Mambassa - e-mail, 09-12-2004 Intervista

15/12/2004 di

Da quellinesauribile fucina di talenti che è la Mescal questa volta affiorano i Mambassa, ottima band, recentemente protagonista di uno splendido disco; li abbiamo avvicinati per voi



Partiamo con un breve excursus della vostra carriera: la nascita del gruppo nel 1995, lapprodo alla Mescal, quattro album pubblicati
Io e Fabrizio Napoli formiamo la band dopo un “Primo maggio romano”, vissuto nel backstage del grande concerto del Sindacato. Dopo un anno e mezzo vinciamo Indipendenti e finiamo sulla copertina di Faremusica, qualche mese dopo firmiamo per la FRI Records. Nella primavera del ’97 esce “Umore Blu Neon”, prodotto da Max Casacci. Grande airplay radiofonico per il singolo “Tracce”, e molte illusioni di successo… Che sfumano col secondo disco, disco segna il passaggio alla Mescal. L’album rimane impantanato, pensiamo di chiudere bottega… Poi vengono fuori nuove canzoni, “Il cronista” in particolare, e nel 2002 diamo alle stampe “Mi Manca Chiunque”, lavoro che ottiene ottimi consensi. Ma l’anno chiave è il 2003: esce l’Ep “Il cronista e altre storie”, con un video che passa moltissimo, vincendo anche premi, e facciamo il tour come spalla ai Subsonica, di fronte a platee immense…

Il vostro ultimo disco è stato registrato in presa diretta. Quali le finalità di questa scelta?

Volevamo un disco intenso emotivamente, e per ottenere questo risultato ci è sembrato naturale puntare sulla chimica della band, che dal vivo trova la sua soluzione migliore. Volevamo un sound vivo, non prevedibile, irregolare, anche un po’ demodé, se vogliamo.

E come vi sentite di definirlo, rispetto anche ai vostri lavori precedenti?
Il nostro disco più denso, più compiuto? Boh. In effetti non sta a noi definirlo… Tanto più che abbiamo rinunciato al titolo proprio per questo.

Come avete coinvolto David Ray Moor nel vostro ultimo album? E come è andata la collaborazione con lui?
Ci ha sentito dal vivo (a Giffoni: lui era in tour con la Donà) e gli siamo piaciuti, poi ci siamo parlati e ci è piaciuto lui. E’ una persona fantastica, in effetti, davvero rara… E noi avevamo sempre desiderato avere un produttore anglosassone, che sprovincializzasse il nostro sound.

Ho letto che avete intenzione di pubblicare una versione inglese del vostro ultimo disco. E già un progetto avviato? Come eventualmente si svilupperà?
Per ora è un’intenzione, ma lo faremo. All’inizio dell’anno prossimo andrò in Inghilterra da Davey, e registreremo le voci in inglese. Dopo, vedremo che reazioni susciteremo in giro… Naturalmente la nostra speranza è di pubblicarlo all’estero. Staremo a vedere.

La scelta di non dare un titolo al vostro disco ha qualche significato particolare?
Non trovavamo un’idea calzante per etichettarlo, sembravano tutte artificiose. Abbiamo scelto di essere essenziali, correndo consapevolmente il rischio che la gente pensi che questo disco “è” i Mambassa.

De “Lantidoto”, uno dei brani più intensi e struggenti del vostro disco avete realizzato un videoclip girato da Lorenzo Vignolo
E’ il terzo consecutivo con lui… lo stimo tantissimo per il suo unire talento e dedizione. Spero di poter ancora lavorare con Lorenzo per il prossimo video… Magari con un budget più alto!

Quando partirà la vostra attività promozionale?
E’ già partita, in effetti. Da due-tre settimane.

E come si svolgerà?
Ospitate nelle tv musicali, interviste con radio/riviste/siti, showcase, concerti, cose così…

La Mescal è una vera fucina di talenti. Che aria si respira allinterno della scuderia? Avete dei rapporti di collaborazione con gli altri artisti?
C’è un bel via vai. Artisti che vanno, artisti che vengono. Rapporti di collaborazione ne abbiamo avuti coi Subsonica, coi Sushi, e con qualche elemento dei Mau Mau. E’ un po’ come una grande casa, la Mescal: devo dire che ci abitiamo molto meglio adesso rispetto a una volta, all’inizio ci sentivamo un po’ spaesati.

Quali sono in ambito letterario e musicale i vostri padri putativi?
Difficile da dire: siamo cresciuti ascoltando i R.E.M., i Clash, gli Smiths, i Cure, tutto il rock post-punk degli anni ’80. Ma non abbiamo mai smesso di comprare dischi e di farcene influenzare…
In letteratura, non so: come diceva Salinger, mi piacciono gli scrittori che mi fanno venir voglia di andarci a cena… Quello che più mi ha impressionato di recente è Franzen.

Stefano, vorrei concludere parlando dei tuoi progetti artistici paralleli ai Mambassa? Come procede la tua attività di sceneggiatore?
Ho venduto il mio primo lungo. Ho firmato alcuni corti, e adesso quelli di Raicinema mi hanno chiesto di scrivere un soggetto. Per ora va, ma sono all’inizio, per cui ci vado cauto.

E quella di scrittore? Il tuo romanzo “LAmerica delle Kessler” come si pone nella tua carriera artistica?
L’ADK è un romanzo di formazione in 24 ore. Parla di una sola giornata del protagonista, Tommy Scorza: il 22 dicembre 1995, dalla mattina alla sera. E’ una specie di commedia su quella fase della vita in cui – finiti gli studi – non sai davvero cosa sarà di te… Ho iniziato a scrivere un nuovo romanzo. Devo ancora capire se riuscirò a portare avanti un percorso come scrittore…. Mi auguro di sì.

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati