I Mata Hari in un'intervista via email: Non abbiamo limiti Intervista

18/01/2001 di

Dopo aver rimuginato le domande da proporre ai Mata Hari, le spediamo all'ufficio stampa della Point Of View che a sua volta le inoltra a Emiliano Rubbi (RA-B). Alla fine questa 'mini-catena di Sant'Antonio', eccovi l'intervista completa.



Rockit: In che periodo si 'coagula' il nucleo della formazione?

MATA HARI: Marco ed io abbiamo cominciato a lavorare assieme da 3 anni circa, mentre Nina e Roberto sono entrati in un secondo momento nel gruppo. Inizialmente,infatti, avevamo un'altra vocalist che ci ha dovuto abbandonare per problemi personali; poi, dopo aver cercato a lungo una degna sostituta, ci siamo imbattuti in Nina e Roberto che suonavano come duo in un locale che programmava jazz. Per nostra fortuna ci siamo trovati immediatamente in sintonia e così, dopo aver ascoltato e provato i pezzi che avevamo scritto, sono entrati a far parte della band.

Rockit: Era chiara fin dall'inizio la strada 'musicale' che state battendo?

MATA HARI: A dire la verità non ci siamo mai posti limiti di sorta per quanto riguarda il genere musicale che dovessimo frequentare: i pezzi nascono spontaneamente, rappresentano effettivamente i nostri gusti, le nostre inclinazioni ed i nostri umori.

Anche a costo di risultare disordinati o dispersivi, abbiamo provato a non porre limiti alla nostra vocazione all'eclettismo, motivata anche dal fatto che ognuno di noi ha un background musicale differente che influisce senza dubbio nella "sintesi" Mata Hari.

Rockit: Ci credevate in un contratto con un'etichetta, piccola o grande essa sia?

MATA HARI: Più che altro ci speravamo. Sicuramente non avremmo mai immaginato che ci venisse proposto di firmare un contratto al termine della nostra prima apparizione dal vivo...

Rockit: L'idea del nome quando e come vi è venuta in mente?

MATA HARI: Il nome è venuto in mente alla mia ragazza; poi, ragionandoci su, abbiamo pensato che l'idea stessa della spia, che per definizione si trova a cambiare spesso e volentieri identità, poteva ben adattarsi a noi ed alla nostra musica. Mata Hari è anche un po' un manifesto programmatico, insomma...

Rockit: Le liriche, ad opera della vocalist Nina, nascono prima delle musiche?

MATA HARI: Le liriche, ad onor del vero, le scrivo io, comunque reputo un grosso complimento che tu abbia creduto che fossero scritte da una ragazza: uno dei miei principali obiettivi è differenziare lo stile che adotto quando scrivo per Nina da quello che uso per me.

In ogni caso, per tornare alla domanda, tendo a scrivere testi e melodie quando abbiamo finito di lavorare sulla base. E comunque non è una regola fissa: penso che prima o poi accadrà sicuramente anche il contrario.

Rockit: Più in generale, comunque, i testi richiamano spesso una sorta di 'disagio esistenziale': è proprio così?

MATA HARI: Penso che i testi abbiano spesso una funzione catartica su chi li scrive: fanno uscire allo scoperto molte paure ed insicurezze che altrimenti rimarrebbero sepolte chissà dove.

Sempre che uno non intenda scrivere "Ti amo Ti amo, adesso balliamo", beninteso.

Rockit: E le strutture delle canzoni come nascono? Non penso imbracciate una chitarra acustica per abbozzare le prime idee, giusto?

MATA HARI: Di solito partiamo da un giro di basso o di batteria "rubato" o composto da noi. Il "taglia e cuci" musicale è divertente e permette di esprimersi in totale libertà compositiva: l'idea stessa di poter usare virtualmente qualunque strumento o suono stimola la creatività personale.

Comunque anche l'idea di imbracciare la chitarra e partire da lì non ci dispiace affatto, non è da escludere che un prossimo pezzo possa nascere anche così...

Rockit: In quali termini l'apporto del vostro produttore ha influito sulla resa finale del disco?

MATA HARI: In primo luogo ha influito sulla definizione del suono, rendendolo ampiamente più professionale di quanto non saremmo stati in grado di fare da soli. In secondo luogo, il fatto stesso che un'altra persona "metta le mani" su ciò che hai fatto tende a variare il risultato finale. Sicuramente in fase di produzione sono state smussate certe soluzioni troppo acerbe o troppo difficili da digerire.

Rockit: La cifra stilistica che vi contraddistingue sembra poco adatta per gli spettacoli dal vivo. Con quali argomentazioni smentite questa 'provocazione'?

MATA HARI: Per quanto riguarda il live, tendiamo ad integrare l'elettronica con gli strumenti suonati (percussioni, chitarre, ecc.), proprio per evitare di risultare troppo freddi o "sintetici", ed anche per variare spesso e volentieri la struttura dei brani; in ogni caso ci sembra che il pubblico tenda a gradire.

Al momento ci stiamo dedicando molto agli spettacoli dal vivo e, grazie anche all'aiuto della CNI, che cura il management, ed a Sara ed Alessandra della Point of View, stiamo girando parecchio per promuovere l'album.

Rockit: La formazione ha un background musicale omogeneo oppure ognuno ha i propri ascolti ben definiti?

MATA HARI: Come ti dicevo prima ognuno di noi ascolta tante cose, e spesso diverse: credo che se non fosse così, il sound della band sarebbe parecchio distante da quello che si sente ora, al punto che tendiamo a considerare la nostra diversità un punto di forza.

Rockit: Dall'uscita del disco fino ad oggi, qual è stato il risultato più bello che avete conseguito?

MATA HARI: Non saprei dirtene uno solo... davvero. Credo che la cosa più bella sia sempre vedere che la gente si diverte quando sei sul palco: è stato sempre così, non importa che genere di musica si faccia, il live rimane il live...

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