Cut - e-mail, 07-04-2001 Intervista

27/04/2001 di Enrico Rigolin

Botta e risposta via mail con Ferruccio Quercetti dei Cut, che con "Will U die 4 me?" giungono al secondo traguardo dopo quell' "Operation manitoba" che avrebbe segnato l'apertura, escludendo la raccolta “Metal machine muzak”, del favoloso (e glorioso) catalogo della bolognese Gamma Pop, una delle più interessanti realtà indipendenti dello stivale.

Misterioso quando si tratta di svelare retroscena, restìo alle (sterili) eventuali polemiche per la fuoriuscita di un membro della band, Ferruccio risponde comunque schiettamente, e l'averli visti sul palco recentemente, non è che la riprova della grande carica e - perché no - del 'mestiere' e dello strepitoso sound che i Cut portano on stage. …senza contare che Elena Skoko, la cantante, è la donna dei sogni di ogni rocker…



Rockit: Chi è Juan Luis Carrera e come siete giunti a lui? da quali esperienze proviene e quanto ha contribuito nella definizione del suono??

Cut: Juan Luis Carrera è uno dei fonici live più attivi nel circuito underground americano legato a etichette quali Dischord, Touch & Go, Quarterstick. Inoltre nel suo studio ha registrato una quantità incredibile di bands della scena post punk di Washington D.C. Juan è anche comproprietario della Slowdime records (All Scars, Three Second Kiss, The Boom, Abilene). Lo abbiamo conosciuto durante il tour italiano dei Make Up, ai quali facevamo da supporto per un paio di date nel giugno ’99. Ci siamo subito piaciuti sia a livello umano che musicale e così l’idea di collaborare ha preso forma molto spontaneamente. Credo che il suo contributo nel suono del nostro disco sia evidente. Secondo me è riuscito, anche grazie all’aiuto di David Lenci e Andreas Venetis e al loro Red House Recordings Studio, a tirare fuori l’essenza più cruda del nostro suono. (per le mani di David Lenci (lo Steve Albini italiano?!) sta passando una quantità incredibile di interessantissima musica indie nostrana, ndi).

Juan è riuscito a esasperare le migliori caratteristiche del nostro sound con un metodo di ripresa molto “naturale”. Il suono è rimasto il nostro e lui lo ha semplicemente riportato nella maniera più fedele possibile facendo risaltare gli ambienti e le dinamiche. Infatti anche se il nostro disco è tutto elettrico secondo me ha un sound molto acustico, dinamico quasi da orchestra sinfonica. Un gruppo minimale come il nostro che suona “grosso” come un’orchestra! E senza ricorrere a nessun trucco di studio (abbiamo suonato tutto dal vivo)… non mi sembra male.

Rockit: Come è avvenuto il cambio di formazione? …sono rimasti dei dissapori?

Cut: Siamo contenti della line up attuale del gruppo.

Rockit:Cosa è cambiato, dal punto di vista musicale?

Cut: Beh, adesso siamo più essenziali, diretti, il suono è molto secco ma allo stesso tempo corposo. Le dinamiche della ritmica sono più in primo piano perché non navigano più nel mare delle chitarre, ma si incastrano con esse molto più agilmente. Inoltre crediamo di essere migliorati sia dal punto di vista esecutivo che compositivo. Pensiamo più alla canzone, al pezzo nel suo insieme piuttosto che inanellare un riff dietro l’altro. Diamo la priorità a quello che funziona meglio nel pezzo, che lo fa scorrere di più e lo rende più potente senza dare spazio a soluzioni fini a se stesse. Tutto nei nostri pezzi ha una funzionalità precisa ed è necessario allo svolgimento del brano. Le parti strutturali sono le parti di “abbellimento” e viceversa.

Rockit: Il cd è stato registrato in gran parte in presa diretta, o mi sbaglio? Ci sono molte sovraincisioni?

Cut: No, le uniche sovraincisioni che abbiamo fatto sono state le voci e alcune percussioni. Tra l’altro mentre suonavamo avevamo la voce di Elena in cuffia quindi sembrava davvero di fare un concerto! E’ un metodo molto rischioso e avventuroso di registrare perché mentre suoni sai che la tua performance sarà messa su nastro per sempre quindi non puoi permetterti di sbagliare o di avere cali di intensità. Inoltre ad ogni errore tutti devono ricominciare da capo e se ripassi troppo sulla bobina rischi di perdere in qualità. Devi essere una cosa sola con gli altri del gruppo e dare il massimo, lasciarti andare. E’ come camminare sul filo di un rasoio, ma a noi piace così…

Rockit: (premesso che mi sta piacendo parecchio) Secondo me "Will you die for me?" suona dannatamente ruvido e "americano"… non cercate mai la melodia facile… proprio non vi viene, non la volete, non vi interessa?

Cut: Non c’è nessuna premeditazione nella costruzione dei nostri brani. Se ci vengono così è perché questo è quello che ci sentiamo di esprimere.

D’altro canto non pensiamo di essere così ostici. In fondo scriviamo delle canzoni. Cerchiamo di dare ai nostri pezzi delle strutture non banali senza perdere in impatto e in coinvolgimento. Siamo sicuramente ruvidi ma siamo un gruppo di rock and roll, mica dei seminaristi!

Rockit: Io e Filippo Perfido (label manager della Gamma Pop, ndi) abbiamo fatto gli obiettori di coscienza alla Cisl: secondo te siamo diventati democristiani? (la domanda, ha un tono personale e cazzaro, ma la saggia risposta di Ferruccio …mi impedisce di cestinarla! Ndi
Cut: L’impermeabilità di un essere umano all’ambiente che lo circonda può essere spesso l’unica ancora di salvezza: te lo dice uno che ha fatto il commesso da Mediaworld…

Rockit: Il tuo album preferito di Jon Spencer?

Cut: Sono indeciso tra “Extra Width”, in cui il blues/funk si sposava con i suoni al calor bianco degli Stooges e “Orange”, in cui la contaminazione con l’hip-hop e l’r’n’b è più forte anche se rimane il legame con il rock and roll. Comunque tutti i dischi di Jon Spencer sono tra i miei preferiti anche se "Acme" è forse un po’ troppo discontinuo.

Rockit: Mi piace “Sugar babe”. All’inizio avete messo (finalmente) una chitarra + piena, + corposa, salvo poi tornare alle chitarrozze taglienti che vi contraddistinguono… il titolo, per assonanza, mi ricorda “Sugar Kane” dei Sonic Youth, aggiungici anche il cantato femminile… Rispetto a loro, avete un’attitudine molto + blues e siete meno portati per certe cavalcate lente (anche se “Dirty Lil’ Bitch” potrebbe in parte smentirmi) … vi piacciono i Sonic Youth?

Cut: Penso che chiunque abbia avuto a che fare con le chitarre elettriche rock negli ultimi tre lustri si sia dovuto confrontare in qualche modo con la mole di lavoro espressa dai Sonic Youth. Non dimentichiamoci che questa band ha riportato in auge le chitarre, esplorandone praticamente tutte le possibilità espressive dal punto di vista dei suoni, quando il synth pop dominava le classifiche: è logico quindi che i Sonic Youth siano tra le nostre influenze e ci onora che vengano spesso citati quando si parla di noi. Tutto sommato però non vedo tutte queste similitudini tra le nostre composizioni e le loro. Condividiamo sicuramente il loro approccio “distorto” al rock and roll, evidente soprattutto in dischi come "Sister", "Goo", "Daydream Nation" e "Dirty" ma si tratta, secondo noi, di un’attitudine condivisa anche da molte altre bands che ci piacciono: dai Sonics agli Stooges, passando per i Cramps.

Rockit: Come nascono le vostre canzoni? Come le costruite?

Cut: Essenzialmente i nostri brani nascono in sala prove. Si parte da un riff, da un groove di batteria, da un abbozzo di cantato. Non c’è una prassi definita. Quando troviamo un’idea che ci affascina la sviluppiamo fino a quando non troviamo una forma che ci convince tutti e quattro. I nostri pezzi ci rappresentano equamente, ci è capitato pochissime volte di avallare soluzioni che non convincessero anche solo uno di noi. Abbiamo tutti delle personalità troppo forti per poter accettare anche solo una parte che non ci appassiona del tutto. Questo modo di lavorare presenta i suoi lati negativi, siamo sicuramente più lenti di altri gruppi, ma alla fine il risultato finale è così intenso, a nostro parere, proprio perché rappresenta le nostre quattro persone riunite in una sola espressione sonora.

Rockit: Che importanza hanno i testi, quanto li curate?

Cut: I testi per noi hanno una doppia valenza. Da una parte sono un ulteriore elemento di suono e dall’altra esprimono emozioni, idee, storie che fuse con la musica potenziano il loro significato. Siamo una band che cura molto le parti cantate, il modo in cui si intersecano tra di loro per farle fluire nel magma del suono nella maniera più scorrevole possibile. I testi sono spesso dei piccoli racconti che si sviluppano per immagini, in maniera molto cinematografica, con un continuo scambio di punti di vista (proprio come si fa con la cinepresa). Mi piace pensare a quelle riprese concitate con la steady-cam in cui continuamente la camera segue i soggetti dando l’idea di un dialogo frenetico.

Rockit: Il booklet. La famiglia Gammapop al completo, tutti stesi a terra su un parquet… riconosco Luca, il Reverendo e Nicola dei Julie's, una bottiglia di Gin, delle Fender (la Jaguar di Nicola), dei dischi (Iggy Pop, Black Sabbath, chi altri?), il vecchio manifesto dei Cut… dove eravate? vi siete fatti 4 risate per scattare quella "scena del delitto" in chiave Gamma Pop all'interno del booklet?

Cut: Non possiamo dirti dove abbiamo scattato quella foto… rimarrà un segreto che ci porteremo nella tomba. Comunque ci siamo divertiti parecchio a scattarla. (ndi: ehm… Ferruccio qui fa il misterioso, ma poi l'ho saputo!!)

Rockit: Vorrei saperne di più anche sul film di Elena e Cinzia Bomoll che porta lo stesso titolo del cd…
Cut: Il film “Will U Die 4 Me?” è stato scritto, girato e interpretato da Elena in collaborazione con la regista bolognese Cinzia Bomoll. Il film è stato presentato al Brescia Music Art Festival e ha partecipato alle selezioni per il New York Underground Film Festival. La protagonista del corto è Elena mentre la band compare in diverse scene live, on the road e in sala prove e naturalmente quattro nostri brani compongono la colonna sonora. Si tratta di un documentario sulla band incrociato con una vicenda “fictional”. Alcune immagini del film sono state utilizzate per la copertina del disco. La copertina è uno scatto dal set. Elena ha partecipato, e partecipa tuttora, a diversi cortometraggi underground ed è in contatto col mondo del cinema indipendente.

Rockit: I vostri recenti ascolti, gli innamoramenti e le delusioni (in ambito musicale, ovviamente).

Cut: Per l’anno appena trascorso: International Noise Conspiracy, Peaches, Hives, One Dimensional Man, Bartòk, For Carnation, GoGoGo Airheart, Eternals, Clinic, Q and Not U, Destiny’s Child, Sly and the Family Stone ("A Whole New Thing", un grande album di Sly che non conoscevamo). Questi gli innamoramenti, le delusioni vengono dalla constatazione, in generale, di come l’anno scorso sia uscito davvero poco materiale degno di nota. Molti dischi “carini” ma niente, o molto poco, che ti scuota veramente.

Rockit: Che 'aspettative di vendita' avete per "Will U die 4 me"? E cosa si sta muovendo sul fronte live?

Cut: I resoconti di vendita avuti fino ad ora sono molto incoraggianti. In una settimana abbiamo praticamente già esaurito la prima tiratura del disco. Certo siamo consci di non poterci basare unicamente sul mercato italiano. Nessuna etichetta di rock indipendente americana o europea si illude di poter vivere solo del suo mercato interno. Se aggiungi a questo il fatto che in tutti i paesi europei si compra e si consuma più musica che in Italia aprirsi delle strade all’estero diventa vitale. Ci proveremo.

Per quanto riguarda il live continueremo a suonare finchè il fisico e la mente ci sosterranno, per promuovere “Will U Die 4 Me?” e per vedere un po’ di mondo. Abbiamo una serie di date in primavera e contiamo di inserirci nel programma dei festival estivi. Ci stiamo muovendo per andare a suonare all’estero (questa volta un vero tour e non date isolate come in passato) e abbiamo registrato con piacere l’interesse di alcuni management affermati nei nostri confronti. Dopo cinque anni, due album e più di cento concerti mi sembra il minimo…

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