Lo scorso settembre, quando abbiamo parlato con Diluvio, il festival indipendente che da 10 anni anima il parco del Maglio di Ome, in provincia di Brescia, il suo futuro era tutt'altro che scontato. Molti - soprattutto per chi ha faticato tanto perché ci potesse essere una rassegna 2026 - ricordano quanto la decima edizione si fosse conclusa con un passivo pesantissimo. Il fondo costruito negli anni di tanti sacrifici si era quasi assorbito con un solo evento e il gruppo volontari che organizza il festival si è trovato di fronte una domanda molto semplice che toglierebbe l'entusiasmo a chiunque: ha davvero senso continuare?
Almeno per il momento, la risposta è sì. Diluvio torna anche quest'anno, ma non perché improvvisamente organizzare un festival indipendente sia diventato più facile. Dopo aver raccontato pubblicamente la propria crisi e aver chiesto aiuto attraverso una raccolta fondi, ha trovato la forza di non abbandonare un progetto frutto di un lavoro di ben dieci anni. Abbiamo intervistato lo staff di Diluvio per capire cosa sia significato davvero per loro ripartire da quella complicata esperienza.
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L'anno scorso non è stato un anno facile, nonostante le tante energie spese e un'edizione molto complessa finita male, quest'anno qual è lo stato d'animo pre-evento?
Quest'anno siamo stanchi, ma belli carichi, abbiamo tantissima voglia di prenderci “una rivincita” dall’edizione dell’anno scorso. Siamo già nel pieno degli allestimenti e dei trasporti, non vediamo l’ora che arrivi il festival!
Com'è andato il crowdfunding?
La raccolta fondi è andata bene, abbiamo avuto una buonissima risposta da tantissima gente, tanti sconosciuti che ci hanno mostrato fiducia e tantissimo affetto. Il supporto è arrivato anche da parte di molti musicisti come okgiorgio, Estremo, Ciauru e tutto il consorzio Ambient Italiano, Giuradei e Maniscalco, che ci hanno regalato dei concerti. In più abbiamo avuto l'appoggio di Banca Etica, che ha finanziato il 20% della somma chiesta nel crowdfunding, che era di 10.000 €.
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C'è stato un momento in cui pensavate di non riuscire a fare questa edizione?
L'abbiamo pensato prima dell’edizione, in realtà per fermarci a riposare un anno e ripensare al tutto. Il fatto che sia andata male in realtà ci ha caricato per ripartire subito e il successo del crowdfunding ci ha spinte a lavorare subito all’edizione 2026.
Che insegnamento avete ricavato dallo scorso anno? C'è stato un ridimensionamento? Vi ha pesato?
Ad essere più cauti! Abbiamo ridimensionato il budget della programmazione e rinunciato a qualche scelta artistica. Alla fine ci siamo trovati comunque con quattro giorni pienissimi e un sacco di lavoro da fare, ma non riusciamo a farne a meno!
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A cosa avete dovuto rinunciare? A cosa proprio non rinuncereste?
Alla fine non abbiamo rinunciato davvero a niente, abbiamo creato comunque una programmazione che ci piace tantissimo con il budget che ci siamo dati. Non rinunceremmo mai a una programmazione che prevede tante attività, anche durante la giornata, a un certo tipo di scelta artistica. Non rinunceremmo all’allestimento e alle scenografie che costruiamo ogni anno.
Come vi siete mossi sull'artistico e fornitori? È possibile risparmiare senza decrescere?
Sono contenta della nostra programmazione, credo che abbiamo trovato un giusto equilibrio e siamo state più attente a spendere i soldi, fermando artisti con cachet non troppo fuori scala e non “insensati”. E poi abbiamo avuto un colpo di fortuna, bloccando Rares prima dell’uscita del disco subito dopo averlo sentito in anteprima. Oggi sta vendendo tantissimi biglietti e tutti cantano le sue canzoni.
Quanto costa in meno dello scorso anno? Quanto pensate di guadagnare di meno?
Da più di 100.000€ di costi fissi siamo passati a un preventivo costi fissi tra gli 80 e gli 85. Una bella differenza. Il costo del biglietto è risceso a 16€. I prezzi al bar saranno gli stessi, senza aumenti. Speriamo di guadagnare di più, aumentando di gran lunga le presenze rispetto all’anno scorso. Almeno di superare lo zero :)

Che responso avete ricevuto dal pubblico?
Bellissimo. Devo dire che da quando ci siamo aperti raccontando sinceramente tutto quello che ci è successo l’anno scorso abbiamo ampliato il nostro pubblico. Forse non era scontato raccontare tutto apertamente e non nascondersi. L’anno scorso è andata malissimo? Non c’era bisogno di nasconderlo e questa sincerità ci è tornata indietro sottoforma di affetto e supporto!
I dati sui live parlano di maxi eventi straripanti e piccoli in difficoltà. Cosa deve fare chi non ha santi in paradiso secondo voi?
Bella domanda. Resistere? Non so cosa altro si può fare. Io ho un locale in centro a Brescia, nel quartiere della cosiddetta movida. È un piccolo cocktail bar e in inverno facciamo piccoli concerti gratuiti con la rassegna “senzapalco”. A volte è difficile riempire una sala da 40/50 persone. Concerti gratis in centro città vuoti: cosa non sta funzionando? Fa male vedere questa situazione, non so come e se potrebbe cambiare. Bisogna parlarne, raccontarlo agli agli amici, persuadere le persone che la partecipazione è importante. Sennò non ci saranno più festival come il nostro, ma solo quelli di Live Nation. Non ci saranno più i piccoli concerti gratuiti in settimana dove scopri nuovi musicisti, ma solo i palazzetti e gli stadi, dove vai a un concerto senza neanche vedere il palco.
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L'articolo Diluvio: "Torniamo per prenderci una rivincita. Ma se le cose non cambiano, i festival come il nostro scompariranno" di Erika Raiola è apparso su Rockit.it il 2026-07-21 12:13:00

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