Nuovi Orizzonti Artificiali (N.O.A.) - e-mail, 04-12-2006 Intervista

04/01/2007 di

(I N.O.A. fra le stelle in un set fotografico - Foto di Silvia Rotelli)

"Quindicitadispazio"... tutto d'un fiato! E' questo il titolo del disco che la band milanese ha pubblicato dopo diversi anni gavetta e concerti su e giù per lo stivale. Ne abbiamo parlato con "Sir Pablo", ovvero Paolo Soffientini, cantante nonchè una delle sei menti di questa formazione.



Questo disco ha avuto una gestazione lunghissima, eppure le canzoni erano pronte da diversi anni. Non vi ha un po’ sfiancato quest’attesa? E soprattutto: come l’avete ingannata? Scrivendo altri pezzi?
“Quindiciditadispazio” è stato effettivamente chiuso con il mastering nell’agosto del 2005, mentre per quanto riguarda le registrazioni e il mixaggio era già pronto dal dicembre 2004. Queste date le abbiamo riportate anche nel libretto che accompagna il disco perché volevamo essere il più onesti possibili con noi e con chi il disco lo ascolta. Diciamo che forse sarebbe curioso chiederci cosa sia successo intorno, durante questi due anni. L’attesa ci ha messo alla prova, sarebbe falso dire il contrario. Un esempio su tutti è aver registrato il disco in sette e da più di un anno i N.O.A. suonano in sei. La cosa di cui siamo sicuri è che non abbiamo mai perso fiducia nel progetto, continuando a fare concerti, scrivendo nuove canzoni, alcune delle quali le suoniamo già dal vivo. Va anche detto che in questi due anni abbiamo lavorato molto per avvicinarci a questo disco: siamo diventati un po’ più "adulti".

Avete comunque valutato il rischio di riproporre in parte canzoni con diversi anni vita alle spalle che forse hanno perso - personale giudizio - la loro forza vitale? Penso in primis a “Processo a Lugin”, ad esempio?
Un disco è come la fotografia di un istante della tua vita: racchiude in sé gli anni percorsi per arrivare a quel punto, ma le canzoni che lo compongono sono come i "personaggi in cerca d’autore" pirandelliani, non esistono finché non sono pubblicate. “Agravitantrico”, l’ep autoprodotto del 2003 che racchiudeva 5 canzoni dell’album, rappresenta il massimo punto cui potevamo arrivare con le nostre forze. Il lavoro di produzione artistica fatto per questo disco ci piace immaginarlo come una fotografia scattata sul futuro, perché ci è stata data la possibilità di vedere cosa avremmo potuto essere due anni dopo e ci sono stati dati gli insegnamenti per diventarlo. Secondo me, quindi, alcune canzoni non hanno perso forza vitale ma sono oggi come avremmo voluto che fossero anche all'epoca.

L’etichetta che ha pubblicato “Quindiciditadispazio” è una creatura con poco più di un anno di vita. Come vi siete avvicinati? Questioni di “affinità elettive” suppongo.
Tutto in realtà è stato consequenziale: quando nel luglio 2003 abbiamo vinto il premio “Amnesty International - Voci per la Libertà” a Villadose (festival in cui eri in giuria anche tu!), abbiamo conosciuto Barbara Santi (oggi, insieme a Emanuela Currao, responsabile del nostro ufficio stampa). Lei ci ha caldamente invitato a registrare il nostro primo disco a Torino, che all’epoca doveva essere autoprodotto, e ci ha presentato "Cit" Chiapello (produttore del Transeuropa Studio e chitarrista dei Dottor Livingstone) e Andrea Bove (tastierista dei Dottor Livingstone). Con loro è stato letteralmente amore a prima vista.

A questo punto avevamo uno studio e dei produttori a cui affidare il nostro bambino, ci mancava tutto il resto. Un concerto fortunato e un ottimo lavoro di Alessandro "Alle" Chiapello (il nostro manager) trasformarono un semplice contatto in un capitale a disposizione. Avevamo tutto per fare un disco: ci mancava solo un’etichetta e una distribuzione. Per sopravvivere nel mare delle "promesse mai mantenute" dalle etichette ci volle un sacco di autocontrollo. Come ho già detto, non abbiamo mai perso fiducia in noi e in chi lavorava con noi credendo nel progetto. A questo punto furono gli stessi Cit e Alle a proporci di uscire con iPresume, l’etichetta a cui avevano nel frattempo dato vita. Un'etichetta di persone che avevano condiviso con noi tutti i momenti dalla nascita di questo disco e che si sarebbe affidata alla Emi per la distibuzione nazionale. Come dir loro di no?

Fra i credits si legge che più d’uno è stato il produttore che ha messo le mani nelle vostre canzoni in fase di produzione. La decisione di affidarvi a loro è esclusivamente vostra o concordata con i responsabili dell’etichetta?
La produzione artistica di “Quindiciditadispazio” è stata affidata a Fabrizio "Cit" Chiappello e Andrea Bove per nostra scelta e loro hanno anche mixato quasi tutto il disco. Per il mix dei due singoli – “0.36 (frequenza stabile)” e “Svelando Salomè” ci è stata data la possibilità di lavorare con Carlo U. Rossi e anche in questo caso, sinceramente, come potevamo rifiutare l'offerta? Carlo è il vate di Cit oltre che produttore di quasi tutta la musica italiana che ascoltiamo e lavorare con lui ci ha ulteriormente permesso di vedere come i suoni si possano incastrare tra loro a creare un quadro preciso.

Sempre relativamente alla produzione artistica, ho come l’idea che nell’economia generale del lavoro abbia pesato più di quanto doveva. E’ solo una mia impressione o il processo di realizzazione ha comportato effettivamente qualche discussione sulle scelte?
Alcune discussioni ci son state, ma – ribadisco - eravamo in ogni momento liberi di dire cosa ci piaceva o di restare affascinati dalle proposte che ci venivano fatte. Ricordo un paio di momenti dove abbiamo volontariamente scelto di "sforare" i 3’ e 30” radiofonici o altri dove abbiamo voluto aggiungere dissonanze, stando a discutere sulla questione fino a notte fonda. Ma ricordo anche momenti dove ci è stato chiesto esplicitamente di toglierci molte paure e di osare un po’.

Quali sono i termini di paragone più scomodi (nel bene e nel male) che avete letto riferiti a voi in questi anni?
Tre anni fa eravamo, nelle recensioni, gli epigoni degli Scisma. Ora siamo i nuovi Bluvertigo o molto simili ai Subsonica e con rimandi ai Baustelle. E' una tendenza che oramai da anni è diventata consuetudine nella musica. Credo sia utile, per spiegare a chi ascolta qualcosa di nuovo, dire cosa ricorda o a cosa assomiglia. Diventa però un’arma a doppio taglio quando non riesci più a scrollarti di dosso il peso della similitudine.

Io continuo a dire che i N.O.A. fanno musica da ballare e cercano di far riflettere.

In questi anni di gavetta chi o quale realtà vi ha dato più fiducia per continuare?
Sicuramente il pubblico ai concerti. Quando ti accorgi che, in qualunque città tu sia a suonare, il pubblico, numeroso o poco che sia, reagisce alla tua musica ballando e divertendosi e poi ti viene a cercare on-line per lasciarti messaggi e commenti, credo che questo sia l’incentivo più grande per capire che quello che stai facendo arriva alle persone e ti dà la voglia e la forza per continuare a farlo.

Siete una band che investe molto nella diffusione del proprio “verbo” attraverso il sito web. Quanto tempo dedicate alla cura del vostro sito e chi di voi se ne occupa di più?
In molte cose i N.O.A. lavorano in modo sinergico ed il nostro sito web è uno di questi casi. La parte grafica viene curata da Francesco Campanozzi, il nostro chitarrista, che si è occupato anche della grafica del disco (insieme a Roberta Maddalena di “Casa Medusa-Medusadesign”). Per quanto riguarda la parte informatica, invece, non potremmo fare nulla senza Paolo Perego, il nostro batterista, che si occupa anche della parte elettronica musicale del gruppo (insieme a Mirco Migliavacca), mentre dei contenuti “letterari” del sito me ne occupo io con la collaborazione di Emanuela Colli. Investiamo tanto tempo, come hai notato, nel nostro sito perchè è il punto di contatto tra il gruppo ed il mondo esterno, con le persone che ci seguono. Una sorta di accesso alla nostra quotidianetà anche se fisicamente ti separano chilometri di distanza.

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