c|o|d - Crack Opening Displacement (COD) - e-mail, 10-09-2005 Intervista

19/09/2005 di Enrico Rigolin

Foto da c-o-d.it

C'è che son tornati i C|O|D, c'è questa splendida risurrezione, c'è proprio la curiosità personale di capire/sapere cosa era successo. E c’è qualche riflessione da buttar lì per sentire cosa rispondono. Sempre lucidissimi, e con alle spalle una storia di quelle da incorniciare, mi risponde... Emanuele o “milk”? Enjoy.



Sono passati cinque anni. E in molti, lo sapete, si son chiesti dove eravate, che vi stesse succedendo. E' un dato di fatto: siete stati gli unici (ma addirittura possiamo dire: ultimi!) tra i gruppi-rock-davvero-indie - di gente normalissima e non pompata - che si è ritrovata catapultata nel mondo major. Con voi, solo i Verdena.

Evidentemente, all'epoca si faceva conto di poter monetizzare il fenomeno e tutto il blablablà che se vuoi ci va dietro... Quello che chiedo a te, a voi splendidi sopravvissuti ora tornati a casa Fosbury, dopo 1) un intero tour con Skin e allegra compagnia, 2) le quarte di copertina con la magnifica tartaruga colorata, 3) il battage che Virgin seppe garantirvi ma soprattutto i contatti, i concerti, le esperienze... come vedi adesso tutto questo? Che cosa rimane?
Moltissimo, direi. Le nostre vite personali si sono arricchite di cose, persone e fatti altrimenti non immaginabili. Direi ottimi ricordi, grandi soddisfazioni, senso di compiutezza. Poter arrivare a molte persone è una cosa davvero speciale, anche se difficile da gestire... Lasciami comunque precisare che nessuno ci ha tenuti fermi, in questi anni. E’ vero che abbiamo litigato con la nostra ex casa discografica, ma godevamo di un buon contratto, e quindi saremmo stati liberi di fare quello che volevamo; quella di fermare i c|o|d è stata una scelta mia, personale. Ho realizzato, dopo alcuni accadimenti, che stavamo spingendoci verso un professionismo nel senso sbagliato del termine; i c|o|d non hanno mai suonato per un contratto discografico o per andare in radio, e credo che questo sia il motivo per cui ci è capitato di farlo (Sorride, NdR). Gestire una vita da “professionisti” ci assomigliava poco, sempre meno, col passare dei mesi: mi sono quindi reso conto che la dimensione più adatta ai c|o|d è la dimensione artigianale, e non quella industriale.

Un altro punto su cui vorrei insistere è il fatto che nessuno all’infuori della Fosbury (l’etichetta che ha prodotto “Preparativi per la fine”, uscito qualche mese fa, Ndr) ha mai avuto in mano il master di “PPLF” con richiesta di fare uscire un disco. Se non fosse stato per loro il disco sarebbe probabilmente ancora nel mio cassetto. Tutti coloro che hanno lavorato al disco lo ritengono un disco eccezionale, mentre secondo me era semplicemente un buon disco; quando Ales e Co. (ossia i “vertici” Fosbury, NdR) hanno sentito i provini mi hanno detto semplicemente: “tu sei matto, lascia fare, lascia fare”. Ed io li ho lasciati fare, perché i dischi che escono per loro mi piacciono molto, in genere. Uscito il disco, ho scoperto che avevano ragione loro. L’accoglienza riservata all’album è stata davvero stupefacente. Le persone vengono a vederci e vogliono sapere tutto sul tal pezzo, o sull’altra frase, e questo a me piace molto. Due ragazzi si sono tatuati pezzi di testi di “PPLF” (ne visto personalmente uno!, NdR), ci hanno contattato per complimentarsi registi, fumettisti... Sembra davvero che questo sia un disco che la gente ascolta volentieri. Evidentemente era giusto aspettare tutto questo tempo, ed era giusto che uscisse in un ambito, appunto, più artigianale e famigliare.

Una cosa che mi ha colpito è che tutti o quasi han considerato "Preparativi per la fine" (d'ora in poi: "PPLF") come un album nuovo, nuovissimo, di fresca concezione: lo vogliamo dire - scrivere chiaramente - che per voi son vecchie canzoni rimaste nel cassetto? Certo, adorabili, ancora fresche, però da quanto non ci mettevate mano?
“PPLF” è il frutto di registrazioni effettuate interamente tra il 2000 ed il 2001 (tranne “lowrenzo”, registrata nel 2002-2003). Tutti i brani del disco sono stati ripresi in mano dal punto di vista sonoro (mix e mastering) tra il 2004 ed il 2005. Niente è stato riregistrato, ma abbiamo ampiamente abusato dello strumento del mix e del mastering, grazie anche a Null dei Lovecoma, che è un’autorità nel campo.

Non vorrei cadere nel solito giochetto de "il mercato è alla frutta, e come fu possibile scartare un album così" etc etc, però dal booklet dell'album traspare, secca, sacrosanta, bella incazzatura permanente nei confronti di certe persone. Si può parlarne, saperne di più, o devono solo e semplicemente andare affanculo?
Attenzione, purtroppo come sempre accade, la gente utilizza le parole degli altri per giustificare la propria visione. Le brutte persone che abbiamo incontrato non sono stati solo discografici, anzi; il mondo musicale italiano è pieno di brutte persone, ci sono anche i tour manager, i backliner, i contabili, i manager, i padroni di certi locali, tutto un mondo sotterraneo ed odioso. Quindi non è che il problema fosse con tutti i discografici o con tutti i tour manager... e’ che ci siamo incrociati con alcuni brutti personaggi, gente che ti approccia con l’idea che, visto che suonare è la tua passione, loro possono chiederti tutto. Queste persone usano la tua passione e ne fanno la loro professione senza pensare che tu, in quello che fai, metti te stesso. Vendere canzoni e vendere prosciutti non è la stessa cosa. In ogni caso loro sanno chi sono, perché ogni sera, come tutti, si addormentano soli con i propri pensieri.

Domanda forse extra-musicale (qui va a finire che anche il sottoscritto viene mandato a quel paese...). Tutta questa estetica dei puntini, delle abbreviazioni, del chiamarsi “milk”, “breex”, “verro”, “booldra”... Perché non essere sé stessi con nome e cognome, perché a trenta-e-passa-anni giochi, giochiamo ancora con quste cose?
Non è assolutamente un gioco, Enrico. Le persone che suonano nei c|o|d non sono le stesse persone che poi vanno a casa e si stirano le camicie. Non sono nemmeno gli stessi che pranzano con la famiglia di domenica.. Milk ed Emanuele non solo hanno teste diverse, ma addirittura voci diverse, sul disco. Mi rendo conto che può essere difficile da capire, ma questo è. L’estetica dei puntini etc. è estetica e ci piace così. Perché preferisci le donne agli uomini? Perché secondo me le ragazze siciliane sono più attraenti di quelle del nord?

...proprio una brutta scimmia, la musica, eh? Non riesco a smettere, a mollare... Quanto è durato, il vostro stop? (L’intervisatore confessa: “Post scriptum: ho mollato...”, come sapete Enrico Rigolin è - era? – chitarrista degli Heza di Rovigo, NdR)
Nessuno stop. Io mi sono dedicato alla musica industriale di stampo napoletano dei Lovecoma. E’ stata un’esperienza rigenerante, e non l’abbandonerò di certo, anche se in questi ultimi tempi ho potuto concentrarmi solo sui c|o|d. Gli altri hanno continuato a suonare in varie situazioni. Suonare, come sai, è una patologia… Non credo minimamente al fatto che tu abbia appeso la chitarra al chiodo. E’ solo una fase, te lo garantisco (Sorride, NdR).

Ancora la stessa ferraglia? Quando ti decidi a prendere una vera Les Paul?
La mia ferraglia ho dovuto sostituirla a malincuore: era una chitarra da 150 euro fantastica... purtroppo il manico di plastica ha retto solo 8 anni; per poterla degnamente sostituire ho dovuto munirmi di due nuove chitarre.. mai mi vedrai con una les Paul in mano.

Avete ripreso a vedervi, a suonare, a comporre, vero? Come vanno le cose in questo senso?
Non abbiamo mai smesso di vederci, abbiamo ricominciato a suonare, non abbiamo ancora provato i nuovi pezzi. Ne ho in cantiere una ventina, e non so ancora che fine faremo loro fare. C’è da dire che in sala prove, al momento, l’atmosfera è davvero speciale... Il buon riscontro di “PPLF” ci dà grande soddisfazione, e quindi grande energia. Inoltre siamo riusciti ad impostare un live molto atmosferico, e quindi generalmente alle prove ci godiamo la musica che stiamo suonando, invece che sconfiggerci di esercizio. Direi un momento quasi magico...

Abbiamo fatto qualche data, ed è stato davvero bello; alla fine dei concerti l’atmosfera è veramente serena e godibile, la gente va a casa contenta... Qualche anno fa capitavano date dove c’erano 5 persone, ed era davvero difficile riuscire a divertirsi. Ora meno concerti, ma più persone. E in più sembra proprio che questo disco si cucia a addosso alle persone, perché chi viene canta, e sa le parole di tutti i brani. E’ incredibile...

Al momento stiamo preparando un set acustico senza basi perché siamo stati invitati ad Acusticamente, alla casa139 di Milano il 13 ottobre. Abbiamo quindi spento i computer e gli amplificatori, e tirato fuori dalle soffitte xilofoni, buzouki ed altre delicatezze metallurgiche. Cercheremo di non proporre il solito live acustico per quell’occasione, ci stiamo lavorando molto seriamente...

Insomma, credo che entro novembre cominceremo a lavorare su qualcosa di nuovo.

Come si fa a far finire un proprio brano sul sampler di RockSound? Secondo Voi porta maggior visibilità/vendite/prestigio?
Bisogna piacere alla redazione, direi. Il disco a loro è piaciuto molto, e quando si è prospettata l’ipotesi del sampler ne siamo stati onorati. Secondo me porta maggior visibilità, e questo, per un gruppo di qualsiasi livello, è buono. Quindi grazie a Rocksound, e a tutte le persone che hanno suonato “PPLF” nelle radio e ne hanno parlato bene, senza nessun tornaconto ma semplicemente perché gli è piaciuto.

A cena con Fiumani, Godano o Ligabue??
Fiumani. Non vedo l’ora di sentire “passato presente”.

Domanda del nordestino esimio collega Renzo Stefanel: "ma dove cazzo stà Battisti in quello che fate"?
Non saprei, davvero. In ogni caso il paragone con Battisti è stato fatto diverse volte e mi ha sempre lusingato, visto che per me Battisti è uno dei maggiori compositori di musica leggera di sempre. Conosco il suo repertorio davvero molto bene, e non mi stupisce quindi che qualcuno lo abbia trovato nelle nostre cose. Le influenze più inconsce sono le più sane.

Mi ha stupito di più quando ci hanno paragonato a gruppi che non conoscevo; per esempio i Notwist. Al tempo della composizione di “PPLF” ero completamente ignaro della loro esistenza, eppure nelle recensioni del disco sono nominati spesso...

Domanda di Matteo: "Nei vostri testi è evidente una voglia di rivincita, di riscatto, di rabbia, quasi una vendetta verso qualcuno...verso chi? Quali sono le scintille che hanno innescato questo 'fuoco' nei testi?"
No, nessuna vendetta. Quello della vendetta è un sentimento che personalmente disapprovo, anche se lo comprendo. E’ la prima volta che mi dicono una cosa del genere, e mi stupisce, ad essere sincero. Io credo che nei nostri testi la parte più evidente sia quella del riscatto, della rivincita, quella in cui la rabbia viene trasformata sempre in una forza attiva, positiva. Farsi prendere dalle proprie frustrazioni e dalla propria piccola vita ti fa perdere quello che sei. E’ solo questione di tempo, ma sei perduto. Per questo la vendetta non mi appartiene, perché come l’invidia ha una matrice negativa. E’ il lato oscuro che si afferma tramite la frustrazione.

Mi son dilungato, forse troppo. Facoltativa la risposta alla solita ultima domanda marzulliana ebete. Ma mi diverte: Fatti 'na domanda e datti 'na risposta. (Ora dovrei cadere dallo sgabello, e tutti scoppiano a ridere; la trasmissione, l'intervista è finita, andiamo a farci una doppio malto? To be continued, nella vita reale...)
Domanda: secondo te cosa fuma Enrico?

Risposta: non so, ma spero che me ne dia un po’ quando ci troviamo per la birra.

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