Stormy Six - dopo concerto, 01-10-1999 Intervista

01/10/1999 di Alessandro Besselva

Gli Stormy Six sono stati un gruppo fondamentale nella storia della musicaitaliana: anticiparono l'autoproduzione del punk, mescolarono in unapersonalissima rilettura folk, jazz, progressive e molto altro, furono tra iprimi, in ambito rock, ad avere un nutrito seguito all'estero. Abbiamointervistato Tommaso Leddi, membro della band che ha curato la recente antologialive del gruppo milanese, "Megafono".



Rockit: Spesso gli Stormy Six vengono associati a canzoni come "Stalingrado" e "Dante Di Nanni", più in generale alla stagione del folk di protesta degli anni '70. In realtà la vostra carriera ha attraversato disinvoltamente più generi e situazioni. E' per ovviare a questo preconcetto che in "Megafono" c'è un solo brano tratto dal vostro album più celebre, "Un biglietto del tram"?

Tommaso Leddi: E' un caso. Diciamo che i brani contenuti in "Megafono" contengono quelle cose che facevamo dal vivo e non appaiono nei dischi. Parlo principalmente di brani contenenti improvvisazioni o comunque dilatati dalla pratica dei concerti. Tra le canzoni de "Un biglietto del tram", "8 Settembre" dal vivo si era arricchita di una parte libera di violini. Ti sei dimenticato comunque "Arrivano gli americani" alla quale e' dedicato un intero CD, che fa parte de "Un biglietto del tram"!(l'intervistatore non può che ammettere la svista: in effetti il brano è il punto di partenza delle divagazioni teatral-musicali del secondo cd) Tieni comunque conto che spesso incidevamo i dischi appena dopo aver scritto le canzoni. Dopo centinaia di concerti le canzoni (gia' incise) si erano spesso trasformate.

Rockit: "Megafono" rappresenta anche il vostro lato più ironico e divertente, spesso rimasto fuori dalle prove su disco. Come mai questo materiale ha visto la luce solo ora?

Tommaso Leddi: Fino ad un certo momento questo lato lo vivevamo principalmente dal vivo. Giustamente, certe situazioni comiche nascono e vivono sul palco. Messe su disco ci sembravano di minor impatto. Ora, che da un po' non le facciamo, vale la pena di documentarle.

Rockit: Gli Stormy Six sono stati il primo gruppo in Italia a creare, nel 1974, una propria etichetta autogestita, "L'Orchestra". Quali furono le motivazioni di questa scelta?

Tommaso Leddi: Credo che all'epoca fosse una scelta obbligata. Il mercato e l'organizzazione discografica in Italia erano veramente distanti da quello che facevamo. Non potevamo sicuramente metterci nelle loro mani. Non so ora come sia la situazione per i nuovi gruppi. Esistono sì molte nuove etichette, tra virgolette, alternative. Ma da quel poco che ho potuto vedere di tratta quasi sempre di versioni, senza mezzi, della solita bieca mentalità' commerciale.

Rockit: Nel 1977 il gruppo aderì a "Rock in opposition", circuito musicale internazionale ideato dagli inglesi Henry Cow, il cui scopo era di proporre musica al di fuori dagli schemi consolidati e dalle logiche mercantili. Ci puoi parlare di quell'esperienza?

Tommaso Leddi: Questa estate Alessandro Achilli ha fatto per Rai Radio Tre una serie di trasmissioni molto interessanti su Rock In Opposition che per me e' stata una occasione per rivedere le cose di quel periodo. RIO e' stata una splendida occasione per tanti gruppi europei per evitare un pericoloso isolamento musicale e discografico. Nella diversita' di stili musicali eravamo invece molto simili negli intenti. Approfitto per ringraziare Nick Hobbs, principale coordinatore di RIO.

Rockit: Il vostro album "Macchina Maccheronica", nel 1980, fu l'album dell'anno davanti ai Police per la stampa musicale tedesca, avete partecipato a Rock in Opposition, avete suonato spesso in Francia e Germania. Decisamente, all'estero avete avuto maggiori riconoscimenti. Te lo sei mai spiegato?

Tommaso Leddi: A parte una esterofilia sempre presente, e non solo in Italia, in effetti il pubblico europeo di quegli anni era molto diverso da quello italiano. Forse lo e' ancora. Andando in giro in Europa avevamo trovato un pubblico piu' attento, che non desiderava essere frastornato e che reggeva tranquillamente i silenzi. Un pubblico che ci ha permesso di lavorare a dei progetti come "Macchina Maccheronica". Quando partivamo per l' Italia concerti come "Macchina Maccheronica" condivamo spesso le canzoni sviluppavando parti come il finale di "Arrivano gli americani". L'alchimia dei nostri concerti era spesso il prodotto di questi repentini (e faticosi) spostamenti geografici.

Rockit: Il vostro ultimo lavoro in studio risale al 1983. Mi chiedo se avete mai considerato la possibilità di incidere nuovo materiale.

Tommaso Leddi: La verita' e' che fare un disco degli Stormy Six e' un'impresa che si puo' affrontare solo se tutti sono completamente disponibili per un lungo periodo. Solo cosi' si puo' raggiungere l'affiatamento necessario. Purtroppo quasi tutti gli Stormy Six sono attualmente impegnati in altri lavori e, come si suol dire, con famiglia a carico.

Rockit: Siete "riapparsi" nel 1993, e negli ultimi anni vi siete esibiti sporadicamente. Suonerete ancora dal vivo?

Tommaso Leddi: Se qualcuno organizza....

Rockit: Avete altri progetti musicali, individuali o meno, in corso?

Tommaso Leddi: Con Umberto Fiori, in duo voce e chitarra, sto lavorando su una dozzina di canzoni sui testi del poeta Franco Loi. Il lavoro si chiama "Voltess" e speriamo di inciderlo presto. Unico concerto in programma: in Novembre suoniamo a New York. Si sta ricreando la situazione della tua domanda riguardante i riconoscimenti all'estero? Voltess e' una raccolta di canzoni in dialetto milanese. Casualmente Pino Martini ha pubblicato da poco un CD in dialetto sardo: "in terra e in chelu" col suo gruppo "Tanca Ruja". Franco Fabbri pubblica sempre libri di argomento musicale, attualmente e' molto occupato a presentare concerti e musicisti per Rai Radio 3. Carlo De Martini e Renato Rivolta sono diventati degli importanti direttori d'orchestra. Oltre i progetti musicali, Umberto Fiori scrive libri di poesia e Salvatore Garau si divide tra pittura, scrittura di romanzi e regia cinematografica.

Rockit: Negli anni siete stati associati al folk, alla musica di protesta, al progressive, al jazz rock, alla musica contemporanea. Come definiresti la musica degli Stormy Six?

Tommaso Leddi: Ai tempi avevamo deciso che la nostra musica era la musica "Normale". Pensavamo che la musica prodotta dalle case discografiche fosse (ed e') un po' malata. Normalmente veniamo etichettati come Rock Progressivo. Anche qui, misteriosamente, nelle varie enciclopedie del rock progressivo italiano, molti ci ignorano completamente e altri ci mettono in prima linea. Non si riesce a dare una definizione alla nostra musica perche' e' sempre stata mobile, e in italia non esistevano esperienze simili.

Rockit: Un ultimo parere: esistono in Italia vostri "figli illegittimi", dal punto di vista musicale?

Tommaso Leddi: So che attualmente alcuni gruppi stanno lavorando su un CD omaggio agli Stormy Six. Sono coinvolti al progetto Mistress, Banda Roncati, Vakki Plakkula, Ossatura, Collettivo Basse Sfere, Massimo Simonini, Tornando, LA1919, Paolo Angeli-Fraili. Personalmente non conosco tutti questi musicisti ma quelli che conosco sono sicuramente molto vicini allo spirito del nostro lavoro.

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