Otto Ohm - Darsena di Castiglion del Lago, Perugia, 11-08-2001 Intervista

20/08/2001 di Simona Cortona

“OTTO OHM”… cioè??? significa? Riporto testualmente: “è l’impedenza che devono avere le casse di uno stereo per fornire un suono per così dire ‘hi-fi’, le casse da stereo economiche non lo possono avere… Ma in un linguaggio più spirituale e’ la ricerca di una soglia critica, di un livello superiore, che riguarda in primo luogo la musica. Ecco, diciamo che se vuoi ascoltare qualcosa più a fondo e ti piace, vuol dire che hai aumentato il tipo di impedenza, hai alzato il tiro, verso una musica che dia vere emozioni”(di Andrea Vincenzo Leuzzi). Scusate l’ignoranza…
Otto Ohm, 8 giovani romani, nati due anni fa, raggiungono un successo incredibile con il singolo “Crepuscolaria” e con la loro musica intrisa di ritmi drum’n’bass, jungle e reggae.



Rockit. Nati da solo due anni e già lanciatissimi da tutte le radio…quali sono i motivi di un buon successo?

Andrea. “Io posso esprimere la mia opinione riguardo a quello che è successo a noi… non lo so, evidentemente traspare quella che è l’idea fondamentale, quella con la quale portiamo avanti il nostro discorso musicale che è la coerenza e soprattutto l’onestà. Senza prenderci troppo sul serio perché poi si corre il rischio di sembrare un qualcosa che non si è.. Noi siamo assolutamente quello che rispecchiamo nei video, nelle canzoni, cerchiamo e facciamo molta attenzione, non vogliamo trascendere perché è facile poi farsi un idea sbagliata. Il nostro discorso musicale è prettamente minimalista, abbiamo espresso una strada, cercata e voluta, senza, dall’altra parte, voler patinare troppo le tematiche che trattiamo.”
Rockit. Si però voi fondamentalmente avete raggiunto il successo grazie ad un tipo di musica vicino ai giovani, una forma-canzone classica…
Andrea. “La musica è musica, è ovvio che la musica…
Rockit. Ti prego, no! Non Cominciamo questo discorso sulla musica che non ha anima… Tu non puoi escludere che esistono tante realtà musicali che da anni suonano e non hanno avuto la vostra stessa fortuna, in così poco tempo…
Andrea. Si è vero, ma non ti saprei rispondere… comunque noi non abbiamo provato a fare qualcosa per raggiungere un risultato del genere, noi abbiamo fatto qualcosa perché la sentivamo. E questo rispecchia la nostra freschezza, che è anche la conseguenza per cui chi ascolta la radio e chi la fa, decide di prendere un pezzo degli Otto Ohm e mandarlo in giro. In noi traspare un tipo di discorso dove non c’è nessun studio alle spalle. La nostra intenzione non era neanche di fare un disco, poi è girata in questo senso e va bene così…. I presupposti dovevano essere questi: totale libertà per il gruppo, di espressione e di presenza; una presenza costante sul territorio secondo noi è superflua, non necessaria…”
Rockit. Voi siete tutti molti giovani, amanti della musica. Quando avete deciso che la musica stava diventando un lavoro, se lo è diventato?

Andrea. “Diventa un lavoro dal momento in cui tu vuoi farlo diventare un lavoro, perché queste cose non si possono affrontare come quando ti vesti la mattina e vai in ufficio, è una cosa che viene fuori da sola. Sei anche un pò vittima di quello che ti succede perché non riesci ad essere costante…la tua filosofia della vita rispecchia inesorabilmente la tua musica… Non lo considero un lavoro perché so benissimo cosa è lavorare…la musica è una forma di espressione.”
Rockit. Sei tu che scrivi i testi? Da cosa sei ispirato?

Andrea “Si, li scrivo io. Ogni giorno noi pensiamo a qualcosa di diverso, cerchiamo di vedere le cose in maniera diversa per capirne la vera entità, il posto giusto che hanno nella nostra vita. Non c’è un pensiero ricorrente, ci sono tante cose che partono dall’astratto poi diventano tre parole, quattro accordi…”
Rockit. Roma, secondo te, è una città che favorisce la crescita di nuove realtà musicali?

Andrea. “Roma è un posto dove ci sono molte realtà, diversi circuiti presso i quali si possono assaggiare tanti stili diversi. Forse oggettivamente ha qualcosa in più per suonare… però fa parte della bagarre, di quello che c’è in giro, e in giro c’è molta disorganizzazione…
Rockit. Raccontami un po’ la storia del gruppo.

Andrea. “Noi siamo assolutamente nati in casa, ci conoscevamo quasi tutti, il batterista e il bassista si sono aggiunti durante le registrazione dell’album che tra l’altro è durato più di un anno, tra il lavoro a casa e quello in studio. Ce la siamo presa comoda anche perché non avevamo fretta di far uscire qualcosa a tutti i costi…era remota questa possibilità.”
Rockit. Come è andata la tournèe?

Andrea “Siamo in tournèe da maggio, le prime date sono state promozionali con vari artisti, e abbiamo suonato anche come gruppo spalla, poi i tempi hanno cominciato ad essere sempre più serrati. Finalmente dopo stasera riusciremo a fermarci per un paio di settimane”
Rockit. Com‘è il contatto con il pubblico…
Andrea “E’ tutto! Quando suoni dal vivo e ti piace farlo, capisci che quella è l’unica dimensione che ti interessa, il resto è contorno. Quando siamo sul palco cerchiamo di far trasparire la voglia di fare musica insieme, creare l’occasione per comunicare in maniera diversa. La magia della musica ti permette di coinvolgere tante persone con solo poche parole… questa è la vera la spinta! Se pensassi alla mia carriera musicale solo in base a quanti dischi dovrò vendere me ne starei volentieri a casa…”
Rockit. Quali progetti avete per il futuro?

Andrea. “Dopo le ferie che hanno uno scopo prettamente meditativo rientreremo a Roma dove abbiamo in piedi una situazione di tipo cinematografico. Prenderemo parte ad un film nel quale interpreteremo noi stessi, una forma di real-cinema. Per il resto continuare a suonare fino all’anno prossimo.”
Rockit. Raccontami qualche aneddoto curioso?

Andrea. “Ma la cosa curiosa che ci capita spesso con il pubblico è che alla fine di ogni concerto si presenta sempre qualche personaggio assurdo che viene dall’ignoto… ma che ci esprime sempre la stessa positività e ci trasmette quell’allegria informale che in realtà è anche la nostra, si crea una sorta di confidenza…

La band: Andrea Vincenzo Leuzzi detto “Bove”, voce e chitarra, Fabrizio De Angelis detto “Jolly Dread”, professione dub master, Daniela Mariani “Mama Trama” corista, Stefano Bari “Fed” chitarrista, Emanuele Flammini “Gaspardo” tastierista, Paolo Pecorelli “Bokassa” bassista, Robert Duenas flautista, percussionista e Alessia Marcato “Ale” violoncellista.

Scaletta del concerto: Argilla, Voltare pagina, Qualcosa di più, Telecomando, Non perdiamoci di vista, nero, Tu sei, Angeli Franki, Crepuscolaria, Amore al 3 piano, Califfo, 1° maggio, Brucia Babilonia, Caramelle.

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    Il nuovo singolo dei Måneskin è l'ultimo dei loro problemi