Nuove Tribu' Zulu - DARSENA, CASTIGLION DEL LAGO, 18-08-2001 Intervista

01/09/2001 di Simona Cortona

Dovevo fare un intervista… ma sono stata sommersa e anche un pò spiazzata da un fiume di parole, una carica emotiva e una consapevolezza che poche volte mi è capitato di sentire in un gruppo di giovani musicisti. Una bella disquisizione di filosofia, di politica, di etica, di globalizzazione, di problemi, di sociale, di spirituale, dove per un momento la musica è stata messa in secondo piano e si è cercato un confronto tra persone con animi gentili…Poi il concerto. E l’atmosfera cambia, tutto diventa festa, tutto prende vita, tra le parole, tra i suoni, grazie ai loro ritmi allegri fatti di musica popolare e rock metropolitano, di polke e tarantelle, riuscendo a creare sinergie esilaranti tra artista e strumenti. Le Nuove Tribu Zulu hanno fatto della musica il mezzo per “scardinare luoghi comuni”; l’accessorio per veicolare messaggi positivi …per gridare a gran voce che “la rivoluzione passa dalla coscienza” ma anche che “il sentimento vola via… non c’è vita senza allegria”.

Un grazie particolare a Laura di Nitto per la sua assistenza.



Rockit.La prima domanda che vi faccio è questa: da gruppo rock underground, i Ciclone, a band che suona sulla strada, come e perché avviene questo cambiamento?

Andrea. “La motivazione più profonda è stata la consapevolezze che nel 1990 Roma presentava pochi spazi a livello creativo. Noi intendiamo l’arte come mezzo di espressione dell’individuo, crediamo in una sua elevazione sociale, spirituale, intellettuale. Questo è stato sempre il nostro presupposto per fare musica. Nel 1990 ci rendevamo conto di suonare molto poco, spazi idonei non c’erano ancora e Roma viveva una forte pressione politica anche da parte del Vaticano.

Questo ci ha spinto ad andare sulla strada, per cercare di superare i luoghi deputati, i classici dei concerti dal vivo, spinti anche da un’esigenza di pressione interiore data dalla situazione politica del tempo. Da li a poco sarebbe esplosa con tutta la sua fragranza Tangentopoli e quindi la scelta della strada era necessaria per cercare un contatto diretto con la gente, cercando le nostre verità… quelle tra la gente, suonando in spazi come la metropolitana, come le piazze, Piazza Navona in particolare. Tutto questo con parecchie difficoltà visto che non c’era e non c’è una legge che tutela gli artisti di strada. Con l’associazione Stradarte abbiamo combattuto per l’affermazione di questa legge ma tutto è rimasto nell’aria, anche se la giunta di sinistra in qualche modo ha cercato di agevolare alcune situazioni. Noi ci sentiamo artisti di strada in quanto la nostra scelta non è stata un’esigenza dettata da bisogni primari, l’attività di strada è una scelta consapevole significa cercare l’esperienza diretta che noi chiamiamo anche: “il linguaggio del cuore”.

“Sulla strada” che è anche il titolo del cd uscito con il Manifesto è un pò il diario di un viaggio che raccoglie questi anni di esperienza, in cui c’è stata la presa forte di coscienza di voler stare sulla strada incontrando uomini, donne, bambini. Tutto questo corrisponde ad emozioni, sensazioni forti, amore e gioia ma anche molta paura, repressione, tanti sogni infranti…. Tanti individui che non sono stati messi in condizione di andare incontro al loro sogno di vita, alla loro realizzazione più profonda, e girando l’Italia in lungo e in largo, abbiamo visto che questa era la cosa che univa il nostro paese e ciò che tanta gente ci diceva era: “ io avrei voluto fare…. Io forse sarei questo… ma io forse…” Da qui ancora più forza e più convinzione nell’attività sociale e questa si è raffinata ancora di più in quest’ultimo anno grazie ad un progetto chiamato “Fatti di vita”, realizzato insieme alla cooperativa Athos Tech che ci ha permesso di fare anche un concerto in una comunità di tossicodipendenti.”

Rockit. Aspetta, aspetta, ho proprio una domanda su questo.. Nel progetto contro le droghe sintetiche che sta portando avanti la coop. Athos Tech si afferma che la musica è uno dei mezzi di comunicazione più efficaci (tra le attività contro l’uso delle droghe sintetiche la coop Athos ha in cantiere la realizzazione di un brano musicale dance, ndr). Pensi veramente che creare un brano musicale che giri per le discoteche sia una campagna efficace? Non credi che il problema stia a monte? E il disco è stato realizzato?

Andrea. “Il disco è stato stampato e abbiamo già finito le prime 3000 copie. Kataweb ha appoggiato questa iniziativa dandoci la possibilità di scaricare il pezzo per una settimana gratuitamente dal nostro sito. Le campagne fatte fino adesso le ritengo inutili perché del problema droga non se ne è mai fatta prendere coscienza, e noi siamo consapevoli che la droga è l’iceberg delle dipendenze.

Noi con la nostra musica vogliamo mettere in risalto il problema di questa società, noi crediamo che questa sia una società che venda morte… morte nel senso che finché ci sarà una società che guarda all’individuo come uomo economico, come uomo produttore di cose, finché sarà il politico che guarderà agli interessi dell’economo, qui tocchiamo anche il G8, allora questa sarà ovviamente una società con uomini produttori di cose e non uomini totali. Per totali intendo uomini che non possano dipendere solo da un lavoro ma individui che passano la loro vita insieme alla cultura, alla società… non stiamo parlando di passatempi, parliamo di una società di uomini realizzati, una società che analizzi i problemi dell’individuo: la malattia, la morte, il mistero, cose a cui secondo noi il marxismo non dato risposte positive…”
Roberto. “Logicamente i problemi sono enormi… Quando parliamo di globalizzazione, di droga, di dare il diritto a tutti di esprimersi, non stiamo parlando di cose piccole, questi sono problemi che l’uomo se ne occupa da quando è stata creata la società stessa. Bisogna non dipendere dal potere, non rimanerne schiavi ma farne parte come possibilità di evoluzione… Nello stato attuale la situazione non è per niente chiara, non c’è un modo come fare e l’esempio di Genova è chiaro: lì, ha regnato l’iniziativa individuale! Come gruppo ci stiamo occupando di grandi problemi ma vogliamo prendere una posizione precisa! Come quella di andare per la strada, come quella di parlare delle droghe, consapevoli del fatto che questi problemi non puoi risolverli ne con un brano ne tanto meno andando in discoteca a parlarne… ma intanto la nostra totalità avviene nel momento in cui prendiamo una posizione rispetto a questo.”

Rockit. Ma non pensi che la famiglia abbia un ruolo, o meglio sia più vicina a veicolare certi messaggi?

Roberto. “Hai centrato il problema! Tu ti metti i piercing, fai il ribelle, ma poi dentro il tuo nucleo familiare non hai mosso assolutamente niente, non hai fatto niente per raggiungere un discorso di evoluzione, di movimento… o come avviene spesso quando vedi quei gruppi musicali che criticano un sistema e poi nel loro piccolo non riescono a migliorare niente! Il discorso della strada è un nostro discorso individuale, una nostra personalissima scelta. Quello di non appoggiare per esempio il discorso sulla marijuana è perché noi siamo delle persone coerenti; se decidi di schierarti contro un sistema che ti costringe, allora lo devi fare fino in fondo… non puoi essere opportunista!”

Rockit. Si ma dall’altra parte dobbiamo rendere liberi, coscienti, consapevoli questi ragazzi del loro diritto di scelta…basta con le costrizioni!!

Roberto. “Ma in fatti il problema è questo, drogarsi non è una scelta è diventato un fattore di moda, è uno status symbol lo scegliere una droga rispetto ad un’altra. Questa è la distorsione che la società ci sta proponendo! Adesso ed è arrivato il momento che non solo le parti politiche ma anche gli stessi musicisti, i locali, i centri sociali affrontino questi discorsi.”
Andrea. “A questo proposito vorrei anche fare un discorso sulla disciplina. Per disciplina, non in senso fascista, intendo unità di gruppo, unità psicologica, unità rivoluzionaria e in questo Che Guevara era chiaro… noi, oggi come oggi, dobbiamo essere molto coscienti, noi prevediamo che la prossima rivoluzione sarà la rivoluzione della coscienza, intesa come scatto di qualità, come meccanismo interiore: tu prendi coscienza di un meccanismo globale. Non è più il tempo secondo noi delle dipendenze, noi siamo per l’eternità intesa anche come continuità… la casa, la macchina sono cose che passano…
Guarda il problema del G8, questo è tutto un discorso di tatticismo… noi dobbiamo fare in modo che questi signori risolvano il problema primario di alcuni paesi… noi adesso ci permettiamo nell’opulenza occidentale di filosofeggiare perché abbiamo acquisito una coscienza politica, una coscienza sulla pelle degli altri, con gente che è morta in piazza per noi…
E qui vorrei anche attaccare un donchisciottismo della sinistra che si deve impegnare veramente anche là dove c’è gente che non riesce ad alzarsi in piedi perché non ha un pezzo di pane…Questo è un discorso di collettività, di gente che deve essere trattata alla pari, di coscienza: diamo a tutti la stessa possibilità di coscienza e di scelta! Noi abbiamo fatto due viaggi in India…”

Rockit. Ehm scusa…. Avrei una domanda anche su questo… posso? ( aiuto mi sento un po’ fagocitata dalle parole….). Parliamo per favore di questi due viaggi in India? Siete andati alla ricerca di cosa?

Andrea. “Avevamo l’esigenza di vedere quello che succedeva in India. Là rispetto a noi sono mille anni indietro per alcuni aspetti, mentre per altri sono mille anni avanti. Noi in India cercavamo una visione della realtà, noi abbiamo sempre approfondito la realtà andandogli incontro, non crediamo che la realtà sia un fatto che si possa dibattere in un salotto, la realtà va affrontata… Non è un caso che io e mio fratello quando ci fu proposto di lavorare in un capo Rom noi abbiamo accettato… Andare a vedere direttamente, dalla nostra prospettiva, cosa succedeva sulle strade dell’India e lì abbiamo trovato tantissima miseria, ma anche tanta apertura spirituale… è qui ritorno al discorso sulla sinistra che non prende in esame domande importanti sull’uomo come: dove stiamo andando? Che cosa è la morte? A queste risposte la sinistra non può scappare… nel 1972 il PCI negava ancora la psicanalisi, i sogni… grave danno, oggi dico ok era un limite del tempo ma noi siamo fatti di sogni, noi dobbiamo riprendere in mano anche le situazioni che fanno parte dell’uomo come la contemplazione, quello che succede quando chiudiamo gli occhi e ci arrivano delle immagini, l’unione tra spirito e materia…oriente ed occidente che si incontrano…”
Roberto. “Ma infatti per parlare anche in termini musicali, in India ci sono venuti tutta una serie di impulsi che noi abbiamo cercato di approfondire il più possibile. La scelta di andare per strada era rendersi conto di cosa significasse in questo periodo fare musica. Il discorso dell’India è sempre stato un mistero che spesso ritorna… L’India è stata la prima tappa per una sperimentazione di gruppo oltre che musicale, proprio per vedere con i nostri occhi che cosa era questo paese…”

Rockit. La mia domanda però era legata anche ad un altro discorso e cioè: tutta questa ricerca di spiritualità, di introspezione, la Nuova Era, non vi porta un po’ fuori dalla realtà…
Andrea. “No, no, profondamente sul quotidiano…Noi crediamo profondamente nell’incontro tra spirito e materia… io dico no alla new age quando diventa un palliativo... non sarà certo la cristalloterapia che ti risolve il problema, non è neanche lo yoga… Il problema è come tu agisci nel quotidiano a livello di coscienza, l’individuo deve andare avanti nelle sue scelte quotidiane. Il discorso sulla famiglia, rispetto al distacco tra genitori e figli, dimostra che ancora oggi i genitori non guardano ai figli come individui, alle loro scelte individuali, ma i figli devono essere ancora una loro proiezione… e qui ritorna anche il discorso sulla società che dalla base deve aiutare l’individuo ad emergere, non dobbiamo più parlare di mio, di tuo… deve cominciare a subentrare il discorso del noi, la collettività, la società…c’è una frase profonda di Marco Aurelio, nota siamo in epoca romana, che dice: “la mia patria è il cosmo”, non siamo internazionalisti, siamo cosmopoliti, stellari…”
Roberto. “Anche il musicista sta prendendo troppa concretezza, il musicista deve essere un visionario ed è pure giusto che si faccia carico di certi problemi che spesso la gente non addetta ai lavori non si pone…. L’artista, il musicista, il pittore deve andare al di là della materia…noi ci perdiamo anche in discorsi spirituali proprio perché è importante che si vadano a toccare certi punti per portare cose nuove…”

Rockit. Ma tu credi che la musica riesca a far arrivare questi messaggi al suo pubblico?

Roberto. “Ma se li filtri e li vivi quotidianamente è facile che arrivino, nel senso che se tu vivi la tua esperienza di musicista ogni giorno credendolo… tu sei un musicista e anche la gente che non conosce la tua musica lo percepisce, percepisce la tua verità… il grande pubblico è molto sensibile e questo il musicista lo sa e nella tua verità non fallisci quasi mai… trasmettere è forse vivere prima, bisogna vivere per poi trasmettere…”
Andrea. “Ogni individuo è un’antenna, ha la sua storia, il suo percorso, il musicista è un privilegiato perché la musica è un grande mezzo, però ognuno di noi deve imparare a fare della propria vita un’arte, diventare artisti e artefici della propria vita. Quando ci riempiamo la bocca di parole effettivamente il corrispettivo deve essere una vita vissuta su quanto dici… il tuo messaggio è questo, sennò cade tutto. E qui attacco i politici di oggi, Berlusconi è la menzogna al potere insieme a tutto il suo governo e noi diciamo che quando tu incarni una verità e quando la verità viene repressa profondamente nella tua vita allora Tu sarai l’antenna che può trasmettere a tutti… Non è un fatto di musicisti, né di musica… sei te e noi siamo suono…”
Roberto. “Crediamo anche nell’impegno totale…”

Rockit. Aiuto….ma siete sempre così positivi, così carichi??

Roberto. “La cosa è questa: noi avvertiamo il pericolo stando sulla strada che gruppi come noi riducano tutto ad un discorso commerciale. La musica come tappezzeria… noi sentiamo l’esigenza di riportare ad un certo livello il ruolo dell’arte che grazie alla televisione si sta perdendo. La tv ne ha fatto un discorso opportunistico della musica, ha sminuito l’arte e noi essendo persone che vivono di questo, ma non solo economicamente, ma come individui, sentiamo il pericolo vicino…la nostra scelta è proprio quella di non fossilizzarci troppo in pippe mentali, ma anzi prendere la musica e agire nel modo più solare possibile… il musicista deve saper riformare le angosce della società e renderle oggetto di riflessione…”
Andrea. “Anche la depressione fa parte del gioco… la nostra vita ,il nostro respiro, un’inspirazione e un’espirazione, contrarre ed espandere… noi diciamo che l’evento non è il palco, ma è la nostra vita, anche quest’intervista è un evento, (anche per me, sicuramente…ndr), ma noi siamo noi… siamo noi nei vicoli, al mare, nella quotidianità più profonda e siamo noi quando riusciamo a prendere coscienza di ogni nostra gestualità e a considerare l’uomo come evento totale…”

Rockit. Time out…. Parliamo un po’ del cd?

Roberto. “E’il frutto di questi dieci anni. Dovevamo aspettare perché di cose da macinare ne avevamo tante e forse nel 1991 non eravamo un gruppo a tutti gli effetti ma una situazione che andava sulla strada a sperimentare. Poi abbiamo sempre più preso consapevolezza di essere gruppo e di avere una funzione sociale e la scelta del Manifesto (il cd è in vendita solo con il Manifesto e nelle Librerie Feltrinelli,ndr) ci è sembrata opportuna…
Quello che penso adesso è che l’attesismo è deleterio quando non è tattico. Noi viviamo nell’azione e la realtà è andare incontro a se stessi anche facendo le cose… dopo di che se tu fai, poi le cose vengono a te e quindi sia il cd che il video sono stati autoprodotti… il Manifesto è venuto dopo.”

Rockit. La vostra carriera musicale è costellata da appuntamenti che vanno dal centro sociale, alla radio, dalla tv, al festival di Recanati fino al teatro con Solinghi. Qual è l’esperienza che sentite più vostra, quella che vi ha lasciato più emozioni?

Roberto. “Il fatto di rimanere uniti e avere come punto d’arrivo un progetto che unisce un po’ tutte queste cose, dal viaggio in India, al teatro, alla tv.

Lo stiamo vivendo come una nostra avventura, lo stiamo creando noi, giorno per giorno, ed è emozionante mettersi in discussione ogni volta, è emozionante riuscire a trovare nonostante le grosse difficoltà la forza per esprimere certi valori…
Io credo che la cosa che ci unisce profondamente è l’idea della sfida che noi poniamo nei nostri confronti e nei confronti dei limiti che ci vengono imposti, tanto è vero che poi anche l’idea del disco e tutte le cose che ci sono capitate sono nate in maniera abbastanza roccambolesca…Noi siamo stati chiamati in tv perché ci hanno visto per strada non perché siamo stati raccomandati da qualcuno, abbiamo fatto il disco partendo da un discorso semi-live, con dei provini che sono poi diventati il disco… abbiamo un pò abbattuto l’idea che si ha di solito della musica che è qualcosa di statico. Noi facciamo dei tentativi, non creiamo delle regole, noi creiamo la nostra verità e l’idea che ci ha unito è questa: la voglia di mettersi in gioco e di giocare con quello che ci viene incontro, difficoltà comprese. Per questo sulla strada, perché lì incontri di tutto e se è veramente una strada che ti porta da qualche parte quella non sarà sicuramente facile… noi lo sappiamo questo e, anzi, cominciamo a prendere le difficoltà con altri modi, troviamo una forza sempre più grande, aggregativa e non distruttiva. In tutto questo il teatro ci è servito moltissimo perché lavorare in teatro con lo stesso nucleo di persone tutti i giorni ci ha dato una visione più ampia di cos’è l’artista, ci siamo resi conto di avere grosse difficoltà, nevrosi che abbiamo dovuto confrontare tra noi stessi. Questa spesso è la motivazione per cui i gruppi scoppiano, non c’è voglia di andare a vedere chi è l’individuo con cui suoni. Da parte nostra c’è stata una volontà di mettere in discussione noi stessi, le proprie abitudini e questo c’è l’ha dato la musica, l’arte… non è stato facile ma l’avventura continua.”

Rockit. E cosa avverrà in futuro?

Andrea. “Il futuro vede la preparazione del secondo disco e questo discorso del sociale che deve continuare…”

Rockit. E… scusami l’esperienza che seguite al “Centro Età dell’Acquario” a Monteluce di Perugia?

Andrea. “Ma quello è un punto di riferimento fondamentale! Tutto è iniziato nel 1996 ed è qualcosa che noi supportiamo profondamente, certe idealità sono collimate tra noi e loro. Il centro è un centro di evoluzione sulla coscienza dell’uomo e insieme stiamo preparando un documento in cui ci esporremo sul piano sociale. Sarà sicuramente importante dopo Genova perchè bisogna cominciare a prendere una posizione rispetto all’uomo. Al di là delle tante disparità credo che molta gente è scesa in piazza a Genova per i diritti dell’uomo e questo è stato un fatto di coscienza collettiva forte! Noi dobbiamo trovare dei punti in comune per portare avanti questa lotta, siamo stanchi di utopie, vogliamo un uomo nuovo e di realtà applicate.”
Roberto. “Noi là scardiamo i luoghi comuni…”
Andrea. “E anche la verità, la verità che va aggiornata di giorno in giorno. Noi non ci arroghiamo il diritto di avere nessuna verità in mano, per questo la verità va valutata profondamente, con severità.

Questo è il presupposto per portare verso l’esterno qualcosa, un lavoro che si presuppone proteso verso la collettività ed è per questo che analizziamo realtà diverse in movimento.”

Grazie ad Andrea Camerini e Roberto Berini

SCALETTA CONCERTO: Liberté, Suona il canto della vita, zingara, Per un giorno di poesia, Medea, L’uomo rettile, Mi sto librando nell’aria, Ancora vivi, Ntz, Hara shiva shankara, Oceano/dove finisce il cielo, La polka del destino, Sono un camminante, Stacco basso-batteria, Istanbul, Dove finisce il cielo, Tarantella, E’ una festa per me.

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