Methel & Lord - e-mail, 06-03-2004 Intervista

19/05/2004 di Federica Gozio

Tra i numerosi cd lasciati al M.E.I. nell’edizione del 2003, uno in particolare ha suscitato la mia curiosità, attratta dalla confezione e dallo strano titolo (‘Pai nai’). L’ho preso, ascoltato numerose volte ed è entrato nella mia play-list dei migliori lavori italiani del 2003.



Per prima cosa chi si nasconde dietro il nome Methel and Lord? Due personaggi precisi - e in tal caso chi - oppure si tratta di una collaborazione più estesa?
Dietro agli pseudonimi Methel e Lord si celano due musicisti dell’underground romano: Sergio Erasmo Ferrari, compositore chitarrista e cantante, e Giacomo Carlucci, ‘procacciatore’ di suoni e ritmi elettronici (che possono a volte sfociare nella rottura di coglioni delle persone che lo circondano), nonché co-arrangiatore dei brani. Ai due si affiancano: il chitarrista tastierista Patrick Flabiano, il sassofonista-flautista di eccezione Andrea Mieli (detto ‘Il Profeta’), il bassista acculturato musicista Francesco Cerroni e il drum-man Max De Bernardini (sostituto del mitico Nino De Natale).

Inoltre l’organico dei musicanti è seguito, suo malgrado, dal guru spirituale Alessandro Antonaroli, scrittore-poeta che con le sue performance mimiche e coreografiche esalta lo stile della band.

Com’è nato questo progetto?
Tutto nasce negli scantinati della casa dello studente dell’università ‘La Sapienza’ di Roma, dove il neo laureato in psicologia Gianmarco Carlucci (in arte Lord) espropriava abusivamente un locale, riuscendo ad attrezzarlo come sala prove tra il giubilo dei giovani studenti fuori sede - e fuori corso - e la disperazione delle brave studentesse che volevano dormire ma erano penetrate a tarda notte dalle lubrificate frequenze assassine dei subwoofer.

Qui convergeva nell’estate del 2000 Sergio Erasmo (Ferrari) che riusciva a formare un sodalizio con lo psicologo, dopo aver attraversato la prova del muro del suono (500mach). I due costituiscono il nucleo di questo sistema atomico dove ben presto viene a ruotare colui che già una volta si era definito ‘l’elettrone’ - ovvero ‘O professore - l’insigne poeta narratore neo beat Alessandro Antonaroli. Costui aggiunge al gruppo sprazzi della sua follia e della sua poesia (nonché carta di credito e macchina per accompagnare sempre poi tutti a casa). E che dire del compagno di banco d’asilo di Methel, quel Patrick che dopo avergli rotto una matita in testa (con la punta) nel momento della loro prima conoscenza, ha sviluppato poi una insolita capacità di muovere velocemente le dita su e giù… per la tastiera della chitarra? Anche lui precettato.

Il frullatore ed il forno di cottura del disco è stato l'incontro con la Point of View di Roma, che ha avuto coraggio ed incoscienza di assaggiare il terribile miscuglio e di metterlo su cd aggiungendo ulteriori spezie congestionanti.

Cosa vuol dire ‘Pai nai2?
Il titolo è dovuto alla tipica domanda che rivolgono le giovani prostitute thailandesi ai potenziali clienti: ‘Pai nai?’ (‘Dove vai?’), domanda che ‘O professore si è sentito rivolgere innumerevoli volte quando si trovava da quelle parti per… motivi di studio, e che rivolgiamo anche noi ai nostri potenziali fans.

Siete riusciti ad accostare in modo estremamente originale sonorità assolutamente distanti tra loro, realizzando un lavoro tutt’altro che monotono e monotematico. A cos’è dovuta tanta varietà? Ad uno studio minuzioso teso ad accostare volutamente il ‘vecchio’ al ‘nuovo’, oppure è il frutto spontaneo del vostro background musicale?
Ognuno nel gruppo ha portato il proprio background e la propria ottica musicale. Arrangiamento, stile, genere, sono raffigurazioni di un tipo di cultura (ad esempio reggae, dark, ecc…) ma la vita comprende molto di più.

La musica è stato un mezzo per veicolare tutte le nostre esperienze, esaltanti e catastrofiche, per questo risulta così composita. ‘Pai nai’ è la risposta, a tratti nichilista alla sofferenza esistenziale che a volte (troppe) ci coglie, con rabbia, invettiva e dileggio di tutto e tutti. E' un istintivo pezzo di vita!

Quali sono dunque le vostre preferenze musicali?
Per Methel: Syd Barret, Frank Zappa, Art Ensemble of Chicago.

Per Lord: Pixies, Jane’s Addiction, David Bowie, Orbital, Asura, Radiohead.

Per Patrick: Queen, Police e AC-DC.

Per ‘O Professore: Bob Dylan, Allen Ginsberg e Cecco Angiolieri.

Per Francesco: Beck e Jon Spencer Blues Explosion.

Per Il Profeta: John Coltrane, Miles Davis.

Per Nino: Police, Peter Gabriel.

Alla fine inserite una poesia in italiano: come mai l’album non è stato interamente realizzato in italiano, ma in questo inglese per altro un po’ ‘maccheronico’?
Che dire… ‘Risposta non c’è o forse chi lo sa, perduta nel vento sarà’… (da ‘Blouinin deuì’).

’Sontuosa dissoluzione’… perché ‘una vita polverosa e amorfa’?
Il testo è una sorta di epitaffio amaro e ironico di chi ha visto la vita sfuggirgli inesorabilmente di mano, quella parte della vita in cui, per quanti viaggi ed esperienze si possano fare, nulla è successo che abbia veramente lasciato un segno…

C’è una canzone dell’album che vi sta particolarmente a cuore? Se sì quale e perché...
Patrik: ‘War war’, per la leggerezza della linea vocale e la morbidezza dell’accompagnamento. E’ una canzone che ti culla con dolcezza e autentica complicità.

O'Professore: ‘Romanderground’, per la natura sospesa delle sue atmosfere, tra il sogno e l’incubo, la ballad e il jazz, la poesia e il rantolo.

Lord: ‘Romanderground’ e ‘Anathem’: crude, spietate, perfette.

Max: ‘Untitled’, per l’andatura ritmica in perfetta sintonia con i miei gusti musicali.

Francesco: ‘Sontuosa dissoluzione’, perché palesa l’autentico senso della vita.

Paola (painette): ‘Anathem’, perché metropolitana, notturna, cusika eti, malata.

Quali sono i vostri progetti? Avete già in programma nuovi lavori, o concerti?
Una tournée in Italia, di una data, da stabilire.

C’è qualcosa che vorreste aggiungere?
Domanda imbarazzante... no.

Grazie e complimenti ancora per il vostro lavoro.
Grazie a te per averci apprezzato e un saluto ai lettori tutti.

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