Miss Violetta Beauregarde - e-mail, 02-09-2006 Intervista

02/10/2006 di

(Violetta Beauregarde al MI AMI - Ritratto di David Bez)

Grind corer, blogger virulenta, suicide girl ad intermittenza. Ora, dopo essere finita sul New York Times di settimana scorsa, è pure in procinto di uscire il 15 ottobre con un nuovo libro, il suo esordio da scrittrice. Niente da fare: Violetta è un Personaggio. Ha da poco pubblicato il suo secondo disco, "Odi Profanum Vulgus Et Arceo" (dai carmina di Orazio: "odio la massa ignorante e la tengo lontana"), uscito per la Temporary Residence, label americana che annovera nel roster anche gente come Mono ed Explosions In The Sky. Non potevamo fare finta di niente e siamo andati a sentire se ci è o ci fa. A voi, brutti pezzi di merda (cit.).



Prima di tutto un po’ di storia. Quando nasce il personaggio Miss Violetta Beauregarde?
Nasce nel dicembre 2001, quando installai Fruity Loops sul pc. Seguitai a onanizzare per un anno sul suddetto programma, costruendo beats e loops senza la più elementare cognizione di elettronica, imparando sul campo, e senza avere, peraltro, mai ascoltato elettronica. Nel novembre 2002 gli UochiToki presentavano alla Cueva a Milano il loro primo disco “Vocapatch”, e io aprii per loro. Avevo una tastiera Casio cz1000 (detta anche il “jerry calà”) attaccata a un flanger (malfunzionante), e le basi su cd. I miei testi erano composti da una sola parola: “sborra” urlata in svariate tonalità. Bruno Dorella di Bar La Muerte mi vide e disse: “cazzo Aiki, devi tvoppo continuave a suonave in givo e fave canzoni nuove, questa voba spacca tvoppo i culi”, ergo segui il suo consiglio, che Bruno Dorella mica è uno stronzo, quindi se a distanza di 4 anni sono ancora qui ad uncinarvi i coglioni, non date la colpa a me, ma all’ottimo Bruno Dorella. Eccetera eccetera.

Sveliamo l’arcano una volta per tutte: prima suicide girl, poi odio verso questa realtà, e poi ritorno all’ovile. Come mai?
Soldi, fondamentalmente, il sito è e rimane una stalla, di ovile ha ben poco, e noi non siamo pecorelle ma vacche, ma sono soldi biecamente facili e il bieco m’attrae. A parte questo. Pur essendomene andata dal sito, SG seguitava a sfruttare la mia immagine all’interno del sito stesso. Aka, faceva potenzialmente soldi alle mie spalle e io non mi beccavo un cazzo. Quando esci da SG, mettono il tuo profilo in una sezione chiamata Archivio, sei comunque presente sul sito e i tuoi sets rimangono visibili, e se, durante la tua permanenza li, hai assunto un ruolo d’immagine preponderante, essi continueranno a usare le tue foto e il tuo nome anche dopo che te ne sarai andata. Tipo mettendo la tua immagine sul merchandise, o nelle preview del sito. Grazie al cazzo. Tanto valeva tornare, far vedere due tette ogni tanto e beccarsi i soldi, nonché beccarsi il privilegio di entrare gratis a svariate manifestazioni musicali, eccetera. Non mi sento parte né del sito né della community, e non me ne frega un cazzo, sono li solo per sfruttare essi, cosi come loro sfruttano me.

Sei riuscita a crearti un’immagine forte e piena di fascino (insomma, molti ti temono ma ti si vorrebbero fare, sei un po’ una sex symbol anomala), nonostante la tua musica non sia certo pop e nonostante tu non faccia niente per apparire fascinosa (a parte le comparsate ignuda su suicide girl). Ci hai lavorato o è venuta fuori così quest’immagine?
Ma tu quante pippe ti fai? Cioè non è che sto alzata la notte a pensare “ehy devo creare questa immagine di sacco di merda che sa rendersi affascinante con pochi e sapienti artifizi, in modo da infinocchiare i segaioli e coercizzarli, e in qualche modo affascinare anche i detrattori più accaniti, nonostante mi odino e nonostante io sia, a conti fatti, un sacco di merda”.

Studiarsi un immagine per me equivale a erigere una diga di pan carrè, può tenere fino a quanto? Si, magari può funzionare per tot tempo e puoi raggirare tot persone, ma poi incidentalmente, accade sempre qualcosa che provoca la falla clamorosa, e tutta la tua sovrastruttura del cazzo decade e ti si rivolta contro. Secondo la mia personale visione del mondo se sforzi troppo finisce che ti caghi addosso, se non sei genuino stai a zero. Non faccio nulla per apparire fascinosa dal vivo perché so che tanto non potrei comunque permettermelo, e perché fondamentalmente non ho tempo per le stronzate, le minchiate estetiche le lascio alle strappone. Checchè se ne dica nemmeno come suicide girl faccio sto granchè per apparire sensuale, a parte il denudarmi. Oltre tutto sotto questo aspetto sono una persona molto pigra, non avrei la voglia di lavorare ad una “immagine”, preferisco impiegare il mio tempo in attività più proficue ai fini artistico/letterari, non ho bisogno di apporre fronzoli per espletare le pulsioni creative, preferisco utilizzare carta penna e calamaio, un campionatore e la voce.

Ti piace essere provocatoria? Mi riferisco anche a dichiarazioni come “today I feel like porcodio” sul tuo profilo myspace e a “alle femmine gli devi dare minchia minchia minchia e bbotte” sul tuo profilo suicide girl.
Ma non è provocazione. È che certi termini descrivono in maniera più diretta, concisa, chirurgica ed essenziale i miei stati d’animo e li utilizzo. Se non fosse perché possiedo cromosomi sessuali xx non ve ne accorgereste nemmeno.

Ultimamente so che ti sei scoperta molto appassionata di hip hop nostrano, ti ho visto alla serata de “Gli Originali” (serata organizzata da Royality nella quale alcuni rapper old skool italiani – fra cui Kaos e Colle der Fomento – si univano alle musiche del maestro Franco Micalizzi, NdR) e mi chiedevo se quell’esperimento ti fosse piaciuto e perché.
Una figata, anche se mi sono divertita parecchio di più al “Hip Hop Motel” al Mazda, svoltosi circa una settimana prima de “Gli Originali”. Manifestazione più d’impatto e d’ignoranza e maggiore genuinità, a “Gli Originali” si respirava troppa spocchia, e avrei comunque preferito che si fosse dato più spazio agli mcs rispetto alle strumentali del Maestro Micalizzi (comunque pregevoli da sentire) che dopo un po’ risultavano come una simpatica autosborrata incensante. Bella serata tutto sommato.

Cosa ti piace dell’hip hop italiano?
Ti faccio un elenco di cose random: uber alles il Truceklan, anche e soprattutto per questioni di amicizia/frequentazione, poi tutta la Dogo Gang, Supa e Rido Mc, Turi, Colle der Fomento, One Mic, Stokka e Madbuddy, e altra miriade di gruppi, gruppetti, realtà, eccetera.

Mi avevi detto che a questo tuo secondo album avevi intenzione di far partecipare solo donne. Ma vedo che c’è Agent Paz e La quiete remix (sono quei La quiete, vero?).
Alla fine, con la metà delle donne che dovevano fare i featuring ho litigato per questioni futili, le rimanenti si sono prese male/non sentite all’altezza(sic est)/intimidite/sentite non in grado di affrontare un microfono e uno studio di registrazione. Cosi come è nella triste statistica femminile, no? Sicchè restava il mio coinquilino. Il pezzo “la quiete” è un remix noise di due canzoni dei La quiete e una delle Breeders. I Laquiete sono screamo e quindi gay, il che si avvicina ai miei propositi.

Sei tra le preferite nello spazio myspace di Riccardo Cocciante, come te lo spieghi? A quando una collaborazione con lui?
Perché Cocciante non è mica uno stronzo. Un po’ come Bruno Dorella. E soprattutto perché è palesemente ovvio che quell’account Myspace non è stato aperto da Cocciante, bensì da un buontempone random. Per quanto riguarda la collaborazione, se il Maestro Cocciante volesse, anche subito, una versione gabber di “Pedalando in bicicletta io e te”.

Con chi vorresti collaborare veramente?
Collaboro già con le persone con cui vorrei collaborare.

E comunque, con meno persone possibile, perché non sono in grado di relazionarmi.

La gente mi scrive pensando che, siccome suono da sola, io abbia bisogno di collaboratori, o persone con cui “fare un po’ di casino”. Vi svelo l’arcano. Non ne ho bisogno. Sono scientemente in grado di scegliermi da sola le persone di cui circondarmi.

Urli anche mentre fai sesso?
Solo se vengo minacciata con un affettacarne elettrico della Bialetti. Acceso. Dio ma che domanda del cazzo.

Come costruisci le basi dei tuoi pezzi?
Fruity Loops, samples ricavati dai miei ascolti, campionatore boss sp 303, ammennicoli autocostruiti attaccati a dei pedali. Orchestrazione dei medesimi. Quando il tutto assume un aria divertente e insostenibile all’orecchio medio, aka quando mi giro verso il mio coinquilino ridendo e lo apostrofo: “oh ascolta che stronzata m’è uscita!” vuol dire che ci siamo. Alchè vado a registrare la voce.

Quanta importanza hanno i testi nelle tue canzoni?
Io li rivesto di significati consistenti, poi magari non frega un cazzo a nessuno, ma per me contano molto. Parlano di dinamiche uomo/donna, spesso, ma in maniera criptica.

È corretto definirle canzoni?
Quando tiri fuori sti quesiti dal cilindro, con quel candore a tratti palpabile, riesci nel non semplice compito di spiazzarmi. È per questo che lo fai, vero? Non ci credi veramente a quello che mi chiedi a volte, vero?

Com’è la reazione USA al tuo disco per adesso?
Molto positiva, e scevra da quelle sovrastrutture mentali poste nei miei confronti che ormai si sono impadronite degli encefali imbelli del 70% degli indie-recensori italici. Ormai alcuni ne fanno una questione personale.

Come sei arrivata alla Temporary Residence?
In realtà la Temporary è arrivata a me, con buona pace di tutti i musicisti di gruppi sciacquapalle cloni dei Mono che seguitano a mandare i loro demo a questa etichetta e se li vedono rimbalzare indietro, chissà come mai. E che rosicano abbestia dandomi della zoccola incompetente e gridano allo scandalo per questa uscita anomala della loro etichetta preferita.

Jeremy mi scrisse per acquistare il mio primo cd “Evidentemente non abito a San Francisco”, io assieme al suddetto cd gli spedii pure una demo delle registrazioni nuove, come cadeau di cortesia. Ignoravo che avesse un etichetta e ignoravo l’esistenza della Temporary Residence cosi come ignoravo la presunta fama dei gruppi nel roster tipo Mono o Explosions in the sky. Jeremy ricevette il pacco (nel senso postale, non nel senso di sòla), e si innamorò del promo, e mi chiese subito di far uscire il cd. Che ha visto la luce esattamente sedici mesi dopo, quasi la durata di due gravidanze. La mia tendenza alla procrastinazione è proverbiale, e la pazienza e la buona disposizione d’animo di Jeremy pure.

Ti aspettavi di ricevere tutta questa attenzione da stampa e pubblico?
Si.

Perché ti trasferisci a Roma?
Perché Alessandria cominciava a starmi stretta, avevo mire espansionistiche in una grande città da vagliare. Milano fa schifo al cazzo, a Torino non ci posso stare per motivi personali, Bologna non la tollero, rimaneva Roma, col suo carico di fascino, con la sua vita ricolma di gag e di grinditudine nell’atteggiamento della gente comune, con la pletora di persone assai valide che conosco, e con svariati progetti che sto cominciando in territorio capitolino. Tocca che mi abitui all’essere circondata costantemente da gente, il che stride con la vita monastica (nel senso di ritirata) che ho condotto fino ad adesso ad alessandria, ma va bene, farò questo sforzo.

Mi han detto che a Brescia hai suonato per un’ora intera. Dopo com’eri?
Lievemente spossata. Ma poi ho ballato in modo imbarazzante per altre tre/quattro ore buone. L’mdma l’hanno inventato apposta.

Da chi vorresti farti produrre il prossimo disco? Io ti vedrei bene con Ross Robinson, oppure con Steve Albini…chissà… Le International House of Pussy avevano fatto uscire, sul loro primo ep, una canzone gustosissima intitolata “Dead Albini Storage” che faceva piu o meno cosi: “Steve Albini is a lame ass queenie, Steve Albini wears girls’ bikini, Steve Albini is a chicken weenie, die fuckin die Steve Albini, c’mon Stevie let’s arm wrestle pump me hard with your love muscle put on a dress and let’s do the hustler die fuckin die” eccetera. Non ho ambizioni a riguardo, comunque. I produttori, li vedo come personaggi in egotrip perenne. Basto già io. Non si riuscirebbe nemmeno a stare nella stessa stanza.

Che rapporti hai con la scena musicale italiana? C’è qualcuno cui ti senti più vicina, per sensibilità, attitudine? E non intendo solo musicalmente.
(Non risponde, Ndr).

Segnalaci qualche chicca musicale del panorama underground italiano.
Robe che considero valide: Cripple bastards, Comrades, Ovo, The death of anna karina, La quiete, Lady tornado, Squartet, Psychofagist, Agatha, i succitati gruppi rap di qualche domanda fa.

Qualche nome del panorama internazionale. Face down in shit, Charger, Agathocles, Marduk, Anal Cunt, Brujeria, Asesino, Cattle Decapitation, Eyehategod, Khanate.

Tre dischi cui non potresti fare a meno.
Slayer, “Reign in Blood”. Brujeria, “Matando Gueros”. Gel e Metal Carter, “I Più Corrotti”.

Cosa ti aspetti dal futuro? Mai pensato di mollare tutto, sposarti, fare dei figli e diventare una casalinga?
In data attuale, è quasi sabato sera e mi trovo a Roma. Ergo non so nemmeno se riuscirò a vedere l’alba di domani mattina. Capisci che mi risulta periglioso fare delle previsioni sul “futuro”. Preferisco concentrarmi sul fatto che stanotte dovrò evitare di prendere delle vetrine di negozi a testate o provocare sarcasticamente persone più grosse di me. Una cosa alla volta che diamine.

E il libro?
Ebbene si, il 15 ottobre esce il mio primo libro intitolato “L’eterna lotta tra il male e il malissimo”, per Unwire Media, entrerò finalmente nelle case degli italiani come prodotto editoriale e avrò la preziosa opportunità di spaccare maggiormente il cazzo a chiunque. Il libro è composto da estratti completamente rieditati del mio vecchio blog, impastati a scritti totalmente inediti.

Ne sto scrivendo un altro, che, uscirà per Coniglio Editore, a febbraio/marzo dell’anno prossimo.

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