Dente e Guido Catalano raccontano il tour "Contemporaneamente insieme" Intervista

22/01/2018 di

Il 20 gennaio è partito con una prima data sold out il primo tour nazionale di Dente e Guido Catalano, dal titolo Contemporaneamente insieme. Uno spettacolo nuovo, che non è un reading, non è un concerto, non è recitato né improvvisato. Un'inedita unione di poesia e canzone diretta da Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale. Ci siamo fatti raccontare un po' di dietro le quinte. 

Com'è nata l'idea di questo tour condiviso?
Dente: È un'idea che ho da quando ho letto per la prima volta delle poesie di Guido anni fa. Subito ho pensato che fosse una scrittura molto affine alla mia, e mi è venuto il desiderio di conoscere questa persona e di collaborare con lui, senza sapere nemmeno che faccia avesse. Poi sono andato a vederlo, perché intanto ho scoperto che era un performer oltre che uno scrittore, e ci siamo conosciuti un paio di anni fa a Torino, a un mio concerto. Ci siamo simpatici. Ci siamo trovati bene insieme, e piano piano abbiamo iniziato a inserirci uno negli spettacoli dell'altro: ad esempio mi ha chiamato per presentare il suo libro qui a Milano in Santeria, io l'ho chiamato per fare un'ospitata a un mio concerto... Fino a quando la primavera dell'anno scorso non ci è nata quest'idea di conoscerci meglio e di provare a fare qualcosa insieme, che doveva essere un tour o uno spettacolo.
All'inizio non sapevamo benissimo che cosa fare, però abbiamo detto, “facciamo qualcosa insieme e lavoriamoci quest'estate”. Solo che in estate non ci potevamo vedere perché io ero in tour e lui anche, così abbiamo deciso di fare una cosa molto fuori moda e cioè scriverci, via email ovviamente, delle lettere, un carteggio come si faceva una volta. Nelle lettere ci raccontavamo quello che facevamo, e poi parlavamo di questi progetti per lo spettacolo, di cosa parlare, che cosa fare, e a settembre quando ci siamo rivisti abbiamo cominciato a buttare delle basi per lo spettacolo. Questa è in breve la storia del nostro incontro.
Catalano: L'idea è nata perché ci siamo conosciuti un paio di anni fa, io sono andato a vedere un suo concerto a Torino, lui è venuto a vedere un mio reading, poi non si è presentato perché è un timidone. Io chiaramente lo conoscevo come cantautore, mi piacevano le sue canzoni. Una volta che io ho fatto un reading e lui alla fine si è presentato ci siamo conosciuti meglio, e oltre al fatto che ci siamo stati simpatici è successo che abbiamo parlato di fare una cosa insieme che fosse una specie di spettacolo. Inizialmente pensavamo semplicemente di dividere il palco in due facendo prima il mio reading poi il suo concerto. Una seconda fase è stata quando lui è venuto ospite a un mio reading all'Alcatraz, io sono stato ospite suo al Carroponte e lì abbiamo continuato questi rapporti conoscendoci sempre meglio, ci siamo stati molto simpatici ed è venuta abbastanza naturale l'idea di provare a fare qualcosa di più complesso, anche perché mi sono reso conto ascoltandolo prima di conoscerlo e probabilmente lui leggendomi prima di conoscermi, che abbiamo delle cose in comune, delle tematiche e un modo anche di affrontarle, in particolare l'amore, molto simile, con ironia e autoironia un po' surreale a volte.

Cosa vedremo sul palco?
D: Ci saranno ovviamente le canzoni e le poesie che la gente si aspetta di sentire, quindi i nostri cavalli di battaglia, poi alcune cose diventeranno altre cose, nel senso che c'è ad esempio una mia canzone che diventa una poesia declamata da Guido e viceversa c'è una poesia di Guido che diventa una canzone. Ci sono dei dialoghi scritti da Guido che facciamo a due voci. Ci saranno delle musiche inedite, perché ho scritto una sorta di colonna sonora per lo spettacolo che si ripete in vari modi. Ci saranno alcune cose che non abbiamo mai fatto e ci sarà una parte recitata molto improvvisata dove siamo seduti a parlare, avremo un canovaccio ma andremo a braccio, prenderemo un po' in giro i poeti, prenderemo un po' in giro i cantautori... Si parlerà tanto di poesia, tanto di canzoni ma soprattutto di amore, visto che tutti e due abbiamo sempre scritto tanto su questo argomento, forse perché cerchiamo sempre di capirlo meglio, quindi alla fine il tema principale è questo. C'è una parte di interazione col pubblico che scopriremo solo dal vivo se funziona o no, perché non abbiamo ancora provato con un pubblico. Una cosa che lega tutte queste cose, questi vari momenti, è stata fatta da Lodo Guenzi, che si è occupato della regia e ha inventato una cornice, una storia in questo spettacolo. Mentre ci confrontavamo ci ha registrati di nascosto (anche andando da Guido e chiedendogli cosa pensasse di me e viceversa quando l'altro non c'era). Poi ha montato tutti questi audio che sono molto veri, molto sinceri, quasi intimi. Quando li ho risentiti non ero molto convinto, essendo uno che fa un po' fatica a rendere pubblico un lato di me che è quello più privato. Anche semplicemente sentire la mia voce che parla nel salotto di casa mia mi dà un po' noia. Poi mi sono fidato e ho lasciato fare a Lodo, che sa il fatto suo, ed è venuta fuori una cosa bella perché è una di quelle cose che non è normale vedere quando si va a vedere sia me che Guido: questa parte intima che nel resto degli spettacoli che abbiamo fatto non è mai uscita.

Lodo com'è stato coinvolto nel progetto?
D: In autunno, quando abbiamo cominciato a ragionare sullo spettacolo, ci siamo resi conto che avevamo bisogno di una guida, perché è un mestiere che se lo fa qualcuno che sa farlo sicuramente esce meglio, e noi due non eravamo in grado. Ci siamo trovati a un punto in cui avevamo tanti sketch, tante parti, facciamo questo, facciamo quello, possiamo fare così, ma come metterli insieme e come far risultare questa cosa non un'accozzaglia, darle un senso logico e senza annoiare la gente, non sapevamo come farlo. Quindi ci siamo rivolti a Lodo, che come sappiamo è un attore, viene dal teatro e quindi conosce anche i trucchi del mestiere, e lui oltre ad aver messo in fila delle cose e ad aver creato questo metaspettacolo, con noi che parliamo dello spettacolo dentro allo spettacolo, ha anche creato il palco con le luci e le postazioni che avremo, perché ci saranno quattro postazioni: una è quella del cantante, una quella del poeta, e poi ci sono due sedie in mezzo che sono la nostra parte intimista, quella dove siamo l'uomo. Ci sono il cantante e il poeta e poi c'è l'uomo, quando siamo seduti lì e siamo noi stessi, non più nelle vesti del cantautore o del poeta. Lodo ha creato anche dei piccoli escamotage per rendere migliori alcune cose che avevamo fatto, alcune parti recitate, ha dato tutta quella impostazione teatrale che a noi mancava nel nostro bagaglio.

Anche a te Guido ha fatto un effetto strano risentire le registrazioni fatte di nascosto?
C: No, questa è una delle nostre differenze probabilmente, nel senso che Dente è uno che pur parlando delle proprie emozioni, esperienze, forse è un po' più restio a mettere in pubblico le cose più intime, mentre io l'ho sempre fatto abbastanza nelle cose che scrivo e anche in quello che dico durante gli spettacoli. Sicuramente mi ha spiazzato, perché Lodo ci ha fatto una specie di scherzo, però no, non ho avuto particolari problemi a pensare che quella cosa lì poi montata per bene potesse diventare parte dello spettacolo.

Quali sono gli altri elementi in comune e le differenze fra di voi?
C: In comune c'è sicuramente la tematica che amiamo di più, cioè la canzone e la poesia d'amore. Entrambi utilizziamo un registro piuttosto ironico e autoironico nel nostro raccontarci e raccontare l'amore, anche alle volte surreale, e questa è la cosa che secondo me ci unisce come scrittori di testi. Per quanto riguarda le cose che ci differenziano, forse io sono più diretto nel tipo di poesie che scrivo, in quello che dico e più esplicito, mentre le canzoni di Dente vanno ascoltate più volte per capire: anche se non è particolarmente ermetico, io spesso devo sentire tante volte una sua canzone per capire cosa vuole raccontare.

Nella tua biografia dici che volevi diventare una rockstar, poi hai ripiegato sulla carriera di poeta. Questo spettacolo lo consideri come un modo per avvicinarti un po' di più all'essere rockstar?
C: Sì senz'altro, considerando che Dente lo è, a mio parere. C'è da dire che io da anni, proprio per questa mia esigenza, per questo amore per la musica, ho lavorato sempre con musicisti che mi accompagnavano nei reading o anche con cantautori. È una cosa che mi piace tantissimo perché mi diverto più nell'ambito musicale che nell'ambito letterario, e mi piacciono più i musicisti che i poeti, ho già avuto a che fare ad esempio con Brunori e con Levante e con altri meno famosi magari ma molto bravi. Quindi sì, questa esperienza con Dente è un passo in questa direzione, poi non diventerò mai un cantante o un musicista però... Ci ho provato tanti anni fa ma è andata male.

Per Dente, se dovessi trasformare in canzone una poesia di Guido Catalano, quale sceglieresti (magari non quella che hai già trasformato per lo show)? Per Guido, quale fra le tue poesie ti piacerebbe che venisse trasformata in una canzone?
D: Devo dire che quando abbiamo deciso di fare questa cosa ho detto “prendo una poesia e la musico, ci faccio una canzone”, e per un po' di tempo quando arrivavamo a quella parte dello spettacolo dicevo “qui canto la poesia e andiamo avanti”. Quando poi mi sono trovato a doverlo fare davvero è stato molto difficile, perché mi sono riletto tutti i libri di Guido ed effettivamente lui ha una scrittura che funziona molto bene nel suo modo di recitarle, ma ad esempio sfugge molto le rime, e quindi riuscire a fare una canzone è stato veramente difficile. Ne ho trovata una, ho cambiato delle cose perché ovviamente era impossibile farla così com'era, e in più ci divideremo un po' perché sarà un po' cantata un po' recitata. Non è stato facilissimo, però viene molto bene.
C: Ce ne sono diverse in realtà e non è facile, è un lavoro molto complesso come Dente sa, tramutare una poesia in una canzone, perché poi bisogna limarla, fare dei cambiamenti, perché una poesia nasce come poesia e non come testo di canzone. Non è la prima volta che un cantautore ci prova e non è mai riuscita la cosa, è la prima volta che riesce molto bene. Se devo pensare a una mia poesia che sarebbe bello diventasse una canzone non me ne viene in mente una in particolare, ce ne sono tante, potenzialmente una cinquantina.

Una domanda extra-spettacolo. Per Dente: in che modo, e se, il tuo essere musicista ti influenza quando scrivi cose non musicali?
D: Una cosa influenza l'altra e viceversa. Io ho sempre badato molto alla musicalità delle parole, mi piace molto che le parole suonino già musicali e quindi quella è la cosa fondamentale. Quando scrivo qualcosa in prosa la rileggo mille volte e magari cambio la punteggiatura o le parole perché nella mia testa la frase deve suonare in un certo modo. 

Per Guido: come entra la musica nel tuo lavoro, ascolti musica mentre scrivi, hai dei rituali musicali...
C: Intanto io scrivo ad alta voce, perché devo sentire la musica del testo, la poesia letta in pubblico poi deve avere una musica e un ritmo dentro, altrimenti funziona meno. Quando scrivo ascolto musica e devo ascoltare musica non in italiano altrimenti non riesco a concentrarmi. Quando ascolto musica in italiano e scrivo, succede che poi inizio a scrivere cose legate ai testi dei cantautori, cosa che è successa fra l'altro: in diverse mie poesie ci sono delle citazioni di cantautori famosi, da Cocciante a De Gregori a Guccini, quindi la musica ha un ruolo anche proprio nell'ispirazione, alle volte.

Ci sarà un seguito di questo tour?
D: Non lo so, ci abbiamo pensato, c'era un'idea che avevamo all'inizio in estate e che abbiamo abbandonato perché volevamo concentrarci sullo spettacolo invece di mettere troppa carne al fuoco. Le cose inedite che saranno nello spettacolo non sono così tante da poter pensare alla produzione di qualcosa, che sia un disco o un libro, quindi per ora non c'è niente di definito, vedremo in futuro cosa succederà.
C: Sarebbe bello, a me piacerebbe sicuramente perché almeno in questa prima fase mi sto trovando bene, poi bisogna anche vedere come vanno gli spettacoli, potrebbe essere un flop clamoroso, ma non credo. Quindi siccome credo che andranno bene sarebbe bello continuare, magari in altri ambiti che non siano i live. Vedremo come andrà nei prossimi mesi, ma io non lo escludo per niente.

Tag: intervista

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