Se mi ammazzo lo faccio d'estate: De Rubertis e Dellera raccontano "Dellera De Rubertis" Intervista

29/12/2017 di

Gianluca De Rubertis e Roberto Dell'Era collaborano artisticamente per anni, ciascuno seguendo il proprio progetto solista e gli impegni delle rispettive band (Lato B e Il Genio per De Rubertis, Afterhours e Winstons per Dell'Era). Sul palco del MArteLabel Fest l'incontro definitivo e la decisione di portare in tour le rispettive esperienze soliste in dialogo tra loro. "Dellera De Rubertis" è quello che oggi rimane del tour, un EP con 3 cover, un brano inedito e un riadattamento di "Siamo Argento" di Dellera. Quando qualche giorno fa sono passati dalla redazione a suonarci qualche brano li abbiamo portati al bar all'angolo per farci raccontare il loro ultimo lavoro. 

 

Solitamente si fa un disco per andare in tour, o comunque il tour è la naturale conseguenza di una pubblicazione: si scrivono i brani, si registra e poi si parte. In questo caso è stato il tour la causa scatenante del disco, giusto?

Roberto Dell'Era Esattamente, per noi il disco è stato una conseguenza del tour, quasi una cosa celebrativa. Il tour è una realtà che sta in piedi da sola: vengono a vedere me, vengono a vedere Gianluca e questo è quanto. Questo EP non è un progetto discografico vero e proprio con una strategia dietro o l'ambizione di formare un collettivo che porti avanti il tutto. La gente fa i dischi per cercare di venderli di solito, in questo caso noi davvero non abbiamo nessuna visione aziendalistica. Forse per questa ragione abbiamo una totale libertà di azione, se ci viene la voglia registriamo qualcos'altro.

Gianluca De Rubertis Abbiamo scelto alcune tracce, le più emblematiche poi di quello che è stato il tour. Ci sono giusto quattro cose in più nel mix finale, ma la base è comunque pianoforte - chitarra elettrica. Gli arrangiamenti rimangono volutamente scarni, in tour eravamo solamente noi due e volevamo restituire questa cosa, certo magari un po' più raffinata rispetto al palco.

In questo senso questo EP è una sorta di album di ricordi, di cartolina dal tour.

G Si, certo, una sorta di album di ricordi. Chi non è stato a sentirci durante il tour può sentire queste cose e farsi un’idea, questa è l'idea.

R E poi è bellissimo, è uscito bene. Questa è una cosa che non chiede mai nessuno: “Com’è il disco?". Il disco è figo, a me piace.

Da questi cinque brani vorrei chiedervi subito di "La lunga estate calda", che è l’inedito, e "Siamo Argento", che invece è un pezzo di Roberto che però avete riarrangiato. "Siamo argento" ha un senso diverso riproposto così oppure ha semplicemente funzionato durante il tour?

R All’inizio era sicuramente un brano che avevo reso in maniera più psichedelica, mentre ora è un po’ più essenziale. È un brano che ha avuto una lettura più mirata da parte mia suonandolo con Gianluca, e poi era uno di quelli che live funzionavano. Invece "La lunga estate calda" è nata per caso durante un soundcheck.

G Stavamo suonando una parte musicale che ci piaceva in quel momento, da lì abbiamo aggiunto il testo in maniera molto abbozzata, più per un fine strutturale del brano che non per uno strano flusso di coscienza. Da qualche parola uscita così in quel momento Roberto è riuscito a trovare il quid narrativo della descrizione di una città un po’ sola e spossata dal caldo, che riflette nella persona questa afa disarmante non solo per il caldo ma a livello emotivo. 

Io sono cresciuto in una città di mare ma preferisco comunque l’inverno, vi ringrazio per aver dato una voce in più a chi nell’estate vede un po’ di tristezza. Solitamente l'estate ha la connotazione di una stagione necessariamente felice, tanto da far sembrare il brano quasi ossimorico, quando in realtà non c'è nulla di strano in questo. 

R C’è tutto un filone di pensiero sull'argomento di cui ci sentiamo un po' parte, quasi in controtendenza come dici, forse più introspettivo. Che poi in ogni caso al netto della stagione del divertimento, dell’allegria e dell’astrazione per molte persone l'estate è invece veramente uno dei momenti più depressivi, più difficili dell'anno. 

G Guarda, io se qualche volta ho pensato al suicidio giuro che ci ho pensato d’estate.

Tra le altre cose, oltre a essere quasi il titolo di un brano di Max Pezzali (“La lunga estate caldissima”), “La lunga è state calda” è anche un super film con Paul Newman che interpreta una sorta di piromane, o presunto tale. Anche in quel film ci sono questi luoghi non luoghi, questo caldo che schiaccia un po’ i personaggi. Il film è legato alla canzone in qualche modo?

G Si assolutamente, c’è proprio questo appiccicume che diventa poi cerebrale. C’è la stessa cosa in quel film dei fratelli cohen con Turturro e John Goodman, aspetta..  "Barton Fink"!. Ho in mente una scena in particolare con Turturro in una camera d’albergo dove la carta da parati comincia a creare delle bolle. E John Goodman che nell’ultima scena da fuoco a tutto con un lanciafiamme. Quanto è bello quel film, lo devo rivedere.

Non vorrei forzare troppo la mano, né cercare a tutti i costi un filo conduttore tra i brani che magari nemmeno c'è. Tra le canzoni un aspetto che mi è sembrato comune è una sorta di continuo rimando ai luoghi, ad una dimensione spaziale e tangibile delle sensazioni, per arrivare alla più lampante "Prigioniero del mondo", che se non fosse un EP con questa impostazione legata al live e fosse un inedito potrebbe quasi essere la title track. 

R. Non ci avevo pensato troppo, ti dirò la verità, ma probabilmente sì. Sia io che Gianluca spesso abbiamo bisogno di ridurre l'indagine a qualcosa di tangibile, quindi alla fine questo filo conduttore che tu hai trovato ha perfettamente senso. Con "Prigioniero del mondo" ho un legame emotivo molto forte, quando sono andato in Irlanda tanti anni fa ascoltavo quella cassetta di Battisti. Era un periodo in cui sapevo che sarebbe successo qualcosa nella mia vita, e quella canzone è stata la colonna sonora di quel momento, da una parte il perdersi e dall’altra trovare qualcosa che ti fa restare, "avere negli occhi la voglia di amare". Anche oggi mi rappresenta.  Ho scelto di seguire mia figlia nella sua vita e grazie a lei sto scoprendo delle cose non solo di me stesso, ma di una serie di circuiti della città e della vita delle persone che avevo deciso di evadere. Prendi il mondo degli asili ad esempio, chi lo conosceva. Però è lei che mi tiene qui, a fare questa vita da saltimbanco. Se non fosse per lei sarei già da anni in Cambogia a fare il cercatore d’oro. Gioco con la musica perché è un modo per spegnere l’urgenza compositiva, ma se non ci fosse lei io me ne andrei.

 

Mi sembra di capire che sono tutti brani a cui siete legati da molto tempo, ma c'è qualcosa che vi sentite più addosso, che vi rappresenta di più ora tra questi brani?

R Il pezzo di Claudio Rocchi è stato un brano che mi ha accompagnato in varie stagioni della mia vita, parla di una dinamica dell’essere, dello spazio immaginario, ed è qualcosa che viene indagato poco o non come dovrebbe. Io penso che la vera differenza tra oggi e 50, 60 anni fa sia proprio legata allo spazio dell’immaginazione. Poi è sempre rock n roll, non abbiamo tutte queste velleità intellettuali alla fine. 

G Ho imparato un sacco di cose, a partire dal fatto che ho iniziato a cantare, cosa che in realtà non avevo mai fatto seriamente. Ci sono delle strane coincidenze poi in questo disco, questo te lo devo raccontare. Io stavo registrando alcune cose mie, e nell’assembramento dei pezzi proprio per "La realtà non esiste" di Claudio Rocchi ho inserito una registrazione di batteria che avevo di Lino Gitto. Quella registrazione era di un pezzo di Roberto. La batteria batteria è stata presa e incollata sopra "La realtà non esiste" e paradossalmente ti giuro che tutte le rullate, gli stacchi, erano nei punti giusti, non l’ho dovuta toccare. Suona quasi suonata apposta, ma era per “Non ho più niente da dire" di Roberto e se ci fai caso si sente il rientro del basso per la sua canzone. 

R In realtà la batteria che ho usato per "Non ho più niente da dire" l'ho dovuta modificare, l'originale di Lino è solo quella che abbiamo usato noi.

 

Tag: intervista nuovo ep

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