Egreen - Il cuore e tanta fame Intervista

E-GreenE-Green
20/05/2014 di Alex Tilt

Non mi è facile stare a casa, se poi la scusa è andare al Pravda con E-Green prevedo già che il lunedì sera sarà infuocato. Arriviamo entrambi in un ritardo sincronizzato, Nicholas è un ragazzone grande scuro e con gli occhi sempre rossi, sempre iniettati, lo sguardo è quello di un carcerato incazzatissimo che non ha nulla da perdere. Come al solito i proverbi hanno ragione, l'abito non fa – quasi totalmente – il monaco e per prima cosa mi abbraccia forte. Ed è un po' quello che mi premetto in testa, sapere se dietro il capo attuale del rap hardcore, dietro i suoi testi, c'è un palestrato pronto a tirare pugni, il solito che recita una parte per poi rigirarsi nella tomba per anni dopo avere incassato un assegno da tanti zeri quanto il peso del corpo e dell'anima o uno che ha coscienza di sé, perché l'hardcore è presa di coscienza ed è la prima cosa che pensi ascoltando “Il cuore e la fame”.
Ci concediamo un cocktail liberatorio in cui parliamo di amori finiti e zingarate, di date e stress, di gente che non ci caga e si gira dall'altra parte o di quelli che ti stanno dietro solo da quando hai iniziato a spaccare.
Ci sediamo, ha una voglia di parlare che se non sto attento mi farò il giro di tutti gli alcoolici del bar, iniziamo.


E-green, chi sei?
Io sono un provinciale, cresciuto artisticamente in un limbo, un purgatorio, un luogo al limite della presenza di Milano, quelli che prendono il treno la mattina e vengono in città, ci vivi la giornata e la sera torni indietro in mezzo a quei paesini, questo sono io, sono né carne né pesce e forse questo è il segreto della mia fotta, la spontaneità e la consapevolezza di essere né da una parte né dall'altra.

Va bene, ma io non ti vedo in mezzo, io anzi ti vedo schierato contro, quasi bruciare il centro città, come se ti rodesse il ruolo già scritto e definito da cui non puoi scappare.
Capisci io sono un underdog, se fossi stato a Milano probabilmente avrei avuto un approccio totalmente diverso rispetto alla mia musica. Questa è la mia carica, che per certi versi è una regola non scritta, questo stare giù, questo avere fame, più fame, rende tutto più difficile e tutto più facile perché hai meno cariche di responsabilità ma nello stesso momento è quella voglia di sbranare, quella fame che probabilmente mi fa scrivere, credo che il segreto sia appunto capitalizzare questi stati d'animo al meglio e saperli gestire.

In questo momento nell'underground, nella parte street, nell'hardcore, tu sei visto come il capo, ma in questo momento il rap è anche la moda, i personaggi finti presi vestiti e messi in vetrina, tu se finissi in un circuito mainstream cosa faresti?
Ci ho sempre pensato, io ingenuamente non conosco poi bene tutto il business che c'è dietro, non sono come quei miei colleghi che reputano il mainstream il male, io ingenuamente penso di volere arrivare a quei livelli, ma senza perdere me stesso, senza denaturarmi. Io voglio andare in radio, in heavy rotation ma con la mia roba. Mi è sempre stato detto che per fare quella cosa li devi omologarti, io nella mia incoscienza sogno ancora di arrivare in alto con quello che faccio. Io rispetto chi non fa le porcate, chi non ha fatto gli step per me vale zero. Pensa a Fabri, lui per 15 anni si è fatto l'inferno, lui è uno di quelli che prima di pubblicare “Applausi per Fibra” si era fatto la sua storia, poi ha cambiato il suo modo di rappare. Io non voglio redimere nessuno però hai il mio rispetto se hai fatto un percorso.
Il discorso poi è anche un altro cioè valutare quando sei lì cosa fai, cioè ora che sei in Champion's league cosa farai? Io faccio il rap e non è un discorso di dischi d'oro o di quanti ne venderai. Poi lo so anche io che finisci dentro a delle corporation che ti parleranno di budget in advance e di tutte le pressioni che questo meccanismo ti farà. Conta un po' essere cosciente di firmare con il diavolo, quando arrivi allo showbiz quello grosso sei dentro, e io ingenuamente penso comunque di volerci arrivare per portare quello che ho.



Sì, ad esempio io ti trovo paragonabile a Lou-X, lui per molti di noi era visto come te, il capo, per molti altri che invece hanno ascoltato solo un tipo di rap lo sono gli Articolo 31 o Neffa, Lou-X ci è finito in heavy rotation ma poi è svanito, forse anche per la pressione, non si sa, allora io te lo chiedo: ma perché venderti alle major che poi magari ti sputtani con il rischio di svanire nel nulla?
Ale, tutti i miei colleghi prendono i soldi facendo questo, io vivo ancora la doppia vita, io ora ti rispondo in maniera contraddittoria, il mio processo creativo si sviluppa vivendo, ogni giorno della vita che vivo, ma in maniera ancora più contraddittoria ti dico che io vorrei solo trovare una donna, fare un figlio e campare con la mia famiglia e guadagnare dignitosamente con i soldi della mia musica. Questa è la mia aspirazione finale. Gente che campa con l'hardcore, con la musica di un certo tipo ne conti sulle dita di una mano, soprattutto quelli che rimangono in piedi, uno su tutti è Kaos. Lui campa così e vorrei arrivare anche io un domani a capire che ce la sto facendo con delle mie scelte. Io di giorno lavoro come tecnico commerciale per una multinazionale. Nel mio lavoro nessuno sa che cosa faccio. Ho due vite parallele che forse solo ora iniziano un po' a conoscersi.

E non è appunto questo che ti tiene in piedi? Questo dualismo che ti da energia e ispirazione, il rap nasce da questo, non è che poi diventi come uno di questi tanti artisti arrivati e finiti? Io sono contento che finalmente l'hip hop sia arrivato perché lo speravamo tanti anni fa, ma ora non si sta esagerando e rischi di entrare li dentro dove verrai spogliato di te stesso?
Questo è il caso del buco talmente largo dove entra tutto, ma io non la voglio vedere così ma come cicli, perché Neffa con “Aspettando il sole“ era in heavy rotation, l'hip hop village aveva fatto un casino e poi è arrivato il free stile, “8 mile”, Eminem e Mondo Marcio, il primo di questo carrozzone clamoroso a fare un frontale a 250 sul muro della music industry che voleva puntare sul rap in quel momento. Io ho fatto i tour con lui come controvoce, aveva una esposizione mediatica elevatissima, la stessa che oggi, un rapper che firma, si ritrova pronta e creata sugli errori commessi in precedenza. E va riconosciuto al grande Marcio di essere stato il primo. Io credo che siano cicli, tutti dicono sia destinata a rimanere su questa volta, ma non è giusto identificare questo come l'unico momento in cui il rap va bene.
Per me anche Moreno, ovvio che io abbia una mia opinione su di lui, ma è comunque un bene che lui vada da Maria de Filippi perché la gente non può pretendere, purtroppo, che ci vada Nextone, a me queste crociate dei puristi con i paraocchi non mi sono mai piaciute. Io faccio rap hardcore ed è un bene che Guè vada a Quelli che il calcio o che Marra faccia quello che fa, è una figata che ci sia Vacca in heavy rotation su DeeJay con un album fatto dall'altra parte del mondo. Io sto girando l' Italia con la mia musica perché sono l'indotto generato da questa cosa. È la cosa che permette ai promoter di lavorare con l'hip hop e di farmi riempire le date. Io non dico grazie a voi che siete in major ma è anche merito di queste cose che anche io possa uscire e dire la mia ed essere rispettato.

Ok mi ha convinto. Parliamo dell'album, passato presente e futuro, i contenuti vanno dalla seriosità di quelli di fotta, a quelli più di stile dove ti capeggi sulle tue rime e sulla tua dimostrazione di flow, il tutto condito da sonorità che ispirano ad un abbraccio forte. A questo legame parole (spiegate fin ora) e musica come ci sei arrivato?
Bella frase abbraccio forte, c'è stata una bella simbiosi e sinergia tra produzioni e cantato, mi sono sentito con diversi produttori, Retraz di Bergamo, Zonta, infine Dj Shocca, mio padrino in generale che mi ha spinto a fare le cose, oppure Squarta della scena romana Cor Veleno con cui ho fatto uno dei pezzi che mi piacciono di più che è “Sulle spalle dei giganti“. Produttori tutti con un retaggio hip hop e impronta rap, il rooster dei produttori non è stato scelto per caso ma per attitudine.



Come hai fatto a costruire tutta questa sinergia con tutti questi produttori, quanto ci hai messo? Guarda frate, io prima di fare “Il cuore e la fame” ho fatto sette lavori, ad esempio “Biters” è un lavoro sulla french touch con robe di Kavinsky o Danger, sette lavori grossi, e tutti mi dicevano che io dovevo fare dei pezzi con delle basi mie ma io non avevo la possibilità, dovevo fare roba, volevo uscire e allora prendevo facevo tutto su queste basi che trovavo, creavo un bit e ci rappavo poi le mettevo in free download.
Il mio modus operandi è di getto quindi io vado così, metto giù un beat e ci faccio su. Arrivati a questo punto doveva uscire qualcosa di mio e ho chiesto dei pezzi in giro, e allora non so quando sono andato a Torino e mi sono registrato tutto il disco da solo, la Unlimited non c'era ancora e dovevo farlo da indipendente. Poi i rapporti con la etichetta sono cresciuti, il disco è piaciuto solo che non andava bene la qualità, allora sono ritornato in studio e ho registrato di nuovo fino ad arrivare al 10 maggio scorso che è uscito il disco. Quindi il processo è durato 3 anni, ma tutti di getto e tutto di mio, la mia fortuna è di essere circondato da tante persone che mi sostengono senza prendersi soldi, solo perché ci credono, anche le grafiche le abbiamo fatte tutte io e un mio caro amico.
Capisci, non posso parlarti di come ho coordinato le forze, io le ho fatte poi sono diventati i tasselli di un puzzle da unire. Anche il mio prossimo album è tutto scritto di getto, dieci pezzi tra agosto e novembre del 2013 che voglio fare uscire entro il 2014 (non mi dice il titolo perché vuole lasciare un po' di alone di mistero). Sono dieci pezzi con strofe da cinquanta barre, pochi ritornelli, strofe incazzate veramente hardcore, è un disco hardcore, è la mia maniera di reagire a determinate pressioni che hanno fatto nascere il mio precedente album. Molti pensano che la mia risonanza io non me la meriti, allora la mia risposta è quest'album, io faccio rap e tiro fuori le cose nella dimensione giusta per esprimerle, io faccio il rap non faccio ritornelli struggenti e se li ho fatti è perché in quel momento erano giusti per me. L'importante è non forzare niente e fare quello che provo nel momento in cui lo provo e le settanta date del tour sono la dimostrazione che lo sto facendo bene.

E credo questa sia la forza. Ora te lo chiedo, io sono citato in una tua canzone, mi fai le props “Stupro impianti come Ale Tilt“ ma la devo prendere come una figata o cosa?
Bro anche se non lo sai io ho sempre avuto come valvola di sfogo le serate sfascio e spesso sono venuto da te, e quello che ho visto negli anni è che crei degenero e pompi l'impianto come non mai e diventa tutto hardcore e sfasciamo il locale e tutti si ricordano che abbiamo fatto un casino incredibile mentre tu te ne vai soddisfatto. Ed è quello che piace a noi nei live e non ce ne vogliano i locali ma le persone vogliono lo sfascio.

Saluto E-Green convinto. È una persona con differenti conflitti interiori che tutti noi abbiamo e che pochi riescono ad esprimere musicalmente. Ha voglia di arrivare e non lo nega, ha voglia di fare le cose che si sente in quel preciso momento e ci auguriamo siano sempre così, pure come ad esempio offrirmi altri tre cocktail e stare lì assieme a tirare notte. Accetto.

Tag: rap italiano

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