Micecars - e-mail, 04-02-2007 Intervista

26/04/2007 di

(I Micecars in un momento di relax - Foto da Internet)

Non conosco personalmente i Micecars, ma ne avevo sentito parlare come uno di quei gruppi che si prende decisamente poco sul serio. E in effetti, a leggere le risposte di Little P., chiamato a rappresentare tutta la band in questa occasione, non li si può che immaginare come dei veri e propri “mattacchioni”. Questo a confermare l’idea che siamo di fronte ad una formazione dotata di una particolare verve non solo sul palco o in studio di registrazione.



Nel vostro profilo su Rockit scrivete: “Formatisi per rilanciare nel mondo il cantato confidenziale”. Pura provocazione o semplicemente perché il belcanto non fa al caso vostro?
Uno dei modi in cui ci prendiamo in giro spesso è quello di tacciarci l’un l’altro di essere dei pervertiti dediti alla seduzione di minorenni. In questo senso la vocalità un po’ biascicata di alcuni nostri brani viene giocosamente ricondotta a quella piaciona del crooner di fine anni 50: il cantante confidenziale. Ci fa ridere pensarci come cantanti confidenziali, un po’ forse perché siamo agli antipodi di quella figura..Comunque non è altro che un divertimento autoreferenziale (e queste ultime due parole sono una perfetta definizione per “indie”).

Nella vostra fantasia chi impersona la creatura?
Io ho solo fantasie erotiche, quindi direi... Carlo Pastore.

Nella produzione artistica del vostro album, i complici risultano essere due: Matteo Agostinelli (Yuppie Flu) e Francesco Donadello (Giardini di Mirò). Mi interessava conoscere le dinamiche che sottostavano a questa collaborazione e come si è sviluppata durante le registrazioni…
Riguardo alle dinamiche di cui mi parli voglio solo mettere in evidenza un aspetto umano che mi pare sia assolutamente fondamentale per capire in che senso si possa parlare di dinamica tra noi e loro. Siamo tutti (noi Micecars e loro “i produttori”) persone timide ed introverse, nel nostro piccolo molto buone e grandi sognatori, lavoratori indefessi, un po’ fragili ma anche intensi, impresentabili ai nostri genitori, pieni di tramonti di istanti di racconti e di orizzonti, uomini senza senso un po’ fragili ma intensi che puzzano d’incenso, dolci e duri nell’amore che sanno come prendere e poi dare, con cui scopare, parlare e mangiare e poi di nuovo farsi far l'Amore.

Dovete scegliere un produttore straniero: chi fra Frank Black, Lou Barlow, J Mascis o Stephen Malkmus preferireste e perché?
Se dovessi, seguendo il mio personalissimo gusto e mettere in ordine questi nomi per meriti musicali direi: Black, Malkmus (a parimerito con Mascis) e Barlow. Non mi risulta però che nessuno di loro abbia mai prodotto nulla e in questo senso non accetterei come logicamente cogente (che è una parolaccia che posso usare in quanto laureato in filosofia) il ragionamento che chi scrive buona musica sia gioco forza un buon produttore.

Di cosa è responsabile invece Paolo Iocca? Già vi conoscevate?
Paola Iocca è sicuramente responsabile (ma non nel senso di colpevole, bensì nel significato di “avere il merito di”) di una serie di eventi che hanno reso possibile una presa di coscienza da parte di chi detiene il potere negli Stati Uniti, di non poter governare seguendo una ratio lobbistico-affaristica che si oppone al bene dell’umanità.

Lo conoscevo tamite il tg.

Quanto internet, secondo voi, ha contribuito a far girare il vostro nome?
Se ti riferisci al mio cumshot su Pornotube preferirei non parlarne.

Nell’agosto del 2004 avete suonato a Benicassim, in qualità di rappresentanti italiani essendo risultati vincitori del contest organizzato dal Soundlabs Festival. Come valutate oggi quell’esperienza?
Un esperimento interessante, psicoterapeutico: ti mettono di fronte a ciò che non sei (una rockstar) semplificandoti la vita. In questo modo, nell’operazione dell’autodefinizione del sè in base ai molteplici modelli che esistono nel mondo, da quel momento in poi avrai la comodità di poter partire da n-1 possibilità.

Leggo poi sul vostro sito che nel 2007 “I’m the creature” verrà distribuito in Europa. Per cui suppongo che vi stiate preparando, quantomeno mentalmente, a viaggiare al di là delle Alpi. Che aspettative avete, sia in termini di concerti che di posti da visitare…
Ma quella cosa l’abbiamo scritta per apparire fighi, davvero ci hai creduto? (perché no?!? Il disco ha tutte le carte in regola per poter funzionare anche all’estero..., NdI)

Spendiamo infine qualche parola sulla “scena romana” in ambito indie, visto che se ne parla anche in sede di recensione. Ovvero di come negli ultimi anni ci sia effettivamente un fermento nella Capitale di gruppi interessanti come non succedeva da anni. Vivendo dal “di dentro” questa situazione, ci avete mai riflettuto?
Mi sento di affermare che la scena romana la fanno più facilmente i gruppi che hanno componenti romani. Dammi modo di spiegare quest’affermazione che potrebbe suonare antipatica…
Non voglio essere razzista ma ti faccio un esempio: mio cugino suona il basso in un gruppo romano ma lui è calabrese verace (Peppe Morace, dei Cruel Nippon, anzi ne approfitto: “Ciao Peppino!”). L’altro giorno aveva un concerto e stava facendo il soundcheck, il fonico non lo stava a sentire per niente, e lui continuava ad implorarlo per ottenere un minimo di attenzione. Insomma dopo 10’ che il fonico non se lo filava proprio, mio cugino Peppe inizia a fare una scena incredibile. Ma una scena chiaramente calabrese, essendo quelle le sue origini (gli sarebbe venuto difficilissimo fingere una scena in romano!). Mi piace quindi concludere così: la scena romana non appartiene ai calabresi e la scena calabrese non appartiene ai romani!

Belle domande comunque… l’unico mio rammarico è non aver avuto modo di parlar male degli Amari e di quel rapper che si fa chiamare dj Pasta..Vorrà dire che aprirò un thread anonimo sul forum di Rockit

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