Dardust, guarda in anteprima il video di "A Morgun" e leggi l'intervista Intervista

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16/11/2017 di

Si chiama Gran Finale (come il titolo di un suo brano) ma non è la fine. Gli ultimi live del tour di Dardust sono l'occasione per fare il punto su tre anni di viaggi, viaggi veri e propri – da Berlino a Londra passando per Reykjavik – e viaggi in un mondo musicale dove parlare di confini ha sempre meno senso, e per sconfinare dal pop all'elettronica alla classica non serve il passaporto ma solo una visione. Quella che Dario Faini ha, e che ci racconta qui, presentando in anteprima il video di "A Morgun (IISO remix)", brano tratto dal suo ultimo ep "The New Loud".

Parliamo subito di questo “Gran Finale Tour”.

Questo tour è il riassunto di tre anni di live: siamo partiti dal primo album "7", realizzato a Berlino, poi abbiamo fatto un tour successivo al primo disco, poi è stato fatto il secondo album stavolta in Islanda, e un tour che aggiungeva materiale al primo anno, e questo sarà proprio il riassunto finale di tutto il nostro percorso live. Quindi sarà diviso in due parti, dato che Dardust ha proprio questa doppia anima, composta da quella più neoclassica ed emozionale e quella più elettronica, chiamiamola loud: si parte nella maniera più soft ed emozionale per poi andare nella parte strong, e infatti le due parti dello show sono divise in “Slow Is” che è la prima e “The New Loud”, la seconda, che poi sarebbero questi due spin-off che sono usciti quest'anno, “Slow Is”, con il quintetto d'archi, e “The New Loud” che è l'ultimo.

E a livello scenografico, di visual?

Ci saranno cambiamenti, ovviamente nella scaletta, ci sarà un inizio diverso, ci saranno dei visual nuovi, e poi ci saranno degli ospiti, che in alcune date faranno sicuramente la differenza.

Sappiamo che ci sarà Wrongonyou, ce ne saranno anche altri quindi?

Sì, c'è Wrongonyou a Londra e Bologna, c'è Paradiso a Roma, poi Ermal Meta e a Milano Carucci degli Ex-Otago, e ad Ascoli Piceno i La Rua che sono proprio del posto.

Questo titolo dato al tour, Gran Finale, suona molto importante, definitivo. Ci sarà un nuovo inizio dopo?

Gran Finale è il nome di una traccia, non volevo essere troppo enfatico nel dare il nome a questo tour, è semplicemente perché sono le date finali di questi tre anni. Come dicevo, Gran finale è una traccia di "Birth", il secondo disco, è ovvio che adesso si riparte, con il nuovo album che faremo a Londra, perché questa è una trilogia: Berlino, Islanda e il terzo album che registreremo a Londra appunto, quindi si parte subito. Tra l'altro la data del 26 novembre al Cargo sarà l'occasione per vedere degli studi e iniziare a settare la nuova produzione.

Una domanda un po' stronza e da periferia dell'impero: molte volte gli italiani si fanno vanto di suonare all'estero, ma poi ai concerti ci sono solo altri italiani. Gli inglesi a Londra ci vanno a vedere Dardust, e più in generale a vedere concerti di stranieri “provinciali”?

Ti dico una cosa, Dardust potrebbe avere come difetto il fatto di non avere la voce, perché comunque è un progetto particolare, molto outsider per certi canoni. Però allo stesso tempo proprio grazie a questo, quando siamo all'estero - abbiamo già suonato in Olanda, in Turchia, in Texas - la cosa importante è che grazie a questo riusciamo ad arrivare anche fuori in maniera netta e decisiva. Basta vedere il nostro disco su Spotify, praticamente gli ascoltatori sono tutti all'estero, siamo a più di dieci milioni di streaming totali dei brani più ascoltati, che sono numeri altissimi. Quindi per quanto riguarda Dardust devo dire che quello che poteva essere un punto a sfavore a livello di comunicazione, per l'estero diventa un'arma vincente, quindi dovunque suoniamo la ricezione è incredibile, speriamo lo sarà anche a Londra.

Invece in Italia come ti sembra l'attenzione alla musica dal vivo, trovi che ci sia difficoltà, anche, banalmente, a trovare location per fare una musica di un certo tipo, proposte diverse e particolari?

Per quello che mi riguarda io ho cercato di adattarmi a tutti i contesti, quindi dai club ai festival al teatro. È ovvio che per me l'obiettivo sarebbe il teatro, sarebbe la fruizione in quel contesto lì, perché il nostro è un'experience più che un live, e quindi mi piacerebbe sempre più puntare sul lato esperienziale, emotivo dello spettacolo, piuttosto che sul live punto e basta. Ci sono degli scenari un po' più sperimentali, però a livello di location direi che ad oggi non mi è mai capitato di suonare in posti particolari se non al Castello Sforzesco, ma non credo sia una location così particolare,e c'è tutta una stagione, anche se è stato uno dei live più belli che abbia mai fatto. E quindi sì, credo che sul lato sperimentale della location ci sia un po' da fare, ma è una cosa legata molto anche all'immaginario del nostro stile, perché all'estero vedo che molti fanno dei live ad esempio nelle chiese, c'è più fruizione su quel lato lì, in Italia è ancora un po' da scoprire. Però credo che il teatro, gli auditorium, siano per adesso la nostra location perfetta.

Quali sono i tuoi brani preferiti da suonare live?

Ci sono tre brani che sono “Birth”, che è il più ascoltato sicuramente, poi “Sunset on M” che è stato il primo, e poi “Lost and Found” che ho scritto e arrangiato insieme a Davide Rossi, sono quelli che amo di più dal vivo però c'è anche “Bardaginn”, che è questo momento che il pubblico ama tanto e che allo stesso momento è spiazzante per chi ama la roba più emozionale, dove c'è questa parte percussiva molto potente che crea uno stacco fra prima e seconda parte ed è un momento davvero d'impatto. E poi live mi piace tanto suonare i tributi che ho dato ai personaggi che mi hanno ispirato, quindi c'è un momento in cui rielaboro - io li chiamo rework - “Il carnevale degli animali” di Camille Saint-Saëns, oppure ho messo un inserto dalla colonna sonora di E.T., un passaggio di John Williams che mi piace tantissimo, sono proprio i credits. Anche contaminazioni lontane: nella parte finale c'è Fatboy Slim con un campione di David Bowie, mi piace sempre mischiare e non bloccarmi nelle categorie, mi piace allargare e contaminare dalla A alla Z tutti i miei gusti.


Per quanto riguarda i dischi invece, come scegli gli ospiti?

Wrongonyou, per esempio, era per me la voce italiana più esportabile, più internazionale, mi piaceva proprio il timbro vocale, mi piace l'attitudine che ha nel songwriting ma anche nella produzione, l'ho sempre seguito e l'ho sempre amato tanto, quindi mi sembrava il testimonial perfetto per avere per la prima volta la voce sui nostri brani. Yakamoto Kotzuga l'ho sempre seguito perché lo ritengo forse il più talentuoso della nostra nuova scena elettronica, e gli Anudo li ho incontrati in varie date, li ho visti dal vivo e mi sono innamorato di questo live dal grande impatto. Quindi ho scelto questi proprio perché li trovavo molto affini al mio modo di fare. E poi gli IISO, che fanno questo live in questo cubo illuminato... Sono sempre proposte che ho trovato molto interessanti, e quindi ho voluto collaborare con loro.

Da spettatore invece quali sono per te i live più interessanti in questo momento?

Ho visto Sohn e l'ho trovato un live di un'eleganza e di una potenza incredibili, sia a livello di produzione che vocale, l'ho trovato pazzesco. Ho visto i Sigur Rós e l'ho trovato un live altrettanto potente, anche se loro non escono con un disco da un po' di tempo, però a livello scenografico, con questo gioco di luci nuovo, meraviglioso. Come italiani, a parte gli IISO mi è piaciuto Mudimbi, che tu magari dici che cazzo c'entra, però l'ho trovato totalmente fuori dalle righe e assolutamente fuori da tutto quello che c'è adesso nella scena indie italiana, a livello proprio di rituale del live, l'ho trovato bizzarro, allo stesso tempo rétro e moderno e contemporaneo, con degli elementi kitsch ma che sono studiati, quindi nel totale d'impatto, e comunque una proposta diversa. Poi l'altro giorno ho visto il live di Fibra e l'ho trovato potentissimo, certo un altro contesto, però...

A questo proposito, una domanda che ti fanno sempre e io non voglio essere da meno: indie, mainstream, ha ancora senso distinguere? Secondo me mai come quest'anno sono stati abbattuti praticamente tutti i confini che li separavano, al punto che non hanno proprio più senso le stesse parole, sei d'accordo?

Io posso dire che il pop, lo standard pop, la forma canzone pop, l'immaginario pop, era andato tutto un po' in crisi, aveva bisogno di nuovi colori, che gli sono stati dati dall'indie. Secondo me c'è stato un movimento da entrambe le parti: il pop era andato in crisi e l'indie se n'è appropriato riportando nuova vita all'immaginario pop, e allo stesso tempo se n'è lasciato contaminare. Non c'è più il genere indie o alternativo, non è certo come quello degli anni novanta, ha un po' smussato le forme, è diventato più popular, e questo te lo dimostra anche il fatto che io per esempio, che vengo da quel mondo, la metà della mia attività è quella di essere songwriter, mi sono trovato appunto a collaborare con Tommaso Paradiso, Levante, Calcutta, questo ti fa capire che è cambiato proprio il sistema.

In un'intervista di questa estate dicevi che avevi in mente di fare un corto, come procede?

L'idea del nuovo disco era quella di fare una sonorizzazione di un mediometraggio invece di fare i soliti videclip. Quello che avevo in mente era proprio fare una colonna sonora di un mediometraggio, però non lo so, era un'idea, bisogna vedere se è realizzabile, in che termini, poi io faccio sempre così: metto dei paletti prima in modo da essere stimolato, e poi vado da tutt'altra parte, quindi non so cosa succederà.

Ti cito ancora: “Non ho più vent'anni e potevo starmene a casa invece ho scelto di salire sul palco”. Lo sai che ormai dal vivo tirano di più i sessantenni dei ventenni?

Ma anche fino a ottant'anni! Non so, io mi ritengo veramente strano come percorso, ma credo che nella musica in generale non ci sia una regola. Il fatto che io a 41 anni mi trovi a fare un progetto mio e a suonare dal vivo ti fa capire che è tutto singolare. Secondo me l'importante è crederci, magari non diciamo proprio così perché suona un po' da baci perugina... L'importante è avere una visione e attuarla, cioè renderla concreta. Lo puoi fare a 40, 50, 60 anni, qual è il problema?
Poi come dicevi tu ci sono sempre state queste divisioni, ma io ci tengo a dire una cosa, perché mi ritengo sempre un po' fuori dai giochi, perché Dardust fa musica classica che classica non è per i puristi, per la scena elettronica più pura è la stessa cosa: Dardust non è sposato alla scena purista elettronica, così come alla scena indie. A livello live non è il concerto di un pianista e non è il concerto crossover... Quindi immagina me, che a 41 anni arrivo con una cosa così: dovevo essere già a casa, oppure non partire per nulla, invece ho avuto questa visione, ci credo, l'ho portata a termine e mi sembra che stia dando dei risultati, e questo significa che nella musica non bisogna mai credere nelle categorie e nelle regole, bisogna credere solo nelle proprie visioni.

Le date del "Gran Finale Tour"

24 NOVEMBRE TORINO – HIROSHIMA MON AMOUR 

25 NOVEMBRE BOLOGNA – LOCOMOTIV CLUB 

26 NOVEMBRE LONDRA – CARGO + WRONGONYOU 

02 DICEMBRE ASCOLI PICENO – TEATRO VENTIDIO BASSO

15 DICEMBRE MILANO – SANTERIA SOCIAL CLUB 

17 DICEMBRE ROMA – AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA (SALA PETRASSI)

Tag: intervista nuovo video

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