Joe Leaman - e-mail, 07-11-2000 Intervista

14/11/2000 di Enrico Rigolin

Risponde alle nostre insolenti curiosità Giancarlo Frigieri, mente dei Joe Leaman.

Certamente un percorso - il loro - che oltre per la bontà del loro cd, è da tenere in considerazione per le numerosissime ‘band emergenti’ in fatto di capacità di (auto)promozione e caparbietà: in tal senso Gianca non manca anche di fornire qualche prezioso suggerimento. Il testo è così come me l’ha inviato lui via e-mail: a noi ribattergli, sorridere, dissentire o apprezzare…



Rockit: Domanda scontata ma d'obbligo: il significato del titolo dell’album.

Joe Leaman:“Crappy Barband Shocklrock” significa “Stronzo gruppo da bar fintorock”. Sono quei gruppi del cazzo che riempiono le birrerie e che suonano un casino, dei quali a nessuno frega niente ma che trovano il favore dei gestori di locali che credono di ottenere incassi favolosi grazie a questi disgraziati. Li riconosci dalla cover all’ovatta di “Sweet Home Alabama” e dalla presentazione con assolo di ogni componente.

Rockit: So che aborrisci il cantato in italiano, prestando così il fianco alla mia immediata obiezione: dietro ciò, non si può nascondere magari una carenza nei contenuti?? Quanto sono importanti per te i testi?

Joe Leaman: Se per te il contenuto principale di una canzone è il testo, hai sbagliato ambito. Crediamo fermamente che la musica sia la parte principale - d’altronde stiamo parlando di musica se non sbaglio… Il testo è importante se non toglie spazio alle belle melodie o alla potenza del suono, può essere fondamentale, ma deve essere comunque sempre funzionale al resto e non viceversa (salvo rare eccezioni, ovviamente). La sintesi della perfezione di questo incastro sono i Velvet Underground.

Inoltre, ci siamo un po’ rotti di questa domanda, andate a chiedere ai dEUS perché non cantano in fiammingo e poi diteci cosa vi hanno risposto. Scocciatura a parte, siamo cresciuti con musica cantata in inglese e quindi ci è sembrato naturale proporci in quella maniera, se dovessimo cantare in italiano dovremmo stravolgere il nostro metodo di “lavoro” e si perderebbe metà del divertimento.

Rockit: Come nascono le vostre canzoni?

Joe Leaman: In linea di massima nascono in casa, cazzeggiando con la chitarra e cantando parole a caso, per poi inserire un testo definito col passare del tempo. L’arrangiamento e le rifiniture vengono poi fatte da tutti in sala prove, tra le risate generali… Qualche volta le canzoni nascono direttamente in studio, ma la maggior parte delle volte l’idea base viene concepita lontano dal resto del gruppo e si trova il resto tutto assieme, anche perché siamo piuttosto pigri e quindi da soli non riusciamo a comporre un brano intero, ne manca sempre un pezzo…

Rockit: Di cosa parla "Nuclear Dolls", probabilmente la mia song preferita (difatti, non è mancata nella scaletta di RadioRockit…)??

Joe Leaman: La prima strofa parla dell’importanza del silenzio, la seconda della paura di una guerra nucleare, la terza di riflessioni sull’amore. Il ritornello ha un suono bellissimo e, anche se non ci azzecca nulla col resto, l’abbiamo tenuto.

Rockit: Avete avuto qualche recensione e/o contatto stranieri?

Joe Leaman: Qualche fanzine nordica con ottime recensioni e, proprio stamattina, ci hanno parlato di un’agenzia spagnola che potrebbe organizzarci un tour iberico quest’estate, ma è ancora troppo presto per saperne effettivamente qualcosa. Inoltre, diversi contatti con etichette. Una americana e una olandese hanno rifiutato la nostra collaborazione per motivi puramente economici, ci hanno chiesto scusa per una settimana, rischiavamo di montarci la testa, eravamo contentissimi e orgogliosi.

Rockit: Dopo un cd autoprodotto, ora siete approdati a Barriera Corallina, e godete della distribuzione di SoundMachine: cosa è cambiato per voi ?

Joe Leaman: Abbiamo due amici in più che ci danno una mano. Speriamo molto nella distribuzione, ma anche in questo caso è un poco presto per parlare di risultati concreti. Siamo comunque fiduciosi e, se non altro, abbiamo a che fare con due persone piacevoli e che non ci rompono le palle.

Rockit: Bisogna darvi atto che comunque, in totale autarchia, avete saputo procacciarvi un numero considerevole di concerti: spiegacene il segreto!

Joe Leaman: Il segreto è quello di essere testardi e caparbi anche di fronte ad un primo no e credere nelle proprie ragioni. Oltre a questo, cercare di non esagerare nelle richieste e ricordarsi di stare con i piedi per terra. Quando sento di gruppi che mollano il lavoro appena trovano un’agenzia (e ne abbiamo sentiti, credimi) rimaniamo stupefatti ed increduli. Come si può fare un “numero” del genere?

Rockit: Ti sei mai sentito il Pete Best di Sassuolo? (il riferimento -per chi non lo sapesse- è per l’originario batterista dei Beatles, poi sostituito da Ringo Starr… e Giancarlo era il batterista dei Julie’s Haircut, quando iniziarono!)
Joe Leaman: Si, per qualche ora, ma poi è passata. Direi di essere il Dale Crover di Sassuolo e chi vuole intendere intenda.

Rockit: Limitandoti solo ad una decina al massimo di nomi, quali sono le vostre influenze, i vostri gruppi preferiti ed i recenti ascolti??

Joe Leaman: 10 nomi: Velvet Underground, Rem, Sebadoh, Joy Division, Nirvana, Screaming Trees, Red Red Meat, Talking Heads, Pixies, Come. Ultimi ascolti… adoriamo i nuovi di Modest Mouse e At The Drive in, mentre Laura ha da poco scoperto i Beatles e gli Stooges, beata lei…

Rockit: Gruppi famosi , magari osannati dalla critica, che odiate.

Joe Leaman: Preferisco un pugno nello stomaco piuttosto di un album dei Limp Bizkit, Soulfly e di tutto quel crossover di merda che gira adesso, così come odio i NOFX e quelle cazzate lì. Dovrebbero farli fuori.

Rockit: Avete già nuove canzoni pronte? Dal vivo eseguite anche delle cover?

Joe Leaman: Stiamo lavorando a materiale nuovo, e suona molto differente da “Crappy”. Le canzoni nuove sembrano molto particolari, una specie di omogeneizzato a base di Come, Afghan Whigs, Flaming Lips, dEUS e quant’altro. Comunque è ancora presto per capire che direzione prenderemo in futuro, quindi lasciamo perdere…
Per quanto riguarda il discorso delle cover, per ora eseguiamo la nostra “storica” cover di “Smalltown Boy” dei Bronski Beat, che abbiamo scoperto essere rifatta anche da un gruppaccio finto metal. Abbiamo continue idee per delle covers, io vorrei rifare “Twist in my sobriety” di Tanita Tikaram, Laura “9-9” dei REM, avevamo pensato con Flowers (Mark Flowers, il batterista, ndi) di riarrangiare “Mexican Radio” dei Wall of Vodoo e “Bad America” dei Gun Club, ma quando ci troviamo finiamo sempre con il provare cose nostre, quindi per ora tutto è rimasto li. Su idea di Laura dovremmo anche fare una versione à la Cowboy Junkies di “Truth hits everybody” dei Police, staremo a vedere…Abbiamo suonato tre cover in tutto nella nostra “carriera”. Oltre a “Smalltown boy” rifacemmo anche “Artists Only” dei Talking Heads e “I Can’t Stand it”, un vecchio pezzo disco dell’89 dei Twentyfourseven.

Rockit: Prospettive e progetti per il futuro.

Joe Leaman: Suonare dal vivo il più possibile e divertirsi un casino, diventare miliardari ma non con la musica. Il giorno che diventa un lavoro siamo fritti…

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