A Toys Orchestra - e-mail, 10-11-2004 Intervista

23/11/2004 di

Ne avevamo sentito parlare quando i demo, quelli belli, iniziano a girare per le scrivanie delle zine, delle etichette e magari anche nelle nostre cuffie. Li avevamo poi ascoltati a qualche concorso, e dicevamo mica male, questi. Ora sono usciti con un disco per la Urtovox, “Cuckoo Boohoo”, di indie pop rock. Un disco bello e diretto, pieno di melodie. Confermando le nostre prime impressioni: mica male, questi.



Partiamo dal titolo del disco: “Cuckoo Boohoo”. Come mai questa bizzarra (e gustosa) filastrocca dalle labbra a cuoricino?
Nel titolo c’e’ l’intenzione di creare un contrasto tra il suono delle parole e il loro significato. Per pronunciarlo bisogna appunto mettere la labbra a cuoricino, assumere un’espressione da pesce nell’acquario. E’ quasi un suono onomatopeico infantile, che fa sorridere.... Ma basta tradurne il significato per capire che la sua interpretazione e’ molto piu’ drammatica di quanto cacofonicamente lasciasse credere. “Cuckoo boohoo / il pianto forte del cucu’” e’ quindi legato all’immaginario dei vecchi orologi a cassetta dove le ore vengono scandite dal verso simpatico dell’uccellino in questione. Stavolta, pero’, quel verso diventa pianto, disperazione, angoscia, ansia... Perche’ ad ogni ora che passa sa che e’ piu’ vecchio e il senso di impotenza e imprescindibilita’ dall’incedere delle lancette diventano tormento.

Un titolo che racchiude nel suo significato gran parte delle tematiche trattate nelle canzoni. “Peter pan syndrome”, “3 minutes older”, “loco motive” e “panic attack” ne sono la prova.

Nel vostro disco confluiscono diverse (e molte) influenze. Se cito Yuppie flu, Grandaddy, Blonde redhead, Beatles, Calexico, e Kurt Weill sono fuori strada? Quale credete sia la miglior maniera per metabolizzare in maniera personale tutte queste derivazioni?
Non credo che i nomi citati portino fuori strada, in quanto tutti rientrano nei nostri ascolti. Certo e’ che non sono i nostri unici riferimenti, ne’ li ascoltiamo piu’ di altri. Siamo 5 persone, e ognuno di noi ascolta un infinita’ di roba, anche in modo molto differente l’uno dall’altro. Gli stessi nomi citati sono molto diversi tra loro.

Morricone, Syd Barrett, David Bowie, Radiohead, Nirvana, Yann Tiersen, Skip James, Cat power, Nick Drake, At the drive in non hanno nulla in comune tra loro, eppure confluiscono tutti nel nostro background e quindi inevitabilmente hanno un’influenza sulla nostra musica. La maniera migliore per metabolizzare questi riferimenti e’ cercare di non essere mai pedissequi, ma di fare tesoro della loro lezione. Diventa anche un fatto di rispetto e onesta’ nei confronti degli artisti stessi.

Ho come limpressione che Giacomo Fiorenza, che ha co-prodotto e registrato il disco, abbia molto caratterizzato il risultato finale. Mi sbaglio?
Era da un bel po’ di tempo che pensavamo di lavorare con Giacomo a questo disco. Ci e’ sempre piaciuto il suo modo di operare sul suono dei dischi a cui lavora. Abbiamo impiegato solo 10 giorni per completare le registrazioni. C’e’ stata subito una forte sintonia tra di noi, forse dettata anche dal fatto che il disco gli piaceva molto e ci teneva a registrarlo. Ci ha aiutato a scegliere la stumentazione giusta, ha soddisfatto le nostre richieste e ha centrato a pieno i nostri gusti. Il suo intervento e’ stato indubbiamente caratterizzante per il suono dell’album. Oltre a lui alle registrazioni ha partecipato anche Francesco Donadello (batterista dei <b>Giardini di Mirob>’, NdR) che ci ha dato una mano in studio e in fase di mastering. Dopo quest’esperienza siamo diventati tutti ottimi amici.

Cè un lungo filo rosso dellindie rock italiano che unisce Julies Haircut, Yuppie flu e Baustelle. Ve ne sentite parte?
Non lo so. Forse e’ presto per dirlo. Sono tre band che condividono una certa estetica anche se suonano in modi differenti. Inoltre sono tre band del nord italia, due delle quali esponenti della scena indie bolognese. Sotto questi punti di vista non abbiamo niente in comune. Forse il fatto che sono band che apprezziamo, in qualche modo ci accomuna o probabilmente facciamo tutti parte di quel movimento indipendente dal respiro piu’internazionale che oggi opera in italia. Siamo ancora troppo presi ad affermare la nostra identita’ come realta’ individuale per poter pensare gia’ ad una collettiva.

Prima Fridge ed ora Urtovox. Quali sono le differenze?
La Fridge ha il grande merito di aver creduto in noi per prima, ha pubblicato il nostro primo disco regalandoci una porzione di visibilita’ che adesso ci sta tornando molto utile per il secondo. Il passaggio di etichetta e’ avvenuto in modo consensuale e senza litigi. Siamo tuttora amici e reciproci estimatori. Il fatto e’ che la Urtovox in questo momento sembra l’etichetta disegnata per noi. Ci rappresenta musicalmente ed eticamente. Le principali differenze tra le due sono di carattere estetico. Operano in campi diversi, e in questo momento le politiche di lavoro e le proposta della urtovox sono molto piu’ consone alle nostre esigenze. Diciamo che con fridge eravamo un caso isolato per il suo standard, con Urtovox invece siamo nel nostro habitat naturale.

Il vostro disco, proprio grazie ad Urtovox, sarà distribuito anche in Germania, Austria e Svizzera. Che cosa vi aspettate dallestero? Concretezza o esotismo?
L’estero non e’ piu’ cosi’ lontano come una volta. Da un po’ di tempo le realta’ italiane stanno attraversando il confine. Zu, Three second kiss, Uzeda e piu’ recentemente anche Yuppie flu, Giardini di miro’, Jennifers gentle stanno affermando l’esistenza concreta dell’esportabilita’ della musica “made in italy”. Ci aspettiamo e speriamo, quindi, una certa concretezza anche per noi.

Gli A toys orchestra - unorchestra di giocattoli - scrivono “Cuckoo boohoo” e cantano “Peter pan syndrome”. Cè una ludica cospirazione naif dietro tutto questo?
Si tratta di una sensibilita’ estetica con un certo gusto per cio’ che e’ infantile, ingenuo,candido, messo in cotrapposizione alla brutalita’ della realta’ “adulta”. Una forzata, ma spesso reale convivenza tra dolcezza e violenza. Il titolo del disco ad esempio non sembra, attraverso le parole, celare il suo amaro significato, cosi’ come la denominazione “sindrome di peter pan” sembra ricondurre a qualcosa di fiabesco piuttosto che patologico. La maestosita’ seriosa di un’orchestra e la frivolezza dei giocattoli...

Il disco si chiude “aspettando unasteroide”. Che cosa succederà quando (e se) arriverà?
E’ una frase detta con un sorriso stretto tra i denti. Cosa succedera’ quando e se arrivera?. ..la risposta e’ semplice.

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