Six Minute War Madness - e-mail, 10-06-2000 Intervista

20/06/2000 di Roberta Accettulli

Incontriamo via e-mail Paolo Cantù e Federico Ciappini, rispettivamente chitarra e voce dei Six Minute War Madness, autori di un disco assolutamente brillante e degno di comparire in cima alla lista delle preferenze di fine anno.



Rockit: E’ finalmente uscito "Full Fathom Six", 3° album a firma SMWM. Sono passati quasi 3 anni dal suo predecessore, "Il vuoto elettrico". Questa attesa è stata una scelta obbligata dai vostri impegni trasversali, oppure è stata una scelta ragionata?

SMWM: (Federico) E' stata una scelta dovuta essenzialmente al cambio di batterista. Da quando Daniele se ne è andato, ci abbiamo messo un po' a trovare un sostituto. Poi è arrivato Jack; ha dovuto imparare i pezzi vecchi ed è stato necessario altro tempo per trovare il giusto "feeling" che ci permettesse di iniziare a lavorare insieme su materiale nuovo. Non si poteva certo pensare di andare in sala di registrazione, senza prima aver raggiunto quella coesione e quella scioltezza necessarie a far bene.

Oltre a ciò ci sono stati anche problemi legati alle nostre cose extra musicali, faccende di vita insomma.

Rockit: La gestazione del disco è stata piuttosto lunga e frammentata: registrato a febbraio 99, completato in primavera, mixato nell’autunno dello stesso anno e pubblicato all’inizio dell’estate 2000. Come mai questi tempi così dilatati?

SMWM: (Paolo) Una volta risolti i problemi di organico abbiamo anche scelto di fare un disco molto più "ragionato", infatti abbiamo registrato le basi in studio in pochissimi giorni e poi ci siamo presi tutto il tempo necessario per completare i brani, arrangiarli e mixarli, il tutto assolutamente in una dimensione casalinga, nell’arco dei mesi successivi. Volevamo che ogni brano avesse una "storia" propria, ma nello stesso tempo che il lavoro completo avesse una atmosfera globale. Personalmente penso che siamo riusciti nell’intento. Se prendi in considerazione un brano come "Prima Noia" e di seguito "Come un soffio" la differenza è enorme, ma nello stesso tempo c’è un filo che li lega inevitabilmente.

Rockit: Avete cambiato casa discografica, questo fattore ha influito sull’uscita dell’album?

SMWM: (Federico) Con Audioglobe abbiamo instaurato da subito un rapporto ottimo. Quello con Jungle Sound è finito perché nel momento in cui FF6 era pronto loro avevano sospeso, penso momentaneamente, l'esperimento di "etichetta discografica"; non ci sono stati, se è questo che vuoi sapere, altri problemi. Ci siamo messi a cercare subito qualcuno che fosse interessato ai SMWM.

Audioglobe sta lavorando benissimo. Sono ragazzi seri e simpatici, che ci supportano adeguatamente ed apprezzano il nostro lavoro.

Rockit: FFS sicuramente non è un disco dai suoni "convenzionali". Oserei dire sperimentale. Come è nato? Qual è il vostro approccio alla composizione? Quanto c’è di improvvisato, e quanto di ‘costruito’?

SMWM: (Paolo) In genere tutti i nostri brani nascono da improvvisazioni in sala prove, poi prendiamo gli spunti che ne sono usciti e cerchiamo di dargli una forma; l’intento è stato da subito quello di non porci limiti, di cercare di avere una apertura mentale a 360° sia nella composizione che negli arrangiamenti; volevamo che si riconoscesse l’impronta tipica de SMWM del passato ma nello stesso tempo far capire quanto la nostra voglia di sperimentare, di andare avanti senza adagiarsi su soluzioni consolidate, sia enorme.

Rockit: I suoni sembrano dilatati, danno la sensazione di spazio… Era questo quello che volevate trasmettere?

SMWM: (Federico) Non penso che volessimo trasmettere "una sensazione di spazio", non lo trovo un disco psichedelico. Semmai abbiamo cercato di pesare sia le note che le parole, facendo attenzione ai particolari, superando l'immediatezza dello schema classico di un pezzo rock.

Abbiamo ragionato molto, e questo ci ha permesso di essere meno istintivi ma molto più attenti nel mettere in campo la nostra "esperienza".

Ci sono più pause, più silenzi che in passato, questo è vero, ma non sento una "good vibration" nello "spazio" di cui stiamo parlando.

C'è una dilatazione maggiore nei brani, senz'altro, ma è maggiore anche la loro densità e la loro tensione negativa.

SMWM: (Paolo) Cerchiamo sempre di far capire in qualche modo che "Full fathom six" è il frutto delle nostre esperienze degli ultimi due/tre anni, non solo nel campo della ricerca sonora, ma anche di tutto ciò che è successo in questo periodo al di fuori della musica. Nella mia testa hanno esattamente quel suono, poi ognuno, anche con i suoni, è libero di dare la propria interpretazione.

Rockit: Già dalla traccia che apre FFS si intravede l’"oscurità" dei contenuti che caratterizza l’intero album...

SMWM: (Federico) Non direi oscurità dei contenuti. Essi sono sin troppo espliciti a volte. E' scuro l'umore, l'anima.

E' un po' come un blues: il significato è chiaro, ma nasce da una profonda insicurezza interiore e dalla consapevolezza di stare nel mezzo di una situazione di merda.

Diciamo pure che nell'ultimo periodo ognuno di noi ha passato dei brutti momenti e la musica di FFS ne è inevitabilmente stata influenzata. Non è un caso che "Gli incubi" sia la traccia che apre il cd.

Rockit: Come mai diversi brani non sono stati ‘battezzati’?

SMWM: (Paolo) I brani senza titolo sono dei frammenti da improvvisazione durante le prove e le registrazioni di FFS. Ne abbiamo scelti, non a caso, sei. Fanno parte di un po’ tutto il discorso su cui è incentrato il lavoro: "approfondimento di sei". Dare dei segnali senza essere troppo espliciti, dalla musica ai testi; lasciare che sia l’ascoltatore ad "approfondire", a ricercare i contenuti. Anche l’immagine di copertina... c’è e non c’è. Devi entrarci dentro per capire esattamente di che cosa si tratta.

Rockit: Avete presentato dal vivo FFS al Bloom di Mezzago, con uno stupendo impatto sul pubblico. Qual è il vostro approccio col live? Vi soddisfa la dimensione live? Ci saranno ulteriori date?

SMWM: (Federico) Il mio è difficilissimo.La tensione emotiva è troppo alta.

SMWM: (Paolo) Il live è un momento importante. Da delle emozioni completamente diverse da quelle che comunque sono fortissime anche nel lavoro in studio. E’ l’occasione che hai per dare presenza ulteriore a tutta una serie di tensioni ed emozioni che altrimenti rimarrebbero chiuse in un involucro di cartone. Certo, c’è tensione emotiva fortissima, ma penso che sia proprio quello che personalmente mi fa continuare ad avere voglia di salire su un palco.

Le prossime date saranno il 20/07 a Brescia (Monasterock) e il 22/07 a Vittorio Veneto (Cave Sonore).

Rockit: Cosa c’è nel futuro di SMWM?

SMWM: (Paolo) Per il momento pensiamo solamente a portare in giro dal vivo il materiale di FFS.

Rockit: Visto che i due gruppi sono legati piuttosto strettamente, ci anticipate anche qualcosa sul futuro di A Short Apnea, che figurano anche quali esecutori del mixaggio di FFS?

SMWM: (Paolo) Io, Xabier e Fabio stiamo lavorando al nuovo album di A Short Apnea; abbiamo moltissimo materiale che abbiamo iniziato a registrare la scorsa estate e integrato nei mesi successivi. La nostra intenzione è di farlo uscire in autunno.

Rockit: Il titolo dell'album ha qualche riferimento con Jackson Pollock e la sua opera 'Full Fathom Five'? Pollock per me era un genio, e subito ho accostato il titolo alla sua opera. Ed i suoni dell'album possono benissimo essere paragonati alle 'forme' della tela.

SMWM: (Federico) Finalmente qualcuno se n’è accorto. Sono contentissimo di questo. Pollock mi piace moltissimo e quel titolo sembrava fatto apposta per descrivere l'aria che si è respirata in casa SMWM durante il concepimento e la realizzazione dell'album. Non trovo molte affinità tra l'opera in sé e la nostra musica, forse perché sono abituato ad associare Pollock con "Free Jazz" di Ornette Coleman: il dipinto di Pollock, sulla copertina di quel disco è davvero in simbiosi con quella improvvisazione lucidamente selvaggia e rivoluzionaria.

Comunque complimenti per il tuo gusto e grazie per averci rivolto questa domanda.

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