Skiantos - e-mail, 10-02-2003 Intervista

01/05/2003 di Emanuele Mandelli

Raggiunto via e-mail il prode Freak Antoni, ci rispedisce l'intervista che segue usando il fax (!!!), giusto per ribadire la sua indole prettamente naif. Noi non facciamo una piega e riportiamo le sue (brillanti!) risposte che riassumono molto bene lo spirito che anima da sempre la band in cui milita. Buona lettura!



Negli anni ‘70 venivate definiti ‘demenziali’, mentre oggi Elio e le Storie Tese, leggittimi figli degli Skiantos, vengono etichettati con la definizione ‘satira di costume’. Quando è iniziato il cambio di prospettiva e la definizione è esatta o è una grande cazzata?
Noi Skiantos - ce ne assumiamo tutta la responsabilità - inventammo la formula del ‘demenziale’ per sintetizzare in una parola chiave il nostro progetto creativo, caratterizzato da un nonsense poetico-ironico-goliardo-surreale...

In pratica la nostra provocazione aveva bisogno di un’etichetta che fosse d’impatto immediato e servisse ai ‘media’ e ai loro tramiti (i giornalisti) per identificarci immediatamente. Il termine demenziale doveva evocarci subito e descriverci all’istante. Di sicuro anche gli Skiantos facevano (come hanno poi sempre fatto) ‘satira di costume’, ma quest’ultima definizione sarebbe sembrata non molto adatta e centrata troppo frivola edulcorata per un gruppo ‘barricadero’ (altra definizione) come il loro!

Incasellare gli sberleffi maleducati alla Skiantos, la loro sgrammaticatura musicale la verdura e i vermi da pesca lanciati sul pubblico catalogandoli alla voce ‘satira di costume’, risulterebbe improprio anche adesso! E nonostante il fatto che oggi gli Skiantos abbiano imparato a suonare!! Può funzionare per un gruppo piccolo borghese e riformista come Elio & Le Storie Tese, ma non per gli Skiantos: non calza!! It doesn’t fit!!! Sono definizioni anni ‘90, nate dalla restaurazione del pensiero moderato. Gli Skiantos restano troppo monelli, troppo pazzerelli, troppo irriducibili da risultare inadatti perfino al successo e alle comodità del ruolo di ‘rock-star’ (rock star dei poveri, s’intende, ma comunque stupido stereotipo di rock star!) In questo decisamente, assolutamente PUNK!! Ma con una buona dose d’IRONIA. Altrimenti ti uccidi, come ha fatto Sid Vicious, spingendo alle estreme conseguenze il rifiìuto del sistema e la consapevolezza della mancanza di qualsiasi futuro (“No future for you”). Questa coerenza frustrante, dannosa e devastante non ha mai convinto gli Skiantos che hanno sempre preferito il punto di visto critico della comicità rivolta ai miti e al riti dello show-business. Gli Skiantos sono figli dell’Ala Creativa del Movimento Studentesco che a Bologna, nell’autunno del 1977, si divise: da una parte i politici Duri & Puri, dall’altra gli Indiani Metropolitani (gli ‘Zingari Felici’, li chiamò il cantautore Claudio Lolli nella sua canzone emblema bandiera più famosa). In quell’occasione (si ricordi lo storico ‘Convegno sul Dissenso’ – Bologna, settembre ‘77) fu decretata la fine dell’ideologia e di ogni rigidità di partito/nomenclatura/ortodossia... E i CCCP da lì a poco (cioè qualche anno dopo) si sarebbero concentrati proprio su questo nuovo scenario.

Quanto descritto finora rientra certamente a pieno titolo nella sfera d’influenza punk, ma è anche fortemente contaminato dalla filosofia e dalla poetica DEMENZIALE, in una continua contaminazione tra i due generi affini. Ma la differenza - per quanto lablie e osmotica - esiste. Eccome!! Il ‘copione demenziale’ prevedeva di rivolgere la propria aggressività non su se stessi (a personale svantaggio), come le spille da balia infilate nella carne viva delle guance richieste dai rituali punk (gesto antesignano dell’odierno piercing?), ma verso l’Altro, il Pubblico, lo Spettatore, per scuoterlo e condividere con Lui un gioco artistico fatto di nuove tendenze creative e più originali prospettive culturali. Roba da intellettuali di strada!

L’ideale era rompere la rigida forma dello spettacolò tradizionale costruendo un nuovo avvenimeto/happening con il pubblico stesso eletto a protagonista. Roba da ‘Living Theatre’, che - forse non a caso! - in quegli anni transitava a Bologna è teneva performance in Piazza Maggiore.

Sempre parlando di definizioni. Quella che più spesso vi viene affibiata in questi anni (invero divisa con i CCCP) è quella di “unico gruppo punk italiano, senza mai esserlo stato”. Perplessi o lusingati?
Si può essere Punk in molti modi. Forse la definizione di cui sopra intendeva riferirsi a uno ‘spirito ribelle’, cioè ad un modo di essere antagonisti che poi si esprimeva mediando la musica. In fondo, non era questo, soprattutto, che voleva il Punk: urlare (forse ululare) al mondo la propria rabbia impotente, sbattendogli in faccia l’esibzione di un dolore autoinflitto, patito sulla propria pelle straziata dai tagli di lamette da barba a martoriata da aghi di spille da balia, conficcata In piena faccia?? Punk-rock, la nuova musica: elementare, violenta, sporca, fracassona, vera. Voleva uccidere il rassicurante pop-rock da hit-parade per ripartire da zero. Una specie di ‘Rinascimento straccione’.

Gli Skiantos hanno condiviso nella teorie questa visione delle cose, ma per esprimersi hanno scelto metodi e veicoli diversi. Non a caso, il loro primo concerto in trasferta (fuori da Bologna) fu a sostegno della neonata rivista satirica “Il Male” (1978) nella mitica (oggi abbattuta) Palazzina Liberty di Milano. Gli Skiantos sono punk e oltre: del punk condividono lo scetticismo, ma non il pessimismo suicida. Rifiutano la divisa, qualsiasi divisa, compresa quella punk (jeans strappati al ginocchio, chiodo di pelle con borchie catene e badges, capelli colorati e cresta di mohicano, trucco pesante per le ragazze…) intimamente attratti dal mimetismo più che all’esibizione: terroristi culturali che partono dall’omologazione per attentare artisticamente i modelli convenzionalmente omologati e accettati dal buon senso comune.

L’overdrive dagli Skiantos sono stati l’ironia, l’umorismo e la comicità; non più nel senso bonario (napoletano = tarallucci & vino) del termine, ma finalmente con la cattiveria di chi non ha niente da difendere e dunque da perdere e non vuole neppure attaccarsi al suo ruolo di cattivo da fumetto.

Con quale criterio è stata stesa la scaletta di “La Krema”?
Democratico! Con il criterio democratico interno al gruppo ognuno dei componenti ha espresso la propria opinione, poi è stata costruita una specie di ‘scaletta’ provvisoria che si è modificata un po’ alla volta man mano che ci si avvicinava alla data di consegna del master definitivo. Ovviamente si sono dovute escludere molte canzoni importanti e significative del repertorio. Sacrifici indispensabili e necessari, anche perché gli Skiantos (perdonate la bestemmia) hanno realizzato più dischi dei Beatles per cui erano inevitabili molti tagli spartani.

C’è un pezzo ‘grande escluso’? (ad esempio io avrei riascoltato volentieri “Non ti sopporto più.... mi hai rotto i coglioni”)
Forse ci sono molti ‘grandi esclusi’ e tanti piccoli eliminati dalla graduatoria dei papabili, ma come si può fare, quando si ha un repertorio talmente pieno di brani straordinari!! Skerzo, naturalmente!

P.S.: l’incipit di “Non ti sopporto più” ce l’ha copiato Zucchero Fornaciari, in uno dei suoi tanti prodotti reali con la carta carbone!

Avete sempre cercato di ‘educare’ il volstro pubblico, sopratutto dal vivo, alla trasparenza e sopratutto alla provocazione intelligente. Come è cambiata la gente che fruisce musica in questi 25 anni?
Domanda che presuppone una risposta lunga e articolata eccessiva per questa sede e per i miei impegni di ‘sta sera! In effetti glì Skiantos esibiscono con spudoratezza i meccanismi e i ruoli che le convenzioni dello spettacolo vorrebbero rigorosamente occultati: stanno sul palcoscenico, ma rifiutano di essere dei divi da palcoscenico. Dicono che quello che loro fanno, lo potrebbe fare chiunque, se solo lo volesse e si organizasse con la (loro) stessa determinazione. C’è stato un ricambio generazionale fra i fans degli Skiantos, per cui oggi i concerti sono seguiti in misura eguale da spettatori quarantenni e da adolescenti che hanno sentito raccontare degli Skiantos dai fratelli maggiori, o - più spesso - dai loro stessi genitori.

Alla domanda: “Come è cambiata la gente che fruisce musica in questi 25 anni?“, alzo le mani!! Mi arrendo!! Dovrei rifletterci su!!

Nella loro canzone dedicata ad Anrea Pazienza i Gang dicono che: “Bologna l’hanno presa loro” e che non ci si perde niente a non esserci più... a Bologna. La situazione della “vecchia signora con i fianchi un po’ molli” è davvero così drammatica?
Se ti interessa il centro dell’azione e il ‘cuore pulsante del mondo’ (perdonami la retorica) probabilmente la tua città è New York, e lo era anche nella seconda metà degli anni ‘70 (ammesso che questa decade sia da considerarsi l’Età d’oro di Bologna). Certo che per l’italietta in cui viviamo, una ‘metropoli di provincia’ come Bologna aveva proprio tutto in quel momento: un’esplosione di gruppi musicali - tutti genericamente raccolti sotto il titolo di “Bologna Rock” - che nel 1980 hanno conosciuto l’apoteosi di un concerto collettivo al Palasport. Bologna ricca di fermenti vivi, che per un contagio spontaneo si scontrarono a vicenda. Una sbronza creativa durata un paio d’anni, forse tre. Poteva continuare? Quanto può trascinarsi una sbronza??

Il risveglio nella prima metà degli Anni ‘80 (la decade dell’immagine, del ‘look’, più dell’apparire che dell’essere), fu traumatico e deprimente. Ma la situazione bolognese è più complessa del prevedibile: ‘loro’ non si sono presi (o ripresi) la città, per il semplice fatto che l’anima bottegaia/affarista/provinciale/affittacamere-profittatrice/venale/meschina/grassa e piccolo borghese, da sempre convive con la parte migliore della città stessa. E’ la clamorosa contraddizione della terra d’Emilia, comunista e cattolico-bigotta (cattocomunista), Pepponiana e Camillesca, mangiaprete e timorata del Vaticano. Guareschi - ch’era un genio di scrittore e giornalista - l’aveva capito con abbondante anticipo. Bologna, città dai prezzi alti e impossibili, percorsa da migliaia e migliaia di giovani studenti (le nuove generazioni, il futuro) ammassati in stanze dall’affitto proibitivo… Forse davvero “non ci si perde niente a non esserci più a Bologna” ma attenti a non diventare dei cacciatori di vibrazioni da “centro della storia” o da “Movide” estreme e privilegiati o da esperimenti “che fanno la Storia”... voglio dire: forse noti si è mai perso nulla a non esserci, a Bologna.

Una curiosità da gossip: come è stato l’incontro con Enzo Jacchetti?
Conoscevamo da tempo Jaccchetti! Apprezavamo i suoi vecchi speftacoli caba comico, visti dal vivo in alcune occasioni. E’ più bravo di come appare in televisione, quando veste i panni del mezzobusto o propone i suoi sketch un po’ innocui ed edulcorati…
In Mediaset si è ricavato il ruolo del rassicurante buontempone, ma è un professionista preparato, anche musicalmente…

Una curiosità da musicofilo: che musica ascoltano oggi gli Skiantos?
Sarebbe giusto porre questa domanda ad ognuno degli attuali 5 componenti cinque del gruppo. Credo che le risposte sarebbero abbastanza diverse tra loro, così come lo sono i gusti, anche se ancorati a certe preferenze di ‘base’ comuni, riconduciblil alrambito del rock, rock-blues, con puntatine nell’hard-rock e scappatelle verso il rhythm & blues… oppure… e anche…

Una curiosità grafica: sulla copertina della raccolta il cd si intitola “La krema”, sulle fascette laterali “La kreme”. Errore tipografico o svista voluta?
Trattasi di ambiguità perseguita allo scopo di offrire una doppia edizione: quella italiana (“La Krema”) e quella internazionale (La Kreme). Due possibilità diverse per un unico prodotto. Ci sembrava un buon affare: paghi uno, usi due!

Il giornalismo musicale è davvero così stupido come sembra?
Banale dirlo, ma vero: non sempre il giornalismo o la critica musicale sono cosi stupidi come sembrano a prima vista, o a una seconda lettura... A volte è anche peggio!! Ma per fortuna non è il tua caso, amico giornalista che mi hai posto per iscritto le domande fin qui raccolte, dandomi la possibilità di riflettere su questioni importanti del mio lavoro creativo, artistico e professionale. E costringendomi anche a ragionare su fatti e questioni rilevanti. Il tuo è un esempio che rincuora. Infatti sei riuscito a stimolare la mia attenzione e la mia curiosità. Spero di ottenere presso di te lo stesso risultato o, per lo meno, un reazione simile interesse. Cordialità affettusa e cari saluti.

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