Sagrada Familia - e-mail, 08-11-2000 Intervista

10/12/2000 di

A colloquio 'telematico' con la band piacentina, artefice di 2 album dal sapore prettamente roots.



Rockit: E' ormai passato un anno dal vostro secondo album: avete fatto qualche bilancio?

Sagrada Familia: Inevitabilmente sì. Ogni album rappresenta per noi la fotografia di un momento che permette di dare una occhiata a quel che è stato e a quel che sarà.

"9 RouNds" ci sembra un bel passo in avanti rispetto al CD d'esordio e ne siamo soddisfatti!

E' un album che ci ha portato a suonare ancora tanto e incredibilmente in questo anno e mezzo gli stessi brani di "9 RouNds" hanno subito notevoli trasformazioni dimostrando potenzialità che neppure immaginavamo. Stiamo addirittura pensando di rimettere mano a un paio di brani del primo disco "Recycled" per vedere come li suoneremmo adesso.

La cosa bella che ci sta succedendo in questa fase è che siamo convinti di poter fare molto meglio: i nuovi brani, per ora registrati in pre-produzione e "testati" in alcuni live, ci stanno portando in una direzione che nemmeno noi ci aspettavamo (gulp!).

Rockit: Riascoltando i due dischi, noto adesso che "9 RouNds" ha suoni più elettrici rispetto all'esordio. Secondo voi da cosa è stato dettato questo cambiamento?

Sagrada Familia: (!) Impossibile dirlo! Cioè, se non ce lo dicevi tu manco ce ne accorgevamo! Spieghiamoci bene: vuoi che abbiamo acquisito maggiore esperienza in studio, vuoi che siamo maturati artisticamente (?)... Quel che é certo è che forse in questo momento ci sentiamo più elettrici che mai.

Per la registrazione di "9 RouNds" le sovraincisioni sono state ridotte al minimo e rispettati gli arrangiamenti delle versioni live; questo ha certamente contribuito a rendere il tutto più fedele alla nostra intenzione. Per come la vediamo noi "Recycled" è un album elettroacustico, mentre "9 RouNds" è un disco di pezzi elettrici e pezzi acustici. Insomma la tendenza è quella di suonare sugli estremi.

Rockit: Un anno fa circa qualcuno di voi mi diceva che il registrare in digitale il secondo lavoro vi ha fatto perdere qualcosa levigando il vostro suono. Me lo confermate?

Sagrada Familia: Assolutamente sì! Il digitale è una bella cosa: sposti un rullante, tagli e cuci che un piacere, 'copi-e-incolli' assoli di chitarra e sillabe del cantato. Insomma: poi ti viene fuori il compitino da bravi ragazzi e ti dimentichi fuori dalle tracce la cattiveria del live. Ripetiamo: "9 RouNds" ci piace, ma ovviamente a due anni di distanza sentiamo il bisogno di qualcosa di nuovo. Forse più che la "tecnologia" della registrazione quel che avvertiamo è la sensazione di non aver suonato tutti insieme... cosa che abbiamo provato nelle nuove pre-produzioni e che ha fatto riuscire tutto molto meglio.

Rockit: Come mai non mettete i testi nei booklet dei dischi? Vi stufate di trascriverli? :)))
Sagrada Familia: Non sei il primo a chiederci questo, la realtà è che ci piace quando a fine concerto ce li vengono a chiedere. Prossimamente pensiamo comunque di pubblicarli tutti (o quasi) sul nostro sito ufficiale (www.agonet.it/sagrada) che è in piena fase di restyling.

Diamo alle nostre copertine un valore più "artistico" che informativo, preferiamo giocare con la composizione di immagini e segni grafici piuttosto che allungare la lista dei ringraziamenti con nomi di persone che conosciamo solo noi, crediamo che una veste grafica appropriata spieghi meglio delle parole scritte di un testo il contenuto del CD. Quando ci siamo trovati a ideare le copertine non abbiamo mai avuto problemi di eccesso di spazio, anzi ... tutte le volte abbiamo preferito le immagini ai testi. Semplice!;DDD

Rockit: Assieme a Cheap Wine, Groovers, Lost Weekend, Jungle Boogie e i fortunatissimi Satellite Inn, siete artefici di un suono dalle radici tutt'altro che italiane. Tranne gli ultimi della lista, però, nessuno di voi è riuscito a imporsi al di là dell'Oceano: a cosa è dovuto ciò?

Sagrada Familia: Se lo sapessimo in questo momento ti staremmo rispondendo dalla Grande Mela o dalla Città degli Angeli... ci stiamo provando: l'obiettivo è quello di trovare una produzione per il prossimo CD e la strada per raggiungerlo porta inevitabilmente fuori dai confini nazionali.

Non che ci faccia schifo se si facesse avanti un produttore di nazionalità italiana ... Vediamo comunque che siamo in buona compagnia nel senso che altre band di ottimo livello non ottengono i riconoscimenti che meritano. Evidentemente hai ragione quando dici che ci vuole anche fortuna. Ci fermiamo qui, altrimenti cadiamo nel solito piagnisteo da band incompresa, atteggiamento che in realtà odiamo.

Rockit: In media, quanto e come viene gestita la realizzazione di un album. Adesso state pensando ad un nuovo capitolo della vostra discografia?

Sagrada Familia: Finora abbiamo curato sia la produzione artistica che quella esecutiva di tutta la nostra discografia, con i vantaggi e gli svantaggi che facilmente puoi immaginare. Per "9 RouNds" abbiamo anche effettuato una prep-roduzione, servita per scegliere i brani migliori e rifinire gli arrangiamenti. Tutto questo, unito alla selezione dello studio più adatto per la registrazione e l'editing, all'ideazione e alla realizzazione delle copertine e a tutte le altre menate manageriali, ha fatto in modo che i tempi siano stati lunghi. Inoltre la pignoleria della band in sala di registrazione raggiunge livelli maniacali per ogni aspetto: scegliere la giusta collocazione di un microfono può diventare un'operazione interminabile e a volte ci sono problemi anche per scegliere la pizza (tipico pasto consumato sul banco del mixer).

A oggi la fase di preproduzione dei nuovi brani é già iniziata: stiamo cercando di dedicare più tempo a ogni singolo brano registrandone una versione non appena lo riteniamo "suonabile" per poi progressivamente rifinirlo.

La gestazione, come noto, per gli esseri umani dura 9 MeSi (o 9 RouNds) e noi la rispettiamo! Le doglie sono iniziate da tempo e abbiamo una gran voglia di realizzare qualcosa di nuovo.

Rockit: La volta in cui ho visto il vostro live sono rimasto molto colpito dalla carica e dalla semplicità della vostra esibizione. Riuscite a suonare per quanto vorreste o è sempre uno sbattimento trovare delle date?

Sagrada Familia: La seconda k'hai detto! Per noi la dimensione live è fondamentale. "Carica e semplicità" non potevi trovare due termini migliori per descrivere quello che cerchiamo di dare quando suoniamo dal vivo. Grazie! Ricordiamo bene la sera in cui ci hai visto suonare sul palco del mitico Fillmore di Cortemaggiore!! Serate in contesti simili stimolano la voglia di suonare dal vivo, si riesce a dare il 110%, e spesso quando poi ascolti le registrazioni in studio, rimpiangi di non aver fermato performances live come quelle.

E poi ci sono anche le date nei piccoli club che mantengono il fascino della foto sul retro copertina del "Live at Raji's" dei Dream Syndicate, dove hai il pubblico a 10 centimetri dal manico della chitarra e speri che nessuno ti scagli addosso un bicchiere di birra (media ... le piccole le accettiamo sempre volentieri)!

Ci capita anche di suonare in situazioni quasi completamente unplugged per le quali prepariamo scalette e arrangiamenti diverse dal solito. Si tratta di episodi sporadici ai quali comunque teniamo particolarmente perché ci permettono di esprimere il volto più strettamente acustico della band.

Ad ogni modo é sempre difficile sgomitare per una data con le cover band e similari ma questa é questione ormai trita e ritrita ... :((

Rockit: In generale quanto sono alte, se lo sono, le vostre aspettative in merito a questo progetto?

Sagrada Familia: Il grande sogno di poter "vivere di musica", suonare in giro per il mondo e avere tutto il tempo per dedicarsi alla band ovviamente c'è. Siamo anche consci che questo non succede a ogni band, per cui viviamo tutto ciò che di bello ci succede con estrema serenità, senza farci paranoie. Insomma: stiamo facendo il possibile (e l'impossibile) sotto la spinta della passione per la nostra musica senza chiederci "quando diventeremo famosi???" (tanto prima o poi succederà!).

Rockit: Leggo che sia i testi che le musiche sono a firma completa del gruppo. In realtà avviene così il processo compositivo?

Sagrada Familia: Funziona tutto in modo molto semplice: chi ha un'idea la propone con solo chitarra e voce. In questa fase avviene la grande selezione, se il pezzo piace ognuno prende il proprio strumento e suona. L'importante è l'intenzione, l'atmosfera che riusciamo a creare.

Di solito, e in questo momento in particolare, l'arrangiamento che ne esce funziona da subito. A volte sembra addirittura che i pezzi nascano già fatti e noi ci limitiamo soltanto a suonarli. Se questo non succede evitiamo di scervellarci alla ricerca della soluzione: mettiamo il pezzo in botte e lo lasciamo maturare come il buon vino.

Testi, musiche e arrangiamenti vengono proposti da tutti e quattro e ci sembra importante riconoscere il merito solo alla Sagrada Familia.

Rockit: Quanto conta Piacenza nella vostra ispirazione musicale?

Sagrada Familia: Assolutamente nulla! Certamente ci sono band "concittadine" che ci piacciono e seguiamo volentirei. Resta comunque che siamo l'unica band locale su questo versante del rock.

Rockit: Altro da aggiungere?

Sagrada Familia: Eccome!! Abbiamo appena ultimato due (e diciamo ben 2) videoclip! Verranno presentati in anteprima a Match-Music il giorno 16 novembre 2000 nella trasmissione Territori Indipendenti.

Abbiamo scelto un brano del primo disco, "Belfast Grrrl", e uno inedito dal titolo "Panic". E' stata un'esperienza nuova, assolutamente fantastica. Anche in questo caso l'ideazione è stata tutta 'made in Sagrada Familia' - così come sceneggiatura, regia, fotografia e montaggio. Ovviamente abbiamo dovuto dedicare parecchio tempo a questo progetto ma ne è valsa decisamente la pena.

Sagradi saluti!

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