Estra - Dolo (VE), 21-03-2000 Intervista

05/04/2000 di

In un pomeriggio alle porte della primavera, io e l'inseparabile Sherwood incontriamo Estremo, leader degli Estra, per fare più di quattro chiacchiere in occasione dell'uscita dell'ep "Signor Jones", primo singolo pubblicato sul mercato dalla band trevigiana.

Alla fine quasi un'ora di parole e riflessioni su tutto ciò che riguarda non solo la produzione discografica del gruppo, ma anche i progetti paralleli di Giulio (che è in procinto di pubblicare un libro!) e della band (intenzionata a realizzare un rockumentary).

Naturalmente tutto è riportato fedelmente dalla prossima riga...



Rockit: Quando e come nasce l'esigenza di un ep?

Estra:Nasce dalla voglia di fare una cosa che sia un singolo in vendita, ma che non sia al contempo solo un singolo in vendita, andando anche, se vuoi, a scompaginare quelle che sono le logiche di una major, uscendo con una cosa più "nostra", ossia con l'idea di offrire di più del solito semplice singolo.

Rockit: La cosa è stata facile oppure...?

Estra: No, noi dobbiamo sempre lottare per ottenere tutte le cose, ma questo ci dà ancora più soddisfazione.

Rockit: L'idea è partita davvero da VOI o è frutto di strategie commerciali che vi hanno imposto dall'alto?

Estra: Faceva parte del progetto "Nordest Cowboys" sin dall'inizio, e comunque, di nostro c'è sempre tutto, perchè il rapporto che abbiamo noi con l'industria è un rapporto dialettico, nel senso che cerchiamo sempre di far somigliare l'industria a noi e non viceversa!

Si è scelta "Signor Jones" perchè forse è la canzone che racchiude tutto il mondo di "Nordest Cowboys", cioè insieme c'è la forza, l'impatto e la melodia...

Rockit: Parliamo degli inediti, una ballata e un punk rock affilato...

Estra:"Madeleine" è una delle canzoni che sempre avrebbe dovuto stare in un disco degli Estra. Non è che fosse già stata scritta, appartiene anch'essa alle session di "Nordest Cowboys", ma tratta finalmente il tema dei miei ripetuti incontri e frequentazioni degli ospedali psichiatrici e ospedali in genere e gli dà finalmente un connotato umano, per quanto non narrativo - perchè io non voglio mai fare una narrazione pura - ...era il momento insomma.

Perciò "Madeleine" è una canzone che potrebbe stare benissimo anche in "Alterazioni", e infatti è per questo secondo me che non è finita nel disco, perchè, a parte la lunghezza - "Nordest Cowboys" ha 13 canzoni, avrebbe significato far diventare il disco eccessivamente lungo - è il punto di passaggio fra "Alterazioni" e l'ultimo lavoro, e concettualmente inerisce cose di cui mi ero già occupato, ma musicalmente attiene maggiormente all'ultimo album.

Ci sono molto affezionato, e penso che sia una delle canzoni più fluide che gli Estra abbiano mai scritto, con una evoluzione molto naturale, non mi stanco di suonarla.


Rockit: Personalmente, meritava senza dubbio d'essere incisa. A proposito degli argomenti, la scelta di non mettere i testi...?

Estra: Mah... sai, è proprio perché è un lavoro piccolo, una piccola opera, fare un disco è un'altra cosa...

Rockit: "Madeleine", a suo modo, ha un taglio anche politico, con quel "Gli Americani stanno buoni"...

Estra: Ecco, ci terrei molto a dire che quel verso è stato scritto molti mesi prima della guerra nel Kosovo, e quindi ha un suono completamente diverso... adesso. Allora, era una cosa abbastanza visionaria, sembrava un tarlo che avesse lei (ndr: si riferisce alla persona cui si rivolge nella canzone, per rinfrancarla e incoraggiarla).

Mi piaceva l'idea di pensare che qualcuno le raccontasse: "sta tranquilla, perché gli americani non vengono qua a far la guerra", come se lei avesse questa turba; un'ipotesi dell'impossibile, dell'assurdo, che naturalmente invece pochi giorni dopo è successa e adesso sembra che abbia una connotazione di accusa rispetto ai fatti recenti, che ci può star benissimo del resto... però, partiva da un dato molto più dolce, la condizione di una malata di mente che ha bisogno di rassicurazioni su qualsiasi cosa perché non si sente al sicuro. Difatti poi il verso a un certo punto viene sostituito con "all'ospedale sono buoni, e qui la guerra non verrà", e quindi lei capisce che le persone che la tranquillizzano sono persone che riescono a farla star bene.

Rockit: Mentre "Nei recinti" sembra quasi un ripescaggio dei primissimi Estra, con quel missaggio particolare...

Estra: Sì, un missaggio molto "sporco", rude, che fa un po' a pugni col lavoro di pulizia che abbiamo cercato di fare con "Nordest Cowboys", senza comunque rinunciare alla forza.

Abbiamo cercato di produrre un disco che suonasse il più possibile... proprio in hi-fi, bene, e invece "Nei recinti" ha lo spirito dei demo... sicuramente. E' una scelta anche quella, perché si trattava di fare una canzone che secondo me è molto simbolica della condizione del Nordest... il recinto, il recinto inteso come la palizzata eretta intorno al giardino della propria piccola-maledetta-villetta in cui ciascuno difende il suo. E il recinto diventa sempre più un simbolo anche della nostra condizione, perché ognuno sta dentro il proprio recinto, se lo cura ma per starci dentro ben chiuso e questo per me è sintomo di una mentalità ormai patologica.

Lo spunto divertente era quello dei cani (io vivo in campagna) e in un posto dove vado a passeggiare c'è la fila come a domino, la fila dei cani che in ogni recinto cominciano ad abbaiare fortissimo, che non sopporta ci sia uno sconosciuto che passa di lì... poi capisci che dietro il cane c'è il padrone, c'è una mentalità che è chiusa, ma nel vero senso della parola.

Rockit: Poi c'è la versione live de "L'uomo coi tagli", ripresa durante lo show-case a Radio Popolare...

Estra: Abbiamo registrato parecchie cose, poi abbiamo scelto quella perché comunque era il simbolo di tutto un periodo, essendo questo il nostro primo singolo in commercio, la nostra prima raccolta, "L'uomo coi tagli" ci poteva stare sicuramente, rappresenta tutto un mondo che voi conoscete bene, che parte da "L'assedio" e arriva fino a "Metamorfosi" e poi prosegue comunque... è un po' tutto il nostro percorso!

Anche se questa è una versione totalmente differente da quella originale che invece faceva dell'enfasi la sua forza... mentre qui è tutto a sottrarre, più raccolto.

Rockit: Quindi ci sono questi remix, con "Diversa e perversa", che pare quasi una "loud version", con questa batteria altissima...

Estra: Era una delle fasi di avvicinamento al mix finale. Noi abbiamo partecipato al mix in fase produttiva con Jim Wilson, e abbiamo provato a sperimentare: "Diversa e perversa" aveva un suo fascino e l'abbiamo voluta fermare così, l'abbiamo messa lì in un cassetto e siamo andati avanti col lavoro per arrivare a quella che tu poi senti nel cd.

Rockit: I 2 inediti sapevano già che non avrebbero visto la luce su "Nordest Cowboys"?

Estra: Abbiamo deciso la scaletta alla fine. Avevamo registrato 18/19 pezzi per il disco...

Rockit: Beh, adesso è più chiaro comunque che i remix sono precedenti, non è che siete tornati in studio; ma non avete pensato a una collaborazione esterna, un po' come è accaduto fra i Marlene Kuntz e Teho Teardo su "Come di sdegno"?

Estra: Sai, ci abbiamo pensato, però... nella vita, quello che cambia le cose sono gli incontri. Allora tu o hai degli incontri con qualcuno con cui condividi comunque qualcosa, anche nella diversità e nella distanza o...

Rockit: ...sarebbe stata come una cosa non vostra, che non vi apparteneva?

Estra: sì... di farlo per vedere cosa ne usciva io sinceramente sarei curioso, però la collaborazione dà un senso alle cose, sennò è sperimentazione pura...

Anch'io posso prendere un brano, chessò, di Luigi Nono e cantarci sopra. Va bene tutto, ma non è più una cosa che dà un senso artistico.

Rockit: Adesso, sembra che riusciate a ingrandire il pubblico e farvi seguire di più...

Estra: Sì, questo lo sento, c'è sempre più respiro intorno agli Estra, è ancora una cosa di culto, ma sta uscendo un po' dalla nicchia: ci sono diverse zone d'Italia in cui ai nostro concerti viene tanta gente, e questo ti fa capire che non è più una cosa per iper-specializzati ed abbonati alle riviste di settore.

Rockit: E questo documentario rock di cui si parla...?

Estra: E' una cosa che fa parte di un'espressione e quindi fintanto che non sarò e non saremo sicuri che sia una cosa che veramente ci riguarda, che riusciremo a metterci ancora una volta il nostro modo di vedere, sarà una cosa che valuteremo...

Rockit: Ma avete già del materiale?

Estra: Sì, ma abbiamo soprattutto delle idee che si tratta di sviluppare bene.

Rockit: ...quasi sulle orme di Thom Yorke e compagni?

Estra: Beh, guarda, quello sarebbe un ottimo riferimento, perché curare l'arte visiva...

Secondo me un musicista è abbastanza facilitato nel curare l'arte visiva, perché la musica è per eccellenza un'espressione che ti crea immagini continue; quando sei suggestionato veramente dalla musica VEDI delle cose, perciò, nel momento in cui chiudi gli occhi e le vedi, come se avessi una camera, potresti provare a andarle ad prendere davvero, o perlomeno, metterci qualcosa che possa suscitare... non so... ci sono esempi illustri...

Rockit: Queste idee vi vengono in gruppo, mentre provate, in viaggio durante i trasferimenti, o come?

Estra: I viaggi aiutano molto, gli spostamenti creano sempre molti stimoli, paesaggi veri e propri, a volte ti trovi ad associare certe musiche a certi luoghi precisi...

Rockit: Ad esempio?

Estra: L'estate scorsa, quando abbiamo fatto dalla Puglia alla Sicilia, tutta una serie di paesaggi dalla costa pugliese all'entroterra sino al Metaponto; lì personalmente ho un sacco di riferimenti a certa nostra musica... sarebbe molto più semplice vederlo che spiegarlo...

Le domande relative all'ep e a tutto quello che ci sta intorno sarebbero finite, ma la curisoità di Sherwood è senza fondo. Ecco perciò quello che scaturisce dal prossimo quarto d'ora di chiacchiere...

Rockit: Tornando indietro... quegli organi Hammond in "Metamorfosi"... li metteresti ancora?

Estra: "Metamorfosi" era un disco che per fortuna ha un sacco di difetti, nel senso che ricercando la perfezione, la formalità - perché noi siamo sempre stati alla ricerca di questo - anche in "Alterazioni" eravamo alla ricerca di una formalità seppure di tipo alterato...

Purtroppo siamo in un paese in cui non ti danno la possibilità di sbagliare, non c'è la possibilità di sbagliare, perché abbiamo un ambito molto ristretto... Ma è normale, e io rivendico la normalità di questo, la normalità dell'ingenuità, dell'essere giovani, la normalità di non sapere bene cosa vuoi. E' normale il fatto che la prima volta che entri in uno studio ti sembri tutto... per me era tutto magico, magari per qualcun altro era tutto preoccupante, soverchiante, o forse troppo disinfettato e asettico... allora queste cose, secondo me, devono essere legittime: io quando sento il primo disco di De Gregori, il primo degli U2, dei R.E.M. e potrei farti un elenco lunghissimo, ...io sento delle cose imbarazzanti. Ma DENTRO queste cose imbarazzanti ci sono delle gemme straordinarie, dei germogli che poi cresceranno.

Io rivendico questo.

Dopodichè, sugli esempi specifici, io ne ho molti di più di te probabilmente da fare, però non me ne pento, non me ne vergogno, perché ero io tanti anni fa; è stato registrato nel '95, quindi sono più di 5 anni che il disco è stato fatto, ed erano solo 5 anni che gli Estra erano un gruppo! Era pur sempre una delle nostre prime esperienze in uno studio, la nostra prima esperienza di produzione vera, avevamo un produttore, non eravamo co-produttori del disco, dovevamo delegare, avevamo deciso di delegare la produzione...

Rockit: ...e forse non ne sareste nemmeno stati in grado come lo siete adesso...?

Estra: Esatto! ...quindi ci sono tante cose...

Rockit: E la pseudopolemica nata su "Il Mucchio Selvaggio" fra te e Morgan dei Bluvertigo?

Estra: Sì, "pseudo" perchè poi lui non ha più risposto...

Rockit: Beh, non avevamo dubbi (risate), ma intanto abbiamo visto che usi internet, mentre proprio l'ultima volta che Rockit ti aveva intervistato dicesti che preferivi il buon vecchio mezzo cartaceo...?

Estra: E invece adesso mi sono aperto molto perché credo di aver capito che ci sono dei vantaggi enormi lì dentro. Ma dovrebbero essere dei vantaggi, invece la gente li sta subendo come degli svantaggi! Io insisto e ho detto tante volte in questi giorni - in varie altre occasioni - che l'e-mail, la rete, potrebbero essere delle cose che finalmente liberano l'uomo. Gli danno il tempo di occuparsi del proprio spirito, del proprio essere e della propria crescita personale. Invece di andare personalmente, che so, a Bolzano a portare un prodotto, mandi l'e-mail o il file, hai poi la giornata libera.

Invece, siccome hai la giornata libera, fai altre 200.000 cose sempre lì, magari sempre davanti al pc. E' questo il problema. Le persone che gestiscono queste cose... la "new economy" è in mano ai peggiori, non ai migliori! Però la new economy è la migliore! Siamo gestiti da persone che ci sfrutteranno sempre di più, che ci chiederanno di fare sempre più cose a velocità sempre più sostenute, e quindi ci stresseremo sempre di più.

Ma se noi riuscissimo a dire: "Ieri ci mettevo 10 ore a fare questo, oggi ce ne metto 1: bene, ho 9 ore libere per me" e invece nessuno di noi fa questo, perché in nome del progresso e del profitto siamo disposti a sacrificare tutta la giornata comunque. E questo è folle. Dopodichè, l' e-mail io la uso... per scrivere delle belle lettere, anche se... niente mi darà mai questo (estrae dalla tasca una lettera, ndr)! Però, siccome a volte ho bisogno di far sapere al mio amico a Roma una cosa ADESSO che dura più di una telefonata, o che voglio che sia più di una telefonata, uso internet!

Ecco, ho spiegato la mia nuova posizione.

Rockit: Ma torniamo alla mail pubblicata da "Il Mucchio Selvaggio" indirizzata a Morgan Castoldi...?

Estra: Semplicemente... non devi dire delle cose che non sai e non devi soprattutto "sputtanare" il lavoro di tanta altra gente. Io che mediamente non apprezzo il lavoro di tante band in Italia - non le apprezzo esteticamente: a te piace, a me no - so perfettamente che di solito, nel 90% dei casi, c'è dietro un lavoro, c'è un sogno, c'è un coinvolgimento, tre prove settimanali minimo, dopo il lavoro, lo studio e tutto il resto! C'è la speranza, la voglia di comunicare, il bisogno di stare insieme e condividere... cioè, ci sono tante di quelle cose che tu NON puoi dire "cazzo fanno questi qua!", non puoi!

Cerco di... di chiarire... L'arte non è una cosa democratica, secondo me. Non è che siccome uno fa fatica deve fare dei dischi e deve riempire i palasport, non dico questo, tutt'altro! Però, ti sto dicendo che capisco tutto quello che c'è dietro, tutti gli sforzi che ci sono dietro, e quindi non me la sentirei mai di dire: "Andate a casa".

Altra cosa è casomai dire che tutte queste bands, tutte le centinaia di bands che vi mandano il demo o che abbiamo sentito al MEI dovrebbero fare dischi, che non è nemmeno giusto; perché il 90% delle cose che ho sentito io era esteticamente imbarazzante. (ovvio che nel contesto, Estremo intenda "esteticamente" NON come "esteriormente", bensì nel senso più lato del termine, ndr).

Rockit: Altri progetti in cantiere?

Estra: ...sto scrivendo un mio libro.

Rockit: Racconti, saggio o romanzo?

Estra: Piccole cose brevi, una in fila all'altra... lo sto finendo... ne parleremo a cose terminate...

Rockit: Ti piacciono i colleghi che si sono cimentati in simili progetti? Manuel Agnelli, lo stesso Morgan, Mimì dei Massimo Volume...?

Estra: Ho molta stima di Mimì, gli altri che mi nomini non li ho letti... leggo molta letteratura... è strano, a ripensarci, che in tutti questi anni in cui ho scritto canzoni per gli Estra io non abbia scritto nient'altro che canzoni! Sono veramente estremo... mi sono dedicato anima e corpo a scrivere le migliori canzoni che avessi, e mi son dimenticato che prima di scrivere per gli Estra scrivevo.

(...) Sto cercando una cosa che sia il più possibile sintetica: io adoro la sintesi. Vorrei esser capace di sintesi, semplicità. E' un paese strano questo, perché se fai le cose semplici sei scambiato per "superleggero"... e in fondo in fondo gli Estra rimangono una bestia strana, perché in realtà sono semplici, in realtà sono una band, che fa della musica e dei pezzi semplici, alla portata di tutti; ed è talmente evidente, questo, che molti sono accecati da questa cosa e non sanno bene come prenderla. Ma chi si dà il tempo e la pulizia mentale per vederlo lo vede... sempre!

Rockit: Pezzi nuovi? Chi li compone? C'è qualche schema?

Estra: Ne abbiamo tanti, come al solito. Non sono iperproduttivo, ho un'idea al giorno, non di più... non c'è nessuna formula: musica, è solo musica. A volte una canzone parte da me, e credo si senta; ad esempio "Fiesta" è nata - come "Signor Jones" - voce e chitarra, però non c'è una formula. Ogni canzone ha una sua vita.

Quello che è vero è che gli Estra suonano molto insieme, e suonando insieme tutto viene fuori in maniera molto naturale; si tratta di dargli poi una forma, allora può darsi che il mio intervento sia fondamentale, perché comunque io faccio melodia e dò una strofa e un ritornello a ogni cosa.

Rockit: Siete rimasti entusiasti di Jim Wilson? Avete delle idee sul prossimo produttore, anche a livello di suono?

Estra: Nell'ambito del rapporto con l'industria, del dare-avere, dei bilanci e del fatturato, ...io non voglio entrarci, in queste cose. Farò delle richieste... ma siamo a questo punto capacissimi di muoverci bene in uno studio. Bisogna trovare un buon fonico italiano al limite, il che è ancora tutto da verificare.

Comunque io,come vi dicevo prima, sono molto contento; sto respirando una bellissima aria intorno agli Estra, ho sempre più la sensazione che ci sia lo spazio in Italia per una musica semplice e non stupida, non retorica e non ricalcata su quello che già funziona ed è in cima alle classifiche.

Spero che anche l'industria che ci sta alle spalle abbia questa sensazione! E' evidente che quando succedono certe cose grosse, succedono perché ci sono molte cose che vanno nel modo giusto: noi oggi abbiamo una credibilità, lo stimolo, l'affetto, e probabilmente mancano delle cose soltanto a livello industriale... però queste non sono in mano nostra.

Credo che in questo momento gli Estra siano pronti a scalare l'ennesimo gradino.

Un grazie di cuore al fido Sherwood, il complice inostituibile di questa avventura...

Commenti (1)

  • Daniele Molmenti 25/02/2015 ore 20:39 @danimolm

    Bellissima intervista, davvero! Grazie.

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