The Death Of Anna Karina - I Det Ov Anna Tatangelo, parte 2, 28-02-2011 Intervista

28/02/2011 di (Vita di) legno

Rileggi la prima parte



mi chiedevo, etichette come unhip o tempesta non sono diventate semplicemente dei bollini di qualità su un disco? un gruppo come i det ov eros ramazzoni ha bisogno di quel bollino? quali sono i vostri obbiettivi? raggiungere un pubblico sempre più vasto o uno sempre più illuminato? alzare il cascè e riuscire a pagare un pò di bollette con la banda? vi fa più incazzare chi è convinto che il gruppo sia il vostro lavoro o chi vi chiede di andare a suonare a 500 km da casa vostra per 150 euri?

Davide: ritengo che l'apporto di etichette come Unhip e Tempesta sia oltremodo cruciale per la musica italiana indipendente. Ridurne la portata ad una sorta di garante della qualità relativa al "prodotto" mi sembra quantomeno riduttivo in un momento storico in cui il circuito live sconta forti penalizzazioni: non esistono politiche culturali di supporto, la cultura musicale media risulta arretrata o disallineata alle tendenze musicali più interessanti ed in parte viene ancora plasmata dalle strategie di marketing dei colossi discografici; nel frattempo il downloading ha cambiato i connotati del consumo musicale, ed insieme, dell'intera dieta mediatica. Sebbene in questi anni l'autoproduzione sia certamente alla portata di tutte le band - così come l'autopromozione basata sui nuovi media - ciò che pesa ancora parecchio, volenti o nolenti per la conoscenza della musica sono i canali di distribuzione e promozione classici: la radio, la tv e la recensione sulla rivista.
Personalmente, mi propongo di raggiungere un pubblico sempre più vasto ed al contempo illuminato. D'altronde sono le stesse coordinate della cultura musicale a riconfigurarsi come uno spartiacque mobile. Se i miei genitori ascoltavano Sanremo, i miei coetanei hanno figli piccoli a somministrano gli Slayer, assieme al latte. I Nirvana hanno preso il posto dei Beatles nell'immaginario collettivo e tutti ci auguriamo che quei due o tre critici mummificati che ancora ci ammorbano con i loro aneddoti su Robert Plant prima o poi siano soggetti a turn-over (spero, almeno...sono i danni della gerontocrazia). E se certi dj nati negli anni Ottanta propongono il remix dei Minor Threat, mentre il pubblico poga come ai bei vecchi tempi di Henry Rollins nei Black Flag, voglio ricordare un ex membro dei The Death Of Anna Karina oggi scrive le musiche per Mortal Kombat! (si riferisce a Congorock, NdR) Lo scenario è a dir poco liquido…
Per quanto riguarda il discorso del cachet ti dico - con tutta onestà - che non abbiamo mai pensato a vivere di musica, oppure a "fare i soldi" con I The Death Of Anna Karina. Al contempo ci sembra onesto richiedere di essere maggiormente in base alla distanza, dal momento in cui si sostengono dei costi maggiori per lo spostamento. Vorrei arrivare in un futuro prossimo non dico a mettermi dei soldi in tasca, ma almeno a poter gestire con la cassa comune la manutenzione degli strumenti e, sempre grazie alla cassa, disporre di maggior tempo da investire sulla registrazione ed il missaggio.

non lo so. io invece penso che i canali di distribuzione oggi più che mai siano a portata di tutti. penso anche che una recensione su un blog nel quale si trova anche il linc al daunlò pirata(?) e gratuito valga più di una recensione su una delle nostre, aimè, mediocri riviste. mi sembra che il successo di una banda sia molto più legato ai kids che scrivono del disco, che lo fanno girare, che caricano i pezzi su you tube e se li spediscono via mail. la promozione delle date avviene tranquillamente tramite internet. insomma un tempo dovevamo fotocopiare poster A4 e andare in giro a fare tacchinaggio alle 4 del mattino. Mi pare che in questi anni il d.i.y. sia estremamente più facile. oh, a me piacciono sia tempesta che unhip e. sia ben chiaro. quest'intervista è un pippone clamoroso. non ce la pubblicheranno mai. E in più abbiamo detto d.iy. su rockit. c'importa una sega.

Davide: non mi sembra che le recensioni amatoriali sul web si siano consolidate come fonti più autorevoli della rivista cartacea, né credo che il canale di distribuzione discografico sia equipollente ad un link di download! La promozione delle date via internet, almeno nell'ambito italiano, non è poi così tranquilla: è ben noto il caso della clamorosa chiusura di Italy Gig List, uno storico punto di riferimento nel web per le date dei concerti, perché il proprietario si era rotto le palle di subire continue pressioni da parte dei promoter!
Per quanto riguarda il discorso del do it yourself, poniamo un paragone col sistema dell'editoria. Chiunque può diventare autore" stampando il proprio libro tramite un servizio on demand e rendendolo disponibile in formato digitale o cartaceo. Ma si tratta di un processo di "disseminazione" che si svolge in un circuito chiuso autoreferenziale: l'apparato distributivo vero e proprio si attiva solo se le vendite del libro superano una certa soglia. Allo stesso modo gli editori discografici guardano le code su Emule o gli ascolti su myspace per decidere se investire o meno su un disco. Rimanendo al paragone col mondo editoriale: se acquisti un libro di, mettiamo, Fanelli, Perrone, Derive & Approdi o Bollati Boringhieri, ti aspetti di leggere determinate tematiche sullo sfondo di una determinata qualità del testo. Ti aspetti, insomma, che il magma indistinto in cui galleggia l'aspirante di buona volontà ed il talento sia stato filtrato. Il modello è quello della politica editoriale della Casa che si è costruita una sua credibilità e ti orienta all'acquisto. In secondo luogo, non ti aspetti di trovare pagine zeppe di refusi: pretendi, giustamente, una certa qualità anche nell'apparato bibliografico e delle note (se si tratta di saggistica ovviamente). Credo che queste analogie, fatte le debite proporzioni, valgano anche per l'editoria discografica. Dunque, per riportare la bobina alla tua domanda precedente: credo che un'etichetta discografica improntata ad una politica di qualità, con uno stile di selezione connotato, ed in grado di supportare il gruppo nelle varie fasi della cura produttiva e post-produttiva del disco, offrendo un canale di distribuzione appropriato, abbia ancora un ragione di esistere. Internet ancora non offre una valida alternativa a questo modello. Altro problema sono l'illusione di gratuità a cui ci sta viziando il Web, ottenuta a scapito di una irrimediabile perdita di valore dell'oggetto finale, ed i costi eccessivamente alti del CD indotti, soprattutto in Italia, dal marchingegno della protezione dei diritti d'autore.
Il blogspot connesso alle repository di files è certamente utile per sondare filoni interessanti. Ma in assenza di un recensore, o di un sistema di classificazione, questi blog risultano faticosi da navigare nel loro affastellamento. Sono pochissimi i blog validi (che propongono contenuti unici ed originali) che vale la pena seguire, forse sono ancora meno delle riviste cartacee! In secondo luogo, la tua lettura mi pare risenta di una certa visione delle cose che vuole che i media si confrontino in un'arena soggetta ad una sorta di darwinismo accelerato, per cui il nuovo media fagocita quello vecchio, o lo costringe di dotarsi di nuovi apparati difensivi ed anticorpi...
In realtà mi pare assodato che la faccenda non funzioni proprio così: i media, che siano analogici o digitali, sviluppano delle interessanti sinergie tra loro. Per non parlare delle questioni indotte dai diversi livelli di benessere della popolazione. La tv non ha ucciso il cinema. Il cd non ha ucciso il vinile. L'e-book non ha ucciso il libro ed in certi paesi il nastro magnetico è ancora fiorente. Blog, podcasting, vinile e produzione discografica convivono tra loro con nuove forme: ad esempio il vinile che include il codice per scaricare l'mp3. E solo un blog sviluppato con la stessa cura di una redazione di una rivista cartacea potrà erigersi a nuova fonte informativa, così come solo un disco registrato e masterizzato con sufficiente cura permette la disseminazione di formati digitali a bassa codifica senza che ci sia troppa perdita di qualità nell'ascolto (lasciamo ovviamente perdere il feticismo dei bootleg e cose simili).

Sai cosa, vattene affanculo.

siamo vecchi. andare a suonare vuol dire ormai lasciare a casa compagne con bambini. star fuori tutta la notte, berre birra del discaunt e dormire su divani scomodi insieme a gatti di sconosciuti. chi ve lo fa fare ancora? ah no, e poi mi son ricordato di una cosa che non c'entra un gatto ma che infilo qui. l'altro giorno parlavo con un amico, molto male di voi chiaramente, e lui mi ha detto che qualcuno dei verdena era grosso fan degli ornaments, che peraltro in questo disco dei det of carlo pastore sono assai presenti a livello di suoni e mood dei pezzi, e che voleva giemmare con voi. è vero? è vero che li avete snobbati? se lo avete fatto mi fate schifo...


Davide: parla per te: io sono uno splendido singolone trentenne! (Ride, NdA)
Zanna: ti spiego la nostra storia con Roberta dei Verdena. Con Ornaments abbiamo fatto un bel concertone (bello nel senso che suonammo bene, ispirati e belli pestoni) a Bergamo, ormai 5-6 anni fa...dopo il concerto arriva Roberta al banchetto che ci riempie di complimenti, prende il demo, e propone una jam session nella loro sala attrezzata a registrare, le date di spalla al nuovo-vecchio tour dei Verdena (secondo me scherzava a sto punto..o voleva il demo gratis...ma l'ha pagato!..anche perchè mica l'avevo riconosciuta sinceramente) e cose di sto tipo...
Ho semplicemente risposto che sul promo c'era un'indirizzo mail...di scrivere li...non hanno mai scritto. Punto. Chiacchiere post concerto.
Non so, io senza suonare non so stare, io senza prove il sabato pomeriggio coi ragazzi mi deprimo e divento nervoso. Amo la sala prove, i volumi assurdi, le chiacchiere i momenti di esaltazione le risate le sigarette fumate nelle pause sporcando i polmoni nel pulirsi le orecchie....amo il furgone e l'asfalto che scorre veloce pochi centimetri sotto di noi..amo quando un pezzo viene bene guardo Adri e mi sorride...amo Davide che ha volumi da galera e Luca che cura l'aspetto estetico del palco..sarò ancora nel mio stato adolescenziale per sta cosa...
Penso allo stesso tempo, come anticipato qualche domanda fa, che il suonare sia ancora una buona occasione per comunicare con persone che in altro modo non raggiungerei personalmente. In questo tema interviene anche il discorso del pubblico "allargato"...se continuo a dire, un esempio, di diventare tolleranti e ripudiare la violenza ad un pubblico nel quale 95 su 100 sono già tolleranti e ripudiano la violenza allora quale senso ha, non diventa solo una sorta di ritualità comportamentale? Da questa visuale poter interagire anche con coloro che non conoscono il nostro background e che hanno deciso per il nostro concerto piuttosto che per la partita alla tivvù, solo perchè non so dove, forse su vuvuvupuntorocckitpuntoit ci hanno accostato a Stavo bene prima che arrivassi piuttosto che al Teatro degli Orrori, può diventare uno spunto edificante. O anche no: corro volentieri il rischio...

un'ultima domanda. perché lacrimapantera?

lo sapete vero che se ne fossi in grado farei un generatore automatico di titoli di dischi dei det of letizia casta. stincokoala, gomitogorilla, manicadelfino, unghiapipistrello, citofonocastoro, lacrimogenofagiano, meravigliadimarmotta...

Davide: grande legnogenerator! "Lacrima/Pantera" è un titolo che desidera rimanere ermetico. Ad ogni modo fa riferimento in prima battuta al frammento di un film disperso di Bressane, ed in un qualche modo chiude il trittico cinefilo dei Death of Anna Karina: dalla nouvelle vague racchiusa nel volto-icona della sua musa Anna Karina, e relativa età dell'innocenza, con la nascita della cinefilia moderna, al problema ora cogente della dispersione del patrimonio filmico e del decadimento della pellicola sotto gli agenti incrociati dell'incuria, dello sfruttamento commerciale e del tempo.
In secondo luogo, la forma bipartita (lacrima/pantera) allude al conflitto tra emozione e ragione, istinto ferino e malinconia disforica, conflitto che scorre carsico nella musica e nei testi. Infine… si tratta di un doppio vinile!

Mi ero dimenticato di Topomoto e autogatto.

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Commenti (2)

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  • satana satana 28/02/2011 ore 21:55 @youwinimstupid

    l'ho letta una volta e sono svenuto.

  • Gazebo Penguins 01/03/2011 ore 14:52 @gazebopenguins

    "Sai cosa, vattene affanculo". Genio.

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