Hangin' On A Thread (HOAT) - e-mail, 11-06-2000 Intervista

12/07/2000 di

Incontriamo 'virtualmente' Paolo, batterista degli Hangin' On a Thread e portavoce di questo ensemble modenese titolare di un ottimo album d'esordio intitolato "Draining the swampy lands".



Rockit: In che modo si viene a costituire in nucleo degli Hangin' On A Thread?

HOAT: Hangin'on A Thread è un progetto che nasce nella primavera del 1998 da un'idea del sottoscritto e GianPaolo (voce e chitarra) che suonavamo insieme in un gruppo hardcore, con l'intento di esplorare nuovi "territori" musicali; in settembre, dopo diversi mesi di ricerca,si sono aggiunti alla formazione Mirco (basso) e Federico (chitarra),che già avevamo avuto modo di conoscere con le loro rispettive bands sui palchi della nostra zona.

Rockit: Dalle prime prove alla realizzazione del disco avete quali sono state le tappe fondamentali?

HOAT: Vediamo un pò... Bhè, a dire il vero, dal momento della nostra formazione a quello dell'uscita del CD non sono successe delle grandi cose: semplicemente ore e ore rinchiusi in sala prove, qualche concerto in zona, ma niente più. L'unico evento veramente importante è stato l'ingresso in gruppo di Lance, "anima elettronica" degli Hangin' On A Thread.

Rockit: Come siete arrivati alla Freak Out?

HOAT: Appena registrato il nostro primo demo (novembre '98) siamo andati al meeting delle etichette indipendenti di Faenza per distribuire un bel pò di cassettine e, dopo pochissimi giorni, Gianluca della Freakout mi ha inviato un'e-mail nella quale diceva che sarebbe stato felice di collaborare con noi, visto che la nostra registrazione gli era piaciuta moltissimo...

Abbiamo perciò accettato subito e ci siamo immediatamente messi al lavoro per la realizzazione del cd.

Rockit: "Dolcezza, passione, rabbia, sofferenza... sono parole che solo in parte riescono a definire la miscela esplosiva che questa band propone". Quest'affermazione, pescata nella vostra home-page, sintetizza il vostro sound?

HOAT: Penso proprio di sì. Ognuna di queste parole ci caratterizza, ma probabilmente ciò che contraddistingue il nostro sound è l'emotività, quella che tentiamo di trasmettere e che proviamo in prima persona quando facciamo musica.

Rockit: Nel booklet del cd riportate tutte le liriche. Viene perciò da pensare che ci teniate a farvi capire...

HOAT:Diamo molta importanza ai testi: é fondamentale secondo noi che un disco possa essere interpretato sotto tutti gli aspetti da un ascoltatore.

Rockit: La vostra produzione ha un background tutt'altro che italiano. Con quali gruppi siete cresciuti in linea di massima?

HOAT: Ci sono tanti gruppi che sono stati importanti nella nostra formazione musicale... Per fare qualche nome potrei citare Tool, Deftones, Quicksand, Helmet, Snapcase, Refused, Incubus, Orange 9mm. Ma la lista è molto più lunga, ognuno di noi ha un background molto diverso e più vasto di quanto si potrebbe immaginare.

Rockit: Ascoltando il vostro album la sezione ritmica sembra decisamente granitica. E' stato facile trovare l'intesa?

HOAT: No, non è stato facile, abbiamo dovuto lavorare duro per costruire delle basi ritmiche"solide" che dessero il giusto risalto alle melodie di voce e chitarra e non le soffocassero...

Rockit: Perchè "Draining the swampy lands"?

HOAT:Il titolo deriva dalla delusione provata in seguito allo scioglimento del gruppo nel quale suonavamo io e Gianpaolo prima di formare gli Hangin' On A Thread; intitolare così il nostro primo disco ha significato per noi dare un segnale di ripresa, uscire dalle "terre paludose" nelle quali ci trovavamo!

Rockit: Com'è stato accolto il disco all'estero? Avete pensato a una promozione in tal senso?

HOAT: Per ora solo pochissime copie del nostro CD sono arrivate all'estero, e a breve non è stata pianificata alcuna promozione fuori dell'Italia; ma le recensioni dei pochi magazines specializzati che hanno ricevuto il nostro materiale sono state entusiastiche, quindi... non si sa mai!!!

Rockit: Siete comunque soddisfatti della riuscita sonora del cd? Personalmente ritengo sia molto difficile conseguire un risultato (ottimo) come il vostro, pur essendo all'esordio...

HOAT: E' stata una grande soddisfazione quando lo abbiamo terminato! Chiaramente, ascoltandolo ora, a distanza di un anno dalla registrazione, ci dà un'impressione completamente diversa, sia perchè è entrato in formazione un nuovo bassista, Simone, che ha dato un tocco di aggressività in più al nostro sound, sia perchè piano piano stiamo anche imparando a suonare ed alcune cose ci sembrano un pochino "acerbe"...

Rockit: Nei credits Enrico Longhi si occupa dei samples. Quanto conta per voi il binomio 'musica-tecnologia'?

HOAT: Se unite con gusto, la parte elettronica e quella strumentale possono creare un ottima miscela, ed è per questo che ci stiamo muovendo per inserire ancora più samples, in modo che questi diventino parte fondamentale e caratterizzante degli Hangin'On A Thread.

E a proposito di tecnologia reputiamo importantissimo anche internet; per questo abbiamo realizzato e manteniamo personalmente il nostro sito (http://www.hanginonathread.com) nel quale potrete trovare un sacco di mp3, le date dei nostri concerti sempre aggiornate, tutte le novità, le foto, e tante altre cose.

Rockit: Quali gruppi italiani apprezzate delle vostra 'area'?

HOAT: Anche se non ci sentiamo particolarmente vicini come genere musicale proposto, si sono instaurati degli splendidi rapporti di amicizia, stima e confronto con molte bands che reputiamo veramente valide: Linea 77, Addiction, H-Strychnine, Unwelcome, STP, Browbeat, Nativist, Hu:t, Livello Zero, Muppez...

Rockit: Primi bilanci del "Crash project tour"?

HOAT: Un'esperienza davvero indimenticabile, che ha contribuito senza ombra di dubbio a creare un fortissimo legame di amicizia e solidarietà tra noi gruppi e ci ha permesso di esibirci su palchi che altrimenti non sarebbero stati alla nostra portata!

Rockit: Per un gruppo come gli HOAT è facile trovare date?

HOAT: Qualcosa sta cominciando a muoversi, non c'è dubbio... Inizialmente abbiamo faticato molto a trovare date, mentre ora, grazie alla Crash, il calendario si sta riempiendo...

Rockit: Cosa bolle in pentola per il futuro?

HOAT: Speriamo innanzitutto di riuscire a suonare molto, moltissimo dal vivo, non solo per promuovere adeguatamente il nostro disco ma anche perché è nella dimensione del live che riusciamo ad esprimerci al meglio.

Stiamo anche scrivendo nuovi pezzi e al momento ce ne sono 5 pronti: due di questi sono stati da poco registrati e finiranno su altrettante compilations, una italiana ed una americana. Mentre verso luglio verrà pubblicato un live registrato al Livello 57 di Bologna durante una tappa del "CrashShowcaseProject" al quale prenderanno parte, oltre a noi, Addiction, H-Strychnine, Unwelcome, STP, coi quali abbiamo condiviso questa splendida esperienza.

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