Ardecore - Di donne, di santi e di eroi, 09-01-2011 Intervista

09/01/2011 di

Tre dischi all'attivo. Partiti insieme agli Zu e all'ex Karate Geoff Farina con l'obiettivo di riproporre in altro modo gli stornelli romani, poi la svolta dei primi brani inediti, e ora "San Cadoco", doppio album che allarga la formazione a Sarah Dietrich, e si propone di affrontare ancora altri lati del vivere, prettamente quello del rapporto uomo/donna. Una lunga intervista che parla di poeti, santi, profeti, e, immancabile, di Roma.



Un disco che non suona affatto sereno. Anzi. Sa di miseria e panico. C'è un qualche collegamento con eventi esterni, personali e no?
Giampaolo Felici: L'inquietudine che attraversa tutto l'album è la base su cui è stato concepito e costruito. Quando scrivo un brano parto da un percorso di vissuto, ma non così realistico come potrebbe sembrare. La miseria e il panico di cui parli sono il frutto del lavoro su se stessi che fanno le persone che si adoperano a cercare la strada dell'evoluzione spirituale. Che fa chi rifiuta lo stato di malessere in cui siamo gettati dalla nascita fino alla morte.

Un panico che non stupisce, visto che nelle vostre canzoni c'è spesso una tragicità di fondo. E' solo tensione poetica o si riflette nei temi che trattate e nella tradizione da cui, in parte, pescate?
Giampaolo Felici: Nel tragico ci trovi il seme che ti può portare ad una comprensione del divino. Questa è legge per chi vive. Si può anche guardare solo a ciò che è frivolo, grossolano, al divertimento e alle cose che conducono al viver sereni, ma ciò vuol dire dare la schiena alla verità che necessariamente si può raggiungere solo grazie alla comprensione di ciò che il destino ci pone davanti. Andare avanti è faticoso, salire è difficile. Questo è tragico e drammatico solo per chi ancora non lo può comprendere.

Come ci si sente a vincere una targa Tenco?
Giampaolo Felici: Aver ricevuto un riconoscimento importante ci ha dato molta fiducia in quello che si stava facendo. Soprattutto, aver avuto riconosciuta la capacità di evolvere quello che con il primo disco avevamo intrapreso, in fatto di recupero di temi tradizionali. É stato un premio alla voglia di rievocare nell'ispirazione le nostre origini.

Da quel premio, come vi siete evoluti? Ci sono stati parecchi cambi di formazione.
Giampaolo Felici: Beh, musicalmente siamo andati avanti lasciandoci alle spalle il periodo pre-guerra che abbiamo affrontato con "Chimera". Anche la line-up del gruppo ha avuto delle trasformazioni che hanno reso più solido e continuo l'apporto alle strutture sonore. La sezione ritmica è quella degli Squartet mentre Ludovica Valori è passata dall'uso del trombone alla presenza stabile su tastiere e fisarmonica. L'elemento in cui si evidenzia il cambiamento maggiore rispetto ai lavori precedenti è la presenza alla voce di Sarah Dietrich. Nasce dall'occorrenza che abbiamo avuto di affrontare temi femminili con maggiore intensità rispetto al passato. Va detto che, a parte Sarah, sono tutti musicisti già presenti sul precedente album.
Sarah Dietrich: Ho incontrato Giampaolo due anni fa all'Init in occasione di un mio concerto, era il gennaio 2009. In lui c'era già l'idea di ampliare la formazione di Ardecore aggiungendo una presenza femminile che potesse dar voce alla parte più lunare di "San Cadoco". Ho sempre avuto un viscerale amore per la tradizione, specialmente quella romanesca, e ho subito apprezzato l'idea di poter collaborare insieme. Il debutto con Ardecore è stato nel giugno 2009 all'interno della Festa delle streghe di cui, tra l'altro, Giampaolo curava la direzione artistica. Da lì abbiamo continuato a girare l'Italia con una serie di concerti in cui reinterpretavo anche alcuni brani del primo e del secondo disco..fino alla realizzazione insieme di "San Cadoco".

Sarah come nasce musicalmente? Dacci qualche tua nota biografica...ovviamente non sul cognome!
Giampaolo Felici: Sarah é al suo debutto discografico e questo è molto importante. Lei è una cantante di estrazione lirica e sono già quasi 2 anni che fa parte della formazione dal vivo. É stata recentemente invitata dai Current 93 a partecipare a due concerti-anniversario a Londra dopo che David Tibet aveva partecipato ad un festival che si era tenuto all'Init di Roma. In quell'occasione lo avevamo invitato sul palco a cantare un brano insieme a noi e lui acconsentì con piacere. In seguito, gli abbiamo chiesto di poter interpretare una piccola parte nelle registrazioni del nuovo album. Comunque aver conosciuto Sarah, due anni fa, mi ha dato l'idea di strutturare la seconda parte di "San Cadoco" proprio sulle sue interpretazioni di vecchi sonetti femminili. Lei ha una voce eccezionale e la sua capacità interpretativa è di gran spessore.
Sarah Dietrich: Sì, la mia formazione è prevalentemente classica e lirica, ma ho sempre amato la contaminazione. Proprio per questo l'esperienza live con i Current 93 a Londra è stata importante. Tornando ad Ardecore, posso dire che di sicuro la parte più bella e stimolante del lavoro è stata quando io e Giampaolo abbiamo iniziato a scegliere i sonetti e i brani antichi che avrei dovuto poi incidere per "San Cadoco". Entrambi eravamo d'accordo su una cosa: volevamo dar voce a donne lontanissime nel tempo, sonetti femminili che probabilmente in pochissimi conoscono. Addirittura, "I biondi capelli" risale al 1200.

Un disco doppio. Perché? Avevate tanto materiale?
Giampaolo Felici: L'album è strutturato in due cd, apparentemente non omogenei tra loro. La prima parte è quella più realistica, evolve il suono e lo stile che erano propri di "Chimera". É la parte dedicata ai brani nuovi, in cui si sente che le strutture hanno un carattere molto più "hard" che in passato, quella più maschile. La seconda parte è quella che guarda al passato in maniera onirica, anche se inquieta: è la parte femminile, e tradizionale allo stesso tempo. Il primo è maschile perché è più ruvido, più duro, e pragmatico, diretto e profondo allo stesso momento. Il secondo, è femminile perché lunare e introspettivo. Le atmosfere sono sognanti anche se molto inquiete, ed è forse l'unico tratto comune con l'altro.

(Giampaolo Felici e Sarah Dietrich)

Chi sono San Cadoco e Santa Gilda? Come siete venuti a contatto con queste figure?
Giampaolo Felici: La leggenda che vede protagonisti i due personaggi è di origine molto incerta, ma il senso del loro rapporto è quello di complementarità: l'uno è necessario all'altra. Nella storia lei lo aiuta a ritrovare quello che lui aveva perduto, la fiducia in se stesso, la fede in Dio e nel bene come regola di vita. A grandi linee, la storia la puoi rileggere tra i versi del brano "Santa Gilda".
Sarah Dietrich: San Cadoco e Santa Gilda sono probabilmente due santi immaginari, che rispecchiano però, con la loro storia, l'essenza reale del maschile e del femminile. L'uomo e la donna sono complementari, nella vita concreta così come nella spiritualità. Santa Gilda è per San Cadoco la risoluzione, il sostegno. Allo stesso tempo lui rappresenta per lei la fede e la fiducia.

Qualcuno di voi è religioso? Anche "Sesta visione: il libro che vola" dovrebbe essere negli scritti di un profeta... Zaccaria?
Giampaolo Felici: Sei l'unica persona fino ad ora che ha notato il riferimento della "sesta visione" al libro del profeta Zaccaria. In quel caso "il libro che vola" è una precognizione della venuta futura del Cristo e dell'opera di verità che gli scritti sul suo passaggio avranno sulla storia della razza umana. É curiosa l'analogia con il libro che vola via a San Cadoco, particolare che fa perdere temporaneamente la fede al santo. É in quel momento che interverrà Santa Gilda aiutandolo a ritrovare la fede e l'amore, dando un chiaro esempio su come la visione femminile è chiamata ad agire rispetto a quella maschile e sulla complementarità, appunto, delle due anime.

Però non mi hai risposto... Sei credente?
Giampaolo Felici: Piuttosto che rispondere con un si, ho argomentato il significato del riferimento biblico di cui si tratta. Essendo autore dei brani mi prendo la responsabilità della dichiarazione, comunque tutto l'album, come anche gli altri, trattano di fede... senza per forza dover appartenere ad un credo dogmatico.

In questi anni, vi siete mai guardati in faccia dicendovi: ma che cavolo abbiamo in comune, tutti noi? Voglio dire: mai avuta qualche insicurezza sul progetto?
Giampaolo Felici: Il progetto è sempre stato legato alla mia scrittura e rilettura dei brani. In realtà, se fosse stato un gruppo nel senso più comune del termine probabilmente i dubbi e le indecisioni di cui parli sarebbero emersi più di una volta. Nel nostro caso è una convinzione che deve rimanere principalmente salda nella mia testa, che mi sono trovato in questi sei anni di attività a coinvolgere tutti i musicisti che ne hanno fatto parte. Bene o male, è sempre lo stesso gruppo di musicisti della scena romana che si è alternato all'interno del progetto. Avrai notato, infatti, che anche in "San Cadoco" ci sono molti musicisti già presenti sul primo album, compreso Geoff Farina. E posso dire che l'impeto di Ardecore è necessario, interromperlo sarebbe stato un errore.

Che tipo di donne raccontate in queste canzoni? Possono essere paragonabili alle donne di oggi? Hanno le stesse sofferenze?
Sarah Dietrich: Credo che le donne raccontate all'interno di questo disco siano coraggiose, fiere, piene d'amore. Donne che non si rassegnano al caso, ma combattono da protagoniste, che non rimangono in silenzio. Non credo sia la figura femminile nel profondo ad essere cambiata nel tempo, ritengo piuttosto che sia l'immagine esterna ad essersi modificata. Le esigenze, le lotte personali, i sentimenti sono sempre gli stessi. Nel corso degli anni alle donne è stata concessa più voce, ma mai quanto dovrebbero averne realmente. Le donne che canto in "San Cadoco" sono diverse parti di un unico essere femminile con i propri dolori, le angosce e gli amori.
Giampaolo Felici: Io credo che i problemi e le angosce esistenziali delle donne, come quelle degli uomini, siano molto simili in tutte le varie fasi storiche. Possono cambiare costumi e mode, ma le esigenze reali delle persone sono sempre le stesse. I valori da raggiungere non hanno tempo.

Per San Cadoco, si parla di murder ballad. Si sente l'ombra della crisi? Di un paese "con le pezze al culo"?
Giampaolo Felici: Sicuramente il paese si è impoverito rispetto a qualche anno fa, in cui il debito pubblico aumentava senza criterio. Eravamo poveri anche prima, ma si faceva finta del contrario. Quindi quello che accade ora è più che meritato. Una crisi profonda è quello che ci vuole perché la maggioranza torni a ragionare. Il problema vero è la classe politica che il popolo italiano esprime; mi sembra ci sia solo mediocrità.
Sarah Dietrich: L'Italia è stato un paese di grandissimi poeti, artisti, letterati e musicisti, i maggiori compositori tra l'800 e il '900 sono stati italiani. Purtroppo adesso la crisi non è semplicemente politica ed economica, ma anche culturale. E personalmente di questo ne risento anche io.

Come sono nate queste canzoni? Come lavorate?
Giampaolo Felici: L'idea era quella di evolvere dal suono dell'album precedente verso una forma più dura ma sempre con un gusto retrospettivo. Se con "Chimera" eravamo arrivati ad un parallelo tra la musica italiana e quella afroamericana di prima della guerra, con "San Cadoco" siamo giunti alle generazioni successive, agli albori del rock, anche alla sua durezza. C'è l'hardcore, c'è l'hard rock ma tutto evolve sempre dalla nostra radice musicale. Questo è l'aspetto più importante che ci preme curare. Chiaramente, siamo nel 2010 e siamo convinti che questo approccio alla scrittura sia molto più "avanti" del suono che tende a rievocare.

Roma. E' cambiata in questi anni? Come?
Giampaolo Felici: Rispetto agli anni 70 e 80 c'è molta meno malavita organizzata e questo si riscontra positivamente nella società. Tutti i nuovi flussi migratori storicamente risultano traumatici per le società che accolgono e Roma, dal dopoguerra ad oggi, è stata terra di conquista per molti. Questo ha impoverito il tessuto sociale ed ha minato alla base i caratteri essenziali dell'essere romano. E' fisiologico. La storia e il mito sono l'essenza della città e i troppi interessi che si intrecciano al suo interno sono elementi che in qualche maniera la disturbano. Non so come dire... la preferiremmo tutti meno frenetica, per lo meno chi ha avuto genitori e nonni che a Roma sono nati.

Tre pregi e tre difetti di Roma.
Giampaolo Felici: Pregi: La storia, la meraviglia, la Roma. Difetti: il traffico, troppa gente, la Lazio.
Sarah Dietrich: Pregi: La storia, da quando è nata fino ad oggi, i vicoli di Trastevere, Anna Magnani. Difetti: il traffico e l'inquinamento.

Come sta andando l'Init (che per chi non lo sapesse è all'inizio del Pigneto, vicino al Circolo degli Artisti, NdI)? Visto che siete musicisti e anche gestori di un locale, quanta fatica si fa ad organizzare live validi e sbarcare il lunario?
Giampaolo Felici: Sono uno dei fondatori dell'Init e responsabile della programmazione. Sono aiutato da Sarah nel rapporto con tutte le componenti organizzative, che non sono poche. Siamo quindi coinvolti totalmente nella struttura, che ci assorbe molta energia e tempo. Le difficoltà ci sono, in una città come Roma non è facile trovare spazio in un programma cittadino fitto di appuntamenti. Ma in questi anni di attività il club ha fatto molto per la crescita della scena underground romana. Quando abbiamo iniziato, nel 2003, non c'erano spazi con un numero di concerti sufficiente per lo sviluppo del settore musicale a Roma. Ora le cose sono cambiate e forse c'è anche troppa proposta rispetto alla richiesta. Questo è un bene, ma ci impone di fare sempre la corsa ai numeri per non perdere il controllo della situazione.
Sarah Dietrich: Prima di essere coinvolta all'interno dell'Init. ho avuto diverse esperienze come promoter di concerti a Roma. Mi occupavo specialmente di musica contemporanea e d'avanguardia. Concordo con Giampaolo sulle difficoltà di organizzare concerti all'interno di una città come questa, che ospita quotidianamente moltissimi eventi. Ritengo però che il lavoro dell'Init sia fondamentale per una serie di realtà underground nazionali e internazionali, che senza uno spazio del genere avrebbero più difficoltà ad esprimersi.

Il 2011 cosa vi porterà? Tour, sicuramente. Altri progetti?
Giampaolo Felici: Suoneremo il più possibile e meglio possibile, sotto tutti i punti di vista. Progetti ce ne sono sempre in cantiere, più in là vedremo quale direzioni prendere. Con questo album abbiamo dato il la ad una produzione artistica curata direttamente da noi sotto tutti gli aspetti. Valuteremo come svilupparla già dai prossimi mesi.
Sarah Dietrich: Ci sono già alcune date fissate nel 2011. Saremo a Roma il 13 Gennaio all'Auditorium Parco della Musica e il 19 a Milano per un showcase – saremo solo io e Giampaolo – alla Feltrinelli di Piazza Piemonte. Ci saranno altre date che si stanno fissando in questi giorni.

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