forma alla fine del 2019, quando eravamo ancora studenti delle superiori. Il chitarrista propose di mettere insieme una band con la cantante e il batterista, a cui poco dopo si aggiunse un quarto componente. Poco dopo arrivò la pandemia. Abbiamo iniziato a lavorare a distanza, scambiandoci progetti digitali, per poi ritrovarci in sala prove appena è stato possibile. Per questo ci definiamo "apolidi digitali": la dimensione online fa parte della nostra storia fin dall'inizio.

Quanto ha inciso il luogo in cui siete cresciuti sul vostro suono?


Moltissimo. Trieste è la protagonista silenziosa della nostra musica.

Nei nostri brani convivono italiano e sloveno, proprio come nella nostra quotidianità. Cerchiamo di costruire un paesaggio sonoro che racconti la nostra identità, il nostro orgoglioso provincialismo, l'amore per le nostre radici e, allo stesso tempo, la curiosità verso ciò che ci sta oltre il confine.

Quali sono state le sfide più grandi del vostro percorso?


La sfida più grande è ancora oggi trovare nuovi contatti e nuovi luoghi in cui suonare. Allo stesso tempo abbiamo dovuto imparare a confrontarci con la sostenibilità economica del nostro lavoro: spesso il tempo, l'impegno e le competenze richieste per fare musica non vengono riconosciuti come dovrebbero.

Anche l'ingresso nel mondo discografico è stato impegnativo: è un ambiente in cui bisogna imparare rapidamente a distinguere le opportunità da chi prova semplicemente ad approfittarsi dei giovani artisti.

C'è un messaggio ricorrente nella vostra musica?


Vorremmo raccontare il grido della nostra generazione. Una generazione che esiste, che non vive soltanto attraverso uno schermo e che ha ancora voglia di cambiare le cose. Crediamo nell'amore, nella cultura, nella musica come strumenti di trasformazione e nel valore della multiculturalità e del plurilinguismo. Le nostre radici romanze e balcaniche convivono naturalmente e ci ricordano che le differenze possono essere una ricchezza.

Come definireste la vostra evoluzione artistica?


La nostra crescita artistica è andata di pari passo con quella personale. Siamo cresciuti insieme alla band e abbiamo imparato, passo dopo passo, a riconoscere il nostro suono, il nostro linguaggio e i messaggi che vogliamo trasmettere.

Abbiamo capito che nessuno regala nulla, che il cambiamento nasce dal basso e che la cultura può davvero trasformare le persone. Quello che era nato come un progetto adolescenziale quasi casuale è diventato, con il tempo, il nostro futuro.

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L'articolo Dal confine nasce un'altra musica: i Rental0012 raccontano Trieste di Redazione è apparso su Rockit.it il 2026-07-24 13:16:00

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