Cristina Donà - e-mail, 08-10-2007 Intervista

12/10/2007 di

(Cristina Donà - Foto di Tommaso Mei)

Le ultime canzoni, il rapporto con la musica in digitale e i "nuovi" mezzi per divulgarla, la politica. Cristina Donà chiacchiera telematicamente con il nostro Faustiko Murizzi. Inizia per lei una nuova stagione, ce la racconta.



È la prima volta nella tua carriera che collabori con un produttore che vanta, oltre a collaborazioni di spicco, un’esperienza quasi trentennale. Mi chiedo quindi se ciò, durante la lavorazione del disco, ti ha portato a notare qualche differenza significativa (l’approccio verso di te, il tipo di suggerimenti, la modalità lavorativa, etc.) rispetto alle esperienze passate, dove comunque avevi avuto a che fare con produttori “giovani” se paragonati al curriculum di Peter Walsh…
Le differenze sono sopratutto nei suoni e nell’approccio che ognuno di loro ha nei confronti della musica. Manuel Agnelli, Davey Ray Moor e Peter (Walsh, NdI) hanno modalità molto diverse, ma tutti e tre sanno bene cosa vuol dire stare in studio e lavorare ad un prodotto. Ognuno di loro mi ha dato suggerimenti e input importanti, non solo durante la lavorazione.

Peter nasce come tecnico del suono e questa peculiarità lo porta a svolgere il compito che in genere un produttore delega al fonico, per cui rimane quasi sempre davanti al banco a controllare pulsanti e potenziometri. E’molto pignolo perchè la sua concezione della musica pop è legata alla pulizia del suono e degli arrangiamenti. Devo dire che mi piace e mi aiuta molto vedere come le diverse personalità musicali (sia di produttori che di musicisti) lavorano alle mie canzoni. E’ sempre un punto di vista interessante, magari non sempre condivisibile, ma interessante; e ringrazio il cielo di aver trovato finora produttori interessanti e simpatici: il lato caratteriale non è da meno quando ci si trova a stretto contatto.

Più in generale, la lavorazione di questo disco ti ha visto alle prese con modalità per te inedite, sia a livello musicale che di promozione, considerando anche il nuovo rapporto discografico che ti lega ad una major?

Per ora si è svolto tutto con modalità molto simili quelle a cui ero abituata, anche grazie anche al fatto che Mescal continua ad essere il mio management. Ho la sensazione che lavorare con una major come la EMI, a questo punto del mio percorso artistico, possa essere d’aiuto per allargare gli orizzonti di esposizione… o almeno lo spero.

Nella recensione del disco mi soffermo sul fatto che in “La quinta stagione” ci sia la tendenza ad arrangiare le canzoni ricorrendo praticamente quasi mai a quelle scelte sperimentali tipiche del primo periodo. Assodato che per il sottoscritto si tratta di pura nostalgia, in questo momento sei tu stessa a cercare questa sfumatura oppure è frutto di un inconscio processo evolutivo legato alla crescita e all’esperienza maturata negli anni?
Entrambe le cose. In questo momento della mia vita, sia artistica che privata, ho bisogno di lavorare così, ho l’esigenza fisica e mentale di produrre pensieri chiari e definiti, forse perchè intorno c’è tanta confusione.

Né io né Peter avevamo voglia di ripetere cose già fatte e di sperimentare con i suoni per questo disco. E’ bello pensare che ogni lavoro abbia la sua caratteristica, perché il rischio di ripetersi o di essere cristallizzata in uno stereotipo musicale mi ha sempre angosciato. Certo, poi c’è chi, magari, non ti apprezza più come prima perchè non ti riconosce: il prezzo lo pago volentieri quando si tratta di rappresentare me stessa e ciò che sento, sopra ogni cosa. Non si fa così in tutti i tipi di arte? Pensa alla pittura… ci sono forse artisti che hanno dipinto allo stesso modo dall’inizio alla fine della loro carriera? No. Lo stile, le canzoni, la propria personalità… questo è importante! Il resto sono dettagli.

Hai già affrontato diverse tournée all’estero, portando in giro le tue canzoni nella versione riadattata per il mercato straniero. Pensi che siano maturi i tempi per presentare la tua musica cantando nella lingua italiana? Quali ostacoli dovresti eventualmente affrontare?
Sarebbe il mio sogno! Mi rifersco al poter portare all’estero le mie canzoni nella loro lingua madre, senza bisogno di tradurle. Il problema è che l’italiano lo parliamo solo noi ed è difficile esportarlo… nonostante il fatto che tutti dicano sia una lingua musicale e poetica. Comunque staremo a vedere…

Ti piacerebbe, in futuro, confrontarti con qualche regista per realizzare la colonna sonora di un film? E di quale lungometraggio, se mai ne avessi uno in mente, avresti voluto essere lautrice della soundtrack?
Moltissimo. Il rapporto tra cinema e musica mi appassiona molto, in quanto la relazione tra immagini e i suoni è pura poesia quando è fatta con criterio.

Mi sarebbe piaciuto scrivere una canzone per qualsiasi film di Truffaut o per il nostro Soldini... ma ce ne sono almeno un centinaio.

Girovagando sul web per cercare notizie sul tuo ultimo lavoro, ho avuto in qualche modo la sensazione che il mondo della rete ti stia coinvolgendo sempre più, tanto che sei arrivata a proporre “Universo” utilizzando il canale di MySpace. Si tratta di pura curiosità verso questa diversa forma di comunicazione o di un reale interesse che cresce giorno dopo giorno?
Dedico parecchio tempo al mondo del web relativamente alla mia attività. Prima attraverso “Stelle buone”, il sito non ufficiale curato da Fabio Stefanini, poi direttamente dal mio sito e ora anche con Myspace (assieme a Davide D’Aquino), ho cercato di capire ed utilizzare questo potente mezzo per comunicare con gli altri e promuovere ciò che faccio. Devo dire che non è facile e personalmente avrei bisogno di una segretaria per riuscire a seguire tutto, ma, quando posso, mi siedo al davanti al computer volentieri. Forse non siamo ancora in grado di limitare il nostro uso della tecnologia al necessario… e quest’aspetto spesso ci rende schiavi.

Nel caso del tuo ultimo album, la Emi dava la possibilità ai giornalisti di ascoltare in anteprima il disco esclusivamente tramite il collegamento ad un sito “protetto”, per evitare che il materiale venisse trafugato prima della sua uscita. Pensi abbia ancora senso un simile atteggiamento “protezionista” in un mondo che ormai basa lo scambio di informazioni principalmente tramite canali digitali?
Trovo giusto proteggere un lavoro prima che esca sul mercato.

Con o senza il supporto di MySpace, c’è qualche progetto italiano sconosciuto ai più che ti piace e sul quale punteresti?
Mi piace tantissimo Creme (www.myspace.com/cremenoncreme) un cantautore pugliese con il quale ho collaborato. Credo infatti che abbia la rarissima capacità di scrivere canzoni con la “C” maiuscola.

Poi, girando proprio su Myspace ho incontrato anche Beatrice Antolini e mi pare davvero brava.

Da quanto io possa ricordare, di Cristina Donà non è mai trapelato pubblicamente il proprio punto di vista a livello politico. Forse perché osservi la scena e non ti interessa andare oltre o, più semplicemente, eviti di esporti?
Non mi piace pensare che il mio messaggio musicale sia politicizzato. Se un giorno dovesse servire, prenderei posizione, sempre che ce ne sia bisogno. Comunque trovo la scena politica attuale abbastanza confusa e poco invitante.

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