Milaus - e-mail, 01-03-2003 Intervista

04/03/2003 di

Forti di una personalità tutta indie-rock e di un disco perfettamente indie-rock, i Milaus rispondono alle nostre domande da veri indie rockers (ovvio, no?), con un interessante piglio volutamente iperbolico ed intelligente. Dateci un’occhiata.



Rockit: Milaus, eccoci. Dopo demo, mini cd e apparizioni estemporanee su molteplici compilation esce il primo album, che raccoglie brani inediti e pezzi già precedentemente incisi sulle uscite di cui abbiamo appena accennato. Come è nato “Rock da City”?

Max: E' nato da tante prove al freddo ed al gelo, da discussioni in sala prove e sul furgone in lungo e largo per l'Italia, è nato ascoltando musica di gruppi famosi e meno noti, è nato parlando con sconosciuti e con gli amici. E, nonostante il titolo, c'è molta montagna e molto calore domestico, in questo disco!

Rockit: Che ruolo ha giocato Giulio Favero (produttore e chitarrista One dimensional Man, NdR) nella riuscita del disco?

Claudio: Giulio è stato molto importante. Prima di lui avevamo provato solo fonici prestati all'indie rock. Giulio invece ha saputo far uscire un suono adatto ad ogni singola canzone, in modo da dare personalità al disco. Il suo modo di lavorare ha lasciato grande spazio alla creatività, ed è stata sicuramente un'esperienza che ci ha arricchiti, sia musicalmente che umanamente.

Rockit: Tra i vostri pezzi più volte compaiono strumenti quali vibrafono, clarinetto, trombone, sax…. la scelta di inserire questi strumenti nasce in fase di composizione o in fase di arrangiamento?

Fabio: Sicuramente in fase di arrangiamento, anzi spesso si è trattato di qualcosa di casuale (come il vibrafono). L'idea è di giocare con gli strumenti e provare a vedere cosa salta fuori a mettere un clarinetto qua, dei fiati funky e distorti là...

Rockit: I pezzi nascono da intuizioni personali di qualcuno di voi o da improvvisazioni in studio?

Lorenzo: La maggior parte dei pezzi nascono da improvvisazioni in sala prove, su cui poi vengono provati arrangiamenti, strutture strane ecc. L'apporto dei singoli componenti era più forte all'inizio, ora i pezzi sono quasi tutti collettivi e spesso nascono spontaneamente, senza che uno dica agli altri cosa fare.

Rockit: Io azzardo con una certa sicurezza Pixies, dEUS e Pavement, ma, secondo voi, quali sono i gruppi che più avete ascoltato e che più ritenete abbiano influito sulla vostra musica?

Fabio: Macchè dEUS e Pavement, gruppetti che hanno registrato tre dischi in croce e poi si sono sciolti! I riferimenti sono altri, i Cure, per esempio, 20 anni di carriera, (vero) pop sghembo, ballate psichedeliche, canzoni autunnali, estasi e turbamento... Prendi "Kiss Me Kiss Me Kiss Me", ogni canzone esplora uno stato d'animo diverso.

Lorenzo: Per i distorti vedi alla voce Fugazi.

Rockit: Al giorno d’oggi, invece, che cosa ascoltate?

Max: Di tutto. Penso che ormai non si possa più parlare di genere ascoltato. Con internet ed i masterizzatori passi facilmente da Charles Ives ai Mum, dai Joan of Arc a Paolo Conte...

Fabio: Recentemente io e la mia ragazza abbiamo avuto un trip di 7 giorni in cui ascoltavamo solo una canzone di Brian Eno, "By this river". E' incredibile quanto sembri un pezzo dei Mogwai (ma è del '77).

Rockit: Parliamo di produzioni indie in Italia. Ho come l’impressione che in questo 2003 in Italia vi sia un movimento abbastanza fervido di musica: (cito solo qualcuno non potendo citare tutti) sono uscite, a mio avviso, ottime produzioni come Three Second Kiss, The Candies, i Cods, voi stessi Milaus… e in più sono attesi dischi in qualche modo già chiacchierati come il nuovo Giardini di Mirò o il nuovo Yuppie Flu. Ecco, due domande complementari l’una all’altra: vi piacciono questi dischi? Ritenete che il fermento vi sia davvero e che sia positivo?

Alberto: Hai perfettamente ragione, ci sono un sacco di gruppi, ed è positivissimo. C'è l'impressione che gli italiani abbiano passato metà degli anni novanta ad ascoltare cosa facevano gli altri occidentali ed a rimuginarci sopra, ed ora iniziano a dire la loro, in modo sempre più personale. Un caso su tutti gli Yuppie Flu, che all'inizio erano radicalmente Pavement, e poi hanno fatto "The boat ep" che è un capolavoro... Personalmente fino a qualche anno fa ascoltavo pochissima musica rock italiana ( eccezioni l'hard core anni '80, i massimo volume), ora mi trovo sempre più spesso a metter nel lettore cd italiani...

Lorenzo: Una salvezza è stato probabilmente il fiorire di gruppi che cantano in inglese. Non che sia contrario all'italiano, anzi, ma per certi generi musicali la nostra lingua diventa veramente troppo castrante.

Rockit: Come sono i rapporti con la vostra etichetta Cane Andaluso? A livello di distribuzione, riuscite ad arrivare in tutti i negozi di Italia e, magari, anche all’estero?

Claudio: I rapporti sono molto buoni, è un'etichetta piccola, fatta di gente alla mano, e che ci lascia ogni libertà. Non ha ambizioni particolari e quindi non segue pseudo logiche di mercato.

Alberto: La distribuzione la fa Audioglobe, che lavora molto bene. Ma sinceramente non ci interessiamo molto, siamo consci del fatto che al nostro livello non ha senso parlarne, i cd li vendi ai concerti, e probabilmente è giusto così!

Rockit: Per un gruppo come i Milaus è difficile trovare date live?

Alberto: Dipende dalle aspettative. Noi ci siamo bene o male sempre adattati, abbiamo suonato spesso gratis o quasi, e alla fine un po' di concerti in giro per l'italia li abbiamo fatti. E' dura all'inizio, ci vuole almeno un anno di telefonate per poter creare una rete di gente che stia al telefono almeno tre minuti senza trovare una scusa per sbolognarti e che decida di provare a farti suonare... poi però da cosa nasce cosa... saremo sempre immensamente grati a Tizio ed alla Fooltribe per la grossa mano che ci hanno dato da subito.

Claudio: Nel 2002 abbiamo fatto circa 30 concerti un po' in giro per tutt'Italia, abbiamo conosciuto tanta gente in gamba, visto posti bellissimi e ogni concerto ha qualcosa di bello per cui essere ricordato. Questo ci basta!

Rockit: Ho come l’impressione che per molti nomi indipendenti italiani l’importante non sia fare musica per necessità artistica o piacere personale, ma, più che altro, la priorità sia quella dell’esserci per poter dire di esserci, quella del sottolineare l’impegno e il lavoro che stanno dietro al disco per legittimarne la qualità o per giustificarne la bruttezza, un atteggiamento, insomma, di ‘arrivismo indipendente’ che predilige l’atteggiamento alla sostanza.

Ritenete che questa analisi sia verosimile? E, nel caso lo fosse, come vi relazionate a questo tipo di atteggiamento?

Max: É una riflessione interessante. Non so se però sia vero, non è facile entrare nella testa di una persona per poter dire perché uno fa una cosa. Può darsi comunque che questa forma di "arrivismo indipendente" sia più legato a problemi "caratteriali" (insicurezza, paura del giudizio di chi ti ascolta) o anche un modo di reagire alle tante difficoltà che comporta il fare un certo tipo di musica in Italia.

Rockit: Come ultima cosa - in questo periodi di appelli, proclami, parole, bombe e speranza - c’è qualcosa che volete dire a Rockit ed i suoi affezionatissimi utenti?

Fabio: É difficile, si corre il rischio di essere banali e ruffiani allo stesso tempo. Penso che in questi momenti non contino tanto le parole quanto più i gesti ed i fatti, il che vuol dire leggere, informarsi, porsi in modo critico di fronte al mondo, se possibile partecipare a manifestazioni ed incontri. E' poco, chiaro, ma in momenti come questi, in cui i problemi sono così grandi, l'apporto di ogni singola persona può essere solo indiretto (come una bandiera alla finestra), ma ugualmente importante.

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