Julie's Haircut - e-mail, 02-04-2006 Intervista

07/04/2006 di

Come ormai di solito, é Luca Giovanardi a occuparsi delle pubbliche relazioni dei Julie's Haircut. E con lui - sempre molto lucido e inquieto - che avviene la chiacchierata virtuale via mail, non priva (vivaddio!) di qualche amichevole frecciata all'intervistatore...



Il titolo del vostro esordio era “Fever in the funk house”, quello dell’ultima opera “After dark, my sweet”. La febbre e il funk che fine hanno fatto?
Me lo chiedi nel momento sbagliato, se speravi che ti rispondessi che sono finiti nel cesso. Porto ancora addosso i postumi dell’incredibile festa a base di funk che abbiamo fatto ieri sera dopo il febbricitante concerto dei Demolition Doll Rods! In ogni caso credo che questo ultimo album sia il più vicino al nostro esordio, come spirito ed intenti.

Da “Marmalade” all’ultimo disco il lasso di tempo intercorso è stato relativamente lungo. Sono accaduti degli eventi che hanno influito sulla lavorazione o semplicemente ve la siete presa comoda?
In realtà non mi sembra che il lasso di tempo intercorso tra questo disco e il precedente sia stato molto più lungo rispetto a quelli tra gli album più vecchi. Forse si è sentita di più la nostra “assenza” perché abbiamo deciso di lavorare al disco interrompendo per quasi un anno l’attività live, cosa che prima non avevamo mai fatto. Ma il lavoro sull’album è poi stato in realtà concentrato in un tempo molto limitato, pochi giorni di studio.

All’inizio dell’avventura il modello era il binomio Sonic Youth/Pavement, mentre adesso vi siete spostati sull’asse Velvet Underground/Can. Com’è che prima i figli e poi i padri?
Non so, noi non parliamo mai in questi termini tra noi. Credo che tutti i gruppi che hai citato, forse i Can in misura minore, sono stati tra quelli che più ci hanno influenzato fin dagli esordi. Ma credo che ora stiamo suonando una musica che è molto personale, non la vedo legata a riferimenti così precisi, lo dico con convinzione. Cosa ci vedi dei Velvet in questo disco che ad esempio non c’era in Fever? Poi, non offenderti anche se correrò il rischio di sembrare spocchioso, mi permetto di dirlo perché ci conosciamo da tanti anni e tu sei stato forse il primo a recensire un nostro disco: ma questo gioco dei riferimenti per un gruppo che è arrivato al quarto album non rischia di diventare un po’ noioso?

Rispetto allo standard state compiendo un percorso diverso, ovvero disco dopo disco aggiungete (strumenti, effetti, sfumature) piuttosto che ridurre lo “spessore”. Vi state scoprendo musicisti?
Intendi dire che siamo più bravi a suonare? Io non credo, non in maniera sostanziale, anche se col passare del tempo si impara per forza… Il discorso delle aggiunte è per cercare nuovi modi di fare la nostra musica, per non ripeterci. E siccome ci vogliamo molto bene a vicenda e nessuno viene cacciato dal gruppo, l’unica soluzione è quella di lavorare per addizione. Che poi si traduce in un grosso lavoro di sottrazione, perché quando ci sono tanti musicisti bisogna essere molto più disciplinati e sapersi tirare indietro per lasciare spazio ai suoni degli altri. E’ molto più semplice suonare in tre che in sei.

Dal vivo ho avuto come l’impressione che state cercando di usare l’elettronica con un (riuscito) approccio “vintage”. E’ un processo su cui qualcuno di voi ha spinto in particolare o è un sentire comune della band?
Credo che le spinte “individuali” non siano mai state così ridotte come in questo momento nell’economia del gruppo. Piuttosto il processo di cui parli è conseguenza del fatto che non ci poniamo alcun limite sugli strumenti da utilizzare e il gioco dei “ruoli” all’interno del gruppo è saltato: non c’è più “il chitarrista” o “la bassista”, ma c’è un gruppo di persone che suonano cose diverse.

Vi sentite di aver perso qualcosa della vostra gioventù “artistica”? Se sì, a discapito di cosa eventualmente?
Siamo meno magri, forse?

Le motivazioni che vi spingono oggi a fare musica sono evidentemente diverse rispetto a quelle degli esordi. O mi sbaglio?
Le mie non tanto. Se no a trent’anni passati potrei occupare il mio tempo con attività meno faticose che girare a caricare e scaricare amplificatori da un furgone tutte le notti lontano da casa.

Quanto conta per voi l’uso della voce? È un aspetto sul quale noto ancora qualche imperfezione: siete d’accordo…?
Non siamo mai stati dei cantanti, ne siamo coscienti. Ma d’altra parte quasi nessuno dei nostri “cantanti” preferiti può essere considerato tecnicamente un ottimo cantante. Lou Reed ti sembra un grande cantante? Però è espressivo e interpreta perfettamente le sue cose. Kim Gordon? Thurston Moore? Wayne Coyne? J Mascis? Stephen Malkmus? Bob Dylan? Non abbiamo avuto dei grandi maestri canori, in gioventù. Ma d’altra parte per noi oggi la voce ha un ruolo “sonoro”, come qualsiasi altro strumento, con in più una funzione “narrativa” che però al momento è molto limitata, l’ultimo disco è quasi tutto strumentale.

C’è qualche altro aspetto in cui vi sentite ancora imperfetti?
Imperfetti? Direi in tutto e per tutto.

Da quando vi conosco ho sempre notato che siete molto legati alla cittadina che vi ha dato i natali. Ho letto però sul vostro sito che gli ultimi episodi accaduti a Sassuolo vi hanno come disillusi. Cosa sta succedendo secondo voi?
Credo tu ti riferisca ad un mio post nel “diario” che teniamo sul sito. Era uno sfogo personale, gli altri (che condividano o meno) non ne sono responsabili. Per capire quello che sta succedendo si dovrebbe avere a disposizione molto tempo, molto spazio, un luogo che non sia un’intervista musicale e menti più eccelse delle nostre. In ogni caso il mio sfogo portava allo scoperto il mio amore viscerale per Sassuolo e per il mio quartiere Braida, posti peraltro non facili da amare, perché esteticamente brutti e culturalmente abbastanza aridi. Ma non ci si incazza così per cose di cui non ti frega niente. Quello che avevo da dire l’ho detto lì, di getto.

Comunque è una situazione che non riguarda solo Sassuolo, ma tutte le provincie industrializzate del nostro Paese. Se non si affronta la situazione con i mezzi della cultura, con politiche sociali mirate all’integrazione, poi è inutile lasciarsi prendere dallo scandalo. In “Comizi d’amore” Moravia dice a Pasolini che lui non si scandalizza mai, perché lo scandalizzarsi equivale ad una resa di fronte al bisogno e alla volontà di comprendere, di capire. Io invece su questa questione ho visto tanto sensazionalismo, tanto scandalo e poca volontà di comprenderne le ragioni. Per due settimane ho vissuto la situazione irreale di vedere il mio quartiere al centro della cronaca nazionale, due settimane in cui mi sono reso conto di come le realtà vengano (credo necessariamente) distorte, travisate dal mezzo televisivo, da chi le racconta, magari in buona fede, senza averle vissute per anni. Poi improvvisamente il nulla: come ogni notizia, quando è vecchia non è più notizia e i problemi restano dove sono. Ma per una vicenda che è venuta fuori e consumata in pochi giorni perché è stata filmata, quante ne accadono in silenzio ogni giorno in tutte le provincie italiane?

Utilizzate il vostro sito web non solo come strumento informativo ma anche come modalità interattiva. Considerate internet più un’ottima opportunità o solo un “utile accessorio”?
E’ un mezzo di comunicazione e di informazione. Importante e a volte fuorviante. Perché poi quando esci di casa e ti trovi nel mondo reale ti rendi conto di quante idee ci sono in giro che non trovano voce sulla rete. Ma non sono meno importanti o diffuse per questo.

È ormai 10 anni che siete in giro. Vi siete mai trovati, anche solo per caso, a tirare qualche bilancio, seppure parziale?
Sì, su quanti pochi soldi portiamo a casa.

E infine: da chi nasce questa idea, tra voi e i Cut, di questa fantomatica “Prima Internazionale del Soul”?
L’idea per la verità è di Dj Amarezza. Noi e Ferruccio (voce e chitarra dei Cut, ndr) siamo solo il braccio proletario di una intellighenzia che viene espressa ideologicamente da lui. Si tratta di un collettivo aperto per la diffusione della musica soul. Visitate www.myspace.com/primainternazionaledelsoul per il manifesto e i comunicati.

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