Denis The Night & The Panic Party - Fight for Your Right (to Party) Intervista

foto di Giulia Del Prato - Denis The Night & The Panic Partyfoto di Giulia Del Prato - Denis The Night & The Panic Party
10/11/2016 di

I Denis The Night & The Panic Party hanno da poco debuttato con il primo lp, "Cosmic Youth", che segue a ruota una serie di ep e demo che già facevano preannunciare qualcosa di molto interessante, tanto che anche un producer come Ètienne De Crécy si è accorto di loro. La band è stata assistita in cabina di regia da Livio Magnani dei Bluvertigo e in questa intervista, Ono, voce e chitarra della band, ci racconta le loro coordinate biografiche e artistiche e che cos'è il "vinile digitale", ovvero il supporto su cui hanno deciso di diffondere la propria opera.

Partiamo dall'anagrafe e di quando avete mosso i primi passi, visto che l'internet racconta poco di voi...
Il nostro gruppo non è nato da una volontà assertiva, ma da un categorico rifiuto di seguire una formula. Venivamo da precedenti progetti musicali, in cui, ognuno per suo conto, si era già fatto la gavetta. Ci siamo semplicemente trovati, tutti e tre più o meno con le stesse storie alle spalle: abbiamo iniziato a incontrarci senza sapere ancora se quello che stavamo creando sarebbe stato in piedi. Il collante era perlopiù lo sfogo e il divertimento di poter essere liberi di fare cose che avevamo da sempre immaginato fossero poco ortodosse a livello discografico. Abbiamo "infestato" pomeriggi con suoni sovrapposti presi da ogni cosa, rumore o piccoli strumenti, anche brutti e/o di bassa qualità, ma che avevamo a portata di mano e sembrassero avere un’anima. A un certo punto abbiamo deciso di finalizzare quei provini, andandoli a registrare in studio a Milano con Livio Magnini.
È andata circa così: metti una notte d’inverno tre viaggiatori, nel lettore questa manciata di tracce e un piacevole clima di precarietà misto a casino generale ad accompagnarci. Il mix di queste cose faceva diventare l'insieme un concetto ai limiti dell’ossimoro, ma serviva un protagonista da fumetto a cavalcare completamente questa fantasia notturna che si stava costruendo in macchina. Un personaggio che, nella notte sbagliata, si imbuca ad una improbabile e misteriosa festa e la serata prende ineluttabilmente una piega inaspettata. A me piaceva il nome Denis, titolo onomastico del primo singolo dei Blondie. L’abbiamo pronunciato tutto insieme: era così lungo che sembrava una sfida solo ricordarlo. Ci sembrò quindi perfetto!

Raccontatemi anche di come siete arrivati a firmare con Wall of Sound. C'erano in ballo altre label a contendersi il vostro materiale?
Abbiamo incontrato Mark Jones, direttore di Wall of Sound (nel nostro immaginario l’etichetta di molti miti personali, come Röyksopp e Mogwai), a Barcellona nella primavera del 2013. Eravamo al Primavera a vedere che aria tirava fuori dal nostro paese in un festival internazionale che programmava tanta della musica che amavamo: Tame Impala, My Bloody Valentine e Dinosaur Jr. fra gli altri (vai ad immaginare che poi ci avremmo pure suonato di spalla a distanza di 2 anni!). Grazie alla nostra promoter (Antonella Lavini di BlackPois Promotions), abbiamo avuto in seguito un incontro con Mark; ai tempi avevamo solo un paio di canzoni pronte nell’iPod, ma sono bastate per attirare il suo interesse e rimanere in contatto. Non è stato un processo breve, ma da allora ha continuato a monitorarci e seguire la crescita del progetto fin quando ci è arrivata la sua offerta all’inizio del 2016. Era quello che volevamo… e in più ci ispirava il fatto che Mark rispettasse la nostra direzione creativa, la visione che noi avevamo del progetto e quello che stavamo costruendo col nostro collettivo anche dal punto di vista visivo. Non ci ha mai voluto snaturare dall’inizio, né è mai stato artisticamente ingerente, piuttosto un catalizzatore dei nostri spunti, e questo per noi è importante.

Dall'esterno avrei giurato che un disco del genere fosse stato registrato e mixato completamente all'estero. Avete invece arruolato Livio Magnini dei Bluvertigo a dirigere le operazioni in studio e a curarne in seguito il missaggio, su suolo italiano. Come siete giunti a questa scelta?
Non siamo partiti con una ricetta, bensì abbiamo cominciato scartando quello che non avremmo voluto mai più fare in un progetto che ci stesse a cuore, anche per far sì che continuasse a starci a cuore nel tempo dopo l’entusiasmo iniziale. Per questo, il modo per mantenere la rotta è stato lo spirito di abnegazione nel seguire una serie di estremismi - dalla composizione alla registrazione - a cui si trova forse riferimento più immediato con una prospettiva internazionale più che nazionale.
Per non partire per la tangente però, avevamo bisogno di un “moderatore” di fiducia, ed ecco perché la scelta è caduta su Livio Magnini. Io e Nico avevamo già lavorato con lui alla produzione artistica di alcune canzoni in uno dei nostri precedenti progetti, e sapevamo quindi quale tipo di produttore fosse: meticoloso e capace di una visione precisa ma mai invasivo, esperto e aggiornato conoscitore di tecnica di registrazione e musicista raffinato, stimato e amato già da noi come componente dei Bluvertigo, ben prima di sapere che un giorno l’avremmo conosciuto e ci avremmo condiviso tanto. Lui ci ha guidati senza mai snaturare le nostre proposte, a volte mondando parte dei nostri provini dal caos in cui si erano generati, a volte seguendoci ciecamente nella nostra integerrima fangosità, a volte riuscendo a finalizzare con la sua esperienza pratica alcune nostre intuizioni sepolte sotto cumuli di altri suoni.
È stato un lavoro fianco a fianco, in cui siamo maturati tanto grazie al suo contributo, e ci siamo piacevolmente stupiti di come a sua volta lui si coinvolgesse via via sempre di più nel progetto, fino a diventare componente fisso della nostra crew. Infine abbiamo scelto assieme di assegnare il master all’inglese Mike Marsh dello storico Exchange studio, lì dove ha preso vita il suono di band come Chemical Brothers e Depeche Mode. Se c’era qualcuno in giro che avrebbe valorizzato il nostro mix poco pettinato, quello era lui.

A questo punto vi chiedo: ma come suonano i provini di un gruppo come il vostro che basa il proprio sound sull'elettronica?
Ci riferiamo piuttosto a questo proposito all’elettro-acustica, un mondo che molto probabilmente non finiremo mai di conoscere fino in fondo, anche perché le sue declinazioni sono infinite. Ogni suono/rumore acustico può essere potenzialmente tradotto (o frainteso) in elettronica. L'elettronica in questo senso è un veicolo fondamentale per la ricerca che ci interessa, ma ogni approdo resta sempre una fase embrionale di un possibile ulteriore viaggio da intraprendersi successivamente. Anche per questo le canzoni evolvono, o si inviluppano, durante le successive elaborazioni dei live: non sono mai una forma rappresa insomma, o definitiva per sempre. Quindi come suona un provino?
Più o meno come il prodotto finito, lavorando poi però per sottrazione e migliorandone alcune componenti, per rendere i vari suoni stratificati più coerenti l'uno con l'altro. A questo punto ricollegarsi alla domanda precedente è d’obbligo: nel mixaggio finale l'apporto di un professionista come Livio è fondamentale, il suo giudizio intellettualmente onesto ed il suo sguardo partecipe, ma super-partes, ci aiuta ad arrivare ad un risultato finale compatto.

Intitolare un disco "Cosmic youth" rimanda, in prima battuta, alla band composta da Kim Gordon, Thurston Moore, Lee Ranaldo e Steve Shelley. Poi, ascoltandovi, i punti in comune con la formazione newyorkese li ho riscontrati solo in "Lorraine". Da dove si origina quindi questo titolo e a chi siete debitori, anche solo in parte, per l'idea scatenante?
Ad essere onesti, spesso siamo più pratici che profondi. Per esempio, Ale è cresciuto con i Sonic Youth, ma non appartengono troppo come influenza né a me che Nico. In ogni canzone il cocktail di riferimenti è dei più svariati: ascoltiamo tanta musica e abbiamo gusti molto differenti l’uno dall’altro. Così, mentre Nico ed Ale sono più i nerd in fattore di ricerca armonica e melodica, a me spetta l'immaginario testuale e le parole nascono spesso scavandole o ricostruendole, a partire da associazioni onomatopeiche coi suoni in finto inglese che usiamo inizialmente per inventare le cellule melodiche. È come se si instaurasse una sorta di sfida a decodificare il volto e il nome della creatura sonora che abbiamo davanti, che già nasce con la sua essenza precisa. A tal proposito - e non a caso - le parole del testo di "Cosmic youth" e di "Lorraine", più di altre, sono nate dalla melodia ‘impazzita’ di un vocoder utlizzato.

Senza pensarci troppo, datemi 3 dischi a testa che hanno influenzato la vostra formazione musicale.
Ale: Chicago
, "Transit authority" // Slayer, "Reign in blood" // Joy Division, "Closer".
Ono: Fleetwood Mac, "Then play on" // Brian Eno, "Before and after science" // Ivan Graziani, "Nove".
Nico: Tutti I temi musicali creati su Amiga 500 // U2, "Zooropa" // Altern-8, "Full On... Mask Hysteria".

Spiegatemi infine il concetto del "vinile digitale": da dove arriva questa idea?
Il ‘vinile digitale’ da noi ribattezzato EPP (extended painted play) nasce da una necessità: permettere a tutti, oggi, di avere accesso alla musica istantaneamente, senza il bisogno né di un lettore cd, né di un giradischi, né del filtro monopolico di Itunes, avendo la musica direttamente sul proprio cellullare. Più volte, girando in Europa, ci è capitata la situazione di non poter vendere le cassette, i vinili o i cd perché molti fan lamentavano il fatto di non avere il supporto su cui ascoltare il disco. Da lì è nata l’idea di poter ascoltare, godere e possedere la canzone, tutto in uno scatto, un prodotto finito senza altri passaggi.
In più c’è sicuramente il valore aggiunto di esserci voluti strutturare tanto come band quanto come collettivo: nel progetto Denis The Night & The Panic Party lavorare al lato visivo con la stessa intensità di ricerca dedicata al versante sonoro potrebbe essere stata una molla per un pensiero ulteriore sul formato di diffusione della musica. In questo Nico è all’interno del progetto nella doppia veste di musicista e artista figurativo; a lui si affiancano nell’organico artistico sia Eddie Preti che Giulia Delprato, Enzo Lauria e Karin El Taifiova. Ogni copertina ed artwork viene studiata e definita internamente da queste sinergie. Insomma, una sorta di opera d’arte digitale esclusiva, stampata su carta spessorata, firmata e numerata in edizione limitata, che ti rimane e che puoi toccare, collezionare o appendere ad una parete.

Tag: nuovo album intervista

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