One Dimensional Man (ODM) - e-mail, 01-07-2004 Intervista

08/07/2004 di

Signori e Signore, Ladies and Gentlemen, la macchina da guerra è tornata! Finalmente, dopo alcuni mesi di incertezza riguardo la nuova etichetta che avrebbe prodotto il disco della solitudine realizzato “in perfetta solitudine”, gli One Dimensional Man hanno pubblicato “Take Me Away” per Ghost Record e Midfinger (due etichette che – diciamolo – stanno lavorando proprio bene). Un disco – questo - nuovamente bellissimo, ancora tenace come una volta, solo più portato – anche grazie all’ormai acquisita esperienza – verso l’equilibrio fra fragore e armonia melodica.

Sono però tanti i cambiamenti che hanno visto la band protagonista. Di questo e altro se ne parla con Pierpaolo, uno che nella musica, come nella vita, ci sputa sangue.



Come al solito, la solita burrasca. Poi, l’ approdo alla Ghost Records. Volete spiegarci a grandi linee quelli che sono stati i passaggi che vi hanno portato alla vostra nuova etichetta e cosa è successo in questo periodo di relativo silenzio?
Guarda, è molto semplice. Abbiamo realizzato il disco in perfetta solitudine. Lo abbiamo registrato, mixato e masterizzato a nostre spese. Soltanto poi abbiamo contattato gli editori. Abbiamo perso tempo con quelli più grossi, ed alla fine abbiamo preso una decisione. Mi dispiace soltanto di aver deluso qualcuno. Spero ci vorrà perdonare...

“Take Me Away” è il proseguimento naturale di “You Kill Me”. Quale percorso avete voluto intraprendere per questa nuova produzione?
Volevamo fare un disco più accattivante, più facile se vuoi, dunque più commerciale.

Non ci siamo riusciti. Ogni volta ci lasciamo prendere la mano! C’è poco da fare, non riusciamo a fare la musica a tavolino...

A me pare che in questo disco il blues-core sia ancora un punto fondamentale attorno al quale si sviluppano le canzoni, vuoi per il vostro DNA, vuoi per inconscia predisposizione. A questo avete aggiunto una discreta voglia di pop ed una lisergica vena sperimentale. Sbaglio?
La voglia di pop c’era e c’è ancora. Non posso nasconderlo. Il fatto è che ci interessa la forma canzone. Oggi preferisco i Blur ai Black Flag.

Ma una vena “sperimentale” non la vedo proprio. Se ti riferisci al lavoro svolto da Carlo, che è un chitarrista tanto giovane quanto esigente con se stesso, credo che semplicemente abbia suonato la chitarra con rigore e creatività.

Questo disco nella sua continua ricerca della forma pop perfetta e pura riesce a tracciare traiettorie bizzarre, anche quando si avvicina alle vostre canzoni più tradizionali. Mi viene in mente “Tell me Marie”, ad esempio, un piccolo gioiello, o “Fool World”. Che contributo ha dato a questa eccentricità di arrangiamento Carlo Veneziano?
Ah! Ah! Hai nominato due pezzi scritti da Giulio (Favero, NdR)! Ma non importa. Secondo me Carlo è una bomba di chitarrista! Questo è il punto. Il ragazzo, lo dico proprio senza modestia, ha talento. E’ uno di quelli che ascolta tantissima musica diversa, è curioso, e non si accontenta mai: non poteva andarci meglio!

Carlo Veneziano - per chi non lo sapesse è il sostituto del vostro ex chitarrista Giulio Favero, che ha prodotto tra l’ altro questo vostro ultimo disco, con il suo ormai tradizionale tocco di classe. Come ha aiutato (questa volta dall’ esterno, in cabina di regia) lo sviluppo delle canzoni?
Innanzitutto vorrei dire una cosa. Giulio ha lasciato One Dimensional Man perché non ne poteva più della vita da tour. Lo abbiamo trattenuto, gli abbiamo tirato la giacca, per più di un anno. Ma il nostro è stato un divorzio consensuale. Giulio ha voluto privilegiare la sua vita privata, ma è e resta un musicista.

Bene. Giulio ha registrato “Take Me Away”, lo ha mixato, ma lo ha anche suonato in 4 pezzi e lo ha prodotto dal punto di vista artistico. Mi ha fatto ricantare delle canzoni centinaia di volte! Questo disco è dunque anche suo, e questo ci fa piacere. Giulio è un amico fraterno, un esempio da seguire, e gli vogliamo bene.

“I am lonely, we are lonely, they are lonely too”. Questo è un disco che dai testi trasuda solitudine. Questo mondo è veramente una “triste officina dove ognuno ascolta sè e sè solo?
Non credo. Credo nel valore inestimabile della solidarietà. Credo nella condivisione, nella pluralità, e nella democrazia. Credo che donne e uomini di buona volontà ce ne siano molti in giro. Non è difficile accorgersene. Una delle cose più belle di suonare in giro per l’Italia, è la possibilità di conoscere davvero tante persone in gamba, a nord come a sud. Persone che hanno voglia di fare, e hanno una vorace voglia di cultura. Gente che non guarda la TV insomma...

I testi sono pronunciati in inglese perfetto. Senza l’aiuto del libretto, però, non sono riuscito a capire interamente il significato dell’ album. Siccome so che sei uno che sui testi “ci sputa sangue” (come dicesti in un’ intervista al Mucchio Selvaggio tempo fa) e siccome so che hai qualcosa da dire e ci tieni a farlo sapere, ci spieghi che tematiche hai voluto sviluppare all’ interno delle nuove canzoni?
“Take Me Away” è questa volta un disco più autobiografico dei precedenti. La solitudine di cui tu accennavi è indubbiamente l’elemento centrale di tutti i testi. La solitudine è la mia malattia. Finirà che ci crepo di solitudine! Ma è anche un disco che parla d’amore. L’amore quello vero, non quelle scemenze da classifica. L’amore di un padre per i propri figli, per esempio. O l’amore impossibile, quando insidiato dalla guerra, dal sopruso, dall’omicidio. “Take Me Away” parla proprio di questo, della guerra. Mi sembrava giusto dare il mio piccolo contributo alla battaglia, bella e giusta, contro la guerra, che è oscena. Vorrebbero farcela percepire come un incidente necessario della storia, o come una cosa figa magari. Vorrei dire, guardiamoci da coloro che amano la guerra. Queste persone hanno perso il senno, e non se ne sono accorte.

Voi siete una band che nel live lascia budella e brandelli di cuore. In Italia, il vostro nome è ormai una certezza. Che cosa manca secondo voi per un ipotetico salto e tuffo nel panorama europeo?
E che ne so io? Quello che so è che in Ottobre ci faremo un bel tour in Europa, di quelli intensivi spero. Vedremo le reazioni che avremo. Sono fiducioso.

Come che ne sai?! La parola “fiducia” mi sembra già una risposta eloquente…
Invece. Suonare rock in Italia significa contemporaneamente dover fare il cuoco, dover lavorare altrove, perché succede tutto questo, secondo voi?

Credo che succeda la stessa cosa in tutto il mondo. A parte le grandi star del mainstream, ognuno cerca d’arrangiarsi come può. Adesso comunque sono disoccupato. Troppi concerti... mi hanno licenziato.

Comunque la colpa è della televisione. E di chi la guarda. Spegnete la TV! Accendete il cervello!

Oltre a dire che stiamo parlando di un disco bellissimo, possiamo dire che “Take Me Away” è il disco della maturità per One Dimensional Man?
...non saprei. Direi di no. Carlo è al suo primo lavoro con noi. La modestia, come avrai capito, non è il mio forte, e non ho neanche pudore: credo che faremo di meglio in futuro.

Stiamo già scrivendo dei pezzi di cui ci stiamo entusiasmando. Spero riusciremo presto a suonarli dal vivo.

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