DHARMA, la fame nata ai margini di Palermo

Tra una scena da ricostruire, pochi spazi e tanta voglia di emergere, i DHARMA raccontano una Sicilia lontana dai riflettori ma piena di nuove voci.

Palermo è una città di contrasti, dove la bellezza convive con la fatica quotidiana e dove spesso la distanza dai grandi centri diventa un ostacolo da superare. È proprio da questa tensione che nasce il percorso dei DHARMA, una band cresciuta in un contesto capace di alimentare tanto la frustrazione quanto la voglia di creare.

Tra una scena underground da ricostruire, pochi spazi e una forte necessità di esprimersi, il gruppo ha trasformato il senso di isolamento in energia artistica. Un percorso fatto di indipendenza, ricerca e ostinazione, con la consapevolezza che anche dai margini può nascere qualcosa capace di farsi ascoltare lontano.

Dove siete cresciuti? Descrivetelo in 3 righe.

Siamo cresciuti a Palermo, una città fatta di bellezza e contraddizioni, capace di entrarti dentro tra meraviglia e frustrazione. Il suo eterno “vorrei ma non posso” ha spezzato molti sogni, ma allo stesso tempo ha alimentato la fame di chi, come noi, non ha mai smesso di voler trovare il proprio spazio e farsi sentire.


Tre cose per cui è “famosa” la vostra città/paese?

Il mare, il traffico e le arancine.


Da un punto di vista musicale e artistico che contesto era e come si è evoluto nel tempo? C’erano locali, etichette, altri artisti?

Per il periodo che abbiamo vissuto noi, dal 2019 in poi, la situazione è stata molto altalenante. Dopo la pandemia, insieme ad altre band giovani, abbiamo fatto parte di una sorta di rinascita di una scena che molti davano ormai per morta. Abbiamo suonato ovunque fosse possibile e ci siamo anche uniti per organizzare eventi che hanno avuto un buon riscontro.

Oggi quell’entusiasmo post-pandemia sembra essersi trasformato: meno esplosione immediata e più progettualità da parte degli artisti.

Le etichette palermitane tradizionali le abbiamo vissute poco, perché spesso erano lontane dal mondo alternative e underground. Ci siamo avvicinati a questa dimensione solo recentemente, fondando Sangue Acido Dischi, un collettivo che funziona anche come etichetta indipendente e nasce proprio per sostenere la nostra scena.

I locali sono sempre stati pochi e oggi si possono contare su una mano. Anche sulla mano di chi non ha cinque dita.


C’è qualcuno che vi ha ispirato sul territorio (artisti, promoter, figure di riferimento)?


Non saremmo arrivati fin qui senza l’ecosistema di MIND, una realtà che unisce etichetta, live club, sala prove, team creativo e studio di registrazione. Valerio Frosini, insieme agli altri soci, ci ha dato la possibilità di continuare a credere nel fatto che quello che facciamo possa avere un futuro, insegnandoci ancora oggi moltissimo.

Vogliamo citare anche Claudio Terzo e Gianni Zichichi, che dal 2019 hanno dato vita a un laboratorio creativo aperto a chiunque volesse esibirsi. È proprio lì che abbiamo suonato per la prima volta.


Ricordate il primo live della vostra vita? Quando, dove e com’è stato? Il locale del cuore sul territorio?


Il nostro primo live risale all’inizio del 2019, al San Lorenzo Mercato, durante il primo incontro del laboratorio creativo “Ciao Mamma, oggi suono”.

Essendo una delle poche band in scaletta, ci ritrovammo ultimi nella line-up. L’attesa generò una tensione tale che io, Andrea (cantante e chitarrista), non riuscivo quasi più a cantare: alla fine suonai soltanto uno dei nostri primi brani inediti. Avevamo 14 anni.

Il nostro luogo del cuore è inevitabilmente la MIND House: per noi è stata e continua a essere una seconda casa.


In cosa è più difficile, e in cosa è più facile, essere artisti emergenti in provincia?


La distanza dal resto d’Italia è sempre stata il limite principale. Spostarsi per suonare, essere considerati fuori dalla regione e vedere certe opportunità arrivare sempre più tardi rispetto ad altri territori è stato spesso frustrante.

Questo ha influenzato sia il nostro percorso artistico sia il rapporto con il pubblico. Per molto tempo la scoperta di nuovi progetti è passata quasi esclusivamente da Internet.


Una cosa che non capite o accettate della discografia oggi?


In molti contesti i progetti artistici vengono trattati come clienti a cui vendere un servizio. La standardizzazione non funziona già di per sé, figuriamoci in una scena di nicchia come quella underground, che per sua natura dovrebbe muoversi nella direzione opposta rispetto al mainstream.


Come e quando nasce il vostro progetto artistico?


Ci conosciamo dalle scuole medie e nel 2017, durante il terzo anno, abbiamo deciso di iniziare a suonare insieme. Il progetto prende forma nel 2018 con la scrittura dei primi inediti.

Negli anni abbiamo cambiato più volte direzione: inizialmente eravamo i BLISS, con un sound grunge cantato in inglese. Possiamo dire però che il progetto DHARMA, pur essendo sempre noi tre, nasce realmente nel 2023, con l’ufficializzazione del nome nel 2024.


Quanto e come il luogo in cui siete cresciuti ha inciso nello sviluppo delle vostre idee e del vostro sound?

 

Palermo ci ha influenzato soprattutto in maniera indiretta, attraverso una sensazione di frustrazione e di distanza. Le bellezze della nostra terra non sono mai entrate direttamente nella nostra musica, non per una scelta precisa ma per una tendenza naturale a percepire il progetto come qualcosa di svincolato dal territorio.

L’influenza emerge più nell’approccio: una fame costante di raggiungere luoghi e possibilità che sappiamo esistere, ma che da qui spesso sembrano un miraggio. Arrendersi non è mai stata un’opzione.


Quali sono state le sfide più grandi affrontate nel vostro percorso artistico?


Tutti i momenti in cui suonare è stato difficile o impossibile li abbiamo vissuti come un treno che rischiavamo di perdere. Fermarsi, per una band emergente, significa spesso rischiare di sparire dai radar.

Un’altra grande difficoltà è stata riuscire a farci notare dai locali e dal pubblico fuori dalla Sicilia, oltre a sostenere gli spostamenti per singole date, dove spesso il cachet non riesce nemmeno a coprire le spese.


C’è un messaggio o un tema ricorrente che volete trasmettere con la vostra musica?


Nella nostra musica ritorna spesso la ricerca di una risposta: a volte nasce dentro di noi, altre volte passa attraverso figure esterne o esperienze condivise.

Non scrivo in quanto palermitano o italiano, ma come essere umano che vive pensieri ed emozioni comuni. Rendere chi ascolta consapevole di non essere solo in quello che prova è una delle missioni principali del progetto, soprattutto dal punto di vista lirico.


Come definireste la vostra evoluzione artistica dall’inizio a oggi?


È stata, e continua a essere, un’ascesa verso una maggiore consapevolezza. C’è un lato positivo e uno negativo: l’impeto incontrollato può portare a risultati sorprendenti, ma imparare a gestirlo permette di arrivare sempre più vicino a ciò che si vuole davvero esprimere.



---
L'articolo DHARMA, la fame nata ai margini di Palermo di Redazione è apparso su Rockit.it il 2026-07-11 10:48:00

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autoreavvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussioneInvia