Dr Martens On Tour @ Mercoledì Rock: Alessandro Cardinali racconta la scena di Perugia Intervista

Dr Martens On Tour @ Mercoledì Rock: Alessandro Cardinali racconta la scena di Perugia -
02/03/2018 di

Dr Martens On Tour è il nuovo progetto promosso da Better Days e Dr Martens. Quattro date in quattro tra i migliori live club italiani, decine di ore di musica, centinaia di persone, litri di birra e un solo paio di scarpe. Per il secondo appuntamento del tour siamo andati a Perugia, ad aspettarci Alessandro Cardinali del team di Mercoledì Rock. La serata, tra i cui promotori figura anche Aimone Romizi dei Fask, da diversi anni scuote il centro del capoluogo umbro a suon di chitarre sudate e distorte, un posto dove le tue scarpe di tela non saranno mai abbastanza resistenti per durare fino alla mattina dopo. Ci siamo fatti raccontare la loro storia e la scena locale. Questo è il fango sotto le suole, questo è Mercoledì Rock, questo è Dr Martens On Tour.

 (Dr Martens On Tour @ Mercoledì Rock: non perderti l'evento!)

Ciao Alessandro, per chi non vi conosce chi sei e cos'è Mercoledì Rock?
Ciao Rockit! Faccio parte dello staff di Roghers, un gruppo di amici che negli anni è diventato una vera e propria associazione. Organizziamo concerti e serate a Perugia come l'Umbria Che Spacca e Mercoledì Rock, in primavera organizzeremo anche il Roghers Spring Festival. Mercoledì Rock invece è molto semplice da spiegare: una serie di concerti, che poi sono delle vere e proprie serate, nel centro di Perugia. Tutte il mercoledì e tutte rock. Ovviamente a livello musicale abbiamo una selezione più ampia, non siamo sempre in giro con il chiodo e i fusti di birra, è un Mercoledì che è Rock nell'attitudine. 

"Mercoledì Rock", un bel nome per una serata. Ve la siete inventata voi? 
Mercoledì Rock nasce negli anni '90, non l'abbiamo creato dal nulla. Erano concerti organizzati da studenti universitari a Perugia, poi per diversi anni non è stato più fatto. È stato ripreso nel 2009 da Aimone e alcuni amici, loro hanno riportato Mercoledì Rock nelle strade del centro. La realtà di Mercoledì Rock insomma esiste da una ventina d'anni ma il testimone nel tempo è passato in mano a diversi ragazzi ed ora siamo noi dello staff di Roghers a gestire la serata. In futuro toccherà a noi passare il testimone.

(Alessandro Cardinali. Così com'è, così come lo vogliamo)

In questi vent'anni, a cui auguriamo un altrettanto glorioso futuro, com'è cambiata la serata? Cosa c'è di nuovo ora e cosa invece non c'è più?
L'idea degli inizi era di portare il rock nel centro di Perugia, quello spirito è rimasto lo stesso. Qui è sempre stato difficile organizzare concerti, soprattutto in centro, come del resto è difficile organizzare qualsiasi cosa. Siamo una città molto piccola, che forse è più simile a un paese, quindi è facile immaginarsi i residenti che si lamentano del casino, del volume della musica, della gente fino a tardi: è sempre stato così. Oggi come ieri in questa situazione gli studenti spesso si trovano stretti ed è facile che nascano realtà come la nostra, Mercoledì Rock purtroppo ormai è rimasta praticamente l'unica. Negli ultimi dieci anni, da quando lo facciamo noi, ci siamo spostati in continuazione perché ovunque andassimo finivamo per avere problemi. Ora sono circa cinque anni che siamo nello stesso posto, abbiamo trovato una situazione abbastanza stabile e questa è una cosa nuova. 

Per quanto riguarda invece il vostro rapporto con la città e visto che mi parli di problemi con i residenti, com'è cambiata Perugia in questi vent'anni?
Qualche anno fa, intorno al 2010, la situazione era veramente tragica. A causa di diverse vicende, tra cui il caso Meredith, la situazione era diventata davvero pesante e la città si stava per spegnere completamente dal punto di vista di una qualsiasi attrattiva per i giovani, non c'era una bella aria. Poi si è cominciato a risalire, da qualche anno siamo stabili. Lo dico con un po' di amarezza: quando la città ha ricominciato a uscire speravamo che davvero potesse crescere non solo Mercoledì Rock ma tutto il fermento culturale della città, che invece dopo un primo slancio si è fermato. 

(Il banner originale di Mercoledì Rock, il perché scopritelo sotto)

La scena di Perugia: non solo serate ma sale prove, negozi di dischi, scuole di musica e tutto l'ecosistema che vi gira intorno. Qual è la situazione? 
Anche da quel punto di vista si è fermata un po' tutta la macchina. I giovanissimi in particolare non sono più tanto interessati a fare musica: fino a qualche anno fa li vedevi prendere in mano una chitarra, ora è una cosa che non interessa più a nessuno. Non ha caso in questi giorni si sta parlando della crisi della Gibson, i ragazzi fino ai vent'anni non sono più interessati a prendere in mano uno strumento. Per come la intendiamo noi oggi l'approccio al rock si sta un po' perdendo. È anche vero che i tempi stanno cambiando in tutte le direzioni per cui non è detta la parola fine, noi stessi stiamo aprendo una sala prove in centro. 

Torni spesso sul tema del centro di Perugia, sbaglio o riprendersi quella zona è quasi una crociata per voi?
Assolutamente sì, è decisamente una crociata. È la cosa che abbiamo più a cuore anche se negli anni è diventato sempre più difficile, l'ultima edizione de L'umbria Che Spacca, ad esempio, per via delle tantissime regole di sicurezza che già c'erano e che sono state aggiunte dopo i fatti di Torino è stata un parto a livello organizzativo. Per noi però è fondamentale che un luogo importante come il centro torni ad essere anche il luogo degli studenti e non solo dell'Università. Non parliamo solo di concerti, questo è quello che facciamo noi, vorremmo che fosse aperto a tutte le realtà che vogliano organizzarsi al suo interno.

(Il nuovo banner dopo il furto di quello sopra)

Perugia è una realtà di provincia certo, forse un grande paese come tu dici, ma ha anche un'università importante e di conseguenza un numero importante di giovani. Questo non dovrebbe aiutare il processo?
In effetti è così, per noi gli studenti sono il primo pubblico e la maggior parte degli abitanti del centro di fatto sono studenti. Ma situazioni che si sono create negli ultimi anni, come il caso Meredith di cui parlavamo prima, hanno portato sempre meno iscritti a Perugia e la stessa università da dieci anni vive un momento difficile. La cosa si sta riprendendo solo ora, abbiamo vissuto un calo proprio quando noi abbiamo iniziato ad organizzare Mercoledì Rock. Quando studiavo io la città era piena di gente e feste in casa, si è poi persa quasi del tutto questa componente e si sta riprendendo soltanto adesso. 

La provincia viene spesso trattata male da chi vive nella grande città che non dorme mai, come se chi non vive a Milano, Roma o Torino passasse le giornate a guardare lo spettacolo del treno. Quali sono invece le cose che vi fanno continuare a organizzare Mercoledì Rock a Perugia?
È vero che in provincia è più difficile fare certe cose, anche perché banalmente non c'è una vera alternativa per chi vive qui. Se decidi di uscire una sera non hai decine di posti diversi tra cui scegliere, ti va bene se ne hai un paio. Ma l'atmosfera che si respira qui, quantomeno al Mercoledì Rock, è qualcosa che nessuno di noi darebbe mai indietro per un po' di Milano. Non voglio né fare confronti né essere retorico, quando vieni a una nostra serata, anche se vieni da solo, tempo un paio d'ore e hai già conosciuto tutti; entro la terza volta sei parte della famiglia. Le persone si vedono più spesso, la gente è sempre la stessa, quindi si crea quella che è veramente una comunità: praticamente noi più che per i clienti organizziamo dei concerti per i nostri amici, che sono sempre di più. Anche per chi fa musica questo è un gran vantaggio perché è vero che trovi poche cose e poche persone con cui misurarti ma quando le trovi hai un ambiente intero che ti aiuta a sviluppare qualcosa in cui credi, il caso dei Fask è l'esempio più famoso, ma ce ne sono tanti altri. Ecco, a un concerto dei Fask, se vedi come si comportano o cosa dicono puoi capire il clima in cui è nato il progetto, quel sentirsi a casa ovunque è il cuore di Mercoledì Rock: voglio fare una festa a casa mia, se non ho lo spazio per mille persone da invitare trovo un posto per farlo ma resta una festa a casa mia. 

(L'ultimo banner. Forse.)

D'accordo, la voglia di venire tutti ce l'hai fatta venire. Le scarpe le abbiamo già prese, cos'altro ci portiamo?Niente, la vera moda del Mercoledì Rock è vestirsi male. Non abbiamo il gusto dell'orrido, semplicemente qualsiasi jeans, felpa o maglietta metterai non avrà nessuna chance di arrivare sana e salva a fine serata per cui tanto vale vestirsi male. Che poi tantissimi ragazzi del Mercoledì Rock dopo aver sfondato tre paia di scarpe di tela in tre serate si sono comprati le Dr Martens per necessità. 

Prima di lasciarci, raccontaci un momento glorioso, un anedotto, la gaffe di qualcuno o quella volta in cui avete rischiato il carcere. Insomma, una storia che faccia capire cosa succede veramente.
Mi piace, giusto per fare chiarezza sulla pazzia del Mercoledì Rock, ma non so se posso sceglierne solamente uno. Una volta si era creata una sorta di isteria sessuale di massa e sopra al palco vicino al pianoforte, anzi sotto al pianoforte, c'erano due tipi che facevano l'amore mentre la band suonava.
Un'altra volta una band era entrata vestita da Titanic con tanto di quintali di ghiaccio, si sono incagliati sul palco e hanno cominciato a lanciare il ghiaccio contro la gente. Una sera abbiamo impiccato una persona sul palco ma stavamo solo scherzando, vi giuro che adesso sta bene. Come dimenticare poi quando uno vestito da Gesù era effettivamente legato alla croce, quando è scivolato e caduto per terra si è aperto la fronte perché non poteva proteggersi. Le ultime due possono sembrare un po' macabre, lo ammetto, ma vi giuro che non c'era nulla di grottesco, ridevamo tutti. Comunque penso che alla fine la cosa che veramente faccia capire cosa succede è sapere che il Mercoledì Rock è l'unica serata in cui gli stessi organizzatori vengono buttati fuori dalla sicurezza, ammetto che è successo più di una volta.

(La squadra di Mercoledì Rock vi aspetta mercoledì. Vestitevi male, portate le scarpe)

Tag: nuovo tour

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