The Death Of Anna Karina - I Det Ov Anna Tatangelo, secondo (vita di) Legno, 25-02-2011 Intervista

25/02/2011 di (Vita di) legno

Finalmente "Lacrima/Pantera", il nuovo album dei Death Of Anna Karina. Un disco più che atteso: per prima cosa è in italiano, e poi le canzoni erano pronte da parecchi anni ma la data di pubblicazione veniva regolarmente spostata. Adesso è uscito. Abbiamo affidato l'intervista al blog (vita di) Legno.



(vita di) legno: allora, maremma cane, io ho sentito sto disco in anteprimissimissima la scorsa primavera. quando mi è stato passato sottobanco era già stato registrato da un bel pò. il libro di matematica ho smesso di comprarlo il secondo anno del ginnasio e ho imparato che tra marzo e maggio c'è aprile molto tardi. tipo a 27 anni. facendo un non troppo complicato calcolo deduco che lacrima/pantera è pronto da circa un anno. ecco, mi chiedevo, che cazzo stavate aspettando a farlo uscire?

Zanna: Beh, diciamo che per i The Death of Anna Karina fare i dischi non è mai stata una cosa che va via liscia da sé. Difatti anche in passato la genesi dei nostri dischi è stata abbastanza travagliata. Stavolta il fattore imprevisto è dipeso dal fatto che Giulio, il nostro cantante precedente, ha preso la sofferta decisione di lasciare il gruppo dopo aver terminato la fase di registrazione e missaggio: alla fine del febbraio 2010. Sebbene la scelta di Giulio sia maturata in un clima assolutamente sereno, da quel momento abbiamo avuto bisogno di prenderci del tempo per capire come portare avanti le cose e che direzione dare alle band. Poi è arrivato il nuovo cantante: Andrea, già chitarrista e cantante dei Mourn. Con la sua voce e la sua attitudine invidiabile Andrea ha contribuito non poco a ridare impulso al processo editoriale, che è ripreso a giugno, con la masterizzazione. Tempo di finire le grafiche (a cura di Greta Bizzotto di Heartfelt) e finalmente, in quel di marzo 2011, riusciamo a licenziare "Lacrima/Pantera": il primo disco in italiano dei The Death of Anna Karina!...e non si scherza!

(Giulio)

Ecco infatti. giulio è uscito dal gruppo. quello era uno che urlava come se non ci fosse un domani, si sbatteva a destra e manca come se avesse le sanguisughe nelle mutande, si faceva picchiare dai puncs dell'atlantide, e aveva quel modo di fare insopportabile che poi in realtà a conoscerlo è un patatone come tutti voi del resto. vero che lo avete sostituito con uno che suonava in un gruppo che già 12 anni fa era avanti a molti però non dev'esser stato facile. non dev'essere facile nemmeno per andrea cantare cose che non ha scritto in un modo che non ha scelto. Ho sentito che quando giulio ha detto me ne vado gandolfi (Giovanni Gandolfi, della Unhip Records, NdR) ha detto canto io. perchè non avete riregistrato le voci con un cantante nuovo? perchè giulio se n'è andato? perchè? stiamo calmi.


Zanna: beh partiamo dal presupposto che non siamo i Litfiba, i quali senza Piero non sono più i Litfiba (?). Giulio ha maturato le sue motivazioni per una decisione che lo ha lacerato, e su cui ha dovuto meditare parecchio. Ha scelto di perseguire la strada che, con fatica e sudore, si è costruito negli ultimi dieci anni, in vista del proseguimento di una carriera professionale che coincide con una sua grande passione (lavora in Università, NdR).
Per quanto riguarda Andrea: ha personalità e spirito da vendere… ha lavorato per mesi sui pezzi per renderli più "suoi"… ora siamo a un buon punto...dal vivo siamo enormemente cresciuti… non manca il movimento, non manca lo spirito, non manca il godercela, non manca la pacca...siamo in bolla!
La prima motivazione per non ri-registrare la voce nonostante l'importante cambio di line-up è stato che il disco fotografa una condizione vitale pregnante per la band, distillando anni di prove assieme, migliaia di chilometri, litri di sudore, scazzi risate ed esperienze condivise. Tutto nel disco prende una sua dimensione ed è giusto chiudere un capitolo per aprirne degli altri lasciando intatto quanto si è formato in precedenza.
Con Andrea stiamo già scrivendo dei nuovi brani che comprendono una personalità nuova… e faremo l'ennesimo disco che non c'entra una mazza con quelli prima... speriamo che la gente ancora si stupisca!
Quando abbiamo deciso, dopo un periodo di forte incertezza, di portare avanti il gruppo senza Giulio non abbiamo fatto delle vere e proprie audizioni...ho cantato una prova io (dopo di che, afono per una settimana)… poi si è presentato Andrea e non abbiamo avuto dubbi che fosse lui la persona giusta. L'offerta di Giovanni Gandolfi ci ha piacevolmente sorpreso: ci è sembrato il segno inequivocabile di come Giovanni creda profondamente nel gruppo ed in questo disco.

veniamo all'italiano. prima di essere det ov gianni morandi eravate inedia e cantavate in italiano ma il tutto era talmente urlato che poteva essere qualsivoglia lingua. cosa succedeva in sala prove quando sentivate il cantato di lacrimapantera? immagino che inizialmente fosse quantomeno strano. avete capito subito che quella era la strada giusta oppure siete passati da varie fasi prima di arrivare ai cantati finali? pensi che il ritorno all'italiano sia un vezzo/scelta stilistica oppure un'esigenza dettata dal fatto che negli ultimi anni con il daunlò smodato non si leggono più i testi delle canzoni nei libretti dei dischi. perchè le collezioni di dischi sono sempre meno sulle mensole e sempre di più negli aipòd. che bella frase.


Zanna: ohi gli Inedia... grazie di avermelo fatto tornare in mente. "Vedermi bruciare" - il demo Inedia del 2000 - è l'inizio di un percorso circolare... credo che questo disco sia, a suo modo, cattivo e diretto quanto quel demo; ed ora sarà bello scoprire una nuova direzione da percorrere: dentro o fuori dal cerchio. In realtà i cantati li abbiamo sentiti nella versione definitiva soltanto in studio. Le nostre prove erano solitamente strumentali, con qualche urlato situazionista. Per anni abbiamo pensato che l'inglese fosse castrante (per questo la scelta del "poche frasi incisive" che caratterizzano i vecchi testi), anche se adatto all'approccio poco riflessivo che avevamo nel comporre: istinto, volume, sudore: è vetriolo...
Non mi va di fare discorsi da ultratrentenne sui vinili e i libretti e i testi letti e la musica che passa veloce negli i-pudding per colpa del daunbailò..finirei per aggiungere una vena malinconica.
Vero che l'Italiano - in primis per noi - cacchio quando suoni e lo senti ti si apre un mondo.

ma in realtà tutta sta cosa del daunlò e di come son cambiati i tempi e di quanto sia importante avere 2000 amici su feisbuc per me non è motivo di nostalgia quanto di stupore. mi stupisce pensare che in questi giorni tramite social netuorc si è organizzata una manifestazione che è praticamente sfociata in una guerra civile. ora, non voglio assolutamente parlare di politica ma se ci pensi tutto questo internet non ha fatto che aumentare le possibilità di ascolti per chiunque. questo ha a sua volta portato le persone a provare ad ascoltare qualsiasi cosa. ai concerti c'è un pubblico sempre più eterogeneo. al miami suonano i det ov gianna nannini insieme agli amorfù. etichette come la tempesta pubblicano dischi di tre allegri ragazzi morti ma anche di smart cops. insomma c'è tutto un mescolone miscuglione pentolone che ancora non si capisce se sia un bene o un male. l'altro giorno un amico vi ha definito un ottimo gruppo indi. leggendo a destra e manca vi paragonano a fluxus, che probabilmente non avete mai ascoltato e teatro degli orrori, che hanno cominciato a suonare almeno 5 anni dopo che vi siete formati voi. cosa ne pensate? non vi scoccia sapere che gran parte del vostro pubblico non ha la minima idea di cosa sia la gravity, l'ebullition, i clikatat ikatowi, i songs of zarathustra gli inedia e gli ornaments?

Davide: Il fatto di essere apprezzati da un pubblico più allargato e trasversale rispetto alla piccola nicchia edotta dei cultori della memoria storica dell'underground italiano, non mi disturba. Anzi, sinceramente mi rincuora. Non mi scandalizzo né stupisco di imbattermi in paragoni che potrei pure giudicare impropri o bizzarri. Qualcuno, difatti, mi deve ancora spiegare come sia possibile formulare una qualsiasi forma di critica musicale senza prescindere dal proprio patrimonio privato di ascolti, dalla propria filologia emozionale, dal proprio inventario, non sempre duttile, di classificazioni.
Che il piccolo periodo di gloria della Ebullition record di Kent McClard – etichetta discografica fondata da un surfista vegano, il quale a sua volta si ispirava all'hc politico europeo dei primi anni Ottanta - non abbia lasciato soltanto che una flebile risonanza… beh, non mi stupisce nemmeno questo! Si tratta di costellazioni musicali ormai remote che non tutti nutrono il desiderio di rimettere in prospettiva (sebbene Internet offra a portata di click la possibilità di gettare un sguardo retrospettivo su zone d'ombra che sino a pochi anni or sono risultavano quasi irraggiungibili).
Per quanto mi riguarda, sono scettico rispetto ad un certa lettura che pretende di assegnare alle piattaforme social la forza di mobilitazione di cui parli. Mi sembra si tratti più di una mitografia che di un processo storico: più bruma che brumaio. Se tale processo, che vede la tecnologia offerta dall'industria della comunicazione apportare dei benefici produttivi alle relazioni sociali, piuttosto che degradarle, fosse verificato, si tratterebbe di una vera e propria inversione di tendenza rispetto agli ultimi duecento anni di storia.
Allora, allora, per il pentolone, che vogliamo fare, che dici: è tempo di scalzare dal piedistallo i vari Scaruffi e Philopat ed inaugurare una Storia (con tanto di cronologia ragionata) dell'Indie italiano, dal declino dei centri sociali all'avvento dell'mp3? Ma vorrei che tale storia fosse "policentrista" per saltellare tra tappe cruciali come il noise-est, la milano college-rock, la torino post-hardcore, la roma dei Concrete, degli Evidence e degli Student Zombie. Se ti va, facciamo uno sporco lavoretto a quattro mani. Ho già pronto il titolo: "L'Indie prima di MTV. Storie di giovani con un grande futuro alle spalle". Ti piace?
Scherzi a parte c'è un aspetto che mi colpisce, in tutto questo pentolone: i gruppi italiani che citi sono tutti formati da vecchi matusa (come noi) che si sono educati alla musica in anni in cui un certo circuito era ancora vivo, si ordinavano i dischi con il francobollo e la musica si ascoltava con le cassettine ed i vinili. E allora, dove sono le band di ragazzini che nel frattempo dovrebbero aver fermentato nelle sale prove per venire a spaccarci i culi?
Zanna: aggiungo… Davide fa il diplomatico sulle mie risposte e poi parte in quarta…gli voglio bene cazzo!
Sul dicorso Ebullition o Gravity che sia… Il mio punto di vista è che la forza di quei "movimenti" perché non si parla solo di etichette, stesse proprio nel loro essere circoscritte a poche persone che, perché convinte, se le andavano a cercare a suon di fanzine e passaparola pieni di leggende mitiche (vedi Kent McClard che si sdraia davanti al palco all'inizio dei concerti per evitare la violenza del pit)…e ogni volta ti arrivava 'na bbotta…oltre che per gruppi assolutamente validi, per l'energia delle idee che portavano avanti…per le grafiche senza compromessi e di denuncia..
Ora, l'energia rimane nelle idee…è necessario continuare a portare idee sul palco, continuare a vedere la musica come veicolo di idee che vanno ben oltre l'espressione "artistica" o personale... Idea: facciamo un social network il cui scopo è organizzare sommosse…tutto ciò che raggiunge le masse diventa business...

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