Dola / intervista

Dola campione della verità

Tra il cantautore e il mondo urban, il mondo di Dola e il suo ultimo album
06/05/2019 15:15

C'è stato un momento nella canzone italiana in cui gli interpreti maschili, cioè i Tozzi, Masini, Renga e gli altri più o meno figli di Vasco, quando andavano sulle note alte era come se gli entrasse un distorsore nella voce. Quella cosa lì, graffiata e cruda da uomo rude che sa anche essere sensibile, è un po’ che in giro non si sentiva. Dola ritorna a quel gusto, ma con le scarpe di chi fa parte di una nuova generazione. E no, non ha solo la voce graffiata.

Felpone, cappellino, barba e occhi buoni. "Zi lo vuoi un caffè?" "eh se lo fai sì, volentieri". Quando Dola è passato in redazione doveva essere per un tre quarti d'ora, il tempo di una chiacchierata e suonare due canzoni. Invece siamo rimasti sul divano un paio d'ore buone. Era venuto a Milano per quattro giorni di promo, poi si è fermato per un mese. Dola è uno che è bello beccare in giro.  

Mentalità

Bomba, neanche lo aspettavo che uscisse così, comunque tempi lunghi, c’ho messo un sacco di tempo per farlo. 5/6 mesi, cioè un bel po’. Però che bomba.

Quando parliamo dell'album è questa la prima cosa che mi dice: Bomba. Mentalità prende forma da una cartella di idee accumulate tra il telefono e i cassetti. Sai, magari sono abbozzi che lasci nel computer e ribecchi per caso dopo tempo. C’era un beat che avevamo fatto io e Leo (il produttore MNTL, ndr), e a una certa lo stavamo per mettere nel disco ma pareva non funzionare. Alla fine è la mia preferita, quindi.. La verità è che ogni pezzo c’ha avuto bisogno di un sacco di tempo.

Qual è stato quello più complicato? Quello che non è andato a finire nel disco (ride).

In realtà “Non esco” è stato il pezzo per cui c'è voluto più tempo, a quanto mi dice quella proprio non girava. Nonostante ci fossero già gli accordi, il testo, un'idea di produzione quel pezzo non sarebbe andato bene finchè non avesse avuto un po' di cinema. Volere un pezzo più cinema è come volerlo più blu, più ampio, più 10. Vuol dire avere le idee chiare e saperle mescolare ad altre idee che con la musica in sé possono non c'entrare nulla, ma sono fondamentali per la direzione in cui si vuole andare. Dola non so ha forse le idee più chiare di quanto sembra, capisco parlandoci, ma probabilmente ha chiare anche quelle che con il disco dovevano sembrar fuori discorso per gli altri, fondamentali per lui.

Comunque sapevamo bene cosa volevamo fare, infatti volevo portare tutto quel mondo dei beat, di roba lo-fi, nella canzone italiana.

Becoming Dola

Quando ero ragazzo, non che non lo sia anche ora, ma quando ero più ragazzo di oggi ho suonato in diversi gruppi punk. Poi ho fatto un po’ di folk, poi ci siamo spostati su un progetto inglese, alla fine ci siamo separati e sono stato due anni senza suonare. Son finito a fare il driver per Coez, per Giorgio Poi, lavoravo in backline a Roma, montavo palchi. Avevo smesso di suonare, non c’avevo più ispirazione, boh.

Perché avevi smesso? Non te ne fregava più?

Non avevo più stimolo nel fare quello che stavo a fare, e quindi son tornato a casa un giorno, ho fatto due scatoloni di roba e ho buttato via tutto, mi son venduto tutto. Questi sono diversi periodi insieme, diciamo in diversi periodi, da un paio di anni a questa parte.

E poi?

Abbiamo tirato fuori l’EP da un annetto più o meno, da lì è ricominciato. Con l’EP è quando mi sono fatto male alla gamba e ho riniziato a fare delle cose tipo campionare, stavo a casa mezzo depresso e mi ascoltavo le robe beat lo-fi, mi sono preso con quella roba là e ci volevo cantare sopra, e lì mi è ripresa la scimmia. Quando è uscito "Noodles" pensavo “questa roba è diversa rispetto a tutta la roba che avevo fatto” e mi son preso bene a farla.

Una copertina con dentro tutto

Nell'artwork di mentalità ci sono tutta una serie di cose, quasi messe insieme a caso. C'è Dola in varie situe, non tutte da copertina. Poi le birre, gli amici, due polpette, altre birre, na chitarra. Tutto fritto e bruciatino su uno sfondo turchese, a metà esatta tra un memino e le autoproduzioni punk. Probabilmente, tra quei due universi, è il posto esatto in cui potresti trovarlo.

Allora, c’abbiamo sempre quella cosa di team con Undamento. Praticamente dovevamo uscire con la copertina e non avevamo la copertina, allora mi chiama Tommy (Biagetti, ndr) e mi fa "facciamo la prima cosa che ti passa in testa".
E la prima cosa che gli passa in testa è questa cosa del collage, proprio come le copertine punk di una volta. Da qui gli chiedo se anche Mentalità, il titolo dell'album, ha avuto lo stesso processo creativo. La frase che segue, che riporto per intero, è la sintesi migliore che potesse darmi di quello che vedo in lui, in Undamento, e un po' pure in me, nei miei colleghi, nei miei amici. Sembra una frase stupida, più la leggi e meno lo è. 

Sul fatto della mentalità è che c’avevo un sacco di cazzi e gli unici che sono rimasti sono i miei amici. Son tutti maschi e l’aiutarsi tra maschi è figo. Alla fine non è una cosa che fai per interesse, ma perchè ci vuoi essere per gli altri. Quindi volevo che in copertina ci fossero i miei amici, quelli di giù, Undamento.. ci sono tutti, manca solo l'ufficio stampa. (Ride)

(Girandosi verso Vale, tra le altre cose il suddetto ufficio stampa) Se fossi stata maschio stavi nella copertina. (Ridiamo tutti, pure Vale)

(Ciao Vale, so che avevo detto non l'avrei messa 'sta cosa ma ci aveva fatto ridere lì. Per tutti gli altri questa era solo una battuta scema, che mi dispiace pure doverlo esplicitare ma di questi tempi non si sa mai.)

Alla copertina ha lavorato Stefano Adamo, lo stesso che ha fatto, tra le altre, la copertina di Irbis e quella nuova di Coez.

Cercando la via di casa

Hai cambiato anche il modo di scrivere canzoni quando sei tornato a fare musica?

Sì, però andando sempre verso la ricerca dell’onesta, più in una ricerca di me stesso che della verità totale di quello che dico. Le cose che fai d’istinto, dal rispondere male a qualcuno o amare qualcun'altro che forse non dovresti, sono quelle di cui parlo. Lo volevo incentrare su quello perché altrimenti non ci stava nessun motivo per ricominciare a fare musica.

Sentivo che c’era un discorso più ampio oltre a fare le canzoni. Non aveva proprio senso farlo, un motivo per il quale avevo smesso di fare roba prima è perché mi mancava questa verità, pure da parte degli altri. Invece adesso ho ritrovato loro, con cui lavoro insieme, che comunque ascolto e ho sempre ascoltato, e l’unica cosa che ti faceva un botto è che comunque questi ti stavano a dire la verità.

In realtà Mentalità è l’unica parola per spiegarlo. L’avrei chiamato Casalvieri altrimenti, che è il paese mio, ma in fondo è lo stesso discorso.

Ora faccio su e giù, sono stato a Roma tipo 9 anni, poi mi sono risposato a Casalvieri, però lì ci sono un sacco di ricordi strani. È stata una buona idea tornare, però è sempre una cosa a doppio taglio quella. Torni e stai bene, però è una cosa che ti incastra. Adesso sto cercando di spostarmi.

E dove ti sposteresti?
Forse farei prima Bologna e poi Milano, non lo so. Vorrei iniziare prima a preparare i live, quindi per ora devo stare a Roma. 

Il mondo di Dola

Per i live penso saremo io, Leo e Mental, e penso che ci alterneremo a diversi strumenti. I live degli EP li portavamo tipo old school, quella roba tipo dj e voce, che sembrava un progetto cantautorale però con l’attitudine più hip hop. Per i live adesso abbiamo l’NVC, un po’ di tastiere, ci sono pezzi piano e voce, chitarre, basso. Un impianto un po’ suonato e un po’ ibrido.

Leo è quello che ha curato le produzioni, a parte quella con Ceri. Qual è la differenza di approccio? Se c’è una differenza poi.

Allora, con Leo ho un rapporto quasi più da fidanzata, cioè ci beccavamo per due settimane e vivevamo insieme proprio, tutto il tempo, ci ammazziamo e poi esce qualcosa.
Ceri invece è all’opposto, ha le idee mega chiare, e il pezzo qui era un beat pronto che c’aveva lui, io gli ho cazzeggiato un po’ sopra e poi è uscito “Supermercato”. Quindi è stato praticamente l’opposto. Alla fine, come si dimostra sempre, le cose all’opposto sono praticamente uguali.

Sul MI AMI invece: ci sei stato?

Ci sono stato la prima volta l’anno scorso con gli altri, suonava Frah Quintale.
Bellissimo, mi sono divertito un botto.
Ho visto quelli del mio giorno, che sono praticamente tutti quelli che m’ascolto.

Uno che ti vuoi andare a sentire?
Eh Speranza, a voglia, sto sotto.

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L'articolo Dola campione della verità di Vittorio Farachi è apparso su Rockit.it il 06/05/2019 15:15

Pagine: Dola

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