GoodMorningBoy - e-mail, 07-01-2005 Intervista

13/01/2005 di

Non è noia. Non è prassi. Non è atteggiamento. É GoodMorningBoy. Semplicemente. Senza tante menate intellettuali. Senza troppi veli. Con una manciata di canzoni da morirci dentro.



Marco, perché incidi dischi? Perché scrivi canzoni? Perché le rendi pubbliche?
Boh? Me lo sono chiesto molte volte. Penso sia il mio lavoro. Come in tutti i lavori, ci si appassiona, ci si sceglie un maestro, si impara, si prova e riprova e ci si ricava il proprio spazio. All'inizio è difficile, poi lo diventa di meno. Però sempre bello e sorprendente. Questo se fai un lavoro che ti piace.

Se un disco nasce per autoanalisi, se cresce per limpellente bisogno di capirsi e farsi capire, e se viene infine offerto agli altri, da artista non ti senti in difficoltà a parlare di qualcosa che è nato per riempire il buco che le parole avevano creato?
Abbastanza, però se mi fai domande tipo quella di prima è più facile. É difficile tornare sulle canzoni e sui segreti che contengono. Sono segreti anche per me. Poi in questo album non mi sembra di dover dire più di quello che ho scritto. Se ho da dire canto.

"Hamletmachine" è un nome che evoca scenari letterari immensi. In realtà, Heiner Muller e Shakespeare con il tuo disco non centrano nulla. Come mai hai voluto intitolare il tuo disco così?
Quando si parla di pensiero è facile capitare sul dilemma del personaggio sheakespiriano. Ecco. Mi sono trovato a vivere quella cosa. Tu lo sai, le parole e le definizioni non rispondono a tutto. Però bisogna arrivarci veramente per capirlo fino in fondo anche se la frase fila da sè. “Hamletmachine” è un titolo bellissimo. Rubato. Come “after the gold rush” di Neil Young o “walk on the wild side” di Lou Reed...

A volte le cose più semplici sono difficilissime da raggiungere. Tu invece, con una naturalezza incredibile, sei riuscito a coniugare lindie rock ad un cantautorato in chiaroscuro. Che passioni stanno dietro ad una scelta musicale di questo tipo?
Una sorta di esperimento inconscio. L'indie rock è solo una questione di mercato. E il chiaroscuro ha fatto parte della mia giovinezza. Non è detto che continui su questi binari anche se sono stati una sicurezza per molto. Si impara a fare musica in diversi modi e con diversi percorsi. La musica alternativa è quello che ho trovato nell'ambito socio culturale in cui vivo. Non penso mi basti.

In un'intervista del 2002, agli inizi del tuo progetto e dopo la dipartita dagli Elle, confessasti che "in realtà" Goodmorningboy non era un "vero progetto", bensì "una casualità nata da un'esigenza". E così ancora oggi?
Boh? So meglio cosa è Marco Iacampo. Goodmorningboy è intanto un paio di dischi. In effetti di progettato c'è ben poco. "Una casualità nata da un'esigenza", forse sarà sempre così. Non è forse così la vita? boh?

Oh, si. Quello che rimane, dopo, è levoluzione. Tu quanto sei cambiato dal tuo esordio?
Molto. Continuerò a farlo. Mi sento periodicamente ai blocchi di partenza.

Sebbene tu scriva da solo, componga da solo e incida per lo più da solo, in questo disco molti sono stati gli ottimi musicisti che ti hanno aiutato in ogni sede, a partire da Giacomo Fiorenza alla produzione per arrivare a Giovanni Ferrario. Che contributo hanno dato al disco?
Giacomo ha fatto un gran lavoro con i suoni, ma parlare di produzione in questo disco è un azzardo. Non sono stati usati criteri di procedimento e tutto è stato affidato alla sensibilità dei musicisti. Ecco. Musicisti capaci di legarsi subito alla canzone e suonare con intensità dalla prima volta.

Oggi canti in un inglese pressochè perfetto. Come i Deus, Sparklehorse, Neil Young, Syd Barrett, Elliot Smith, ovvero gli artisti che più ti hanno ispirato musicalmente (almeno a sentirti). Mi pare che tu lo faccia con naturalezza, senza pressioni. Un tempo però cantasti in italiano. Il cambiamento è solo legato ad un respiro artistico più ampio? All'Europa?
In italiano era diventato un po' un problema scrivere ciò che volevo scrivere. Il suono non mi piaceva e uscendo da un background di pop e rock in lingua inglese per me era un'esigenza. Ora orse non è così un problema. Potrei provarci con più tranquillità. Scrivere in italiano penso vorrebbe dire scrivere semplice. Anche se per il momento non mi interessa. Canterò Battisti in un tributo dedicato a lui. Penso sceglierò una delle canzoni più dirette che ha scritto con Mogol.

A proposito di Europa. Ti sei esibito su Radio Bavarese 2; ti ha intervistato Karl Bruckmaier, guru dell'indierock tedesco; ci hanno detto che è andata bene; il tuo disco verrà distribuito in alcune nazioni come Austria e Germania. Che cosa ti aspetti?
Non mi creo molte aspettative. Faccio il mio. Ovvio che ci tengo ad andare all'estero ma non voglio viverlo come un traguardo. É tutto un working progress. Ogni successo è solo un punto da cui partire.

Comunque l'esperienza da karl è stata entusiasmante. Hanno partecipato tutti i più grandi da 30 anni a questa parte. Mi hanno detto che è un prestigio. Tornerò in germania in febbraio.

Sapere che tu sia un ragazzo del buon giorno e sapere che sulla copertina del tuo primo disco ci sia stampato un sorriso pieno di vita rende confortevole e un poco illuminato di speranza l'ascolto delle tue canzoni, che spesso fanno breccia nelle giornate in cui l'umore non è dei migliori (confortandolo). Tu dici nel tuo disco che "tutto sta cadendo", ed anzi nei live specifichi che è già successo. E rimasta qualche parola di speranza?
Ognuno spera cose diverse. Dalle macerie si costruisce. Per certi versi la mia speranza è proprio questa. È una cosa piccola, altrimenti non sarebbe così facile da trovare. Ci sono molte cose da cambiare.

É già successo? Si. Io penso succeda ogni giorno. Ogni giorno le cose che ci lasciamo alle spalle sanno di macerie fumanti. Ogni tanto faccio il gioco del serpente che mi ha morso e faccio i miei ultimi 5 passi. E ritrovarmi ancora li al sesto è tutta un'emozione indescrivibile. É caduto tutto innumerevoli volte nella vita di ogni uomo. Non deve essere questo a fermarci, non è stato questo che ci ha fermato. Ovviamente sto parlando per i lettori…

Hai recentemente dichiarato che ti piacerebbe tornare a comporre in gruppo. GoodMorningBoy diventerà un collettivo?
Un corpo di ballo, si (Sorridiamo, NdR).

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