Fiamma Fumana - e-mail, 09-02-2003 Intervista

18/02/2003 di Christian Amadeo

“Contatto” è il primo disco di Fiamma (da) solista, anche se hanno dato il loro contributo a questo lavoro gli amici della band Fiamma Fumana. Ma questo è un prodotto fondamentalmente “personale”, dove gli altri musicisti si sono prestati volentieri per musicare le idee di Fiamma, un personaggio delicato e profondo, deciso e fragile. Approfondiamo la sua conoscenza attraverso l’esplorazione del suo primo disco solista...



Come mai la decisione di trasformare Fiamma Fumana in ‘Fiamma’?
A dire la verità è una non-decisione: Alberto (Cottica, ndr) e io scrivevamo nuove canzoni, esploravamo nuovi modi di cantare, e a un certo punto ci siamo accorti che stavamo facendo una cosa che ci piaceva moltissimo, ma era troppo intima per essere un disco di un gruppo. Perciò ci siamo detti: "Bene, facciamo un disco come Fiamma, così siamo più liberi di seguire questa strada."
I FF esistono ancora, anzi, abbiamo promesso alla nostra etichetta americana, la Omnium, un disco nuovo entro il 2003. Fiamma da sola è un altro mondo che è nato, e che spero di riuscire a fare crescere nel tempo.

Pur essendo discograficamente molto giovane, hai già avuto l’onore di ospitare, per la tua prima uscita solista, importanti nomi della musica italiana di qualità. Come hai trovato così tanti collaboratori in così poco tempo?
Da brava megera ho usato filtri speciali!!! Okkei, d'ora in poi, cambio registro. E' stata una vera fortuna, incredibile, direi: Cristina Donà e Gianni Maroccolo li ho conosciuti meglio durante la frequentazione di un corso per musicisti underground organizzato da una struttura del comune di Modena (il Centro Musica), nel quale loro facevano i docenti.... e io.... l'intrusa!! Così sono praticamente stati loro a offrirsi per entrare nel mondo di “Contatto”, regalandomi tanta creatività e felicità. D-Rad-Modulamanopola, ovvero Stefano Facchielli degli Almamegretta, è entrato nel team in un modo più pittoresco: l'ho conosciuto durante la permanenza milanese che è coincisa con la registrazione del disco, così, cena dopo cena, si è intrufolato in studio e, senza dire nulla, ha fatto la sua programmazione su “My world”! La sorpresa ovviamente è stata tanta...

Insomma, che dire… ho, abbiamo avuto, io e tutto il gruppo, dei bellissimi segnali da parti di tutti e tre: hanno creduto nel progetto e quando succede questa magia. olo la commozione è il modo giusto, credo, di manifestare l'emozione che si prova.

Dead Can Dance, Cocteau Twins, Cure, Depeche Mode, Joy Division. Ascoltando “Contatto” mi vengono in mente una valanga di ricordi e sensazioni legate al periodo di queste bands dark-wave, che tu riesci ad attualizzare con maestrìa. E’ da quel periodo che attingi parte delle ispirazioni?
Mi viene da rispondere “NO”, anche se sono tutti, e non ne hai perso uno, gruppi che mi hanno accompagnato durante molti anni, nei miei ascolti. L'atmosfera che si è creata per il disco è nata grazie alla collaborazione con un super trio milanese, i Quite, formato da Taketo Gohara, Matteo Dolla e Sergio Carnevale (Bluvertigo). Io e il gruppo avevamo i nostri riferimenti, scelti tra gli artisti che riescono ad arrivare con il massimo dell'emozione e il massimo della semplicità compositiva e di suono: Nick Drake e il new-acoustic movement, Francoize Breut, Morcheeba, Bjork.

Il ruolo dei Quite è stato mettere la loro elettronica per arrivare a una musica ‘intimaelettronica’, diciamo noi. Certamente l'emozione che personalmente ho provato nel cantare le canzoni è stata tanta.

Tra le influenze più vicine, sembra comparire una certa Bjork
Sì, ma compaiono anche altri gruppi più giovani: i Mùm, i L'Altra, i Supercar. Certo, per quanto riguarda il mio strumento non posso negare l'adorazione che ho verso la geniale islandese... è l'unica a farmi provare a 360° tutte le sfaccettature che si possono dare a uno sconvolgimento emotivo!

In pochi anni di esperienza hai già sperimentato elettronica e suoni etnici. Come sei stata affascinata da questi due mondi così diversi e come è nata l’idea di unirli?
E' stata una via molto naturale: sono cresciuta cantando in casa con mia nonna che non vedeva l'ora di vedermi con una fisarmonica tra le braccia (mi sono trovata un fisarmonicista!!!!! …è stato più facile che imparare a suonarla). Poi l'approccio all'elettronica con tanti ascolti - e anche molto diversi tra loro: i Depeche Mode che citavi tu prima, i Pan(a)sonic, Bjork... - e poi di nuovo il mondo della musica popolare, con le Mondine di Novi.

Ai Fiamma Fumana è venuto veramente molto semplice provare ad accostare i due mondi, e alla fine, abbiamo scoperto di non essere stati gli unici pazzi!! In giro per l'Italia e l'Europa, per non adare troppo lontano, abbiamo scoperto di avere molti altri colleghi che hanno fatto la stessa cosa (i Varttina ad esempio - finlandesi) e a noi sembra un bel modo di continuare a portare in giro per il mondo i suoni della propria terra.

Ci sono molti elementi di filosofia, pensiero e spiritualità orientale nelle atmosfere e nelle parole del disco. Sei molto legata a questi elementi?
Non faccio la finta intellettuale… diciamo che mi piace analizzare alcuni flash della vita di tutti i giorni, cercando di descriverli nell'essenzialità di come si presentano. Certo è che a volte occorre essere molto attenti e sensibili, quindi forse anche un po' spirituali, per accorgersene. Putroppo mi capita ancora di ferire il mio amore senza averne la minima intenzione. Da qui la caducità delle certezze, la contraddizione nelle proprie decisioni...

Scrivi anche le musiche oltre ai testi?
Ho incominciato con "Cecilia" e "Scusa ma" a tessere un minimo di programmazione che mi aiuta quando vado a cercare il mondo di cui voglio parlare... ma ancora sono veramente all'inizio!!!!

Essenziali e di poche parole sono i testi. Sei così anche nella vita di tutti i giorni o solo nell’espressione artistica? Poche e precise parole sono la peculiarità delle persone sagge
Non sono affatto saggia se non nel fatto di ascoltare molto chi mi circonda. Mi piace capire e cercare il confronto con chi mi stimola e penso sia sincero. Parlo troppo, soprattutto quando perdo la pazienza, e ciò denota la non saggezza, o se vuoi, la non maturità della corretta comunicazione verbale.

Posso entrare nella tua intimità più profonda chiedendoti qual è il tuo “Mantra” personale preferito?
Oltre a quello musicato, c'è anche il "credici, credici, credici" e questo vale sia per il miracolo sentimentale che sto vivendo (incrocio le dita almeno 1050 volte al giorno), sia per quanto riguarda l'avventura canora: non è facile capire e gestire due amori così forti e delicati. Ma quando si incomincia a mettere degli ‘e’ al posto dei ‘però’ - e qui ho parafrasato la frase di un film visto poco tempo fa - veramente le cose possono cambiare. Quindi il fatto di credere in una cosa che la si sente viva, vera e totale, diventa più affrontabile, giorno dopo giorno.

Tentazioni o istinti frenati. Mi sembra di ricevere questo in “Cecilia”, una forma d’amore particolare
Sì, un amore nato e finito.

Da cosa trai la forza che esprimi in “Fiera”?
Come tante persone, spero, a volte ci si trova di fronte a delle scelte… e cosa meglio delle scelte difficili può mettere in crisi alcune certezze? Un modo per affrontarle è attaccare con tutto il corpo e la mente, concentrare ogni energia, quindi, spesso si tirano fuori gli artigli. Ci sono poi persone i cui sguardi mettono seriamente in difficoltà, perciò occorre stare in guardia. E qui arriva anche la contraddizione: a volte si sceglie di lasciarsi ‘azzannare’, facendo capire che ci si sta arrendendo. Può arrivare dolore, ma spesso, fortunatamente, abbasando ogni difesa, si scopre di ricevere molto bene. Credo che la forza di “Fiera” sia proprio quella di mettersi a nudo, senza alcuna paura.

Ti piace il tuo mondo? E’ quello che descrivi in “My world” o è quello che non vorresti vivere?
Quello di "My world" è un mondo metropolitano, di una città come Milano, che sto incominciando a conoscere. Ma alla fine mi sono accorta che non è poi così lontano da quello in cui sono cresciuta e in cui vivo tuttora: la provincia emiliana. Le storie che si intrecciano in questi due mondi sono molto simili sotto certi aspetti: credo di fondo ci sia soprattutto la voglia di avere attorno a sè tanto affetto e credo che ci sia molta attenzione verso gli altri, in modi anche bizzarri se vuoi (i pettegolezzi in questo senso lo sono, ma pur sempre di attenzione si tratta). Il mio mondo mi piace anche se ovviamente si vorrebbero cambiare infinite cose.... e qua la mente incomincia a fare un fornito elenco, ma meglio glissare!!!

In “Non c’è tempo” sembri accusare chi fa troppe domande (povero me, dunque), invece di agire
Beh, le domande sono importanti per conoscere, quindi ti ringrazio per avermi regalato parte del tuo tempo!!!!! Il tempo non c'è per le cose che stanno in superficie, che passano e scoloriscono senza gusto, quando se ne danno per scontate alcune che invece varrebbe la pena chiamarle col proprio nome. Spesso dire ‘amore’ ‘paura’ ‘felicità’ può cambiare il senso del tempo e dare svolte inaspettate anche solo a un piccolo momento.

In “Vulnerabile”, invece, sembri l’opposto di “Fiera”. Da che parte stai?
Dalla parte dell'intera umanità: chi può dire di essere solo bianco o nero??? Secondo me, chi pensa questo con forte convinzione ha il cervello piccolo. Anche nei periodi della vita in cui la direzione delle cose sembra andare in un unico senso, la vulnerabilità e la forza sono sempre presenti, e forse danno l'equilibrio che a noi sembra più giusto. Non trovi che sia così?

C¹è un appello disperato in “Scusa ma”…
Dispertato e stanco, perciò mi è venuto da urlare: casco anche qua sul tema dell'amore. Spesso siamo noi donne a dover dare il ‘la’ a una relazione. Diciamo che donna Fiamma si era stancata di fare questo, per cui il ecco lancio di questo messaggio poco velato: "Mi vuoi oppure no!!!", "Vuoi creare un mondo assieme al mio che è grande ma anche piccolo senza di te???!". Comunque ha funzionato!!!

E’ stimolante capire il messaggio subliminale nascosto in ognuno di noi?
Certi messaggi sì, ma possono anche logorare la curiosità: è bello quando incontri una persona la prima, la seconda, facciamo anche la terza volta, poi secondo me, giù i veli e ci si butta via!! Ha così tanta energia il darsi senza troppe remore.

E’ una dichiarazione d’amore molto profonda, quella di “Haiku”… qual è la traduzione ed il suo significato nel testo?
Quelle elencate in "Haiku" sono tutte componenti essenziali dell'amore (ancora lei, maledetta e benedetta dea!!): gli sguardi, i pensieri detti e quelli nascosti, l'arrendevolezza di fronte allo stordimento. Ogni volta si presentano in modi diversi, per fortuna, anche se si convive da 50 anni con la stessa persona. Quindi ci si ritrova a dover confermare ogni sentimento, di nuovo, di nuovo, perchè è il modo migliore per stare bene.

In un rapporto la perfezione stanca in “L’ultima volta”, ma se la viviamo come suggerisce il titolo, troviamo più stimoli?
Sto imparando a capire che occorre stare attenti… la vita può cambiare da un secondo all'altro, per distrazione, o per caso, per un'assurda coincidenza. Se si dà la giusta importanza alle cose che realmente sono importanti, raramente, credo, si rischia di ferire e ferirsi. La sicurezza, quindi la quotidianità secondo me è da pensare come un tesoro prezioso. Se riesco a finire la mia vita come i miei nonni....giuro che a 80 anni mi faccio i capelli arancioni!!!! E mi faccio il primo buco sulla pancia, così magari, solo allora, mi sembrerà di ricominciare un'altra primavera!

Come si può fermare il virus di “Femme virale”?
Non si ferma, ma ci si lascia contagiare!!!!!!

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