Arturo arriva da Sassari, una città che porta con sé un patrimonio culturale importante e un legame profondo con la natura della Sardegna. Nel suo percorso artistico, però, il territorio diventa soprattutto uno spazio di ricerca interiore: un luogo da cui partire per costruire una musica che rifiuta le logiche del mercato e sceglie di mettere al centro autenticità, consapevolezza e contenuto. In questa intervista racconta il rapporto con la sua terra, gli inizi del progetto e la visione che guida ogni suo brano.

Dove sei cresciuto? Descrivilo in 3 righe.
Sono nato e cresciuto a Sassari, nella mia amata Sardegna. Un luogo che porto dentro e che continua a essere una parte fondamentale del mio modo di vedere il mondo e di fare musica.
Tre cose per cui è "famosa" la tua città/paese?
Non credo che Sassari sia così famosa (ride), ma vanta un patrimonio storico e culturale enorme, che purtroppo potrebbe essere valorizzato molto di più.
Da un punto di vista musicale e artistico, che contesto era e come si è evoluto nel tempo? C'erano locali, etichette, altri artisti?
Pur essendo nato nel 2001, ho avuto la fortuna di crescere respirando gli ultimi anni di una scena molto viva, fatta di giovani che vivevano l'arte ogni giorno: skater, breaker, rapper, musicisti, writer, pittori e scultori. C'era un'energia creativa che si percepiva per strada.
Ancora oggi esistono realtà che continuano a tenere viva quella cultura, con locali come l'Abetone e il Quod che ospitano sia artisti affermati sia progetti del sottobosco musicale.
C'è qualcuno che ti ha ispirato sul territorio (artisti, promoter, figure di riferimento)?
Per la mia generazione, soprattutto nell'ambito rap, una figura fondamentale è stata senza dubbio Salmo agli inizi del suo percorso. Per molti di noi è stato il primo a dimostrare che dalla Sardegna si poteva arrivare ovunque.
Ricordi il primo live della tua vita? Quando, dove e com'è stato? Il locale del cuore sul territorio?
Non lo dimenticherò mai. Era il 2019 e avevo appena pubblicato il mio primo brano, che aveva ottenuto un discreto riscontro. Mi inserirono nella line-up di giovani artisti emergenti del Touch Club e ricordo ancora l'emozione di vedere il pubblico cantare la mia canzone.
In cosa è più difficile, e in cosa è più facile, essere un artista emergente in provincia?
Personalmente non ho mai percepito grandi difficoltà. Forse l'unico limite è quello geografico: essendo un'isola, spesso l'attenzione di chi cerca nuovi talenti si concentra quasi esclusivamente sulla penisola.
Di contro, qui il pubblico è molto attento all'opera più che al personaggio. Quando suono sento un ascolto sincero, quasi familiare. È come se si facesse musica tutti insieme, e questo per me ha un valore enorme.
Una cosa che non capisci o accetti della discografia di oggi?
Più che non capirla, credo di averla capita fin troppo bene. Oggi molte major sembrano interessate soprattutto al profitto e molto meno al talento o alla persona che c'è dietro un progetto artistico. È anche per questo che spesso le classifiche sono dominate da brani che, personalmente, faccio fatica a considerare davvero canzoni. Lo accetto? Sì. Non mi interessa negare il diritto di esistere a nessuno. Semplicemente percorro una strada diversa: quella di una musica che cerca di lasciare un messaggio e contribuire a una società più autentica, consapevole e umana.
Come e quando ha inizio il tuo progetto artistico?
Credo che sia nato come una forma di salvezza. Durante l'adolescenza mi sentivo disperso, attraversato da quei "fiumi neri" che tanti ragazzi conoscono. La musica è stata ciò che mi ha spinto a cercare qualcosa di più alto, qualcosa che invece di distruggere fosse capace di creare.
Quanto e come il luogo in cui sei cresciuto ha inciso nello sviluppo di idee e sound?
Ha inciso tantissimo. Nei miei testi la natura è una presenza costante, una vera musa. Essere cresciuto in Sardegna significa avere intorno paesaggi che sembrano rimasti intatti, quasi sospesi nel tempo. È lì che torno quando ho bisogno di ritrovarmi, ricaricarmi e trovare nuove ispirazioni.
Quali sono state le sfide più grandi che hai affrontato nel tuo percorso artistico fino ad oggi?
Le sfide più grandi sono sempre state quelle con me stesso. Non ho mai sentito veri ostacoli esterni, ma piuttosto dubbi interiori: "Ce la farò?", "Piacerà?", "Verranno ai concerti?", "Ascolteranno il nuovo pezzo?".
Sono pensieri che fanno parte del percorso di qualsiasi artista. Col tempo ho imparato a lasciarli scorrere e a non farmi bloccare, continuando semplicemente a fare musica. Alla fine è questo che conta davvero.
C'è un messaggio o un tema ricorrente che vuoi trasmettere con la tua musica?
Può cambiare forma, colore o suono, ma il messaggio è sempre lo stesso: cercare di diventare ogni giorno la versione migliore di me stesso, conoscermi più a fondo e superare i limiti che spesso è la mia stessa mente a costruire. Se questo può contribuire anche solo un po' a rendere il mondo più sereno e consapevole, allora la musica ha già fatto il suo lavoro.
Come definiresti la tua evoluzione artistica dall'inizio fino ad oggi?
La definirei come un continuo gioco di luci e ombre. Un percorso fatto di momenti di consapevolezza e altri di totale scoperta. È un'evoluzione sorprendente, che continua ancora oggi e che spero non smetta mai di stupirmi.
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L'articolo Dalla provincia sarda una musica che guarda oltre il rumore di Redazione è apparso su Rockit.it il 2026-07-21 12:05:00
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