Il Salento prima del reggae: Dj War e la musica in Puglia dagli anni '70 fino ai Sud Sound System Intervista

Dj War, Sud Sound SystemDj War, Sud Sound System
18/11/2015 di

Dj War, all'anagrafe Antonio Conte, è, a dispetto del suo carattere mite e a tratti schivo, una figura emblematica della cultura underground italiana, sempre presente e protagonista in ogni sua fase storica ed artistica, ma con lo spirito libero di chi è "always two steps away", sempre due passi avanti rispetto alle ondate del momento: dagli anni del beat, poi mod, punk, dj nelle prime radio libere, pioniere della scena hip hop italiana, a Bologna, con gli Isola Posse, di quella reggae, a Lecce, con il Sud Sound System, della jungle music e della bass culture italiana, in questa chiaccherata ci ha raccontato storie interessantissime dal sottosuolo musicale degli anni '70 ed '80.


Oggi tutti pensando al Salento da un punto di vista musicale lo associano al reggae ed alla pizzica, al massimo ai Negramaro, ad Alessandra Amoroso ed Emma Marrone. Ma cosa c’era prima di tutto questo? 
Credo che per me sia stata una fortuna nascere negli anni ’60 in un Salento che, nonostante fosse una zona non particolarmente florida dal punto di vista economico e con un’economia basata principalmente sull'agricoltura, fu comunque investito dall'ondata della musica beat. I miei stessi genitori erano contadini, ma la musica è stata sempre presente in casa mia. Un mio zio suonava la fisarmonica ed andava in giro per le serenate e per i riti legati al fenomeno delle “tarantate”, le donne punte dal ragno. Mio fratello suonava l'organo avendolo studiato in seminario e un mio cugino suonava in un gruppo beat, I Caotici. Nonostante la mia giovane età, li seguivo alle prove e nei concerti ed entrambi, nati negli anni cinquanta, erano e vestivano beat. Li seguivo anche nelle feste private e nei club molto diffusi in quel periodo, ero la mascotte di quelle situazioni.

Altra cosa che mi risulta quasi assurdo pensare è il modo in cui un ragazzo che viveva nel profondo Sud d’Italia potesse tenersi informato sulle rivoluzioni che, musicalmente, esplodevano negli Stati Uniti ed in Inghilterra. Che echi arrivavano in quegli anni e attraverso quali mezzi?
Fonti di informazioni erano per me la radio nazionale, che non ignorava certi fenomeni di costume, ricordo programmi come Supersonic, Bandiera Gialla, Hit Parade, ma anche riviste musicali, che mio fratello acquistava ed io leggevo avidamente, come Ciao 2001, Gong e Muzak. Ne conservo ancora ed ogni tanto le rileggo. Trattavano di musica, ma anche dei cambiamenti epocali che avvenivano in quegli anni: amore, politica, guerre e pace, aborto, divorzio, contestazione giovanile.

Tra le rivoluzioni musicali che esplodevano una dopo l’altra nelle strade anglosassoni la più rumorosa è stata il punk nel 1976-77. Poco dopo le prime creste e le spille da balia iniziarono a vedersi in giro anche in Italia a seguito delle prime band, ma fu un fenomeno per lo più centro-settentrionale. Il Salento fu colpito dall’onda tellurica di quel terremoto? 

Durante gli anni ‘70 si ascoltava soprattutto progressive rock e cantautori, però sentivamo il bisogno di novità, di una scossa vera e propria da quel torpore e la risposta arrivò col punk. Le informazioni però erano poco chiare, inizialmente fu interpretato come un fenomeno che avesse a che fare in qualche modo con la cultura di destra. Inoltre i movimenti politici di sinistra (ricordiamo che si era in pieno ‘77 in Italia) non vedevano di buon occhio la novità, figuriamoci quella rivoluzione che fu il punk. Le notizie arrivavano in ritardo, oltretutto confuse o mistificate. Poco o niente si conosceva dei riots a Brixton, durante i quali, invece, punk e rasta erano uniti negli intenti e nelle manifestazioni. Ispirate da quegli echi, all'epoca, anche a Lecce nacquero comitive, bande giovanili le chiamava qualcuno, la più importante delle quali furono i Caurri (Granchi, in dialetto leccese n.d.r.) ed io ne facevo parte. Alcuni di noi andarono a Londra e tornarono con un carico di novità in campo stilistico e musicale, qualcuno aveva acquistato i Doctor Martens e addirittura c’era chi, sconvolgente per una città come Lecce, prese ad andare in giro con la cresta. Da Londra tornarono con tante cassette, oltre a qualche fanzine. Una fanzine nacque anche a Lecce, dei miei amici ne scrivevano e stampavano una chiamata Gola, che trattava di punk e new wave. Anch'io mi appassionai a quella novità dirompente, cercavo dischi e informazioni ovunque, indossai anfibi, jeans sdruciti e giubbotto di pelle con le spillette di Sex Pistols, Clash e Police. Iniziai a strimpellare un basso di marca Beat. Gruppi punk veri e propri nel Salento non ne conoscevo, comunque, ma alcune band rock, come gli Hurricane, iniziarono a suonare sporco.

Dj War durante il suo periodo mod

Poi il 1979: uscì nelle sale cinematografiche “Quadrophenia” e i kids britannici impazzirono (ancora una volta dopo i favolosi '60) per il mod-ismo: le Vespe, le Lambrette, i parka, gli Who, i Jam, i completi a tre bottoni, lo ska revival, il powerpop, le anfetamine.
 
Ero attratto ed attento a tutto ciò che arrivava dall'Inghilterra. Mio cugino, Gigi Hendrix, come era ed è ancora chiamato, mi aveva trasmesso la passione per gli Who e, quando uscì Quadrophenia, conoscevo già a memoria gli album “My Generation” e “Tommy”. Con alcuni compagni di liceo formammo anche un gruppo, The Fecciah, in cui suonavo il basso e coverizzavamo Who e Clash. Riuscimmo addirittura a convincere il proprietario del cinema di Vernole, un paesino vicino Lecce, a trasmettere il film, ma alla proiezione non eravamo più di quindici ragazzi. Qualcuno arrivò in Vespa, qualcun altro con il Motom, quasi tutti con il completo elegante del padre o del fratello maggiore e l’eskimo, nessuno con il parka. C’era tanta genuinità in quello che facevamo. Con il Modismo arrivò, anche nel Salento, il revival dello ska ed i nuovi gruppi come Specials, Selecters e Bad Manners diventarono i nostri beniamini. Con i Caurri organizzammo diverse feste mod e ska. Qualcuno comprò la Lambretta e qualcun altro, per esempio Treble (futuro membro fondatore del Sud Sound System, n.d.r.), andò anche a Rimini al raduno mod. Per fortuna, in alcuni cinema della zona si organizzarono dei cineforum e potemmo rivedere Quadrophenia ed altri film musicali. A Lecce si respirava quasi un'aria nuova, ogni volta che ci ritrovavamo sembrava l’atmosfera che si respira ad un concerto, in un periodo in cui di concerti non se ne organizzavano.

Altra rivoluzione della fine degli anni ’70 furono le radio libere che infrangevano il monopolio del perbenismo di Mamma Rai e consentivano, per la prima volta, ai ragazzi di poter diffondere la loro musica, quella che gli apparteneva e da cui si sentivano rappresentati…

Sì, a fine anni ‘70 anche qui si diffusero le radio libere. Ne nascevano in ogni paese ed a Lecce ve ne erano di interessanti. Quella che seguivo di più era Radio Nice, che trasmetteva solo musica rock e jazz, mentre molte altre, in generale, andavano di cantautori e dediche. Io esordì come dj in una chiamata Radio Queen, nata nel mio paese, Lizzanello. Riuscii ad entrare in quel giro anche perché, pur collezionando dischi e cassette, non avevo il giradischi a casa, per cui ci andavo anche per ascoltare e registrare su nastro i miei dischi. Qualcuno si accorse della particolarità dei miei gusti e mi concesse uno spazio. Per un po’ di mesi condussi un programma, selezionavo rock e le novità punk ed alternative. Purtroppo quando, con un cambio nel direttivo della radio, prese il comando un vecchio e noto fascista che mi rimproverò di trasmettere troppa musica ribelle, me ne andai via subito. Tuttavia non smisi di frequentare le radio, anzi la mia passione divenne itinerante: ovunque c'erano radio libere e spesso mi invitavano come ospite, Radio Antenna, Radio Universo, Radio Città del Sole su tutte.

Se penso ad una città italiana storicamente recettiva alle istanze di ribellione e sempre avanti da un punto di vista della cultura underground, penso a Bologna. Tu ci hai studiato nei primi anni ’80. Cosa ricordi di quel periodo? 

Si, terminato il liceo mi iscrissi all'università di Bologna e mi ci trasferii nel 1982. Pochi mesi prima c'erano stati i concerti dei Clash e dei Talking Heads, era la citta degli Skiantos, del movimento di contestazione del ’77. Per me la scelta fu naturale quindi: la curiosità per quanto era successo nel ‘77, la vivacità culturale e musicale, i movimenti di difesa dei diritti degli studenti, dei fuori sede, dei senza casa, il DAMS, Andrea Pazienza, i concerti e tanto altro erano i miei principali interessi. Entrai quasi subito in contatto con i punk di via Galliera e con i movimenti antagonisti. Da lì a poco iniziai a condurre un programma su Radio Underdog, erede di Radio Alice, esperienza che si concluse a causa della chiusura forzata della stessa radio per colpa della famigerata Legge Mammì. In quegli anni lavoravo in una cooperativa di servizi, con cui facevo spesso servizio d'ordine, e questo mi permise di vedere molti concerti e di comprare un bel po’ di dischi. Curiosità: la sede della cooperativa era vicino al negozio di musica Disco d'Oro e quasi tutto quello che guadagnavo lo investivo in dischi appena ricevevo i compensi. A due passi poi c'era la casa occupata di Via Galliera, punto d'incontro nel fine settimana per punk e dark. Si facevano gran chiacchierate su dischi e movimenti e proprio tra i punk conobbi altri che come me erano interessati al reggae e alla black culture.

La punk band salentina dei Subnoise: Dj War in primo piano, Gopher con il ciuffo e Nico

A proposito. Il reggae e l’hip hop italiani hanno avuto, tra le varie culle, anche le strade di Bologna. Per molti versi quel periodo storico fu importante per l’underground italiano, la musica sembrava avere una forza aggregativa e dirompente che forse non ha mai più avuto nel nostro Paese. Tu che ne hai fatto parte vivendo, anche attivamente, quel momento, cosa vedevi negli occhi dei ragazzi come te? Cos’era che favoriva quel clima creativo e di opposizione sociale?

Girovagando e seguendo gli eventi giunsi, era il 1982, al Riverside, un posto molto particolare, in un centro comunale alla periferia del quartiere Barca. Vi suonavano i Fighting Spirits, un gruppo di dj costituito principalmente da Dj General aka The R e Pappa Rodriguez, che proponevano funk e hip hop. Vidi lì le prime sfide tra breaker e per me fu illuminante. Quei dj divennero immediatamente i miei idoli, poi maestri ed amici: a casa loro imparai a selezionare i dischi a tempo e mixare sui loro giradischi. Non avevo, però, tagliato i ponti col Salento né con gli amici di sempre. Al ritorno durante le festività organizzavamo feste in casa, specialmente con i ragazzi con cui formammo dopo un po’ di anni il primo nucleo del Sud Sound System. Bastava poco, giradischi, microfono e dischi per fare una festa. In quelle occasioni, ma anche scrivendoci lettere, ci comunicavamo esperienze e aggiornamenti sulla musica. Di particolare importanza erano gli scambi con Militant P, che poi divenne il frontman del Sud Sound System, e dopo un po' anche con Ggd, anche lui altro futuro cantante del Sud Sound. C'è da dire che anche Treble, con cui avevo frequentato il liceo, si era iscritto nello stesso anno all'Università di Bologna e vivevamo a stretto contatto e per certi periodi anche nella stessa casa. Insieme andavamo ai concerti, a volte in autostop. Ricordo concerti memorabili visti insieme di Gun Club, X, Southern Death Cult, Kid Creole and the Coconuts, Africa Bambaataa e Frank Zappa per citare solo alcuni.

Tu, Militant P, Treble, Ggd, i microfoni ed i giradischi: era il primo nucleo del Sud Sound quindi…

Si, cresceva in noi la voglia di suonare, di formare una band, ma un po’ per la lontananza tra noi e un po’ per l'avvicinamento alla cultura del sound system, cominciammo a sperimentare nuove forme espressive. Ad un certo punto, nella seconda metà degli '80, tornai nel Salento e qui ricominciai a progettare. Da una parte sperimentavo con i giradischi e dall'altra con il basso. Nacque così il primo nucleo del Sud Sound System, con Militant P, Treble, Ggd, Papa Gianni ed io che usavo come nick name Jah War, ispirandomi ad una canzone reggae del gruppo punk Ruts DC. Parallelamente, con Gopher (anche lui futuro Sud Sound e, prima ancora, Isola Posse n.d.r.) e Nico formai i Subnoise, con i quali suonavamo una specie di crossover, un mix tra punk, reggae, dub, rap, con un repertorio formato a metà da canzoni nostre e classici di Clash e Stooges. Registrammo anche un demo intitolato “Rumori dal sobborgo” e facemmo un buon numero di concerti. Ricordo con piacere che aprimmo i live dei Gang e dei Not Moving. Riuscimmo tra feste e concerti a dare una bella scossa ad una Lecce dormiente. Ma dopo un paio di anni, a fine anni ’80, decisi di tornare a Bologna. Ero sempre più convinto della validità del progetto sound system, l'hip hop era tornato ad essere una controcultura forte, con gruppi come Public Enemy e Boogie Down Production, ed il reggae completava il quadro con l'esperienza che ebbi nel 1989 partecipando al Tour "DMC World Champion" col primo vero sound system costruito in Italia, proprio a Bologna, da Jody Marcos che fu per me il guru in questa cultura. Durante quell'estate attraversammo l'Italia su un furgone, ogni sera si montava il sound, si suonava e poi lo si smontava e ricaricava sul furgone. Imparai un bel po' di cose. Aprivamo la serata con i miei dischi ed il microfono di Militant P. I tempi cambiavano, nello stesso periodo nuove forme di antagonismo e di lotta si evolvevano. Nacque il movimento della Pantera, con le occupazioni di sedi universitarie e di spazi abbandonati. A Bologna c'era fermento e furono occupati il magazzino e delle abitazioni del Teatro Del Sole, in pieno centro. Nacque così l'Isola nel Kantiere. All'interno erano attivi punk, antagonisti e studenti del DAMS. Ogni mese si organizzava il “Ghetto Blasters”, una serata a base di hip hop e reggae; inizialmente eravamo un gruppo di soli dj, Dj R, Dj Rodriguez ed io, a cui si aggiunse un mc d'eccezione, Soul Boy, che fu d'esempio per altri mc che sarebbero arrivati da lì in poi. La serata intanto diventava l'appuntamento fisso per gli appassionati anche delle città vicine. Era un periodo particolare per Bologna, rapine e fatti strani si susseguivano, ed i centri sociali e le case occupate entrarono nel mirino delle autorità alla ricercare dei possibili colpevoli, salvo poi scoprire che gli autori erano dei poliziotti a bordo di una Fiat Uno bianca. Il resto è cronaca. Ma la risposta alla repressione si manifestò col grido di “Stop al panico”, contro la paura che il potere e le forze dell'ordine volevano diffondere. Quel grido diventò un disco di quello che era diventato un gruppo o, meglio, un collettivo di dj ed mc, gli Isola Posse All Stars.



Il punk, la new wave, il reggae, la cultura dei sound system, l’hip hop, le etichette indipendenti: le esperienze che avevi fatto, la musica che avevi ascoltato, suonato e ballato, i dischi che avevi collezionato e tutto quello che fino ad allora eri stato prese infine concretezza, finalmente Lecce comparì, anche con un certo peso, sulla cartina geografica dell’underground italiano…

Si, decisi a un certo punto di ridurre il mio impegno diretto nelle iniziative dell’Isola Posse, lasciando il campo ai nuovi ragazzi che si erano aggiunti, per dedicarmi completamente allo sviluppo del progetto relativo al Sud Sound System. Tornai a Lecce, radunai i vecchi compagni di musica salentini sparsi tra il Salento, Bari e Bologna e grazie alla nascita dell’etichetta Century Vox ci fu possibile stampare il primo, mitico e innovativo, disco del Sud Sound System, “Fuecu / T’à sciuta bona”. Grazie a quel disco l’Italia scoprì l'esistenza di una terra chiamata Salento, ricca di tradizioni, ma soprattutto di voglia di fare, di creare, di innovare. Fu la prima volta che su un disco reggae o hip hop si sentiva cantare in dialetto, così come mai prima erano stati usati sample da dischi della tradizione folkloristica locale. Alla presentazione del disco nell'estate del ’91, volemmo come nostri ospiti speciali non artisti internazionali, ma un gruppo di contadini cantori della tradizione popolare salentina, Gli Ucci, i cui cantanti erano Uccio Bandello e Uccio Aloisi. La notte della Taranta nacque nel 1997 invece... Intanto cresceva l'interesse per il Salento ed in generale verso quella nuova forma di musica che era sì impegnata, ma comunicava anche voglia di intrattenimento e aggregazione. Insieme al successo del gruppo aumentò la voglia di contribuire a difendere e far crescere la nostra terra. Dopo il primo tour decisi di tornare in pianta stabile nella mia terra, anche per aiutare altri giovani ad esprimersi con l'arte. Il Salento si stava svegliando, e crescevano gli apprezzamenti per la sua scena musicale. Durante l'estate del 1992 un gruppo di ragazzi occupò una masseria a tra San Foca e Torre Specchia, ribattezzandola “Mantagnata” (che, in dialetto leccese, indica una zona non battuta dal vento n.d.r.): la voce si diffuse ed arrivarono centinaia di giovani da tutta Italia e da molte realtà antagoniste, Bologna, Milano e Roma su tutte. Fu un’esperienza di autogestione ed aggregazione fondamentale, ogni sera si organizzavano concerti e feste ad ingresso libero e si cercò di sensibilizzare su temi di ecologia, non violenza, autogestione. Particolarmente riuscita fu l'iniziativa di pulire la spiaggia di San Foca dai rifiuti di ogni tipo: molta gente comune iniziò a cambiare opinione su quegli occupanti un po' strani. In definitiva, credo che il turismo e l’interesse suscitato dal Salento, grazie alla valorizzazione del territorio e della sua arte, debbano molto a “Fuecu / T’à sciuta bona”, disco che, a distanza di anni, considero sempre più illuminante e rivoluzionario.

Una delle prime dancehall del Sud Sound System

Tag: reggae

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