Fabrizio Coppola - e-mail, 08-02-2004 Intervista

12/03/2004 di Enrico Rigolin

Conoscere l’intervistato, e fargli delle domande via e-mail, porta con sé il rischio di togliere quel po’ di pepe che il contraddittorio di un’intervista ‘de visu’ ci avrebbe regalato. Non è il caso del cantautore milanese Fabrizio Coppola, che ha risposto con ironia (e un po’ di aglio & peperoncino) alle nostre domande. La scusa per questa chiacchierata telematica è l’uscita del suo lavoro “La superficie delle cose”. Cercatelo e ascoltatelo: merita.



”La superficie delle cose” ha avuto una gestazione piuttosto lunga. Ti sei nel frattempo sposato!? Scherzi a parte, raccontacene.
Il disco è stato registrato a più riprese nel corso del 2002 al ‘Red House’ di David Lenci. E’ stata una bellissima esperienza e David ha una grande professionalità oltre a essere una persona con la quale è molto facile lavorare e condividere anche i tempi morti dello studio. Poi abbiamo cercato una distribuzione e a maggio abbiamo trovato un accordo con Self, che tra l’altro si è resa disponibile a far uscire il disco nei negozi a € 12,90 euro. L’etichetta è Novunque, gestita direttamente dal mio manager.

È stato un percorso lungo e non sempre facile, ma che finora ci ha regalato diverse soddisfazioni.

Cosa, chi era Fabrizio Coppola prima de “La superficie delle cose”?
Una persona molto simile al Fabrizio Coppola una volta uscito il disco: uno che cerca tutti i giorni di scrivere canzoni in grado di abbattere la generale apatia del pubblico verso le nuove proposte.

Perché hai iniziato a suonare? Preferisci comporre quando sei allegro o quando sei triste!?
Perché ho iniziato a suonare non lo so... forse per comunicare in qualche modo, visto che non sono mai stato una persona che si può definire socievole. Allegro o triste uguali sono: se dovessi pensare di scrivere solo quando sono allegro il prossimo disco uscirebbe nel 2009.

La copertina del tuo cd è così… springsteeniana! Ancora innamorato del Boss!?
C’è questa battuta di un giornalista americano che dice così: “Il mondo è diviso tra chi adora Bruce Springsteen e chi non lo ha mai visto dal vivo”. Io sono stato rapito dalla sua musica nell’adolescenza e l’innamoramento continua ancora oggi. Però il fatto della copertina non è stato voluto: ho preferito il particolare rispetto alla foto intera perché sta molto bene con il titolo del disco; non avevo pensato al fatto che potesse sembrare springsteeniana, altrimenti l’avrei cambiata.

E come chitarrista chi ti piace, chi ti ha influenzato!?
A me piacciono i chitarristi non-chitarristi, quelli cioè non dotati di tecnica sopraffina ma con grande sensibilità. Snocciolo dei nomi: Keith Richards, Peter Buck dei R.E.M., lo stesso Springsteen, George Harrison, il chitarrista spilungone dei Radiohead. E aggiungo Paul Rondena degli Anonimo Ftp, che ho conosciuto in studio da Lenci.

Cito saltando qui e là: “Si arrampica sul letto e cola”, “Si cala nel tuo buco”, “Strappare la mia pelle”, immagini forti su testi di taglio intimista. Quanto lavori suoi testi?! Voglio dire: li scrivi di getto o ci torni sopra più e più volte!?
In generale sui testi ci lavoro molto, anche se dipende dalle situazioni: a volte le parole vengono fuori di getto, e sono perfette così, altre volte devo lavorarci un bel po’ per mettere a fuoco esattamente quello che voglio esprimere. Alcune volte ho i testi ma non la musica e viceversa. Un paio di canzoni del disco me le sono trascinate dietro anche per quattro mesi prima di riuscire a dargli la forma che avevo in mente.

Ricordo che di questo avevamo parlato, tempo fa: tu suoni rock, ma ti presenti come un solista e c’è il tuo nome sul cd. Perché non formare un gruppo?
Perché sono un cantautore, quel genere di musicista egocentrico e un po’ palloso che pensa di avere le risposte ai mali del mondo. E sono felice di esserlo.

Cosa ti aspetti dalla tua musica? Dove sei arrivato, dove ti porterà, dove vorresti arrivare?
Io non mi aspetto niente dalla musica, ma mi aspetto molto da me nei confronti dalla musica. Nel senso che non penso che sia la musica a dovermi dare qualcosa, quanto piuttosto il contrario. La musica mi ha dato un canale espressivo: ogni volta che prendo la chitarra o mi siedo al piano mi dà la possibilità di sentirmi me stesso, di essere libero e di difendermi da questo mondo. Quindi cosa si può volere in cambio? Sul piano invece della ‘carriera’, devo dire che quest’album è stato molto apprezzato dalla critica e dal pubblico, e questo mi dà un’enorme soddisfazione. Per il futuro vorrei raggiungere sempre più gente possibile, perché la musica è di chi la ascolta, sono gli ascoltatori che la rendono viva.

Adesso via con le domande divertenti, piccanti, irriverenti & scemotte
Le tue date in acustico sono: perché ti/vi piace suonare unplugged, o perché così si diventa più ‘vendibili’ a certi locali dove non si può alzare troppo il gain!?
Molte date vengono fatte in acustico perché mi piace e perché non tutti i locali possono ospitare un concerto elettrico. E poi i brani si prestano molto a essere suonati unplugged: diciamo che cambia il vestito ma le emozioni sono quelle.

Questa probabilmente ti farà incazzare... tu hai inciso un cd solo perché ti ha raccomandato tuo fratello - che all’epoca del tuo contratto discografico lavorava per MTV, vero!? E che fine ha fatto l’altro Coppola (digli che ci manca) !?
Ovviamente la risposta é sì alla prima domanda. Oggi come oggi senza raccomandazione non si va da nessuna parte: grazie all’intervento di Massimo la Universal mi aveva proposto un contratto per tre dischi da registrarsi agli Abbey Road Studios (con al banco Nigel Godrich), più una raccolta e un live, ma ho preferito fare la co-produzione con David Lenci.

Per la cronaca, Massimo adesso sta facendo un nuovo programma su MTV, che si intitola ‘Pavlov’, in onda tutti i lunedì sera alle 22:30.

Il cotechino sta meglio con la polenta o con il puré?
Chiamandomi Coppola direi che meglio del cotechino con polenta o puré è un bel piatto di linguine alle vongole (ma mi raccomando senza pomodoro). Oppure i calamari ripieni, che si fanno così: prendete 4 calamari, non troppo grandi che poi sono duri, separate il cappuccio dalla testa e i tentacoli; tagliate le alucce che hanno sul cappuccio; fate un battuto di prezzemolo e aglio, unite le alucce precedentemente tagliate a pezzetti e infilate il tutto nel cappuccio; chiudete con la testa con i tentacoli. Fate soffriggere un po’ d’aglio in olio d’oliva e aggiungete i calamari; dopo 4/5 minuti innaffiate con del vino bianco. Cottura a fuoco lento per 20’ minuti girandoli di tanto in tanto. Contorno consigliato: insalata di rucola, pomodorini pachino, olio d’oliva, sale e aceto balsamico. Cd consigliato per la preparazione: la colonna sonora di “In the mood for love”, mentre per la cena, “Tango!” di Yo Yo Ma che rilegge i brani di Astor Piazzolla.

Cito saltando qui e là… “Si arrampica sul letto e cola”, “si cala nel tuo buco”, “strappare la mia pelle” e via di luci al neon, voci che esplodono in testa, immagini forti su testi di taglio intimista… Sei ossessionato dalle donne e dai loser della Milano notturna?!

Forse ossessionato dalle donne sei tu, visto che nessuna delle citazioni fa riferimento a esseri femminili. Per quanto riguarda i loser sì, sono i miei personaggi preferiti - anche se a Milano c’è un’inversione di tendenza: gli sconfitti e gli emarginati li trovi in giro di giorno, la notte vedi sfrecciare i vincenti strafatti di cocaina nei loro macchinoni di cattivo gusto. I personaggi delle mie canzoni possono far parte di quella categoria di persone che Carver ha definito con il termine di ‘proletariato della psiche’, cioè uomini e donne a cui mancano i tratti e le qualità psicologiche che gli permetterebbero di vivere a proprio agio nel mondo contemporaneo.

I tuoi ascolti recenti: innamoramenti & delusioni?
Paolo Benvegnù è un grande artista e l’ho scoperto facendo da apertura a un paio di suoi concerti; Cristina Donà ha voce, classe, fascino e sensibilità da vendere. Tutta la nuova scena r‘n’r internazionale mi puzza un po’ troppo di ‘marketing plan’, eccezion fatta per i The White Stripes. “Sea change” di Beck è un gran bel disco, così come “Nocturama” di Nick Cave, anche se forse quello precedente, “No more shall we part”, è superiore. I Radiohead, infine, li preferisco quando fanno canzoni, come in “The bends” e “Ok computer”.

C’è qualche domanda cui hai faticato assai a rispondere? E soprattutto: c’è qualche domanda che ti aspettavi e che non ti ho fatto? Fottiti… ops! Volevo dire: fattela! :)
Nessuna fatica, mi ero preparato psicologicamente. Grazie per l’intervista.

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