Libidomeccanica - e-mail, 08-12-2003 Intervista

11/12/2003 di

I Libidomeccanica sono originari della provincia di Padova, e più precisamente di Due Carrare. Insieme dal 1997, fondono rock d’autore italiano e dance elettronica.



Cosa significa il vostro nome? Perché lo avete scelto?
Libidomeccanica? Dobbiamo dire che è nato quasi per caso, come per molti altri gruppi. Stavamo cercando un nome che ci rappresentasse o che ci comunque ci piacesse, ma non avevamo le idee ben chiare; così abbiamo preso il primo libro che ci è capitato (un libro di Freud sull’interpretazione dei sogni... o erano i tre saggi sulla sessualità? Non ricordiamo bene...) e abbiamo aperto le pagine casualmente. Le prime due parole che ci sono balzate agli occhi sono state appunto libido e meccanica, per il loro evidente contrasto. Quindi il nome Libidomeccanica rappresenta i due diversi aspetti di qualsiasi individuo: il lato meccanico e pragmatico, quasi automatico, e il lato fisico e carnale, quindi sessuale.

Cosa cè del vostro nome nella vostra musica?
C’è (o almeno noi speriamo che ci sia) la meccanicità quasi automatica dei ritmi, l’artificio dei suoni sintetici, comunque una certa ossessività nella musica. Poi, o prima, ci sono anche i testi che con il loro contenuto trattano argomenti che, il più delle volte, riguardano noi personalmente, esperienze vissute cariche di emozioni, positive o negative che siano.

Quali sono le difficoltà che incontra una giovane band che fa la vostra musica nel vostro territorio?
Senza tener conto della sfiga più o meno incombente sulla testa di ognuno di noi, le difficoltà principali, - anzi: LA difficoltà principale - è la carenza di spazi o locali che permettano l’esibizione ad un gruppo che, oltretutto, si è fatto il mazzo per costruirsi un repertorio proprio. Al contrario, abbondano quei luoghi dove possono esibirsi esclusivamente cover-band; da ciò se ne deduce, oltretutto, una certa mentalità dilagante nella gran parte del pubblico di queste parti, il quale preferisce ascoltare qualcosa di già sentito e di imposto, piuttosto di fare lo sforzo di ricercare qualcosa di nuovo o di più stimolante. In fin dei conti, è sempre la stessa storia…

Quali sono i vantaggi, invece, di vivere nella vostra zona, per far musica?
Vantaggi? Al momento pensiamo nessuno. L’unico aspetto positivo è che, malgrado tutto, ci sono molti gruppi che cercano di fare qualcosa di interessante, staccandosi dal conformismo regnante e mainstream.

Tre dischi stranieri e tre italiani da portare nellisola deserta.
Per gli stranieri: “Electric ladyland” di Jimi Hendrix, “Violator” dei Depeche Mode e “ Midnite vultures” di Beck. Per gli italiani, invece, “Quello che non c’è” degli Afterhours, “Linea Gotica dei C.S.I. e “Catartica” dei Marlene Kuntz.

Un disco straniero e uno italiano da buttare nel cassonetto.
Questa è una domanda difficile… ci sono così tanti dischi da cestinare che ci risulta difficile sceglierne soltanto uno. Comunque bisogna fare delle scelte: l’ultimo dei P.G.R., per l’Italia, e un qualsiasi disco di Christina Aguilera o Ricky Martin per gli stranieri.

Musicalmente da che parte state: Inghilterra o Stati Uniti? O altro?
A dire il vero abbiamo un piede in Inghilterra e uno in America, nel senso che all’interno del nostro gruppo c’è chi è affascinato dal suono del Vecchio o del Nuovo continente. Siamo in bilico!

Un buon motivo per venirvi a vedere dal vivo
Nell’ultimo anno di vita del gruppo ci sono stati diversi cambiamenti anche dal punto di vista della proposta musicale che cerchiamo di offrire. Per chi già ci ha sentiti, venirci a vedere dal vivo potrebbe essere quindi un modo per conoscere nuove canzoni o, comunque, vedere cosa è cambiato. Per chi invece non ci ha ancora sentiti (la maggior parte) può essere semplicemente un’occasione per conoscere un nuovo gruppo.

La più bella serata della vostra vita di musicisti?
La serata che abbiamo fatto al ‘Banale’ per ‘Rock Targato Italia’ nel marzo del 2002.

Questo è un mondo difficile perché…
Perché sempre, da un momento all’altro, senza motivo o ragione, rischi di perdere tutto quello cui tieni di più, senza avere il tempo per rendertene conto o per prendertela con qualcuno.

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